domenica 30 settembre 2018

Atei per rispetto


Ci sono persone che si dichiarano atee proprio per il rispetto che hanno verso Dio. Accorgendosi infatti di come è fatto male il mondo e delle leggi violente e spietate che lo governano, concludono che non può essere stato creato da un Dio che è perfezione, bontà ed amore; tutt'al più può essere stato creato da un apprendista stregone, da un artefice poco intelligente, confusionario e rozzo.
       Nell'antichità, proprio da queste considerazioni, era nata l' "eresia gnostica", che distingueva appunto tra un Dio supremo ma lontano ed un Demiurgo più vicino ma degenerato - il nostro Dio, quello che viene adorato ignorantemente nelle varie religioni.
       In realtà, non si tratta tanto di un'eresia, quanto di una constatazione di chi guarda la realtà non in base a fedi o idee preconcette, ma direttamente. Questa constatazione è talmente vera che nelle varie religioni si è dovuto inventare il concetto di un "peccato originale" o di una "caduta". E così si è giunti a dire che l'uomo e l'universo sono degenerati. In altri termini, si è ributtata la colpa sulle spalle dell'uomo: furono Adamo ed Eva - capite? - che con la loro colpa fecero decadere il mondo.
       Si noti dunque a quali arzigogoli può arrivare la mente umana pur di salvare l'idea di un Dio perfetto.
       Che cos'è Dio, ossia il mito di Dio, se non la separazione fra bene e male in un unico Essere, che ovviamente conserva solo il primo dei due termini? Il mito di Dio è che il bene possa essere separato dal male. Ma è possibile fare una medaglia con un'unica faccia?

Prendere coscienza


Perché tanta resistenza ad evitare la via della consapevolezza e a scegliere invece la via dell'acquiescenza all'opinione comune? A parte la mancanza d'intelligenza e di coraggio, il problema è che non tutte le rivelazioni prodotte dalla consapevolezza sono piacevoli. Alcune sono decisamente squallide. Per esempio, la scoperta che siamo individui qualunque, che siamo come banderuole al vento, che non sappiamo decidere, che la nostra personalità è un'accozzaglia di luoghi comuni e di tratti presi in prestito da qualcun altro, e che insomma siamo già semi-morti senza accorgercene . Rivelazioni che mettono a dura prova il nostro senso di autostima o la nostra presunzione.
       No, non sempre la consapevolezza passa per esperienze gradevoli. Ma è necessario affrontare per prima proprio quest'opera di demitizzazione e di ridimensionamento se si vuole approfondire la conoscenza di noi stessi e del mondo. Ci credevamo chissà chi e invece scopriamo di essere delle nullità.
       Ecco perché evitiamo la via della consapevolezza e preferiamo restare nella via dell'incoscienza. Non vogliamo svegliarci dal nostro sonno di illusioni. Siamo figli di Dio, perbacco, e abbiamo un'anima immortale assicurata! Perché uscire da questo gratificante sogno ad occhi aperti?
       Ma avere un'origine divina non significa niente, perché tutto ha un'origine divina, anche il criminale e il gatto; e quanto alla vita immortale, può essere un'immortalità di noia, di conformismo e di batoste.
       In realtà c'è molto da fare per uscire dalle nostre confortanti illusioni, c'è un lavoro da compiere per risvegliarci da un sonno millenario. E per prendere coscienza.

Guardare dall'alto


Diceva José Saramago che è grave non solo la perdita della vista fisica, ma anche la perdita della vista generale, ossia della capacità di vedere l'insieme delle cose, le loro interrelazioni e la loro reciproca posizione e il rinchiudersi così nel proprio orticello, nel proprio piccolo interesse privato ed egoico.
Non è esattamente quello che succede oggi e in ogni tempo? Il problema è che nessuno insegna agli uomini a "vedere"; e così essi guardano ma non vedono, hanno occhi per vedere ma non li usano...o li usano soltanto per contare i loro soldi, per ingrassare il loro piccolo o grande patrimonio.
Troppo poco. Ogni tanto bisogna sapersi innalzare al di sopra delle piccole cose e dei propri affari personali, e salire come su una montagna per guardare tutto dall'alto. Anche questa è meditazione.

