mercoledì 28 febbraio 2024

La Meloni, che studia da "duce"

 

Da dove si vede che Giorgia Meloni non è all’altezza del ruolo di Presidente del Consiglio?

Dal fatto che critica e attacca sempre la sinistra, che è l’altra metà del popolo italiano. Un Presidente dovrebbe smetterla di fare il capopopolo, il capo di una parte politica, e dovrebbe rappresentare tutti gli italiani. Almeno fare finta, nascondere le proprie pulsioni partitiche.

Questo comportamento rivela che anche la volontà autoritaria della destra, che non sopporta il dissenso, coloro che la pensano diversamente. E vorrebbe mettere a tacere gli oppositori, magari con i manganelli o l’olio di ricino. In sostanza, questo non è più un atteggiamento democratico.

Non c’è niente da fare: la destra italiana non è un semplice partito di conservatori, come nelle altri parti d’Europa, ma un insieme di partiti che sogna di fondare un regime e cancellare ogni volontà di dissenso, magari per vent’anni o per sempre. Non ci dimentichiamo che anche Berlusconi cacciò dalla Rai i giornalisti, i comici e i presentatori invisi per mettere i suoi fedeli.

Per fortuna, le recenti elezioni in Sardegna, dove hanno vinto gli oppositori, ha ridimensionato la volontà egemonica e arrogante della destra che si ritiene investita del potere di stabilire la Verità assoluta e di fare quel che vuole.

La Meloni si è montata la testa.

Come cerco di spiegare, la politica e la democrazia non devono aspirare al potere assoluto. Perché, come in ogni antinomia della realtà, l’assoluto non è assoluto, ma solo la controparte del relativo. Umiltà, ci vuole.

Avete visto com'è finito l'ultimo duce?

Le leggi della natura

 

Se credete che la mente umana non abbia la capacità di agire sul mondo fisico, guardate che cosa abbiamo fatto al pianeta con la sovrappopolazione, il cambio del clima, le coltivazioni, le costruzioni, il consumo e l’inquinamento. Lo abbiamo completamente trasformato, senza rendercene conto. Eppure, tutto quello che abbiamo fatto, nel bene e nel male, è partito dal nostro cervello sotto forma di pensieri, sentimenti, emozioni, pulsioni, desideri, decisioni, azioni, reazioni e comportamenti coscienti o incoscienti.

Nessun altro animale avrebbe potuto fare così tanto, perché nella natura vige il principio di equilibrio: le specie si equilibrano fra loro. Ma, per l’uomo no. L’uomo ha fatto quel che ha voluto, creando squilibri paurosi, che oggi minacciano la sua stessa esistenza.

Le leggi della natura non perdonano: tutto deve essere in un equilibrio dinamico; se si altera questo equilibrio, prima di tutto mentalmente nelle varie antinomie complementari, ci si avvia alla distruzione e all’autodistruzione, perché siamo tutti interconnessi. Nei nostri moti – prima di tutto mentali – dobbiamo conoscere e rispettare il principio dell’azione/reazione, dell’equilibrio dinamico.

Ogni pensiero, ogni sensazione, ogni sentimento, ogni emozioni, ha ripercussioni sull’ambiente circostante e sul nostro futuro.

Teniamolo presente e controlliamoci. Non si può agire avventatamente. Non si può pensare a casaccio.

I pensieri non sono semplicemente epifenomeni del cervello, qualcosa che sparisce senza lasciare traccia. Hanno sempre un’influenza su tutto. Sono azioni mentali che diventano azioni concrete.

Attenti a cosa pensate!

Talvolta ci domandiamo: che cosa ho fatto per cui le cose mi sono andate così male? Ma sappiamo che cosa abbiamo pensato?

Non siamo stati puniti da qualche Essere superiore o perché abbiamo fatto qualcosa di male o di bene. Ma perché abbiamo pensato qualcosa che ha scatenato una certa reazione: abbiamo violato un equilibrio. Tanto sono potenti i pensieri! I pensieri sono vere e proprie azioni!

La nostra colpa è l’ignoranza, la mancanza di consapevolezza.

Ora che questa legge ci è nota, teniamone conto e diventiamo coscienti dei nostri atti mentali. È come scagliare sassi.

 

L’equilibrio dinamico

martedì 27 febbraio 2024

Stati di polizia

 

Ma come si sono accalorati i nostri governanti per difendere la polizia che ha picchiato i giovani studenti che manifestavano a Pisa. Salvini ha detto: “Giù le mani dalla polizia!” Perfino Tajani, di solito così misurato, si è messo a strillare dicendo che non si può far del male ai poliziotti.

D’accordo, ma a me pareva che siano stati i poliziotti a manganellare gli studenti, e non viceversa. Tant’è vero che adesso si è aperta un’inchiesta su una quindicina di poliziotti e su chi abbia dato l’ordine di caricare dei ragazzini di 15 anni.

Il questore Salvo ha parlato giustamente di “problemi di gestione della piazza”.

 

Naturalmente non se ne farà nulla, perché la polizia non si tocca, anche quando sbaglia.

Però la nostra polizia non è nuova a un uso sproporzionato della forza. Ci ricordiamo tutti gli incidenti di Genova nel 2001. Un macello.

Chi ha la forza tende a usarla per ristabilire l’ordine.

Tutti i regimi di destra diventano prima o poi stati di polizia. Perché la destra non sopporta il dissenso e ha l’irresistibile desiderio di reprimere chi la pensa diversamente.

Siamo su questo piano?

Certo le elogi sperticati di Salvini a Putin, tutti documentati da video, e l’ammirazione della Meloni per i regimi di Ungheria e Polonia ci devono mettere sull’avviso.

E, a proposito di regime, ho visto in Rai un’intervista di Giorgino a Veneziani, forse l’unico intellettuale di destra presentabile, e subito dopo al solito ministro della “cultura” San Giuliano, che ha parlato dei valori dei conservatori e della modesta mostra di Tolkien.

In televisione, ormai, parlano solo uomini che piacciono alla Meloni e ai suoi “fratelli”. E, se questo non è un regime, siamo sulla strada buona.

Attenti!

