martedì 22 agosto 2017

IL terremoto di Ischia

Dobbiamo ringraziare Dio per i bambini sopravvissuti o per i due morti?

Ma quanti Iddii ci sono? E non vanno nemmeno d’accordo fra loro.
C'è molta confusione in terra... e in cielo.

La Chiesa anti-italiana

Salvini sostiene che un prete di Pistoia che ha portato un gruppo di emigranti a fare il bagno in piscina è “anti-italiano.”
Si accorge ora che la Chiesa cattolica è anti-italiana? Fa cioè gli interessi di se stessa e del proprio Stato, non dell’Italia?

E non per una questione di bagni in piscina. Ma per la sua politica di antagonismo e di sfruttamento dello Stato Italiano.

L'albero che esaudisce tutti i desideri

Ne parlano tante mitologie.
Ma, se anche ci fosse, saremmo più felici? Saremmo degli dei o dei disperati senza più rimedio?

In fondo, ciò che ci tiene in vita è proprio il desiderio. Tolto quello, non potremmo più sperare in nulla.
Auguriamoci che questo albero o qualche aggeggio equivalente non esista mai.

Il paradosso di Fermi

Gli scienziati che fanno tanti calcoli ci dicono che nell’Universo ci dovrebbe essere un alto numero di pianeti, come la Terra, con forme di vita simile alla nostra.
Ma Fermi si domandò: se ci sono così tante forme di vita, dove sono finite? Perché non comunichiamo con nessuna?
Al di là delle distanze spaventose tra un pianeta e l’altro, resta un punto centrale. Non è detto che sia possibile che la vita “intelligente” si evolva oltre un certo limite. Perché?
Lo vediamo nel nostro pianeta. Ci siamo evoluti tecnologicamente e scientificamente, ma siamo pieni di ingiustizie, di aggressività, di competitività, di violenze e di guerre. Perfino le religioni sono in concorrenza l’una con l’altra.
Chi scommetterebbe un centesimo sul nostro futuro? Probabilmente abbiamo già raggiunto il limite massimo di sviluppo. Nessuno infatti vede segni di evoluzione psichica. Rimaniamo al livello mentale delle scimmie.
Il problema è che i tempi dell’evoluzione sono lentissimi, mentre i tempi dell’autodistruzione (per esempio dell’ambiente) sono velocissimi. Non vedo tanti uomini capaci di controllare i propri istinti predatori e i propri interessi personali e di avere una visione di ampio respiro. Abbiamo ancora gente che uccide in nome di Dio. Abbiamo capi di Stato che minacciano l’uso di armi nucleari e si disinteressano del cambiamento climatico. Abbiamo un Onu incapace. Ragioniamo ancora in termini nazionalisti. Odiamo la globalizzazione. Ci barrichiamo dentro le nostre mura. Abbiamo gente che vuole arricchirsi a spese degli altri, che vuole ingrandirsi senza limiti, che vuole possedere e arraffare il più possibile, che vuole essere sempre più potente. Abbiamo miliardi di uomini che cercano protezione nei loro dei immaginari e non pensano di sviluppare le proprie potenzialità.
L’istinto aggressivo e competitivo sembra essere incontrollabile.
Quanto dureremo ancora?

Senza una presa di coscienza globale, senza un salto evolutivo, per noi non c’è futuro. E probabilmente la storia si ripete in tutti gli altri pianeti vivibili. Ci vuole troppo tempo per passare dall’essere un animale all’essere un animale evoluto che abbandona i propri peggiori istinti e acquisisce una nuova coscienza.

lunedì 21 agosto 2017

La complementarità degli opposti

Nella nostra immensa ignoranza, non ci accorgiamo che bene e male si alternano di continuo - non perché siano antagonisti, ma perché l’uno porta all’altro.
Prendiamo il caso di Papa Bergoglio che invita ogni giorno all’accoglienza. Se l’Italia lo ascoltasse e accogliesse tutti gli emigranti, collasserebbe sotto il loro peso. Una volta si diceva che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Questo significa che quando si esagera e ci si illude di poter applicare formule “benefiche” senza la luce della misura e dell’intelligenza, quel bene si trasforma automaticamente e irrimediabilmente nel male.
Ma questo il Papa non lo sa. Lui è come un disco rotto che ripete sempre le stesse parole. Lui deve essere buono sempre e ad ogni costo.

Non sa che bene e male sono complementari e che se si alimenta troppo l’uno si alimenta anche l’altro.

La chiarezza di mente

Per avere un’idea e un’esperienza di che cosa significhi tenere la mente a riposo, sfruttiamo i primi momenti in cui si svegliamo la mattina. Siamo svegli, ma la mente non è ancora in funzione: non sta pensando, non sta ricordando, non sta facendo progetti per la giornata, non fantastica, non si preoccupa. È pura consapevolezza.
Stabilizziamoci qui, senza cadere nella trappola dei pensieri.
Di notte, la mente ha in parte lavorato, producendo sogni, ma è riuscita anche ad avere un sonno non-Rem, un sonno senza sogni, un sonno veramente riposante. Si è immersa nella coscienza substrato (alaya), che è un vuoto luminoso in cui gli oggetti, il mondo, gli altri, l’ego e l’elaborazione concettuale sono scomparsi; e con essi è scomparsa la tensione esistenziale.
In parte questo accade anche quando si fa un breve pisolino durante la giornata. Quando ci si sveglia si è riposati e con la mente fresca: infatti la mente non ha lavorato ed è rimasta ferma.
Come si vede, la natura è in grado di ispirarci e di aiutarci quando siamo alla ricerca non di stati paranormali, ma di stati di chiarezza e di luminosità.
Sperimentiamo in questo senso e cerchiamo di prolungare o di “produrre” questi stati anche durante la meditazione.

Il verbo “produrre” non è esatto, perché non si tratta di sforzarsi, pensando o non pensando, ma di essere in una condizione di limpidezza priva dell’abituale sofferenza, il che è uno degli obiettivi della meditazione.

domenica 20 agosto 2017

La preziosa vita umana

Ma chi è che muore veramente? Chi è che nasce? Qual è il soggetto?
Non certo l’io individuale, che si trova sospinto in queste situazioni, ma un insieme di cause e condizioni che prima fanno nascere un individuo e poi lo fanno morire.
Non sono certo io che nasco. E, a meno che non mi suicidi, non sono io che muoio. No, è l’universo che mi fa nascere e mi fa morire. Io non decido: non c’è il mio io che decide. Il mio io è il prodotto, anche perché, per formarlo, ci vogliono mesi o anni.
Prima che il bambino riconosca di essere un io, passa un bel po’ di tempo. In tutto quel tempo, sono altre forze che lo fanno crescere.
Potremmo dire che c’è un Dio che decide tutte queste azioni. Ma, perché attribuire ad un essere ignoto, la responsabilità di azioni che possono andar molto male, che creano comunque sofferenza?
Lo stesso succede con le azioni più importanti della vita. Sono io che mi addormento, io che sogno, io che mi innamoro, io che mi ammalo, io che invecchio? Se per esempio mi innamoro, sono io che mi innamoro o è il fatto che trovo qualcuno che assomiglia a mio padre o a mia madre? Insomma, io non decido nulla.
Sono ben poche le azioni e le scelte attribuibili all’io, al mio io. L’io non è mio, l’io mi viene appioppato.
Il mio io si forma solo quando faccio queste considerazioni, solo quando divento consapevole. Prima è un ente condizionato, come quello di un insetto o di un animale.
Dunque, la possibilità di creare un io dipende dalla mia consapevolezza.

La “preziosa vita umana” è un’occasione. Ma, per coglierla e farla fiorire, dobbiamo sviluppare l’intera nostra consapevolezza. Dopo la nascita naturale, dobbiamo ancora nascere.

sabato 19 agosto 2017

La rivoluzione della meditazione

Chi si dedica alla meditazione lo fa perché non vuole essere in balia della propria mente. Vuole riprendersi in mano le redini del proprio sviluppo, non vuole rimanere l’eterno figlio sottomesso di un Dio Padre.
Questo è un punto di vista rivoluzionario, una decisione che cambia il rapporto con sé e con il divino.