sabato 29 settembre 2018

La vita futura


A prima vista, il buddhismo sembra voler dire che la vita è qualcosa di negativo, perché è inscindibile dalla sofferenza. Anche altre religioni orientali sembrano voler considerare l'esistenza qualcosa da cui ci si deve ad ogni costo liberare. Al contrario, le religioni occidentali sembrano voler indicare che la vita, nonostante il suo carico di dolore, è comunque qualcosa di positivo. Ma non bisogna farsi confondere da simili affermazioni. Il buddhismo per esempio esalta anche la preziosità della vita umana, in quanto è una gran fortuna, una fortuna rara, essere nati sotto forma umana: solo così, infatti, si può tentare la via della liberazione.
       Dunque nessuno nega la fortuna di essere nati, il bene della vita, il privilegio di possedere la scintilla della consapevolezza. C'è solo una differenza di prospettiva. Mentre per le religioni occidentali (giudaismo, cristianesimo ed islam) la vita sotto forma umana sembra essere un livello di massimo sviluppo, per quelle orientali essa è solo un livello di sviluppo piuttosto basso, e sono necessarie altre vite ed altri salti di coscienza per approdare ad un livello ben superiore. Va detto, però, che anche le religioni occidentali prevedono altri livelli dopo questa vita: paradiso, purgatorio e inferno; nonché livelli angelici e diabolici. C'è dunque perfino la possibilità di tornare indietro nella scala evolutiva.
       Ma per l'Oriente sarebbe per lo meno strano che tutto si risolva in una sola vita e che la condanna o il premio siano eterni.
       Non c'è comunque una gran differenza tra Oriente ed Occidente: semmai, l'Oriente è più sofisticato e prevede molti livelli di sviluppo e di esistenze. Ma resta in entrambi i casi c’è l'idea che questo stato sia un fondamentale trampolino di lancio per una vita futura più evoluta.

venerdì 28 settembre 2018

L'impermanenza di tutte le cose


La prima delle "quattro nobili verità" del buddhismo è che "tutte le cose sono impermanenti" e la seconda è che "tutte le cose sono soggette alla sofferenza". Le cose sono impermanenti perché sono soggette allo scorrere del tempo, all'invecchiamento, alle malattie e alla disgregazione; di conseguenza nessuna può sfuggire alla sofferenza. Nessuno potrebbe contestare queste affermazioni: tutti siamo coscienti che le cose sono impermanenti e che nessuna può sfuggire alla sofferenza. La vita è un evolversi e un mutare continuo, e questo non può non produrre dolore.
       Tutte le filosofie, tutte le saggezze sono giunte a questa constatazione.
       Ma a questo punto la saggezza si biforca. Dalla consapevolezza che le cose impermanenti derivano due atteggiamenti opposti: nel primo, proprio perché sappiamo che niente dura, cerchiamo di apprezzare e di sfruttare il più possibile le fonti di piacere e di felicità. Questa è una prima forma di saggezza, che ci porta ad attaccarci ancora di più alle cose. Nel secondo atteggiamento, invece, cerchiamo di distaccarci da ogni cosa, anche da quelle che procurano una gioia passeggera. Quale dei due è quello giusto?
       In realtà non c'è contraddizione. Perché chi rinunciasse a tutto, anche all'amore, alla famiglia e ai beni, sarebbe comunque soggetto alla sofferenza. Forse soffrirebbe meno acutamente, ma soffrirebbe comunque e la sua vita sarebbe squallida e vuota.
       Una saggezza più profonda ci dice dunque un'altra cosa. Dobbiamo saper apprezzare e sfruttare le fonti di felicità, dobbiamo minimizzare le cause di infelicità e dobbiamo essere consapevoli ad ogni momento che tutto può disgregarsi e finire. Questa consapevolezza ci rende ancora più sensibili ai beni che ci vengono elargiti, ma ci fa anche capire che niente è veramente in nostro possesso e che tutto è destinato a sfuggirci di mano. Si tratta di un atteggiamento che potremmo definire meditativo. Bellezza e malinconia della vita...Innanzitutto è bene distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è. Un amore è importante; il tifo calcistico è una stupidaggine. Dunque, se è bene conservare l'amore, è una stupidaggine soffrire per il tifo calcistico. Ritroviamo la giusta dimensione delle cose.
       In secondo luogo, dobbiamo essere consapevoli che, per quanto quell'amore sia importante, può finire da un momento all'altro: possiamo innamorarci di un'altra persona, possiamo essere traditi o abbandonati, possiamo perdere nel corso del tempo quel sentimento, possiamo perdere la persona, ecc. Questa consapevolezza non ci deve portare alla rinuncia (dovuta alla paura di soffrire), ma ad una meditazione su quell'amore - una meditazione in cui si affaccia comunque l'idea del distacco. Il distacco in fondo non dipende da noi, ma dipende dal corso delle cose.
       Distaccarsi è prendere le distanze, è vedere le cose da punti di vista diversi, è penetrare e prevedere. Che cosa succederà se la persona amata mi tradirà o mi lascerà? Non potrò più vivere? A molti succede proprio questo. Ma, se nel frattempo avrò lavorato a meditare, l'abbandono non mi coglierà impreparato e io avrò scoperto altre ragioni per vivere, al di là anche di quell'amore.
       Applichiamo ora questo tipo di meditazione al legame affettivo primario: quello con noi stessi. In effetti, anche il legame con noi stessi è destinato a finire con un distacco. Ma è una fine o una "liberazione da"? 