Dice il costituzionalista Gaetano Azzariti: “Quello che colpisce a Pisa, le immagini sono francamente impressionanti, è che la violenza è esercitata su dei sedicenni che chiaramente non hanno nessuna intenzione sovversiva nei confronti della stabilità dello Stato. Questo rende quella carica del tutto ingiustificata. Ricordo che anche se non vi è stato “preavviso”, le manifestazioni in piazza non richiedono di essere “autorizzate” ed eventuali limitazioni o divieti possono essere giustificati solo per “comprovati motivi di sicurezza o pubblica incolumità”. Presupposti evidentemente assenti nel caso dei ragazzini pisani, ma anche in altri avvenuti di recente. Qui si utilizzano strumentalmente le ragioni di ordine pubblico e sicurezza per contrastare il diritto di manifestare pubblicamente le proprie opinioni. In fondo è così da sempre: l’ordine pubblico rappresenta storicamente una cartina di tornasole che segnala lo stato dei rapporti tra autorità e libertà. In un ordinamento democratico l’ordine pubblico deve essere concepito soltanto come uno strumento di difesa contro la violenza. Mentre negli ordinamenti autoritari si registra sempre un uso “ideologico” della nozione di ordine pubblico. Tanto più si allarga la nozione (e dunque l’uso a fini repressivi) di ordine pubblico, tanto più questo va a scapito dei diritti.”


Le leggi della mente

 

Perché mai le leggi della fisica non potrebbero valere anche per la mente? Non sono forme di energia anche i pensieri, le percezioni, i sentimenti, le emozioni, le prese di coscienza, gli stati d’animo; non seguono anch’esse un moto pendolare o oscillatorio? Non diciamo che siamo caldi o freddi, non diciamo che siamo positivi o negativi, non diciamo che siamo carichi o scarichi, non diciamo che abbiamo o non abbiamo energia, non diciamo di essere attivi o passivi, non diciamo che agiamo o reagiamo, non diciamo che attraiamo o respingiamo, non diciamo che siamo pieni o vuoti, non diciamo che siamo in moto o in quiete, non diciamo che facciamo uno sforzo o non lo facciamo..? E non è tutto variabile, mutevole, contraddittorio, ambivalente, in armonia e in contesa?

Evidentemente, la struttura oscillatoria, vibratoria, ondulatoria è alla base del mondo esteriore e di quello interiore, che a loro volta sono complementari come in tutte le antinomie.

Certo, è più difficile misurare i moti interiori, ma essi sono ben evidenti in ciascuno di noi. Non c’è bisogno della matematica per sapere se sono felice o infelice, se amo o odio, se sento caldo o freddo, se sono pieno di speranza o disperato, se mi sento sano o malato, se le cose mi vanno bene o mi vanno male… mi riferisco a dati individuali, e quindi variabili, ma per me più “oggettivi” di un tavolo o di una sedia. La mia vita si svolge lì, più dentro che fuori. E non m’importa se non è misurabile: attraverso l’auto-coscienza, so benissimo che cosa sento e penso.

Il pendolo delle percezioni, delle sensazioni, dei pensieri, degli stati d’animo e degli eventi oscilla per me come per ogni atomo di materia, per ogni forza fisica o psichica. E, per prima cosa, osservo che la legge dell’azione/reazione opera anche nel mondo interiore a due livelli. Ha generato coppie antinomiche nel linguaggio-pensiero-sentimento e genera eventi dinamicamente contrapposti. Si dirà che gli eventi sono moti esteriori, ma noi avanziamo l’ipotesi che siano determinati sia da eventi esteriori sia da eventi interiori. Ed è qui che s’innesta la prevedibilità.

In breve, gli eventi che noi giudichiamo solo esteriori sono generati anche dagli stati d’animo. E questo perché il mondo è plasmato anche dal testimone osservatore. Teniamo infatti conto che l’uomo è già un’interfaccia tra spirito e materia. Ha un corpo fisico, ha un cervello fisico (per lo più duale), ma ha anche un mondo psichico (per lo più duale). Quindi ciò che lui vede o sperimenta è già condizionato e trasformato dai suoi sensi e dalla coscienza.

Ecco perché il sistema oscillatorio è presente dappertutto. Come ho già detto, la mente umana ha la capacità di influenzare attivamente la realtà attraverso il potere del pensiero. I pensieri non sono meri epifenomeni della mente, ma piuttosto vibrazioni energetiche in grado di interagire con il tessuto fondamentale dell’universo. Questa interazione sottolinea l’importanza della coscienza umana come agente attivo nella manifestazione della materia e negli eventi.

In tutte le culture del mondo esiste l’idea di una giustizia retributiva negli eventi o di un karma. Questa idea consiste nel pensare che, se facciamo del bene, ci verrà del bene e che, se facciamo del male, ci verrà del male. Ma questa è superstizione: per la legge dell’azione/reazione è esattamente il contrario. Se facciamo del bene (azione) susciteremo una reazione maligna, a noi o alle persone che ci stanno vicine. E, se facciamo del male, susciteremo un’azione benigna. Questo perché azione e reazione sono uguali, ma contrarie. In fisica, se io premo il suolo con un piede (azione), il suolo eserciterà una reazione uguale ma contraria sul mio piede.

Se non ci credete, invito tutti a fare attenzione, perché queste cose di solito ci sfuggono. Fate un’azione benefica (per esempio fate la carità a un povero) e mettetevi ad osservare la prima cosa che vi succederà: qualche incidente o qualche dolore o qualcosa che va storto. Voi obietterete che è un caso, ma il caso non esiste. Tutto è regolato da leggi implacabili.

Allora mi domanderete: devo fare del male per avere del bene? No, basta l’indifferenza, l’ignoranza. No, perché lo fai intenzionalmente, non succede. Il male non viene da qualche trasgressione o colpa, oppure perché – come pensava Voltaire – non facciamo il bene. Ma proprio perché facciamo il bene – mettendo al mondo il male. Volete una prova?

Ci sono dittatori che fanno morire o torturare migliaia o milioni di persone. Ma godono di ottima salute, dormono serenamente e vivono a lungo (se qualcuno non li ammazza prima). Alessandro, Cesare, Napoleone, Hitler, Mussolini, Gheddafi, Assad, Putin… non hanno avuto neanche un po’ di acidità di stomaco. Perché fare il male fa stare bene. Mentre fare il bene indebolisce. È vero che anche i cattivi muoiono ammazzati o vengono colpiti da qualche malattia, ma esattamente come tutti quanti o perché qualcuno si intromette nel loro destino (volontà contraria) – non perché abbiano fatto il male.

Io parlo delle reazioni a breve termine, non di quelle a lungo termine. Perché, a lungo termine, siamo tutti malati o morti. Non so se avete notato, ma la vita è quella cosa che finisce sempre male… forse perché è un bene (?!).

Così, ogni fortuna prevede una sfortuna, e viceversa. Gli eventi devono oscillare, come tutte le forze del mondo. Ogni successo prevede un insuccesso. Oscillare e alternarsi. Non c’è scampo. Lo conferma anche la legge delle probabilità: se getto una moneta, ci sono 50 probabilità che venga testa e 50 che venga croce. E perché mai? Perché mai questa divisione a metà fra le probabilità che compaiano le facce opposte della moneta? Ma perché sono i due aspetti uguali ma opposti di una stessa cosa.