La decisione di meditare è già meditare.

Il cristianesimo come ultimo atto del paganesimo

Basta entrare in una chiesa con i suoi vari dei (Padre, Figlio, Spirito Santo, Madonna) e con i suoi vari santi e protettori per accorgersi che siamo ancora all’interno del paganesimo.
Ora l’essenza profonda del paganesimo era l’antropomorfizzazione del divino: gli dei non erano che proiezioni delle capacità e dei difetti umani.
Gesù è l’ultimo di questi dei pagani. È l’uomo-dio, ossia il divino concepito sotto forma umana.

I Vangeli, libri di mitizzazione e di propaganda, ci raccontano non l’incarnazione del divino nell’umano, ma la proiezione dell’umano nel divino, ossia l’incapacità dell’uomo di concepire il divino se non in termini antropomorfi.

Il bisogno di protezione

Il bisogno di protezione, fulcro della devozione religiosa, si accompagna al bisogno di autorità. E il bisogno di autorità svela un bisogno di sottomissione che impedisce all’individuo di realizzare le proprie potenzialità.

Contemplazione estetica

Posso contemplare un bel paesaggio o una bella donna senza per questo volerla possedere. In tal caso, ho un’esperienza estetica di contemplazione, ossia un arresto ammirato della mente di fronte al prodigio della bellezza.
Se però attivo anche il desiderio di possesso, se entro nel campo del “mio” e dell’ io”, introduco un elemento estraneo – la brama - che fa decadere la “mia” esperienza. Non sono più in grado di contemplare senza interessi secondari.

Questo vale per tutte le esperienze di meditazione e di contemplazione, che dovrebbero invece lasciar fuori proprio l’io con le sue voglie di appropriazione.

venerdì 18 agosto 2017

I megafoni del terrorismo

I più grandi alleati dei terroristi sono certamente i mass media europei che, quando c’è un attentato, immediatamente sospendono i programmi previsti e diramano la notizia ai quattro venti. In studio compaiono “esperti” che non sanno nulla ma parlano per ore, tediando i telespettatori, cui farebbe molto meglio un programma distensivo. È così che si diffonde la paura a tutti e si fa il gioco dei terroristi.
Sarebbe ora che i mass media si dessero un codice di autoregolazione in casi del genere. I terroristi contano proprio sull’effetto moltiplicatore di radio e televisioni.
In questo modo, bastano due scalzacani qualsiasi che rubano un’automobile e la scagliano sulla folla per avere una risonanza mondiale. Troppo facile, troppo semplice.

La miglior reazione non è parlarne per ore, ma continuare la regolare trasmissione dei programmi.

Se lo scopo dei terroristi è terrorizzare il maggior numero possibile di persone, ci riescono benissimo… grazie alla collaborazione dei nostri vanesi giornalistiche vogliono dar sfoggio delle loro capacità di non dir nulla per ore.

Il sesto senso

In Oriente si ritiene che, oltre ai cinque sensi, ne esista un sesto: la mente.
In effetti, la mente può produrre le stesse reazioni degli altri cinque sensi. Per esempio, quando in sogno, mi appaiono esseri o situazioni pericolose, provo paura e mi sveglio magari con il cuore che batte all’impazzata. Ma, più in generale, anche da sveglio, se mi immagino determinate situazioni, provo delle precise reazioni.
Il fatto è che gli “oggetti della mente”, come i pensieri e le immagini, per quanto non tangibili, provocano effetti concreti, concretissimi.
La mente, con i suoi “oggetti” sottili, ha la capacità di spezzarci il cuore o di darci sollievo. Dipende da noi.
Purtroppo, vediamo troppe persone che se ne vanno in giro guidate dai propri pensieri e dalle proprie fantasie. Non hanno il minimo controllo sulla propria mente. È la mente che conduce loro.
Fra due persone che hanno la stessa vita e le stesse esperienze, una sarà felice e l’altra disperata. La differenza sta tutta in ciò che hanno in mente.
Ecco perché, in meditazione, si raccomanda di controllare la mente. Il problema non è tanto quello di impedire i pensieri negativi, quanto quello di riuscire a staccarci da loro, mettendoci per così dire nella posizione dell’osservatore.

La mia mente pensa questo, ma la mia consapevolezza ne rimane immune. Guarda e lascia passare, senza farsene influenzare.

giovedì 17 agosto 2017

La volontà superiore

È noto che i figli di personaggi ricchi e potenti non combinano quasi nulla nella vita: sono protetti e facilitati in tutto, non devono fare grandi fatiche… perché darsi da fare? Restano per così dire in uno stato di minorità, non devono utilizzare tutte le loro facoltà.
Lo stesso succede, a livello religioso, agli uomini che si sentono protetti da una divinità. Si aspettano tutto dall’alto e non mobilitano tutte le loro risorse.
A questo punto dell’evoluzione umana, la fede in un Dio che vede e provvede è deleteria. Perché non c’è nessuno che ci protegge, non c’è nessuna provvidenza divina. Se una meteora si dirigesse sulla Terra, così come è già successo in passato, e provocasse una distruzione apocalittica, nessun Dio interverrebbe a deviarla. E non basterebbe pregare. Tutt’al più servirebbero i nostri missili e la nostra tecnologia.
Dovremmo prepararci già da adesso, non solo all’eventuale meteora, ma ai cambiamenti climatici, alla sovrappopolazione e alla distruzione delle risorse naturali. Però gli uomini non lo fanno. Credono nella protezione divina, credono che un Dio interverrebbe a salvarli all’ultimo momento.
Sono pochi gli uomini che hanno una coscienza globale; i più ragionano nei termini della loro breve vita, della loro nazione, del loro interesse immediato.
E la fede in Dio peggiora tutto: li rende inerti. Certi gruppi religiosi non vogliono neppure utilizzare le pratiche mediche più comuni, come la trasfusione. Si affidano alla preghiera e fanno morire i loro figli.
Gli uomini hanno in sé potenzialità enormi, ma non si sentono stimolati a svilupparle, perché credono in una volontà superiore che li salverà.

Ma l’unica volontà che possa agire in questo mondo è proprio quella umana. Quando se ne accorgeranno, sarà troppo tardi.

Il mondo è la reificazione di una consapevolezza che ora è anche dentro l’uomo. Quindi non serve a niente cercarla o invocarla fuori. Va cercata e attivata dentro.

mercoledì 16 agosto 2017

La mente immacolata

La cosa più difficile, in meditazione, è lasciare che la consapevolezza rimanga nel suo stato naturale. Non bisogna cioè cercare né particolari pensieri, né particolari stati d’animo.
Dobbiamo lasciarla così, non contaminata, non condizionata dalle nostre paure e dalle nostre speranze.
La consapevolezza deve rimanere come lo spazio aperto su cui passano - come nuvole o ombre - idee, immagini, ricordi, visioni, sensazioni e tutto il materiale che di solito affolla la nostra mente.
Lasciamo che queste percezioni passino e se ne vadano. In fondo si tratta di apparenze, di fantasmi con poca consistenza
Non agitiamoci, non fissiamoci, non afferriamoci. Se cerchiamo solo esperienze piacevoli, alla fine emergeranno anche quelle spiacevoli: non si sfugge a questa regola dialettica.
L’immaginazione è molto potente: ha creato l’intero mondo allucinatorio che vediamo.
Gli uomini sono malati – malati di mente. Sono schizofrenici che soffrono per le loro stesse visioni.

Riconosciamo il mondo per quello che è: una proiezione della nostra mente.