Viaggi lontani


Quanti chilometri siamo disposti a fare per andare a visitare posti lontani: Parigi, Londra, l’America, l’India, la Cina, le Bahamas, ecc., o addirittura qualche altro pianeta !
Ma, quando si tratta si andare nel posto più prezioso di tutti, nel centro segreto che è dentro di noi, che è noi, allora ci sembra di dover andare chissà quanto lontano, ci sembra di dover fare chissà quale fatica. E rinunciamo.
Così, conosciamo magari Calcutta, Barcellona o la Luna, ma non sappiamo niente di noi stessi.
Non è tutta qui l'alienazione degli uomini?

giovedì 27 settembre 2018

Il non-senso della vita


Nella ricerca di senso, abbiamo creato Dio, il datore di un senso – anche se di un senso limitato e ristretto. Ma poi il rimedio si è rivelato peggiore della malattia. Perché, caduta l’illusione di un Padre-Padrone che, nel bene e nel male, si occupa di noi, abbiamo scoperto il vuoto di senso. Nessuno ci aiuta e siamo soli. Capiamo che quel senso era un espediente per non essere soli, per dare comunque un senso al vivere.
Ma in realtà la vita ha un senso in se stessa, perché noi abbiamo sempre una sensazione, una direzione e un dovere. Dobbiamo comunque sempre mangiare, respirare, percepire, conoscere, invecchiare… indipendentemente dal senso razionale. Trovandoci su un piano inclinato, non possiamo fermarci, non possiamo non rotolare. Anche se stiamo immobili, procediamo comunque.
Il senso della vita è proprio questo procedere – il buon vecchio divenire. Dobbiamo imparare a vivere e a operare senza un senso razionale, seguendo le inclinazioni dell’esistenza.
Con Dio o senza Dio, con un senso o senza senso, volenti o nolenti, noi procediamo. Tutti i giorni dobbiamo risvegliarci, tutti i giorni dobbiamo andare a dormire: non possiamo farne a meno. La vita non ha bisogno di un senso che venga dall’esterno. Ha già il suo senso. Anzi, ogni senso razionale appare giustapposto e dunque arbitrario.

Padroni di noi stessi?


Siamo noi a usare i ricordi o sono i ricordi a usare noi? Siamo noi a usare la mente o è la mente che usa noi?
Basta porsi simili domande per accorgersi che siamo ben poco padroni di noi stessi. Perfino a casa nostra siamo abitati da mille altre volontà. E, quando ci illudiamo di decidere, chissà chi decide per noi.
La nostra unica forza non è metterci a combattere le altre volontà che ci abitano, che ci condizionano e che ci indirizzano, ma esserne consapevoli. Questa è la nostra unica padronanza. Per il resto siamo campi di battaglia in cui veniamo sballottati di qua e di là.
Teniamoci dunque stretti a questa nostra consapevolezza. Non è importante se siamo consapevoli di non essere padroni di noi stessi. Noi siamo gli osservatori consapevoli anche della nostra impotenza. E, in tal senso, abbiamo una nostra autonomia.