Non è così per ogni forza, per ogni cosa? Perché abbiamo due cervelli. Perché abbiamo destra e sinistra, fisica, mentale e perfino politica? Perché la respirazione si compone di due moti uguali ma contrari? Perché il codice dei computer è binario: 1 o 0?

Non è perché l’azione (una delle due polarità) deve corrispondere a una reazione uguale e contraria (l’altra delle due)? E che cosa ha stabilito questa legge implacabile? Che cosa se non il dualismo oscillatorio, l’oscillazione simmetrica ma contraria? E perché questo principio non dovrebbe valere anche per i moti della mente e per gli eventi oggettivi/soggettivi?

Forse questo non vi piace, soprattutto quando parlo di bene e di male; ma, se non vi piace la forza di gravità, questa cesserà di agire? E chi vi ha messo in testa che l’idea balzana che il bene deve prevalere sul male? Se così fosse, si annichilerebbe anche il bene. La natura punta all’equilibrio fra i contrari, come le spinte e controspinte di un ponte: devono equivalersi e, se una delle due prevalesse, il ponte crollerebbe.

Quindi non ci sarà mai il prevalere di uno dei due opposti complementari. Questo può avvenire solo per tempi brevi (il pendolo oscilla), ma a lungo andare deve riformarsi una situazione di equilibrio. L’amore non può prevalere sull’odio, la concordia sulla discordia, l’attrazione sulla repulsione, ecc

L’universo è come un’enorme costruzione che si regge su spinte e controspinte che devono grosso modo essere uguali ma spingere in senso opposto. Altrimenti, il cosmo collasserebbe in un attimo.

Dunque, abituatevi a ragionare non con le lenti colorate di ciò che voi vorreste, ma di ciò che è. Anche perché le cose non sono affatto quelle che sembrano, ma mutano di continuo. Il bene nel male, l’alto nel basso, il vivo nel morto, l’essere col non-essere il forte nel debole, il bello nel brutto. Guardate questa bellissima donna come sarà a 90 anni! E questo bellissimo quadro non vi stuferà a lungo andare?

La volontà può cambiare entro certi limiti l’ampiezza delle oscillazioni, ma non a lungo andare. A lungo andare prevale l’equilibrio, il 50 per cento.

Voi direte che metto insieme cose diverse, ma il punto è proprio questo: le cose diverse, perché contrapposte diametralmente, stanno insieme. E tutte le cose - non gli oggetti, ma le forze - stanno sempre insieme. L’universo è un intrico di antinomie contrapposte, l’una collegata all’altra come i neuroni del cervello o le galassie nel cielo. Un intrico di cose che si contrappongono a cose che si contrappongono a cose che si contrappongono… Ogni antinomia si contrappone in sé e si collega con tutte le altre.

Certo, sarebbe bello poter dare delle misure precise di queste oscillazioni, come si fa per il mondo fisico con la matematica. E un giorno forse ci riusciremo. Ma, intanto, possiamo essere certi che la legge delle oscillazioni è sempre attiva e può cambiare e rovesciare le posizioni.

lunedì 26 febbraio 2024

La mente creatrice

 


Chi pensa che l’universo non possa essere nato dal nulla, convinto che dal nulla non possa nascere nulla, non ha capito che le forze vanno sempre in coppia, opposte ma complementari, e quindi che il tutto non può che essere nato dal suo opposto.complementare, il nulla. Infatti, se pensi il tutto – e dunque lo credi e lo rendi possibile -, necessariamente credi e rendi possibile il nulla. Metti in relazione le due polarità.

Il pensiero, a un certo livello, crea davvero le cose, nel senso che è fattore determinante della loro esistenza. Un po’ come nella fisica quantistica, è l’osservatore con la sua ricerca che fa “collassare” – ovvero esistere – una delle due possibilità.

“È stata proprio la fisica quantistica a rilanciare il ruolo del soggetto e quindi della mente nella creazione. emergono due pilastri concettuali fondamentali: da un lato, l’idea che l’atto di osservazione non sia un fenomeno neutrale, ma piuttosto un’azione in grado di influenzare la manifestazione stessa degli eventi; dall’altro, il concetto di interconnessione tra osservatore e osservato, che sottolinea il ruolo attivo e dinamico della coscienza umana nella creazione della realtà. Tale visione rivoluzionaria ci invita a riconsiderare il nostro ruolo nell’universo e a riconoscere il potenziale illimitato della mente umana nel plasmare la nostra esperienza.

In altri termini, la mente umana ha la capacità di influenzare attivamente la realtà attraverso il potere del pensiero. I pensieri non sono meri epifenomeni della mente, ma piuttosto vibrazioni energetiche in grado di interagire con il tessuto fondamentale dell’universo: il campo quantico. Questa interazione sottolinea l’importanza della coscienza umana come agente attivo nella manifestazione della materia e negli eventi.

Per comprendere appieno il concetto di “mente quantistica“, è essenziale considerare la natura intrinsecamente energetica dell’universo. Secondo la fisica quantistica, tutto ciò che esiste è costituito da energia in movimento, un tessuto dinamico di vibrazioni che forma la base stessa della realtà. I pensieri umani, anch’essi forme di energia, interagiscono con questo campo energetico, influenzando la manifestazione della materia e degli eventi nella nostra vita quotidiana.” (da un articolo di Francesca Zavettieri del 18 febbraio 2024 in Meteoweb).

Del resto, se cerchiamo nell’IA una definizione di campo quantico, troviamo che “è un campo fisico descritto dalla meccanica quantistica. In fisica teorica, i campi quantici sono interpretati come entità fondamentali che permeano lo spazio in ogni punto e che si comportano secondo le leggi della teoria dei quanti. Questi campi possono avere valori discreti di energia e quantità di moto, e le loro fluttuazioni possono dare origine a particelle elementari. Esempi di campi quantici includono il campo elettromagnetico, il campo delle particelle elementari noto come campo di Higgs, e altri campi che descrivono forze e interazioni tra particelle.”

 In sostanza  bisogna trattarlo come un insieme infinito di oscillatori armonici quantistici, in cui ogni oscillatore rappresenta una possibile eccitazione del campo.

Questa parola “oscillatori” ci riporta alla teoria delle oscillazioni delle antinomie, che si comportano appunto come movimenti oscillatori e pendolari, ovvero come continue oscillazioni tra contrari opposti ma complementari.

Così, dal mondo infinitamente piccolo delle particelle arriviamo al mondo macroscopico della nostra esperienza. Dal mondo della fisica alle concezioni del taoismo, dove la polarità yang/yin, nata dal nulla o vuoto, domina ogni coppia di dicotomie e ogni forza, materiale e mentale.

