Dopo
le ferie obbligate e il caldo, seguono i lavori forzati e l’autunno grigio. E
la nostra vita se ne va, un’abitudine dietro l’altra, fra un obbligo e l'altro, condotti dal lungo fiume del divenire e delle tradizioni. Le
innovazioni, le creazioni, vengono ormai tutte dalla tecnica e dalla scienza.
Per il resto, tutto prosegue uguale, stagione dopo stagione, guerra dopo
guerra. E la nostra vita se ne va.
Come
mai la guerra e lo scontro hanno accompagnato gli uomini fin da quando sono
emersi dalla natura?
La risposta
è ovvia: perché ciò che ha creato questo mondo ha posto la competizione fra
esseri viventi come motore del divenire. Sì, c’è anche l’amore come forza
unitiva… ma solo perché serve da contrappunto alla forza divisiva e distruttiva
che anima il tutto.
Non vi
accorgete che questa guerra è dappertutto, fin nelle più lontane galassie che
si scontrano in apocalittici conflitti?
Le due forze – divisiva-distruttiva e unitiva-costruttiva - si devono contrapporre per permettere il movimento. Azione e reazione, in ogni campo. Non potete separarle. Se prendete una, dovete prendere anche l’altra. Se non ci fossero, se non fossero complementari, se l'una non accompagnasse l'altra, tutto si fermerebbe.
Se prendete la vita,
vi prendete la morte: non c’è scampo.
Giunti
in vecchiaia, ci accorgiamo che la natura o Dio non fanno complimenti, non sono
gentili. Ci riempiamo di malattie o di deficit. Quando non siamo più in grado di procreare, siamo pronti per essere
cancellati. Nell’ultimo tratto della vita, ormai privi di energia esplosiva, possiamo
contemplare il tutto con un occhio spassionato, da lontano, come se fossimo
ormai solo degli osservatori.
E la
vita ci appare per quello che è: una lunga lotta per la sopravvivenza, e per
l’affermazione di sé, più o meno riuscita. Ma ancora piena di desideri
insoddisfatti. E gli uomini ci appaiono come dannati o burattini spinti da
forze che li obbligano ad agitarsi.
Che cosa può fare l'uomo consapevole se non contemplare il divenire, cercando almeno di capire come funziona?
Se credete in un Dio che ha creato tutto questo e che vi premierà o vi punirà, credete che il dualismo sia trascendente. Una bestemmia.
Un mistico o presunto tale ebbe una volta a dire: "essere nulla, cosa volere meglio ù di così?" Personalmente approvo molto.
RispondiEliminaSaluti.
F.R.
Già, il nulla è perfetto. Non avendo nulla, non ha bisogno di niente. Però, non ti illudere. Ha un grande difetto: forma un ciclo con il tutto. E quindi i due si alternano.
RispondiEliminaUn filosofo diceva: se, dopo la morte, non c'è nulla, non c'è niente da temere. Purtroppo, anche il nulla è instabile... e finisce per fare origine a qualcosa. E il ciclo va avanti. , senza tregua..Con noi dentro.