mercoledì 26 settembre 2018

La religione del futuro


Sarà un bel giorno quello in cui l'umanità si libererà dell'idea di un Dio Persona, che ha creato l'uomo per giudicarlo. Dico che sarà un bel giorno perché vorrà dire che gli uomini avranno imparato a comportarsi bene senza bisogno di premi e di castighi ultraterreni, senza bisogno di Padroni eterni. Sì, perché, a questa idea primitiva del Dio-Padre-Padrone corrisponde quella della necessità del padrone terreno. Anzi, si può dire che l'idea del Padre-Padrone divino sia una conseguenza di quella del padre-padrone terreno - una convinzione che nasce dalla necessità dell'animale uomo di avere un capobranco. E questa necessità nasce a sua volta dal fatto che l'uomo non è autonomo, non è in grado di riflettere e di meditare, ed ha quindi sempre bisogno di qualcuno che lo guidi.
A quel punto gli uomini avranno imparato ad autogovernarsi. Diceva a questo proposito Albert Einstein: "La religione del futuro dovrà essere una religione cosmica, che trascenda il Dio personale ed eviti dogmi e teologie. Dovrà abbracciare la sfera naturale e quella spirituale, basandosi su un senso religioso che nasce dal sentire tutte le cose naturali e spirituali come un'unità carica di senso".
       Siamo a quel punto? Non mi pare. Le masse hanno ancora bisogno di qualcuno da idolatrare, e, quando non trovano qualche Dio immaginario, ecco che vanno a idolatrare qualche sua presunta incarnazione o qualche Papa fasullo o qualche divo dei nostri tempi. Tutto, pur di non usare la propria consapevolezza e la propria autodeterminazione.
Quando si dice che l’umanità è dominata dall’illusione, ci riferiamo proprio all’incapacità di uscire dal mito e di guardare oggettivamente la realtà. Che non è quella che ci viene raccontata.
Il cosmo non è stato creato da una mente perfetta, ma da una mente rozza, piena di evidenti limiti. E tutto è in evoluzione semplicemente perché all’inizio era fatto male.

martedì 25 settembre 2018

La preghiera meditativa


Nella preghiera si cerca l’aiuto di un’Entità superiore, nel presupposto che sia potente e voglia aiutarci (tutto da dimostrare). Nella meditazione si cerca di fare appello alle proprie energie più profonde, si cerca di mobilitare le proprie forze e il proprio potere, che sono comunque quelle dell’universo e dunque “divine.”
Nella preghiera si usano parole e si chiede qualcosa di preciso; nella meditazione non si usano parole e si cerca calma, energia e chiarezza. E qui siamo sicuri che qualcuno vuole veramente aiutarci: il nostro stesso Sé.
Sugli dei, cioè sull’aiuto di qualcun altro, è meglio non contare.

Violenze religiose


Le religioni non smettono mai di stupire per la loro carica di violenza, più o meno sotterranea, più o meno dissimulata. E non mi riferisco solo ai vari terrorismi d’ispirazione religiosa, ma soprattutto a certe violenze sulle coscienze. Per esempio, nella Chiesa cattolica, qualcuno ha pensato bene di spostare l’età della prima comunione a sette anni. Perché mai? Forse perché a sette anni non si può avere nessun senso critico e si accettano meglio le verità rivelate? Certo, in questo sforzo di condizionamento precoce, la palma della violenza psicologica spetta al battesimo, in cui addirittura il neonato viene marchiato con una cerimonia di appartenenza. Nessuno pretende una partecipazione consapevole. Al contrario! Più sono inconsapevoli, meglio possono essere indottrinati.
       La volontà di prevaricazione dei religiosi di professione è infinita, e parte sempre dalla convinzione di essere i depositari di qualche verità, addirittura gli unici mediatori e interpreti della volontà divina. Interpreti interessati, perché a loro poi spetta una parte del potere con cui alcuni uomini dominano gli altri uomini. A questa volontà di potere fa da contrappunto la volontà di sottomissione delle grandi masse di fedeli, i quali arrivano a credere che, per esempio, Dio si metta a verificare se i morti siano circoncisi o battezzati o se abbiano osservato un mese di digiuno. Saremmo nel ridicolo, se non fossimo nel tragico dell’ignoranza umana.