In breve, è la mente che fa essere le cose in un certo modo. Ma questo implica che la mente influenza senza che ce ne rendiamo conto la nostra realtà, dall’inizio ad oggi, ossia dalle prime coppie di particelle fino alle galassie. Ma quale soggetto cosciente poteva esserci quando l’universo era formato da particelle?

Il fatto è che la coscienza è data proprio dalla dualità e complementarità delle forze contrapposte che vanno sempre a due a due. E questo è appunto sia la struttura del nostro cervello (non a caso due emisferi) sia la struttura delle particelle. Tutto va a polarità accoppiate, opposte e complementari, che indica una forza che controlla l’altra.

Siamo sempre in due, anche quando siamo soli: tutto è sempre in un rapporto duale dinamico e dialettico, che è la base della coscienza. Dunque, tutto è in qualche modo cosciente.

In neurofisiologia,  le onde cerebrali (anche conosciute come oscillazioni cerebrali) sono i segnali di attività "ritmica" o ripetitiva (continua) nel cervello degli esseri umani viventi. Sono segni di un’attività elettrica che può essere misurata e che varia per frequenza e ampiezza. Per esempio, le oscillazioni gamma sono coinvolte nelle attività cognitive quali concentrazione, sogno, meditazione, recupero della memoria, l'elaborazione delle informazioni e la percezione cosciente.

La coscienza, nel nostro cervello e in tutti i sistemi, è data proprio dalla struttura duale e oscillatoria delle forze coinvolte, che rispondono alla legge dell’azione/reazione. In sostanza, tutti i sistemi coscienti sono duali, dato che una parte deve controllare l’altra, uguale ma contraria e complementare.

La complementarità è la base della coscienza yang/yin.

Poiché nell’universo tutto si muove e si trasforma, poiché tutto cambia, oscilla, vibra e non è mai lo stesso, poiché tutto è energia, non possiamo avere una visione statica delle cose. Il divenire è la legge fondamentale, come già avevano compreso Eraclito in Grecia (tutto scorre, non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume…) e Laotzu in Cina.

Pensate che fra il sesto e il quinto secolo a.C. c’erano pensatori, in due punti opposti del mondo, che avevano capito come stavano le cose – prima che nascessero le mitologiche religioni degli dei o del dio che sacrifica suo figlio, non si sa perché, dato che nulla è cambiato. E oggi la fisica moderna ha confermato le concezioni dei due filosofi.

Ma se tutto muta continuamente, questa è una legge invariabile. Il che era intuitivo, dato che, per il principio delle oscillazioni, un opposto polare deve dare vita al suo contrario. E quindi, in un mondo in continuo cambiamento, qualcosa deve essere fisso, assoluto.

Tenete presente che l’ “oscillatore armonico” è uno dei concetti fondamentali della fisica meccanica e trova applicazione in molti campi, dalla dinamica dei sistemi fisici semplici alle analisi più complesse dei circuiti elettrici e delle vibrazioni. L’oscillatore armonico quantistico è uno dei sistemi più importanti nella fisica teorica. Anche un pendolo è un oscillatore armonico.

L’idea di un universo costituito da oscillatori armonici è affascinante e richiama alcuni concetti della fisica teorica e della filosofia. Immaginiamo un universo in cui ogni particella, campo o regione dello spaziotempo vibra come un oscillatore armonico. Poiché tutto è vibrazione, in un universo di oscillatori armonici, ogni entità sarebbe in uno stato di vibrazione costante. Questo potrebbe includere particelle subatomiche, campi e persino le strutture fondamentali dello spaziotempo stesso. L’intero tessuto dell’universo sarebbe un’orchestra di onde e frequenze. E anche la mente umana.

1.  Se immaginiamo di ascoltare l’universo come una sinfonia di onde. Avremmo un vasto spettro di frequenze, dalle basse frequenze delle onde gravitazionali alle alte frequenze delle particelle subatomiche. Ogni oscillatore contribuirebbe alla melodia cosmica.

2.  Gli oscillatori interagirebbero tra loro, creando risonanze e dissonanze. Alcune regioni dell’universo potrebbero vibrare in armonia, mentre altre potrebbero essere fuori fase. Queste interazioni determinerebbero la struttura e l’evoluzione dell’universo.

Il divenire comunque non avviene a casaccio, ma seguendo precise leggi che agiscono sia nel mondo fisico sia nel mondo mentale.

domenica 25 febbraio 2024

Prove di regime

 

Avete voluto essere governati dalla destra? Eccola qui, in tutto il suo splendore: manganellate agli studenti di 15 anni, repressione violenta o subdola del dissenso, occupazione delle reti televisive, abuso d’ufficio eliminato (così finalmente gli amministratori pubblici e i sindaci potranno assumere i loro parenti e fare affari con le lobby), il generale Vannacci proposto dalla Lega come modello da imitare e uomo politico, giornalisti di regime come Bruno Vespa che intervista continuamente la Meloni per farle giganteschi spot, bavaglio alle intercettazioni e ai magistrati, proposte di premierato autoritario (sul modello Orban o Putin, tanto ammirato da Salvini), via alla disseminazioni degli appalti (che causeranno tanti morti nell’edilizia), soffocamento della sanità pubblica e sua sostituzione con la sanità a pagamento, favori alle banche e ai supermercati (che in questi anni di inflazione si sono arricchiti alle spalle dei clienti), evasione fiscale legalizzata per i lavoratori autonomi e partite IVA (elettori di Salvini), peggioramento della precarietà del lavoro, aumento della povertà e proposta di devoluzione delle ragioni ricche del nord a sfavore di quelle povere del sud, sfascio dunque dell’unità nazionale, Italia dei dialetti, cultura evasiva delle canzonette, caccia a ogni cosa che si muove… che altro?

Ma abbiamo un duce, anzi una ducetta… Vuoi mettere? Ci porterà di nuovo in guerra: è aggressiva, autoritaria e priva di dubbi. Ci manderà a sbattere.

venerdì 23 febbraio 2024

Il potere della mente

 

Ma quando sono nate le antinomie? Non quelle dei filosofi, ma quelle della realtà materiale. Quando sono apparse nella mente umana e nel mondo? È come domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina. In realtà si sono coevolute – nella mente e nella materia. Quando la mente è stata in grado di pensarle, in realtà sono apparse nel mondo fisico. E sono apparse nel mondo fisico quando (e perché?) sono state pensate. Insomma le due “apparizioni” sono nate contemporaneamente. Il che è ben visibile in tutte le dicotomie complementari. È il bello che genera il brutto e il buono genera il cattivo, diceva il Tao Te Ching. È il bene che genera il male, è il positivo che genera il negativo… e viceversa!