Per grazia ricevuta

A Madeira, in Portogallo, durante una festa religiosa in onore della Madonna, un albero è caduto sulla folla dei fedeli, ne ha uccisi 13 e ne ha feriti altri 50.
Bisogna stare attenti quando si evoca l’intervento di figure religiose, perché si sa che le divinità sono bizzose e imprevedibili.
E, talvolta, dalla grazia si può passare alla disgrazia.
Meglio lasciar perdere.

Gli uomini sono giocattoli in mano agli dei.

martedì 15 agosto 2017

La fine della sofferenza

È chiaro che all’inizio, in meditazione, siamo guidati dalle sensazioni piacevoli (leggerezza, sollievo, chiarezza, distensione, quiete, gioia, ecc.). Ma la meta non è questa.
La meta è un superamento di tutte le reazioni egoiche, piacevoli e spiacevoli. Infatti, il problema delle sensazioni piacevoli è che inducono all’attaccamento e quindi non ci permettono di andare oltre. Si tratta comunque di fenomeni transitori, sottoposti alla logica dialettica.
Ogni volta che ci afferriamo a simili esperienze, in realtà consolidiamo l’io con il suo dualismo (bene-male, piacevole-spiacevole, gioia-dolore, ecc.).
Non dobbiamo afferrarci alle sensazioni, ma lasciarle andare. Osservarle come se non ci appartenessero. Come dice il Buddha, “per colui che si aggrappa, il movimento esiste; ma per colui che non si aggrappa, non c’è movimento. Dove non c’è movimento, c’è quiete. Dove c’è quiete, non c’è brama. Dove non c’è brama, non ci sono né l’andare né il venire, non ci sono né il nascere né il morire. Dove non ci sono né il nascere né il morire, non ci sono né questo mondo né un aldilà, e nemmeno un mondo intermedio. Questa è in verità la fine della sofferenza.” [Udana, 8, 4]


lunedì 14 agosto 2017

Abili mezzi

Non tutte le motivazioni e i sentieri sono uguali. Ognuno ha i suoi. Non esiste un veicolo unico, adatto a tutti.
Dobbiamo quindi domandarci e verificare che cosa stiamo cercando e come lo cerchiamo. In che modo combattiamo per uscire dal nostro abituale stato di tensione e di sofferenza?
C’è chi cercherà la quiete, chi il silenzio, chi la concentrazione, chi la luminosità, chi la chiarezza, chi un maestro, un personaggio religioso o una figura divina (un Dio, un Salvatore, un Messia, ecc.), chi un suono o un mantra (in principio era il Verbo), chi la via della gioia, chi la distensione del respiro, chi l’autonomia, chi il piacere fisiologico, chi il riposo e il rilassamento, chi la distensione psicosomatica, chi una guida, chi la liberazione dal condizionamento, chi stati soprannaturali, chi il paradiso, chi l’amore, chi la compassione…
Ognuno di noi ha una motivazione (o un insieme di motivazioni) che lo porta a scegliere un determinato sentiero.
Siatene consapevoli. Ma poi non rimanete attaccati a questa motivazione. Lo scopo è non rimanere afferrati, agganciati.
Ognuno deve sfruttare il proprio carattere e le proprie vie d’accesso. E procedere oltre.


Barche religiose

Quando ci si aggrappa a oroscopi e cartomanti – dichiara Papa Bergoglio – si va a fondo.
E qui possiamo essere d’accordo.
Ma poi il Papa aggiunge che bisogna aggrapparsi alla “barca della Chiesa rifuggendo la tentazione di salire su battelli ammalianti ma insicuri delle ideologie, delle mode e degli slogan… Su questa barca siamo al sicuro, nonostante le nostre miserie e debolezze.”
Sembra uno slogan pubblicitario, uno spot televisivo che potrebbe adattarsi a qualunque prodotto commerciale. Scegliete la nostra barca, perché è più sicura delle altre, perché è “una garanzia contro il naufragio.”
Anche il Buddha paragona la propria dottrina ad una barca che serve ad attraversare un fiume. Ma poi ammonisce, una volta attraversato il fiume, a lasciarla perdere e a procedere da soli. Come dire, alla fine, tutte le dottrine, tutte le fedi e tutte le Chiese vanno abbandonate se non si vuol rimanere aggrappati a qualcosa di contingente e di limitato, ad una barca cui si rischia di affezionarsi troppo, castrandoci così con le nostre stesse mani, impedendoci di procedere oltre.
Non esistono barche in cui ci si possa addormentare sicuri e tranquilli. Anche sulla barche, sempre in balia dei flutti, bisogna essere vigili - e pronti a lasciarle.

Altro stile, altra profondità.

domenica 13 agosto 2017

L'inumanità

A proposito della nostra attuale politica di respingimento degli immigrati, qualcuno sui giornali parla di “inumanità” degli europei. Ma quale sarebbe l’alternativa?
Se in una barca che contiene 10 persone ne vogliamo far salire 100, la barca va a fondo. Questo è sicuro.
Non è questione di inumanità. È una questione di ragionevolezza.
L’irragionevolezza sta a monte. In chi vorrebbe usare una fragile scialuppa per salvare tutti i passeggeri di un transatlantico.
Perché gli africani, invece di fuggire in massa, non se ne stanno nei loro paesi a combattere e a lottare contro i vari dittatori sanguinari che hanno eletto o che si sono autoproclamati tali? Non è vero che l’Africa sia povera. È piena di ricchezze, che però vanno in tasca a pochi violenti.
Noi possiamo aiutare gli africani. Ma sono prima di tutto loro che devono aiutare se stessi.
Insegniamo agli africani a salvarsi da soli.

Non c’è mai nessuno che ci salva se non lo facciamo prima noi stessi. In qualunque campo. Anche a livello religioso. 

Le pratiche preliminari

Se hai la fortuna di essere arrivato all’età della ragione senza grandi danni, e con le tue risorse intatte, non c’è di fronte a te una secca alternativa: o diventi un illuminato o sei un fallito. Ci sono gradazioni e vie di mezzo. Lo shamata (meditazione di quiete) e tutte le tecniche di rilassamento, di acquietamento, di padroneggiamento e di liberazione sono barlumi o piccoli facsimili della grande illuminazione.
Questo ci permette di ottenere comunque dei risultati, di capire dove siamo, che cosa cerchiamo e di assaggiare anticipi.
L’importante è la quiete, il rilassamento fisico e mentale, la non concettualità, la calma, la consapevolezza,  nonché la deposizione della tensione dell’io-sono, della compulsività e dell’ossessività… Tutti questi sono successi che ci avvicinano alla meta.
Diciamo che lo stato di shamatha è temporaneo e poco stabile, è una pratica preliminare.

E le pratiche preliminari in meditazione sono come le pratiche preliminari nel sesso.