lunedì 24 settembre 2018

La meditazione di consapevolezza


Se poi non si ha tempo per praticare in modo formale, seduti, se non si vogliono o non si possono fare esercizi di concentrazione o ripetizioni di mantra, se non si vuole seguire il respiro, ricordiamoci che l’essenza della meditazione è la consapevolezza.
In qualunque posizione, in qualunque momento, in qualunque occasione, ci si ricordi di essere consapevoli di ciò che ci succede e del modo in cui reagiamo. “Mi sta capitando questo o quello, sto reagendo così, sono qui e ora…”
Eccola vera sostanza della meditazione, quella che manca alle religioni, quella che costituisce il nostro scopo nella vita. Essere consapevoli, essere sempre di più consapevoli.
Non si tratta di credere o di pensare, non si tratta di far filosofia, non si tratta di cose impossibili da fare. Si tratta di essere consapevoli.
È attraverso di noi, attraverso la nostra consapevolezza, che si realizza il fine dell’evoluzione universale. Dunque, esercitiamoci sempre di più e meglio. Non ci sono scuse. Non può esserci mancanza di tempo. Non dobbiamo aspettare l’ispirazione o la grazia divina. Si può sempre essere consapevoli in qualsiasi circostanza. Tocca a noi.

domenica 23 settembre 2018

Una religione allo sbando


A Veroli, una suora di clausura colpisce alla testa con un mattone un sacerdote e lo manda all’ospedale. Il motivo? Pare che i due, entrambi nigeriani, litigassero per la proprietà di un rosario.
       Se una religione non sa insegnare nemmeno un minimo di distacco e di autocontrollo ai suoi membri, come volete che possa essere utile al mondo?

Veleni e controveleni


Nel Buddhismo tibetano si parla dei “cinque veleni” o delle cinque passioni, che sono l’attaccamento, l’ira-avversione, l’orgoglio (quindi l’egocentrismo), l’ignoranza (la mancanza di chiarezza, l’illusione) e la gelosia-invidia. Ma si parla anche delle cinque saggezze. Quali sono queste cinque saggezze? Gli stati che nascono proprio dai cinque veleni. Per esempio, è dall’attaccamento che nasce – se si sviluppa la consapevolezza – l’atteggiamento opposto della compassione, dell’altruismo e dell’amore distaccato.
Ma resta il fatto che se non esistesse l’attaccamento, non si potrebbe fare esperienza del suo contrario. In tal senso, gli opposti sono del tutto complementari, e da ogni veleno nasce la possibilità di creare il suo farmaco. Questo significa che, per raggiungere la saggezza, non si può prescindere dalle esperienze degli stati ambivalenti e confusi, non si può sperare di saltarli o di reprimerli. Sperimentare fino in fondo e diventare consapevoli – questo è il percorso degli esseri umani.


Sati: presenza mentale


Si fanno campagne contro la distrazione in automobile. Per evitare gli incidenti stradali, mentre guidate, non telefonate, non parlate, non guardate schermi, non pensate ad altro, ecc. In sostanza, fate una sola cosa alla volta; se guidate, guidate e basta, concentrandovi solo sulla guida.
       E' il principio della sati, la presenza mentale.
       La sati dovrebbe essere applicata ad ogni attività della vita. Se si vive distratti, si fa una cosa, ma si pensa ad un’altra...con il risultato che si fa tutto a metà e male.
Come dice l’antico testo buddhista del Dhammapada, "i disattenti è come se fossero già morti... L'attenzione è la via che conduce all'immortalità".
       Dunque, l'Occidente riscopre antichi principi orientali, convalidandone la giustezza. Provate a respirare con la sati: respirare e basta, respirare con presenza mentale, con totale consapevolezza.