Cioè le due polarità nascono insieme, perché sono l’una il complemento dell’altra e devono funzionare insieme. Avete presente il simbolo del Tai Chi? Ebbene, le due polarità vanno immaginate in un continuo movimento. Si tratta di un cerchio diviso in due parti uguali da una linea curva. Una metà è di colore bianco con un piccolo cerchio nero al suo interno, mentre l'altra metà è nera con un piccolo cerchio bianco suo interno. Questo simbolo rappresenta l'equilibrio dinamico tra lo yin (oscuro, femminile, freddo, negativo, debole, accogliente, quiete, notte, intuitivo, ricettivo, morbido, luna, curvo, acqua…) e lo yang (chiaro, maschile, caldo, positivo, forte, ostile, azione, giorno, logico, aggressivo, duro, sole, diritto, fuoco…).

 

 

Il simbolo mostra che in ogni polarità c’è un po’ dell’altra e va immaginato in un continuo movimento, circolare e fluido: come la danza di una coppia, dove se uno avanza l’altro retrocede.

Prima della creazione-emersione delle cose, esisteva il nulla (wu-chi) che letteralmente significa “senza limiti”, “senza poli”. Dal nulla si è originata la prima coppia yang/yin , la prima dualità di forze contrapposte e complementari, e poi a cascata ogni cosa.

Parlando di dualità delle strutture fondamentali materiali, va ricordato che il cervello umano è diviso in due emisferi, con funzionamenti diversi e  modalità operative opposte. Questo ci riporta al principio polare per eccellenza: lo yin – yang. Uno dei cardini del pensiero taoista.

 



In questi due ideogrammi cinesi c’è una parte in comune e una parte che muta e li differenzia. C’è qualcosa di fermo e qualcosa che si muove, qualcosa che cambia e qualcosa che rimano stabile. Quindi si parla di una complementarietà piuttosto che di un conflitto. Ma il conflitto rimane.

Si noti che le due polarità indicano sempre una condizione relativa, perché yin e yang non esistono come concetti separati e quindi assoluti, ma continuano a vivere di questa relazione di complementarietà: sono sempre opposti ed è proprio questa polarità a fondare il movimento che essi rappresentano, un movimento che punta eternamente all’equilibrio e che appena lo raggiunge subito si squilibra!

Quando lo yin è al massimo, lo yang si trova sempre al minimo: ma questa condizione è destinata a cambiare e a capovolgersi, ed il movimento è la Via (il Tao), il risultato di questa dialettica. 

Anche nel cervello troviamo due emisferi, che controllano la parte del corpo opposta (l’emisfero destro governa la parte sinistra e viceversa) ed hanno modalità operative contrastanti: la parte sinistra è analitica e lineare, la parte destra analogica e sincretica. Una parte si occupa della lingua e dei numeri, l’altra dell’intuizione e della creatività.

Sono contrapposte, proprio come lo yin e lo yang, e sono in continuo movimento e dialogo, per formare l’esperienza della vita. Benché separati, sono uniti dal corpo calloso. Nessuno dei due è più importante, nessuno dei due va trascurato. Conta il cervello come Unità.

Dobbiamo riflettere  sul fatto che la cosa più importante resta il cerchio che  disegnano, e che senza di loro non potrebbe esistere. Il versante con il sole non è più importante di quello in ombra: ciò che realmente conta è l’insieme, ossia l’unità.

 

Come ho già fatto notare, anche la fisica evidenzia che le forze vanno sempre a due a due, si contrastano, ma sono complementari. E questo avviene sia in campo fisico sia in campo mentale. Anche le nostre percezioni, i nostri concetti, i nostri sentimenti e le nostre emozioni (dal latino emovere) sono duali, contraddittori, ma complementari.

Quindi non ha senso chiedersi quando le polarità siano nate. Sono nate con la creazione del mondo e con la nascita della mente. Perché le cose non potevano che essere così… per creare il divenire. Il tutto nasce dal nulla, come ci dicono anche i fisici; dall’uno nasce il due, e questa è la prima polarità complementare. Dal non-essere non può che nascere l’essere, dall’esteriore l’interiore, dalla materia lo spirito, dalla vita la morte, dal principio la fine, dal bene il male, dall’amore l’odio, dall’attrazione la repulsione, e così via.

Le percezioni sono duali (il caldo e il freddo, il secco e l’umido, il dolce e l’amaro, ecc.) e tutto il funzionamento della mente è duale.

Se quindi si conosce concretamente uno dei due termini, l’altro è inevitabile.

Questo vale per il passato (tutte le antinomie già presenti), ma anche per il futuro: quando si inventerà un altro ente antinomico, ci sarà anche il suo contrario complementare. Per esempio, per ogni particella scoperta, ci sarà anche la sua antiparticella; per la gravità, l’antigravità, anche se non è stata ancora sperimentata. Si troverà per il solo fatto che esiste la prima polarità. Anzi, non è che si troverà, ma la si farà essere… per il solo fatto che siamo riusciti a concepire una antinomia.

Se la vostra mente è così potente da concepire (concepire: come si concepisce un figlio) una nuova antinomia di cui il primo polo sia corrispondente alla realtà, il secondo si manifesterà come per magia, necessariamente.

Questo non succede per gli oggetti singoli, che, non facendo parte di un’antinomia, ossia di una coppia contrastante ma complementare, non possono essere fatti apparire concretamente, ma che comunque appariranno nel pensiero. Perché il pensiero è sempre creativo, dato che comunque partorirà un’immagine “reale” (anche le idee e i sogni sono una realtà, depotenziata), E non dimentichiamoci che ogni oggetto o progetto o sistema costruito dall’uomo è stato prima un’idea.

La mente ha un potere evocativo-creativo  immediato, più veloce della luce..

Anche le precedenti dicotomie sono nate da questo meccanismo creativo che però aveva una corrispondenza nella realtà.

Di questo potere, resta traccia per esempio nell’Antico Testamento, dove Dio crea pensando e nominando le cose: “Dio disse: ‘Sia la luce!’ E la luce fu.” Poi dà questo stesso potere all’uomo. “In qualunque modo l’uomo l’avesse chiamato, ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche…”.

Il testo vuol dire che anche l’uomo crea pensando e nominando – cosa che è confermata dall’inizio del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo… tutto è stato fatto per mezzo di lui…” In modo rozzo e ingenuo, si dice che tutto nasce dal Logos, la Parola – e quindi il pensiero!

Quindi, quando nel passato sono state create le antinomie logiche, in realtà sono emerse dal nulla le forze contraddittorie ma complementari che oggi vediamo in azione.

Naturalmente esistono anche cose singole, senza opposti (una pizza non ha un’anti-pizza), ma queste non sono forze. Invece l’attrazione/repulsione è una forza, l’amore/odio è una forza, ecc. e perciò vanno in coppia.

Anche la filosofia taoista lo aveva capito, con la sua idea di yang/yin, e con l’idea che il tutto nasce dal nulla – cosa confermata dalla fisica moderna.