La disillusione

L’essere umano nasce fiducioso nella vita: è piuttosto ottimista, è proteso verso il futuro, non vede grandi ostacoli, è convinto che le cose gli andranno più o meno bene. Crede che la vita, come una madre o un padre, non possa ingannarlo.
Ma non è così. Anche la natura che ama può diventare ostile e distruggere in un attimo la sua casa. Anche un padre o una madre possono fargli del male. Anche chi ama può tradirlo.
Sorgono allora disinganno e diffidenza, e subentrano disperazione, insicurezza, instabilità e una grande tensione. Non si fida più. Non c’è nessun Dio che lo aiuti; erano favole. Deve solo contare su di sé e sulle tue forze - se ce le ha, se le ha coltivate.
Scopre che la vita è ingiusta e che il mondo è violento e corrotto. Non solo la società degli uomini. Ma anche la natura in sé. C’è qualcosa di sbagliato a livello cosmico. Una specie di peccato originale o di vizio di fondo che può in ogni istante travolgerlo.
Non è colpa nostra, in quanto noi siamo solo specchi della natura. Se credete in Dio, è proprio colpa sua.
Ma forse è meglio non credere in Dio e pensare che tutto nasce e si evolve spontaneamente… tra mille difficoltà, tentativi e fallimenti.


sabato 12 agosto 2017

Rimettersi in armonia

Vivi con la natura, accordati con la natura. Anche nelle città più inquinate e affollate esiste un giardinetto o un parco  in cui puoi assistere al cambiamento delle stagioni. Anche su un balcone o un davanzale puoi mettere una pianta che reagisca al mutare del tempo.
Approfitta dei cambiamenti atmosferici per rimetterti in sintonia con il procedere delle stagioni e del tempo. Il tuo corpo e la tua mente non sono indifferenti al clima, ma sono immersi in un gigantesco moto atmosferico che è a sua volta influenzato dalle stelle, dai pianeti e dall’intero universo.
Accordati con la natura, approfitta dei momenti di passaggio. O perché si passa da una stagione all’altra o perché si passa da un tempo e da un clima all’altro. Se per esempio oggi è una bella giornata dopo giorni di caldo, di freddo, di nebbia o di pioggia, se il cielo è sereno, l’aria pulita e tutto si sgombra e si apre; se il vento spazza le nuvole, la foschia, il freddo, il caldo o l’umidità; e se tu alzandoti e aprendo le imposte, vieni colpito dal sole e dal secco, ebbene approfittane per reagire a tua volta al piacevole cambiamento.
Renditi conto di come il tuo stesso spirito fosse stato influenzato dal brutto tempo e ora partecipa gioiosamente al bello. Segui il movimento generale di sollievo, di liberazione e di gioia, e a tua volta avverti l’improvvisa liberazione del tuo spirito.
Approfitta dell’occasione! Non farti subito riprendere dalle ansie, dalle preoccupazioni, dalle paure, dalle scadenze, dagli obblighi sociali. Si tratta di un aiuto che ti viene dal cielo, di un piacere che ti mette in armonia con il mondo. Medita!

Durerà poco, come tutto nella vita. Ma, intanto, c’è.

venerdì 11 agosto 2017

Padroni della mente

Quando non si sa quale via scegliere per cogliere qualche brandello di pace spirituale, si scelga la via della mente. Il sentiero è la mente stessa. Si osservi cioè come funziona la mente e si noti quanta parte della nostra attività mentale sia automatica e inconscia. Noi non pensiamo ciò che vogliamo, ma ciò che vogliono certe strutture consolidate della mente e quindi gli altri e gli avvenimenti. In sostanza siamo degli schiavi, degli automi.
Non siamo padroni dei nostri stati d’animo. I quali non solo sono indotti dall’esterno, ma sono anche instabili.
Per recuperare un po’ di padronanza e di stabilità, in un momento di quiete ritiriamo il più possibile la mente dagli stimoli esterni. Se possibile, isoliamoci. Il mondo è esattamente ciò che proietta e reifica la nostra coscienza. Se siamo agitati, confusi o tesi, è la nostra mente che ha creato questo stato d’animo – in conseguenza o in concomitanza di certe condizioni esterne.
Ma noi dobbiamo essere in grado di cambiare – stavolta con un’operazione interiore – lo stato d’animo che ci fa sentire male. Fissiamo allora lo spazio tra gli oggetti, non gli oggetti. E poiché questo spazio non è visibile se non come sfondo o luminosità diffusa, osserviamo non qualcosa di concreto o di delimitato, ma la spaziosità.
È facile capire che ogni cosa è una differenziazione e delimitazione di questa spaziosità. È l’infinito che si fa finito.
Noi recuperiamo l’intero, la totalità, lo sfondo, il sostrato; non ci soffermiamo su nulla. Il pensiero è libero e non ci dà fastidio. Ciò che noi cogliamo è il “sapore unico” di ogni cosa, e quindi un nostro senso di benessere.
Se fossimo soli e in un ambiente naturale che ci piace, questo senso di benessere potrebbe durare a lungo. Non è un senso di gioia che venga dalle cose, ma dall’interno, da noi stessi; ed è quindi in nostro potere prolungarlo e ripeterlo.

Ecco un esempio di come possa agire la meditazione, non per invocare divinità della mente, ma per ridiventare padroni di noi stessi e dei nostri stati d’animo.

Trafficanti di carne umana

Finalmente qualche cattolico sta tornando alla ragionevolezza e si ricorda che è cittadino italiano. Il presidente della Cei, Bassetti, dichiara: “Proprio per difendere l’interesse dei più deboli, non possiamo correre il rischio di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana”.
Finora la Chiesa ha fatto proprio questo: ha collaborato con i trafficanti di carne umana.

Adesso speriamo che si fermino tutti quei preti e quei fanatici che hanno fatto a gara per riversare in Italia masse indiscriminate di emigranti, a rischio di travolgere il paese.

giovedì 10 agosto 2017

Altruismo ed egoismo

Altruismo ed egoismo sono istinti profondi e in apparenza contraddittori che configurano gli esseri viventi. Trattandosi di necessità profonde, nessuno dei due può prevalere sull’altro.
Per la sopravvivenza su questa Terra, sono necessari sia l’altruismo che l’egoismo. Con solo metà di questi istinti (l’altruismo) non potremmo rimanere vivi.

Ecco perché il messaggio religioso del solo altruismo è puro idealismo, distruttivo come il suo opposto. L' estremismo non solo è inefficace, ma è anche stupido. 

La coscienza autoluminosa

Gli uomini sono superficiali. Spaziano in alto, in basso, in lungo e in largo. Ma mai all’interno.
Avere una sensibilità meditativa è tutta un’altra cosa. È essere attenti e sensibili, è prestare attenzione a cose che agli altri sfuggono, è osservare per esempio in una pianta o in una pietra un pezzo di universo.
Gli uomini riconoscono solo lo spazio esterno. Ma non riconoscono lo spazio della mente, quello del sogno, quello del sonno senza sogni, quello dello svenimento o quello dopo la morte.
Credono che sia il sole a illuminare il loro spazio. Ma si sbagliano.

È la luce della coscienza che illumina il sole che illumina lo spazio.

mercoledì 9 agosto 2017

Amore e comprensione

Ci sono molti modi di amare, e alcuni sono più distruttivi dell’odio. Senza comprensione, senza intelligenza, l’amore può essere negativo.
Ma ci sono anche molti modi di comprendere. E nessuno è migliore della contemplazione, ossia dell’osservare attenti e concentrati, senza pregiudizi e senza preconcetti.

Ma, se si pretende di amare a partire solo dagli istinti e di comprendere a partire da dottrine e fedi, non si ama e non si comprende veramente.

La fede distruttiva

Noi non ci rendiamo mai conto di come una fede religiosa, pur armata di buone intenzioni, possa essere distruttiva. Ce ne accorgiamo nel caso dei fondamentalisti musulmani, che istituiscono regimi spaventosi e sanguinari, e alimentano il terrorismo. Ma anche la fede cattolica può esserlo.
Prendiamo il caso dei Neocatecumenali, una setta fondata da Kiko Arguello, cui aderiscono noti personaggi. Lasciando perdere il problema del finanziamento di questo movimento, quanto mai coercitivo, i neocatecumenali si distinguono per avere famiglie con molti figli: si può arrivare anche a quindici o più. Il ministro Delrio, per esempio, ne ha nove.
Per questa gente, non esiste il sesso come piacere, ma solo per fare figli. Quindi non usano nessun metodo di controllo delle nascite, nemmeno quelli naturali consigliati dalla Chiesa. Ogni botta, un figlio.
Ora, se tutti adottassero questa linea, il mondo sarebbe già finito, schiacciato da una popolazione smisurata. Ma loro devono seguire, da estremisti, il detto biblico del “crescete e moltiplicatevi”! Senza fine, senza limiti, senza intelligenza.
Non meraviglia quindi che un ministro come Delrio sia favorevole all’accoglienza totale e senza riserve degli immigrati, così come vorrebbe anche il Papa. Lui vorrebbe che le nostre navi facessero da taxi.
È inutile ricordare che una politica del genere distruggerebbe l’Italia in pochi mesi e che finiremmo tutti in miseria, in conflitti etnici e sociali continui. Ed è inutile ricordare che famiglie del genere sono più simili a caserme, senza veri rapporti affettivi. Ai fideisti questo non importa.
Loro hanno un’idea e non ascoltano ragioni. Per loro conta solo il numero: il numero è potenza.
Sono gli estremisti di una fede, per fortuna minoritaria, pronta a distruggere il mondo… in nome di un Dio – il loro!