sabato 22 settembre 2018

Il silenzio mentale


Il dialogo interiore è il costante ronzio dei nostri pensieri, è l’instancabile ma defatigante chiacchiericcio mentale che esaurisce le nostre energie mentali e ci allontana dalla realtà. È come una lastra di vetro deformante tra noi e il mondo, tra noi e il nostro vero Sé. È come l’interferenza che in una radio ci impedisce di ascoltare una stazione trasmittente.
Ma non si tratta di un disturbo che venga dal di fuori. È un rumore che viene da noi stessi, dal nostro interno. Tant’è vero che, se anche ci allontaniamo da tutte le fonti esteriori di interferenza, non per questo ci troviamo in silenzio.
Trovare il silenzio interiore è un’altra cosa. Si tratta di far tacere la mente, con tutti i suoi pensieri, le sue immagini, le sue fantasie, i suoi racconti, i suoi ricordi, le sue previsioni, ecc. Ed è difficile. A questo servono la ripetizione di un mantra (per esempio “ah-hum” = io sono) o la concentrazione su un punto visivo (per esempio chiudendo gli occhi e osservando la nebula luminosa centrale)
La liberazione dalle chiacchiere interiori ci permette di percepire ciò che veramente siamo (il nostro vero Sé) al di là di ogni schermo mentale e di ogni idea che ce ne siamo fatti e ci dona una vista limpida e lungimirante che ci sarà utile sia nella vita di tutti i giorni sia nella vita spirituale.
Illuminazione è ascoltare e vedere chiaro.

venerdì 21 settembre 2018

La "nuova" politica


Chissà perché la nuova politica in Italia assomiglia tanto alla vecchia. S’incomincia con il classico condono delle tasse, denominato “pace fiscale”, cosa che hanno fatto tutti i governi precedenti. Un provvedimento che cerca soldi e il cui messaggio è sempre: “Non pagate subito le tasse, tanto arriverà un condono e ne pagherete solo una minima parte”. Dal che si capisce si capisce perché in Italia l’evasione sia così alta.
I poveri contribuenti che hanno trattenute alla fonte e che non possono evadere non saranno troppo contenti.
Poi si passa alla nomina del “nuovo” presidente Rai, che è un ex dipendente di Mediaset. Il che significa che la Rai è ancora condizionata da Berlusconi. Non una novità. Mediaset occupa un terzo delle trasmissioni televisive ma ha due terzi dei proventi pubblicitari.
Quindi si arriva ai regali fatti alla Lega. Dopo aver negato di non aver rubato i 50 milioni, la Lega accetta di pagare un rimborso rateale. Ma il pagamento è dilazionato in 88 rate e in ottant’anni. Chi non lo vorrebbe?
E infine ecco il Movimento Cinquestelle che si oppone anche alle Olimpiadi invernali. Tutto come da copione. Niente di nuovo sotto il sole italico.
Avanti a far debiti - un giorno qualcuno pagherà.
Il fatto poi che Conte abbia il santino di padre Pio nel portafogli, che Salvini giri col rosario e che Di Maio si faccia ritrarre a Messa, ci conferma inequivocabilmente che siamo tra veraci italioti e che nulla avanza sotto il profilo culturale.

Il trattamento delle emozioni


In meditazione, prima o poi bisogna arrivare a una gestione delle emozioni; altrimenti non si può andare oltre un livello convenzionale dei comportamenti emotivi – e quindi non si può andare molto in là sulla strada della meditazione stessa. Di solito, a questo punto, si parla di emozioni negative. Ma la distinzione fra emozioni positive ed emozioni negative è sempre relativa. Per esempio, la rabbia è considerata un sentimento negativo. Tuttavia la sua spinta può essere quanto mai utile a superare situazioni difficili. Lo stesso vale per la paura, per l’odio e per il desiderio: non si può buttare via il loro impeto emotivo limitandosi ad una semplice repressione, come se fossimo dei semplici pretini.
Bisogna saper distinguere innanzitutto tra sensazioni e reazioni; bisogna cioè saper individuare, isolare e stare con la sensazione. Il suo impeto può essere particolarmente utile per dare energia alla nostra vita. Ma, a tale scopo, è necessario saper assaporare l’emozione e utilizzarla per altri sbocchi: si potrebbe anche parlare di sublimazione.
Nel momento in cui si riesce a stare con la sensazione, la sua forza può essere deviata verso altre mete, diverse da quelle originarie. In tal senso le emozioni sono tutte positive. L’importante è saperle trasformare e manipolare.
La cosa è particolarmente importante per il desiderio e per il piacere. Un desiderio genuino è un’enorme forza, che può essere convogliata verso sbocchi diversi. Un desiderio è sempre la voglia di ottenere e di godere qualcosa. Perfino il desiderio di illuminazione rientra in questa categoria, e non è diverso per esempio dal desiderio sessuale. Infatti, noi desideriamo una cosa perché sentiamo che può darci gioia ed energia. Ma anche qui il punto è riuscire a stare con la sensazione, diventandone del tutto consapevoli.
Mentre però è giusto cercare di limitare gli impulsi della rabbia, dell’avversione, dell’odio o della paura, pur utilizzando la loro spinta, nel caso del desiderio di qualcosa di bello bisogna cercare di rilassarsi nella sensazione e riuscire ad espanderla. La sensazione non dev’essere più limitata a una particolare persona o a un particolare oggetto. Ma va lasciata illuminare a poco a poco l’intero essere. Ecco come nasce in meditazione la gioia.
Naturalmente molto dipende dalla qualità e dall’intensità della forza iniziale. Ma resta il fatto che, nel campo delle emozioni, non bisogna mai buttare via niente.