Quando pensate-nominate una cosa, la fate apparire – nella mente! Poi, se fa parte di un’antinomia, apparirà anche concretamente. Abbiate fiducia nel potere della vostra mente, che è sempre un riflesso del potere creativo.

 

mercoledì 21 febbraio 2024

Un uomo per tutte le stagioni, pur di stare al potere

 

Salvini, che un tempo strinse un rapporto d’affari e forse politico con la Russia di Putin, ha avuto l’impudenza di dichiarare che capisce la reazione della moglie di Navalny, ma che bisogna aspettare i medici e i giudici per fare chiarezza sull’assassinio di Navalny. Chi? I medici e i giudici russi? Non scherziamo!

Una volta tanto aveva ragione Umberto Bossi, lo storico fondatore della Lega, che, pochi giorni fa, ha dichiarato che Salvini ha ridotto la Lega a un “partito di estrema destra”, “una copia meno fortunata di Fratelli d’Italia.”

Bossi voleva la devoluzione delle regioni del nord a scapito di quelle del sud, progetto che è passato alla nuova Lega con il programma dell’autonomia differenziata, che significa che le regioni ricche si terranno i loro soldi e le regioni povere si terranno la loro miseria.

C’è una frase nei Vangeli che riassume il progetto della Lega: “A chi ha sarà dato sempre di più, mentre a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”!

La ricchezza dell'uomo: l'interiorità

 

L’interiorità è la nostra realtà più autentica, la nostra essenza, inesprimibile. Non possiamo comunicare ciò che proviamo. Le parole, i simboli e le informazioni sono come boe di superficie che indicano che in profondità c’è qualcosa. Ma solo noi possiamo sapere ciò che cosa c’è là sotto, che cosa proviamo. Felicità, amore, angoscia, sofferenza… sono parole che sono come dita che indicano la luna. Ma non sono la luna.

Potremmo scrivere libri, ma non riusciremmo mai a esprimere che cosa proviamo quando diciamo “ti amo”, “ti odio”, “sono felice”. sono infelice”, ecc. oppure quando ascoltiamo una musica o contempliamo un tramonto. La nostra esperienza intima, profonda, resta incomunicabile – talvolta anche a noi stessi. “Per quanto tu possa camminare” ha detto Eraclito, “non potresti mai trovare i confini dell’anima, così profondo è il suo logos”.

Nessun linguaggio, nessuna macchina, potrà sapere o replicare ciò che io sento. Solo l’anima può conoscere l’anima.

E tuttavia anche l’esperienza interiore può essere immagine, illusione, fantasia, delirio e inganno, e può nascondere tante cose. Come sapere che cosa è reale?

Con la percezione diretta e con l’impiego del confronto con la nostra esperienza e con quella altrui: non c’è altro modo. Se fossi solo al mondo, non potrei sapere se ciò che provo sia reale o un sogno, un’immagine, un’idea, una fantasia, un’illazione, un miraggio. Ciò che è decisivo è il confronto.

Ma il confronto implica che in me ci sia qualcosa che mi controlla (la coscienza) e che ci sia una pluralità di individui ed opinioni. Implica in sostanza la dualità interiore ed esteriore. Bisogna essere almeno in due, anzi in quattro: me e me stesso, me e l’altro. Solo così si può accertare che cosa sia reale.

Questo vale anche per le antinomie, che, pur partendo da percezioni dirette di singoli eventi, diventano concetti generali (dunque astratti). In altri termini, io ho esperienza dei miei dolori e dei miei piaceri, e solo in un secondo momento posso parlare del “dolore/piacere”. Ma chi potrebbe dissentire da queste generalizzazioni-astrazioni? Chi potrebbe negare che anche gli altri provano – per estensione - dolore/piacere?

Si dice tradizionalmente che un ente esista concretamente, se esiste indipendentemente dalla mente. Ma questo è sbagliato perché la mente - l’osservatore, il soggetto – è fattore costitutivo della realtà. Infatti tutte le nostre dicotomie complementari, che sono costrutti mentali, sono un riflesso di una realtà che è dinamicamente, dialetticamente, fondamentalmente duale. In altre parole, le forze esistono sempre in coppie che, come ci dice la fisica, sono uguali ma contrarie. Pensate alla coppia maschio/femmina (simboleggiata dalla coppia yang/yin del taoismo), alla coppia inspirazione/espirazione o alla coppia particella/antiparticella.

Sono certamente coppie che hanno una corrispondenza nella realtà e, senza le quali, non ci sarebbe il mondo. Quindi la nostra mente non si inventa nulla, in questi casi, che non sia reale. Se però prendiamo un sogno o un simbolo matematico, questi non esistono nella realtà: sono nostri costrutti. E noi li distinguiamo da quelli reali perché facciamo un confronto. Questo confronto, nel caso del sogno, non dipende da una mancanza di percezione, ma dal confronto con le percezioni dello stato di veglia, mentre, nel caso del numero, dipende dalla constatazione che i numeri non esistono in natura e dunque dalla mancanza di percezione.

Ma la mente ha avuto e ha un ruolo fondamentale nella costruzione della realtà così come ci appare, perché succede come nella meccanica quantistica in cui è l’osservatore che fa “collassare” o essere uno dei due stati. Qui avviene il contrario: la mente fa collassare le coppie dinamiche e complementari da un campo di possibilità degli eventi.

Come lo possiamo dimostrare? Dall’esistenza concreta di coppie di polarità, uguali e contrarie, che definiscono e fanno essere gli enti e le forze a due a due. Se non ci fosse la mente, il mondo sarebbe cosa morta e immobile. Se non ci fosse il respiro (con la coppia espirazione/inspirazione) gli enti sarebbero senza movimento e vita. Se non ci fosse la coppia maschio/femmina, non ci sarebbe la generazione. Se tutto non fosse in movimento dialettico, non ci sarebbero le forze (umane e non umane) e le emozioni (dal latino emovere). Se non ci fosse la mente, non ci sarebbero i sentimenti, gli impulsi e i pensieri contraddittori. Se gli enti non respirassero, non ci sarebbe né il metabolismo degli organismi viventi né l’energia dei sistemi fisici e psichici.

·         Ogni volta che la mente scopre una coppia complementare, in realtà la fa essere. Perché prima c’era un’unità indeterminata, confusa, che aspettava di essere divisa e contrapposta. L’universo trae origine da una fluttuazione del vuoto Per esempio,  in meccanica quantistica, le fluttuazioni quantistiche sono continui mutamenti temporanei nello stato di energia dello spazio vuoto, in accordo con il principio di indeterminazione di Heisenberg. Queste fluttuazioni consentono la creazione di coppie virtuali particella-antiparticella. Dunque,  piccole quantità di energia sono sufficienti a formare coppie di particella/antiparticella – qualcosa che si divide in due polarità.