La cosa più preoccupante che individui del genere finiscano addirittura a fare i ministri. Certo Delrio sembra essere adatto a sviluppare le infrastrutture e chissà che altro.

martedì 8 agosto 2017

Contare sulla mente

Se la mente-coscienza fosse un prodotto dell’evoluzione della materia, come credono gli scienziati e gli uomini comuni, alla morte del corpo morirebbe anche la mente. Ma, se tutto ciò che vediamo, sperimentiamo e pensiamo è un prodotto della mente che indaga e che si indaga (autocoscienza), allora alla morte la mente potrebbe proseguire nella sua ricerca fino a ritrovare una forma fisica e quindi ad assumere le apparenze di un corpo.
Dove finirebbe in questo frattempo? Potrebbe assumere una forma più “sottile” o potrebbe rientrare in ciò che in Oriente si chiama “coscienza deposito”.
In effetti, non esiste nessuna scoperta, nessuna misurazione, nessuna percezione e neppure nessun passato che non sia rilevato a livello mentale. Senza la mente, non ci sarebbe nessuna realtà perché non ci sarebbe nessuna conoscenza.
In tal senso il buddhismo (Dhammapada) afferma che “tutti i fenomeni sono prodotti dalla mente, nascono dalla mente e sono costituiti dalla mente”.
La mente è la conditio sine qua non del’esistenza della realtà. In tal senso è la mente creatrice o rivelatrice.
In meditazione, la prima cosa, dopo gli esercizi più elementari di immedesimazione e acquietamento, è la comprensione profonda di questa verità. Perché solo partendo da essa possiamo cambiare ogni cosa e noi stessi.

Dobbiamo cambiare la mente. È la mente che ha reificato le cose.

lunedì 7 agosto 2017

L'inutile buonismo

In tutte le religioni, anche le più violente, sembra che l’ideale sia quello dell’uomo buono, che si sacrifica per gli altri. Il santo cristiano e l’illuminato buddhista dovrebbero amare il mondo e aiutare tutti, magari a prezzo della propria vita. Ma tutta questa stucchevole bontà, che spesso è solo dimostrativa e di facciata, non solo non risolve alcun problema, ma nasconde sotto una facciata dolciastra una verità sgradevole.
Ciò che conta nella vita non sono la bontà, l’amore, la compassione, ma la forza. Sono gli uomini forti e intelligenti quelli che fanno la storia e risolvono i problemi. Madre Teresa di Calcutta, una monaca idealizzata dalla jet society, avrà “curato” qualche centinaio di bambini, ma un buon sistema sanitario o un inventore di vaccini ne cura milioni.
Spesso il buono si isola nel proprio privato non volendo vedere i problemi giganteschi cui si trova di fronte l’umanità. Don Lorenzo Milani avrà istruito una manciata di bambini, ma un buon sistema scolastico ne istruirà milioni.
Anche adesso il buonismo impazza nelle cronache. Gli umanitari si gettano ciecamente a salvare clandestini in mare, senza curarsi se questo creerà problemi giganteschi di sfruttamento e di accoglienza. Molto meglio una politica restrittiva che non illuda gli emigranti e non li porti a riversarsi sulle nostre coste sperando in una vita migliore. La loro vita sarà comunque schifosa.
La bontà è spesso stupida e va a braccetto con lo sfruttamento. I missionari religiosi che vanno in Africa o in Asia raccontano a se stessi di farlo per bontà. Ma loro stessi vogliono convertire i popoli alla loro religione e dunque contribuiscono allo sfruttamento coloniale di quei paesi.
La vita va avanti non con la bontà e nemmeno con la cattiveria, ma con la forza. Non serve a niente buttarsi a salvare dall’annegamento qualcuno se non si sa nuotare: moriranno sia il salvato sia il salvatore. Non serve a niente portare credenze illusorie in popoli che ne hanno altre; si creeranno confusione, speculazione e affarismo dei furbi colonizzatori.
Nell’evoluzione, che è una lotta durissima, non vincono i più buoni, anzi, spesso i più cattivi. Gli uomini sono giunti a dominare il pianeta terra non perché fossero i più generosi, ma perché erano i più spietati. E tuttora dominano i paesi che sono più attrezzati e bellicosi e gli individui che sfruttano meglio gli altri.
Non bisogna essere per partito preso né buoni né cattivi, ma intelligenti, preparati e lungimiranti. Dobbiamo fortificare noi stessi e non perdere di vista il rapporto fra interesse individuale e interesse generale.

Il buonismo è spesso un mezzo per tacitare la nostra coscienza. Ma è stupido.

domenica 6 agosto 2017

La consapevolezza della morte

Che la meditazione assomigli un po’ alla morte è ovvio, dato che si tratta di sospendere le comuni attività mentali. E in tal senso assomiglia anche al sonno senza sogni.
Ci si può addestrare a morire dato che non si tratta di un evento contingente, ma di un evento ineluttabile. Siamo noi che consideriamo la morte con terrore cercando si cancellarla dall’orizzonte dei nostri pensieri. Una strategia fallimentare che ci lascia scoperti e indifesi al momento decisivo. Molto meglio addestrarsi a morire, non con pensieri cupi o con rabbia, ma in piena consapevolezza.
Una prima preparazione consiste nel considerare che tutto è transitorio e impermanente. Tutti possiamo morire in ogni momento: non c’è regola, nessuno ci assicura che vivremo a lungo.
La morte può essere un evento pieno di sofferenza, ma esserci preparati ci aiuterà a renderla più serena. Oltretutto, rimanendo consapevoli, avremo una più chiara visione delle priorità della vita e lasceremo perdere tante sciocchezze, tante perdite di tempo. E il tempo che ci rimane ci sembrerà più prezioso.
Meditando e considerando la morte, ci abitueremo ad alzare la testa da ciò che facciamo e a guardare lontano. Dal piccolo spazio della nostra vita all’immenso spazio della consapevolezza, là dove si stempera ogni angoscia.
Trattenendo il respiro, rimanendo immobili e svuotando la mente, ci addestreremo proprio al morire.

Questo ci spiega l’Oriente. Ma anche in Occidente, Platone ci dice che la filosofia raggiunge il suo scopo quando ci porta a morire con serenità. E, dopo di lui, tanti altri filosofi: Seneca (prima e dopo la morte c’è solo una pace profonda), Epicuro (se c’è la morte non c’è l’io, se c’è l’io non c’è la morte), Montaigne (il saper morire ci libera da ogni sudditanza e costrizione), Pascal (noi ignoriamo di più proprio la morte), Spinoza, ecc., hanno considerato la meditazione sulla morte un fattore di libertà, di autonomia e di saggezza.

sabato 5 agosto 2017

Il dharmadhatu

Il dharmadhatu è la realtà originale, quella immensa distesa di vuoto da cui nascono l’essere e il non essere, la vita e la morte. Essendo anteriore ad ogni dualismo, non può ospitare la coscienza.
Ora, ci sono momenti in cui entriamo in contatto con questa realtà priva di dualismo e di coscienza: quando si scivola nel sonno profondo senza sogni, quando si sviene, quando si perdono i sensi nel processo del morire e nella meditazione profonda. In tutti questi stati, il pensiero si ferma.
Si noti che nella meditazione, è proprio la quiete che ci porta nel dharmadhatu. Infatti, la quiete e la calma hanno la capacità di rallentare i nostri pensieri e la nostra instancabile attività immaginativa e speculativa. Ecco perché la ricerca della quiete e della distensione non è una semplice pratica di serenità, ma un vero e proprio processo spirituale che ci porta vicino all’origine del tutto.