giovedì 20 settembre 2018

Il Dio antropomorfo


Nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento assistiamo al tentativo di migliorare l’immagine di Dio. Nell’Antico Testamento è geloso, possessivo, vendicativo, rabbioso, bellicoso e sanguinario. Chiede sacrifici di sangue ai suoi fedeli e punisce anche per piccole disobbedienze. Insomma è la proiezione dei despoti dell’epoca in cui fu concepito.
Poi i Vangeli cercano di correggere questa immagine e ci presentano un Dio compassionevole e paterno. Ma il suo istinto sanguinario lo porta a sacrificare il “Figlio” stesso in una vicenda più che sanguinaria. Siamo sempre nella religione dei sacrifici.
In realtà, tutte queste immagini di Dio, presenti anche nelle altre religioni antiche, sono piene di contraddizioni. Da una parte sono protettrici e dall’altra distruttrici, da una parte sono bonarie e dall’altra cattive, da una parte sono pacifiche e dall’altra vendicative.
Non c’è però da meravigliarsi. Sono creazioni umane, e l’uomo non può che proiettare la propria natura più profonda, con tutte le sue contraddizioni.
Solo non pensando Dio, non inquadrandole in categorie e schemi umani, si può sperare di cogliere qualcosa della realtà ultima o prima.

mercoledì 19 settembre 2018

La danza della vita: il ruolo della concentrazione


Siamo abituati a pensare che la concentrazione sia qualcosa che richieda sforzo e costrizione. Ma questo succede solo quando cerchiamo di concentrarci su qualcosa di sgradevole. Allora dobbiamo imporci di restare attenti, ed è questo che stanca e annoia.
       È anche vero che ciò che stanca è la proliferazione mentale, non soffermarsi a lungo su nulla e alimentare mille pensieri e immagini.
       Ora la concentrazione sul respiro dovrebbe essere qualcosa di naturale e rilassante, non uno sforzo. Nel seguire il respiro dovremmo riposare la mente, non affaticarla. Tutt’al più potremmo riportare gentilmente l’attenzione al respiro quando scivola via.
Ma non dovrebbe esserci bisogno di una concentrazione erculea, che sarebbe controproducente.
D’altronde, non dobbiamo cogliere qualcosa di statico, ma qualcosa che è sempre in divenire, un flusso.
Questo flusso del respiro è il flusso della vita, il suo scorrere, il suo cambiare di continuo.
Chiaramente il respiro è un simbolo della danza della vita, che non si ferma mai, che non è mai uguale, , che richiede sì concentrazione, ma è la natura stessa.
Non dobbiamo cercare stati alterati di coscienza, come succede con certe droghe. Dobbiamo solo cercare equilibrio, lucidità e chiarezza – una super chiarezza.
Non ci dimentichiamo che la nostra coscienza, il nostro corpo e il nostro sistema nervoso sono i mezzi con cui la natura diventa consapevole di se stessa. E questo dobbiamo fare, sempre di più.