·         Per esempio, una coppia elettrone-positrone può emergere temporaneamente dal vuoto.

·          Le fluttuazioni quantistiche hanno giocato un ruolo importante nel determinare la struttura dell’universo primordiale dopo il Big BangAmplificate dall’espansione nel modello dell’inflazione cosmica, queste fluttuazioni hanno formato il nucleo originario di tutte le strutture attualmente osservabili.

·         Il mondo ha dunque sempre una struttura duale antinomica, e la mente umana non fa eccezione. Anzi, come si nota, è dominata da oscillazioni continue e cicliche di pensieri, sentimenti ed emozioni.

·         Perfino le strutture del corpo umano sono duali: due occhi, due braccia, due gambe… due cervelli! E la coscienza prende le mosse da questo dualismo. È come se dentro di noi ci fossero due persone che si contrastano, si completano e si controllano a vicenda.

·         Fra parentesi, anche il karma degli avvenimenti opera secondo questo ritmo antinomico.

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·         Concordia discors e discordia concordans = concordia discordante e discordia concordante (o armoniosa).

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·         Questa è la legge dell’universo con cui sono fatte tutte le cose, da quelle fisiche a quelle mentali.

·         A questo proposito, ricordiamo che la dicotomia interiore/esteriore rivela che l’una è la controparte dell’altra, come la parte interna e la parte esterna di un guanto o di un vaso. Potrebbe esistere l’una senza l’altra? Potrebbe esistere un mondo esteriore senza un mondo esteriore, e viceversa? Sono contrastanti ma concordano armoniosamente a formare il tutto.

·         Dal che si deduce che l’universo deve avere una parte esterna e una parte interna, perché l’una permette e contrasta l’altra. E si deduce anche che il pieno e il vuoto si generano a vicenda. Come volevasi dimostrare.

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domenica 18 febbraio 2024

La relatività del bene

 

Nel nostro irresponsabile ottimismo, che è in realtà una tendenza a non vedere le cose così come sono, riteniamo che, nelle varie antinomie, ce ne sia una positiva e l’altra negativa, una buona e l’altra cattiva. Ma agli occhi della natura non è così. Se ci sono, vuol dire che sono positive entrambe, in quanto due aspetti di un unico ciclo. Per esempio, siamo abituati a vedere l’amore come il massimo del bene e l’odio (o l’ ”inimicizia”, come già pensava Empedocle di Agrigento) il massimo del male… il tutto confermato dalle religioni che ci invitano ad “amare il prossimo” e (spero) anche noi stessi.

Ma guardiamo le cose dal punto di vista della natura (o di Dio). Non c’è né bene né male, ma un’utilità, una necessità.

Rendiamoci conto innanzitutto che amore e odio sono in realtà sinonimi di attrazione e repulsione. Quando le cose si attraggono è amore, quando si repellono è odio. Quando si avvicinano è amore, quando si allontanano è odio. Quando si uniscono è amore, quando si dividono è odio.

Ma le due polarità sono indispensabili a mandare avanti un ciclo, che prevede la costruzione e la distruzione, la vita e la morte, l’essere e il non-essere.

Però, stiamo attenti ai paradossi. La creazione, cioè la moltiplicazione, è basata su una divisione, su una separazione; se no, le cose resterebbero tutte attaccate nell’uno (lo Sfero di Empedocle). Immobili, non attive. E quindi, se guardiamo bene, la creazione vede un prevalere dell’odio-repulsione. Allora, la creazione è qualcosa di positivo o negativo?

Noi risponderemmo che la creazione è qualcosa di positivo, se no non ci sarebbe niente. Ma, guarda caso, è basata sulla divisione.

Questo ci dice che bene e male, amore e odio, attrazione e repulsione, sono giudizi di valore che hanno un valore relativo e temporaneo, oscillatorio, antropomorfo, che l’uno può trasformarsi nell’altro e che sono due aspetti della stessa realtà, entrambi “positivi”, se amiamo la vita.

Ma la verità è che trascendono le nostre categorie. I movimenti oscillatori, che formano un ciclo, non sono né buoni né cattivi. Potreste dire che l’inspirazione è più buona dell’espirazione? Non avrebbe senso, perché entrambe sono necessarie per formare un ciclo, un movimento, un sistema. Nessuno direbbe che l’elettrone, con carica negativa, è più cattivo del protone, con carica positiva. Non sono né buoni né cattivi. Sono quel che sono. Servono entrambi a formare un atomo.

In realtà, ci dice l’IA di Gemini, “l'elettrone e il protone sono particelle fondamentali che costituiscono l’atomo. L'elettrone ha una carica negativa e orbita attorno al nucleo, che contiene i protoni, che hanno carica positiva. L'interazione tra elettroni e protoni crea un campo elettromagnetico che tiene insieme l'atomo. Insieme ai neutroni, che sono particelle neutre presenti nel nucleo, gli elettroni e i protoni formano gli elementi chimici e determinano le loro proprietà chimiche e fisiche. Inoltre, l'interazione tra elettroni e protoni è responsabile per i fenomeni elettrici e magnetici che osserviamo nella vita quotidiana.”

Nessuno direbbe che il caldo è più buono del freddo. Dipende dalle circostanze.

Così la vita e la morte: non potete dire che l’una sia positiva e l’altra negativa. Per la natura (o agli occhi di un Dio ipotetico, assoluto) sono entrambe necessarie e quindi “buone”. E lo stesso per tutte le antinomie. 

I nostri giudizi morali non trovano riscontro nella natura e perciò rimarranno per sempre convenzionali, puramente antropomorfi. Ma le loro oscillazioni sono uguali a tutte le altre: si contraddicono pur sostenendosi a vicenda. Non servono dunque a stabilire che cosa sia vero e che cosa sia falso. Invece, per le antinomie che hanno riscontro nella realtà (come piacere/dolore, luce/buio, vita/morte, amore/odio, caldo/freddo, ecc. ) e che corrispondono a percezioni reali (per quanto soggettive) si può dire che abbiano un maggior grado di realtà o consistenza.

Alle antinomie o dicotomie non si possono applicare giudizi di bene e di male… nemmeno all’antinomia bene/male! Quanto alle antinomie vero/falso, reale/irreale o soggettivo/negativo, è chiaro che siamo in un campo ampiamente antropomorfo ma con un maggior grado di efficacia.