È la nostra coscienza divisiva che deve placarsi.

La via dei pigri

È troppo comodo pensare che basti credere in qualche Dio per aver assicurata una protezione terrena  e un’immortalità ultraterrena – in sostanza senza fare nulla, senza compiere il minimo sforzo. Questa è appunto la via dei pigri, di quelli che si aspettano tutto dall’alto – un atteggiamento che viene incoraggiato da chi vuole tenere gli uomini sotto il tallone dei loro poteri – religiosi e politici.
L’ignoranza è tua e nessun Dio può togliertela. Un semplice credere in qualcosa o in qualcuno non ti garantisce il risultato.
Se hai la peste – così come successe in passato -, non ti serve a niente pregare. È servito invece indagare, studiare, sperimentare e scoprire; solo così si risolvono i problemi, e quel grande mistero che è la nostra presenza qui.


venerdì 4 agosto 2017

La fine della Terra

La Terra è ormai ridotta ad uno di quei frutti attaccati da parassiti, che se la mangiano tutta. Il simbolo della Giornata della Terra è proprio quello di una mela morsicata. In effetti, già ora ne mangiamo più di quanto siamo in grado di ricostituire.
In teoria l’uomo è fatto per la Terra e la Terra è fatta per l’uomo. I due dovrebbero vivere in equilibrio. Ma qui bisogna fare i conti con la natura umana, con la sua brama di possedere e di accaparrare. Al di là degli squilibri da individuo a individuo e da un popolo all’altro, è evidente che l’uomo non sa autoregolarsi ed è dominato da desideri insaziabili.
C’è quindi da chiedersi se lo sviluppo umano, sia in termini di popolazione sia in termini di sviluppo economico, sia conciliabile con il pianeta su cui viviamo. Stiamo distruggendo risorse che non sono recuperabili, ci stiamo moltiplicando oltre misura.
Già adesso dovremmo fermare la sovrappopolazione e la distruzione dell’ambiente. Siamo infatti di fronte ad una depredazione irreversibile.
Qualunque essere intelligente lo capirebbe e si fermerebbe. Ma non l’uomo, non la vita, che si basa proprio sul desiderio di espansione.
Non c’è fine ai desideri dell’uomo, un essere che non si accontenta mai. C’è dunque uno squilibrio costitutivo che si esprime, per esempio, nelle religioni che invitano a riprodursi e che lottano contro il controllo delle nascite.
C’è una spinta nel processo evolutivo universale che ci porterà ad esiti infausti, in pratica all’autodistruzione.
Forse la vita stessa è un cancro, qualcosa che porta in sé la spinta all’autoannientamento. È per questo che non troviamo altri essere “intelligenti” nell’universo. Probabilmente anche noi abbiamo raggiunto un punto di non ritorno. Siamo pronti a distruggerci o con guerre nucleari o con l’esaurimento delle risorse a nostra disposizione o con cambiamenti climatici rovinosi da noi stessi prodotti.
Ci vorrebbe un’umanità capace di autocontrollarsi e di autolimitarsi, un’umanità capace di autoconsapevolezza. Ma, a parte qualche raro individuo, le masse e i capi politici, religiosi ed economici sono famelici, e non hanno il minimo autocontrollo.


giovedì 3 agosto 2017

La meditazione fondamentale

Dimenticarsi per un po’ del corpo e dei problemi della mente, e stare il più a lungo possibile e il più intensamente possibile senza pensieri, è l’essenza della meditazione, in tutte le tradizioni.
In questa posizione, l’intero palcoscenico dell’essere e dell’esistere si presenta come un gioco della coscienza. Ci si accorge che non siamo miseri complessi psico-fisici che si deteriorano e moriranno, ma qualcosa che non è mai nato e mai morirà, al di là della coscienza individuale. Su questo sfondo sconfinato, si pone il piccolo individuo, che ha tuttavia le capacità per espandersi.
L’individuo è destinato a morire, ma la coscienza, come l’aria contenuta in un palloncino, si fonderà con l’intera atmosfera.
Dobbiamo sì cercare noi stessi, ma il vero sé sta oltre le caratteristiche individuali.

L’ultimo passo della coscienza è capire che deve cedere il passo a qualcosa che la annulla essendo più grande di lei.

mercoledì 2 agosto 2017

Il Dio degli ignoranti

Per rendere sopportabile le sofferenze dell’esistenza, gli uomini s’inventano un Dio, un Essere superiore che li protegga e li aspetti dopo la morte, facendoli in qualche modo rivivere presso di sé.
È un’idea a cui tutti sono affezionati, anche gli atei.

È il segno che contraddistingue l’ignoranza umana, l’incapacità di superare l’esistere e l’essere.

La nuova genesi

All’inizio non c’era un Dio che si annoiava, ma una sterminata distesa di nulla in cui tutto era vuoto e pace, in cui non c’erano né divisioni né differenze. Ma all’improvviso, per una fluttuazione quantica, brillò una scintilla di coscienza. Da lì, da quella infinitesima scintilla, nacque l’immensa distesa del cosmo e dell’esistenza, senza pace.
Da lì sono anche nate l’ignoranza, l’autocoscienza e la sofferenza. E non ci sarà pace finché tutto non ritornerà nell’Uno senza due, nell’Incondizionato.
Quando dormi nel sonno profondo senza sogni, non ci sono più pensieri e cessano l’ignoranza, la coscienza e l’infelicità.
Cerca dunque di ritornare il più a lungo possibile in quello stato senza pensieri (nirvikalpa) dove sarai al di là della felicità e dell’infelicità.
Quando ti svegli la mattina, nascono la coscienza, l’io-sono, l’io-amo, l’io-ho-paura, l’io-possiedo, l’io-soffro e tutti i problemi del mondo.

Per conoscere la tua vera natura, cerca di stabilizzarti nello stato che precede il risveglio mattutino, lì dove non ci sono né pensieri né coscienza di essere.

Meditare sulla coscienza di essere

Al tuo corpo può accadere di tutto: cambia continuamente, invecchia, può ammalarsi e, alla fine, muore. Anche alla tua mente può accadere di tutto e, alla fine, si deteriora e muore. Lo steso succede alla coscienza, che alla fine ti lascerà.
Qualunque cosa tu faccia, non puoi fermare la disgregazione di queste tre entità.

Ma, se mediti sulla tua stessa coscienza di essere, rendendoti conto che non devi identificarti né con il corpo, né con la mente, né con la coscienza, puoi renderti conto che tu sei altro. La tua vera identità è ciò che medita ed è testimone dell’inconsistenza di queste tre identificazioni.

martedì 1 agosto 2017

Testimoni della morte

Gli esseri umani si identificano talmente con il proprio corpo, la propria mente e la propria coscienza che alla fine se ne vanno tutti interi.
Se, invece, durante la vita, si addestrassero a disidentificarsi e ad essere testimoni di se stessi, alla fine sarebbero anche testimoni della propria morte.

Il che vuol dire che quella parte di loro non morirebbe – anche perché non è mai nata. Di questo, però, bisogna essere consapevoli ora!

Il pianto del neonato

Noi diciamo: “Sono nato e morirò”, come se il soggetto di queste azioni fosse il nostro io. Ma non è affatto così: ci fanno nascere e (tranne i suicidi) ci fanno morire.
Chi è allora il vero soggetto di queste azioni? I genitori, il destino, gli avvenimenti, Dio… chiamatelo come volete, ma mai noi. Noi non veniamo mai consultati. Nessuno ci chiede mai il nostro parere. Anche perché, se avessimo consapevolezza di ciò che ci attende, molti si rifiuterebbero.
Non a caso, la prima cosa che fa il neonato è piangere. Proiettato in un mondo ostile, dove dovrà faticare, soffrire e infine morire, non può che essere spaventato e piangere.
Per fortuna, c’è qualcosa che non nasce e non muore. Il Testimone di tutto.
Passare dallo stato di testimonianza al vivere è un trauma.

La gente non lo sa e si dà un gran daffare per dar vita alla sofferenza. Ecco perché è l’ignoranza che domina il mondo.

lunedì 31 luglio 2017

Oltre la coscienza

Quando moriremo, vedremo prima il corpo che si ferma, poi la mente che si disgrega e infine la coscienza che svanisce.

Ma, allora, chi vedrà tutto questo? Il Testimone. Quello che tu sei, tolti corpo, mente e coscienza.

Un gioco sadico

Che cosa diremmo di qualcuno che inventasse un gioco in cui, per vincere, bisogna uccidere tutti gli altri e mangiarseli? Diremmo che è un pazzo criminale. Nessuna persona sana di mente costruirebbe un gioco così feroce.
Eppure è esattamente questo il meccanismo della vita che si suppone creato da Dio.
Dunque, veneriamo un pazzo criminale.

Per questo motivo, noi pensiamo che il cosmo non sia creato da un Essere superiore. Ma si crea da solo, tra mille errori e atrocità.

La vita come droga

La gente comune non sembra interessata alla vita spirituale, cioè ad una ricerca diretta, dato che è tutta intenta a vivere ed è sempre all’inseguimento di cose concrete, di soldi, di sesso, di cibo, nonché di sogni e di illusioni. In apparenza sta bene così com’è, non ha nessun’altra esigenza. Non alza mai lo sguardo dalla greppia.
Tutt’al più, quando si accorge che è destinata a morire, si rifugia in qualche risposta prefabbricata (come quella delle religioni) o non pensa proprio nulla.
Le cose andrebbero avanti così, senza un barlume di consapevolezza, se non ci fosse la sofferenza, che talvolta si fa intollerabile e costringe la gente a riflettere. Sì, perché fin’allora credeva di star bene. Poiché la scoperta può essere scioccante, qualcuno si suicida.
È come se, tolta la droga, ci si accorgesse di quanto si stesse male.
Allora la scommessa di Pascal va ribaltata. La gente non scommette affatto sull’aldilà, ma sull’aldiqua. Perché continua a riprodursi. È come se fosse sicura che, pur avendo sofferto, i figli soffriranno di meno o saranno felici. È questa la suprema illusione.
Non ci si rende mai conto che la sofferenza è ineliminabile e che non diminuisce affatto da una generazione all’altra. Il risveglio è quasi sempre amaro, se non ci si prepara prima, se si crede acriticamente a ciò che raccontano le religioni e i poteri forti. che ci trattano come mandrie da alllevamento.


domenica 30 luglio 2017

L'esperienza diretta

È inutile seguire questa o quella tradizione, questa o quella religione, questa o quella filosofia. È inutile chiedersi se ha ragione Gesù, Buddha o Platone.

Il problema è che noi dobbiamo capire chi siamo, anzi percepirlo direttamente. Se no, sarà sempre una conoscenza di seconda mano, una fede piena di dubbi. Dunque, non una vera conoscenza, ma un’incertezza.

Colui che contempla

Tutti noi siamo più o meno coscienti, e non è difficile esserlo: fa parte della nostra natura.
Ma non è facile comprendere che cosa sia la coscienza. Perché, in realtà, cerchiamo di capire intellettualmente: cerchiamo parole, idee, concetti, analogie, paragoni, metafore…
Quello che non riusciamo a fare è collocarci nel luogo della coscienza ed esserne testimoni.
Meditare non è cercare definizioni, ma stabilizzarsi nel luogo del sé autentico, ed essere testimoni. Anche perché questo è l’unico “luogo” in cui trovare un po’ di tranquillità.
La coscienza è sempre inquieta, per non dire infelice.

Non siamo il corpo, non siamo neppure la coscienza. Siamo colui che contempla tutto ciò.

sabato 29 luglio 2017

Polvere di stelle

La scienza ci conferma che siamo nati tutti da polvere di stelle, ossia da immense esplosioni di supernove che hanno sparso materiali dappertutto, fornendo i mattoni della vita. L’idrogeno, l’elio, il carbonio, l’azoto del Dna, il calcio delle ossa e dei denti, il ferro nel sangue, ecc. provengono da queste disseminazioni.
Ma se da lì, da quegli elementi che consideriamo inanimati, è nata la coscienza degli animali, più o meno evoluta, vuol dire che di inanimato non c’è proprio niente e che la coscienza è latente in ogni cosa, anche nella pianta e nel sasso, il che era ben noto alla saggezza antica.
“Alza una pietra e lì troverai il divino” troviamo scritto in un testo gnostico.
Ma con questo non dobbiamo dedurre che all’inizio vi sia una Supercoscienza, perché la coscienza è pur sempre divisione e dolore. No, come dimostra il nostro concepimento, in principio c’è un’unione estatica (quella dei nostri genitori) che solo in seguito diventa coscienza.
È una diversa forma di coscienza dove si perde o non c’è il senso dell’io e della separazione.

Questo ci insegni come meditare. Nessuna parola, nessun ragionamento, ma unificazione al di là della mente.

venerdì 28 luglio 2017

Meditazione di guarigione

Ti senti stanco, ti senti vecchio, ti senti cretino, ti senti malato? Com’è possibile?
Tu sei Dio, l’eterno, l’infinito, l’assoluto… ossia colui che è ab-solutus, libero da tutto. Ti pare possibile che Dio abbia il raffreddore?
Il fatto è che non ne sei convinto. Tu credi in Dio, dunque non sei Dio.
Sei vittima delle tue stesse convinzioni. Ti limiti da solo.
Considerati l’infinito e ogni problema si risolve.

Ecco una meditazione di guarigione – guarigione dalle limitatezze che ti sei autoimposto. Immaginati infinito ed eterno. Di che cosa potresti aver paura?

Nuvole e sole

Di solito pensiamo che la vita termini con la morte – e la cosa ci spaventa. Ma dovremmo cambiare prospettiva.
Siamo quasi sempre morti (che cosa sono cent’anni contro l’eternità?) Tranne quel po’ di vita che ogni tanto appare.

Ogni tanto un’ombra passa sull’eternità, ma presto scompare – e ritorna la luce.

Il Testimone

C’è qualcosa o qualcuno che è testimone di tutto ciò che passa per la mente di un individuo. Quando però il corpo muore e anche la coscienza individuale si dissolve, Il Testimone non ha più niente da osservare. E ritorna ad essere il Testimone universale.
Non c’è dunque perdita, se non quella della piccola lente di ingrandimento che era stata la coscienza di un individuo. Non c’è più il sé di qualcosa di particolare, ma il Sé di tutto.
Ognuno si appropria di un po’ di questa coscienza universale, credendo che sia sua (e questa è l’illusione). Ma, alla fine, deve restituire il maltolto.

Fine dell’illusione e ritorno alla realtà.

giovedì 27 luglio 2017

La funzione della mente

Gli esseri umani non possono fare a meno di utilizzare la mente per tutte le questioni pratiche,  per sopravvivere. Ma, mentre gli uomini comuni sono tutti presi da queste questioni e tutt’al più si affidano a qualche religione per le questioni spirituali, e quindi si fanno sempre guidare dalle funzioni e dai prodotti mentali e ne sono schiavi, il saggio vede la mente come uno strumento da tenere ad una certa distanza.

Sa che deve tenerla sotto osservazione, come un pazzo che, in certi momenti, dà in escandescenze e scivola in stati di delirio.