Che cosa significa? Che niente può essere definito reale, in quanto non esiste niente di completamente oggettivo. Ogni cosa è più o meno assoluta/relativa, reale/falsa, soggettiva/oggettiva, poiché non può esistere un modello di riferimento assoluto. Quindi il grado di realtà si riferisce al suo contrario. Un sogno o un’immagine hanno un grado di realtà inferiore alla cosiddetta realtà da svegli. Ma anche la realtà da svegli ha un grado di realtà inferiore a un’ipotetica realtà assoluta. Come faccio a dirlo se non conosco nessuna realtà assoluta? Perché ho un’idea di realtà relativa. E da dove viene questa idea se non dal suo contrario? O, per meglio dire, la dicotomia relativo/assoluto rivela che ci sono due aspetti di un’unica realtà che ha vari livelli, oscillante.

In altri termini, come non posso dire che una delle due polarità sia positiva o negativa in maniera assoluta, non posso nemmeno dire che una delle due polarità sia vera o falsa, ma solo più o meno vera o falsa. Allora, come devo regolarmi?

La percezione diretta di uno dei due poli è fondamentale per poter dire che è reale e che esiste il suo contrario, e anche per potere entro certi limiti modificare entrambi.  Prendiamo il caso della respirazione, costituita da due movimenti complementari e contrapposti. Se io percepisco uno dei due moti oscillatori, so che esiste l’altro, e so che posso entro certi limiti variarli: allungo o accorcio uno dei due, o sospendo il respiro. Entro certi limiti posso intervenire.

Lo stesso per tante altre dicotomie: per il caldo e per il freddo, per la luce e il buio, per il positivo e il negativo, per il piacere e il dolore, per il sì e per il no, per il dentro e per il fuori, per l’alto e il basso, per l’aperto e per il chiuso, per la destra e la sinistra, per il su e il giù, per l’ordine e per il caos, per la ricchezza e per la povertà, per la magrezza o per la grassezza, per la conoscenza e per l’ignoranza, per la salute e per la malattia, per il veloce e per il lento, per la libertà e per la schiavitù, per l’allegria e per la tristezza, per il giusto e lo sbagliato, per la giustizia e per l’ingiustizia, per il falso e il vero, per il grande e per il piccolo, per il gentile e per il rude, per il forte e il debole, per la crescita e per la decrescita, per il vicino e per il lontano, per questo e per quello, per la vittoria e per la sconfitta, per il prima o per il dopo, per la vita e per la morte, il bene e il male, ecc. : se percepisco l’uno, so che esiste l’altro, e so che posso variare entrambi entro certi limiti e a determinate condizioni con appositi accorgimenti o interventi. Posso insomma fare qualcosa per cambiare la proporzione fra i due poli – che variano comunque anche da soli.

Ma ci sono altre dicotomie su cui non posso intervenire. La vita e la morte è un esempio di dicotomia di confine, su cui posso o non posso intervenire. Posso intervenire sulla vita/morte di qualcuno ed entro certi limiti anche sulla la mia, ma non posso intervenire per accorciare o per allungare a lungo andare e oltre certi limiti una delle due.

Poi ci sono antinomie (soprattutto di emozioni, di sentimenti, di avvenimenti, di tempi…) su cui posso fare ben poco o nulla. Se una cosa è già accaduta non posso non farla accadere, se una cosa sta nel passato non posso spostarla nel futuro, se amo o odio non posso farci nulla, se sono giovane o vecchio, che posso farci?

Comunque tutte queste antinomie sono basate su percezioni e quindi per noi hanno un alto grado di realtà. Tuttavia, un sogno io lo percepisco, però non dico che è reale. Una speranza io la percepisco, però non dico che è reale. Un progetto io lo immagino, però non dico che è reale. Queste cose le riconosco irreali o ipotetiche, ma non reali. Forse realizzabili, chissà mai…

Quel che voglio dire è che il confronto con la realtà e con le percezioni è fondamentale. E questo confronto è indispensabili per stabilire se l’antinomia sia reale o astratta.

Certe dicotomie sono già astratte perché non oggettive. Per esempio l’antinomia bene/male è concreta perché è percepita, ma astratta perché è un giudizio di valore troppo soggettivo o generico. Giudico che una cosa, una persona o un evento siano buoni o cattivi già sapendo che bene e male siano concetti astratti, relativi, soggettivi e talvolta convenzionali. Quindi non posso dire che siano reali. Dipende dai punti di vista e dalla cultura.

Per esempio, l’amore, considerato da tutti un bene, distrugge due individui per farne uno; e l’odio, che separa, divide e allontana, ha una potenza creativa opposta: da uno ne fa due. Chi è buono e chi è cattivo? Nessuno dei due in maniera assoluta e statica: entrambi sono pronti a trasformarsi nei loro opposti complementari. Perché la realtà è dinamica, sempre mutevole e ambivalente.

Per definire una polarità reale (e quindi ritenere reale anche il suo contrario), dobbiamo sempre confrontarla con le nostre percezioni e perciò con le nostre sensazioni (renderci conto della percezione, ovvero essere coscienti che stiamo percependo). Se non c’è un riscontro nella nostra interiorità, allora siamo solo nel campo delle astrazioni, delle supposizioni, delle ipotesi, delle teorie, dei sogni o delle immaginazioni.

Il punto di riferimento dell’uomo, ciò che dà un significato reale alle cose, è la nostra interiorità, che è come una cassaforte segreta e incomunicabile. Nessun simbolo, nessuna macchina, potrà mai provare ed esprimere ciò che noi sentiamo. Il linguaggio, con i suoi simboli, non è in grado di cogliere la realtà della nostra interiorità. Sì, posso dire “ti amo”, “ti odio”, “sono infelice”, “sono felice”… ma la realtà di ciò che provo è incomunicabile con le parole che sono semplici indicazioni schematiche. Anche se dico “questo è bello”, questo è brutto”. “questo è bene”, “questo è male”… è come se mettessi una boa per indicare che in profondità c’è qualcosa; ma solo io posso sapere cosa c’è sotto. Il dito che indica la luna non è la luna.

Non posso esprimere ciò che provo quando, per esempio, ascolto una musica o contemplo un tramonto. Nessuna parola potrà mai farlo, neanche se scrivessi un libro o parlassi per ore. Come comunicare a un cieco che cos’è un colore?

Perciò i simboli, le parole e le informazioni esprimono qualcosa di reale solo quando sono convalidati dalla nostra esperienza. Ma sono semplici boe di superficie che si riferiscono e ci riferiscono che lì sotto c’è ben altro, la realtà.

Ma anche la nostra interiorità si sviluppa per contrasti, divisioni, distinzioni e ambivalenze,  testimoniate dal linguaggio delle antinomie. L’universo interiore è il riflesso o la controparte di quello esteriore. Dunque, quando la nostra interiorità è convalidata dall’universo esteriore, o viceversa, possiamo dire che è vera o reale.

Siamo noi, in quanto soggetti, che convalidiamo ciò che è vero o ciò che non lo è. Non c’è nessun’altra autorità.