I giochi della coscienza

Noi siamo esseri dotati di coscienza, siamo cioè consapevoli di essere. E c’è voluto tanto tempo per diventarlo, sia collettivamente (come umanità) sia individualmente (chi si ricorda quando è nato?). Ma dobbiamo anche essere consapevoli che tutto ciò che è cosciente è temporaneo.
Siamo come fiori che sbocciano in un campo, durano qualche ora o qualche giorno, si rimirano e poi scompaiono.
Prima e dopo che cosa c’è? Ovviamente qualcosa che non è consapevole, qualcosa che non esiste, qualcosa che non è individuale.
A livello di meditazione, dobbiamo certamente partire dalla sensazione o coscienza di essere, di essere un io, per poi ampliarla al di là di parole e concetti, in modo da allargare sempre di più il piccolo cerchio dell’io.
La meta ultima è “comprendere”, ma non nel senso di inquadrare nelle categorie mentali, bensì di uscirne.
La coscienza e la consapevolezza di sé sono qualcosa di meraviglioso, ma sono inquinate da una fede perversa che le cose siano reali, vere, oggettive. Mentre si tratta di una fantasmagoria di luci, di un gioco ad apparire e sparire, come uno spettacolo teatrale.

La meta ultima è andare al di là della coscienza abituale, verso un’Ultracoscienza che è paga di se stessa e non sente alcun bisogno di divenire, di apparire, di nascere-e-morire e perfino di esistere.

mercoledì 26 luglio 2017

Le traiettorie dell'io

Ciò che cerchi in questo momento non è che una sensazione temporanea. Anche se ti sembra che l’idea di essere sia sempre la stessa, non è così: varia da un momento all’altro. Forse ti ricordi di ciò che hai provato quella certa volta, tanti anni fa. Ma quella volta eri diverso da adesso e provavi qualcosa di diverso.
Ciò che senti ora non è ciò che sentivi allora, né per le singole esperienze né in senso generale. Dunque, la tua certezza di essere le stesso è un’illazione della mente. In realtà, momento per momento, cambi.
Prendi un album di foto della tua infanzia e pensi: “Quello ero io da piccolo”. Ma sai bene che “quello” non è questo, che ciò che provavi allora, al momento della foto, non è ciò che provi e pensi adesso. Sei un altro. Tanti “te stesso” che cambiano da un istante all’altro: non sei neppure quello di poche ore fa.
Se si incontrassero i tuoi “io” a stento si riconoscerebbero. Troverebbero che sono due estranei o due parenti che non si sono più visti per 30 o 40 anni.
C’è un faticoso riconoscimento, ma ognuno è andato per la sua strada e ora siete entrambi diversi. Ad ogni istante avresti potuto prendere un’altra strada e diventare un altro. E forse è proprio così: gli altri sono tanti io che hanno imboccato traiettorie diverse.

L’io cosciente ed autocosciente è sempre qualcosa di istantaneo, e ad ogni istante cambia. Se cerchi ciò che non muta nel carosello del divenire, devi andare anche al di là del senso dell’io e della coscienza personale.

martedì 25 luglio 2017

L'obiezione turistica

Oltre all’obiezione antiabortista, ora c’è quella turistica. In Calabria, il titolare di una casa vacanze ha detto di no a una coppia di omosessuale, scrivendo che non vuole “gay e animali”.
Qui si vede da quale cultura vengono le discriminazioni e le persecuzioni degli omosessuali. Ma sono sicuro che qualche prete o ipercattolico si sarà dichiarato d’accordo.
Forse, un giorno, qualcuno dirà no alle coppie cattoliche e agli animali.

Chissà se quel titolare accetterà i preti pedofili.

Le visioni mistiche

Tutto ciò che riguarda le visioni di mistici e santi, oltre a quelle delle persone comuni, dipende dall’immaginazione, è un prodotto non di esperienze di vetta, ma di esperienze grossolane.
Vedere il divino sotto forma umana è scambiare i deliri della mente per realtà.
Questo vale anche per le visioni di luci, di suoni, di voci, di madonne, di angeli, di figure religiose, ecc. Non sono esseri divini che si rivelano, ma le scorie della nostra fantasia, film di serie B e C.
Se poi vogliamo vedere Dio sotto forma di uomo (come nel caso del cristianesimo o dell’induismo), commettiamo l’errore peggiore.
Dio non ha forma; se vedi forme non vedi Dio.
Dio non ha corpo, non ha figli, non ha mogli, non è padre, non è madre, non ha attributi.

Da noi si venera chi vede la madonna, non chi riconosce che il divino non è visibile.

La consapevolezza della coscienza

Per noi la coscienza, l’essere consapevoli, è lo stato più augurabile, tant’è vero che ciò di cui abbiamo più paura è restare magari vivi ma senza consapevolezza, come nelle malattie degenerative del cervello.
Non pensiamo mai che la coscienza è associata alla divisione e alla sofferenza.
Eppure, se proviamo a rammentare le nostre massime esperienze di piacere, di godimento, di felicità e di estasi, scopriremo che erano quelle in cui non ci ricordavamo neppure più del nostro io.
C’è dunque consapevolezza e consapevolezza. C’è anche una consapevolezza egoica deleteria, un eccesso di consapevolezza.

Ci sono livelli diversi di consapevolezza. Quello che noi cerchiamo è l’Ultra-coscienza, il samadhi completo, colui che è consapevole della coscienza.

lunedì 24 luglio 2017

L'Ultra-coscienza

Di solito immaginiamo l’illuminazione o la realizzazione come il raggiungimento di una Super-mente o di una Super-coscienza. Ed essere consapevoli ci sembra il massimo dell’evoluzione.
Ma non possiamo dimenticare che coscienza è sinonimo di divisione. Se sono consapevole di me, vuol dire che mi sono scisso tra soggetto e oggetto. Quando un bambino nasce, non ha nessuna consapevolezza di sé, non può neppure pensare o sentire “io sono”. Ci vogliono anni per formare una coscienza. E nessuno si ricorda di cos’era prima di nascere.
Il fatto è che non c’era coscienza, così come non ce n’è quando ci addormentiamo o sveniamo. Avere una coscienza ci sembra un grande risultato, una conquista dell’evoluzione; ma perché poi dobbiamo sparire di nuovo nel nulla? Dal nulla veniamo e nel nulla torniamo.
Sembra un gioco scemo… a meno che qualcuno un giorno non trovi il modo per non morire o per passare da uno stato all’altro senza sofferenze. I primi cristiani, per esempio, credevano che sarebbero stati direttamente “assunti” in cielo.

Comunque sia, rimarremmo esseri divisi, e quindi una vera meta ultima comporterebbe un Sé unitario (non diviso), in cui sparirebbe ogni traccia di divisione, ma anche ogni traccia di coscienza, almeno così come la intendiamo noi.

La dinamica del desiderio

Quante volte ci capita di desiderare ardentemente qualcosa o qualcuno, al punto da pensare di non poterne fare a meno, e poi scoprire, dopo averlo ottenuto, che non ci interessa più. Lo mettiamo da parte come un giocattolo che non ci piace più.
Questo è il meccanismo del desiderio, che ci fa apparire necessarie o insostituibili cose o persone. Sono la fantasia, l’immaginazione, la brama di appropriazione che ce le fanno apparire uniche e irrinunciabili. Il desiderio può essere così forte che ci sembra di non poter vivere senza di esse.
Ma poi le cose, viste da vicino, si ridimensionano. E subentra la delusione.

In fondo noi appariamo in questo mondo per la forza del desiderio, se non altro dei nostri genitori. Ma, se sapessimo che dovremo stare nove mesi in un utero e poi anni senza una precisa consapevolezza di essere, e che dovremo quindi subire distacchi, dolori, malattie, sofferenze e infine la morte – ci domanderemmo se ne vale la pena. 

Ma nessuno chi chiede il nostro parere, nessuno ci prospetta chiaramente ciò che ci attende.