Attraverso il respiro possiamo connetterci con la limpida pace che è in noi.

martedì 18 settembre 2018

La meditazione dei tre tempi


La meditazione su passato, futuro e presente serve a cambiare il nostro modo di considerare il tempo e si svolge così. Si diviene consapevoli dei momenti in cui ci ricordiamo di qualcosa. Dove siamo? Nel passato? In realtà, ci ricordiamo di un evento passato, ma siamo comunque nel presente. Infatti il passato è passato e non può più essere ricuperato.
Poi diventiamo consapevoli dei momenti in cui pensiamo al futuro, per esempio perché speriamo, temiamo o progettiamo qualcosa. Dove siamo in quei momenti? In realtà, anche se pensiamo al futuro, siamo ancora nel presente. Il futuro in sé non c’è mai.
Che cosa concludiamo? Che esiste solo il presente. 
Ma che cos’è il presente? Possiamo afferrarlo? Non pare proprio: nel momento in cui lo afferriamo, è già passato.
In realtà non c’è modo di cogliere il tempo se non cercando di adagiarci in esso. Dobbiamo smettere di pensare al tempo. Più lo pensiamo, più ce ne allontaniamo. È come il cane che cerchi di afferrare la propria coda. Ma se il cane si fermasse e si sedesse, ecco che la coda sarebbe disponibile.
Questo esercizio ci aiuta a capire come ci troviamo sempre in balia di concetti, di prodotti della mente. Ma la realtà, la verità, sta altrove. Non quando la mente pensa, ma quando si ferma e lascia spazio alla percezione diretta, all’esperienza della cosa.


lunedì 17 settembre 2018

Il supremo Architetto


Se volete capire chi sia l’architetto di un palazzo, esaminerete attentamente come è stato costruito. Dal come è stato costruito, dedurrete alcune caratteristiche del suo costruttore.
Se vi accorgete che il mondo è stato costruito con violenza e ferocia, che cosa concluderete del carattere del suo creatore?

L'incertezza di Dio


Ma se anche Dio esistesse, tutte le religioni potrebbero essere false. Tra credere in Dio e credere in una interpretazione di Dio, con tutti gli annessi e connessi di dogmi e di leggi, ci corre molta differenza.
Questa pretesa di sapere che cosa sia e che cosa voglia Dio è il gran peccato dei religiosi, che finiranno per questo tutti all’inferno. Dio, se è trascendenza, non può che essere incertezza. Se non lo è, è un pupazzo costruito dagli uomini.

Credersi un credente


Papa Francesco è andato a Palermo, evidentemente, per far ricordare che esiste. Ha detto che non si può essere contemporaneamente credenti e mafiosi. Purtroppo si può.
Già Woytila aveva fatto lo stesso discorso e aveva concluso: “Convertitevi!” Ma a voi risulta che qualche mafioso si sia convertito e abbia smesso di credersi un credente?
E, allora, a che cosa servono questi discorsi se non a far bella figura in televisione e nei media? Parole al vento, stanchi rituali.
Chiarisca piuttosto i rapporti tra Chiesa e Mafia, che sono di antica data. Spieghi perché i mafiosi vengono sposati in chiesa e i loro figli battezzati. Perché per un prete che viene ammazzato, ce ne sono mille che convivono tranquillamente.
In fondo la Chiesa e la Mafia hanno lo stesso obiettivo: la sottomissione ai potenti.

domenica 16 settembre 2018

L'importanza dell'osservazione


Werner Heisenberg sosteneva che le parti più piccole di questa realtà non esistono oggettivamente, nel senso in cui esiste un albero o una roccia, indipendentemente dal fatto che le osserviamo o meno.
Pensiamo dunque a quanto sia importante la nostra osservazione-attenzione. È da come osserviamo che si configura il mondo.
La meditazione ritiene che un osservatore sia indispensabile e che alla base del mondo si trovi propria la mente, di cui le nostre sono parti. Stai dunque attento a come osservi. Dal modo in cui sei consapevole dipende il modo in cui percepisci l’esperienza.
Il problema è che tu sei poco cosciente di come percepisci la realtà. Più che altro osservi gli effetti, non le cause. Ma le cause ci sono, che tu le veda o meno.
Tutto ciò che esperisci dipende tanto da cause esterne quanto da cause interne. Se tu osservi, sei consapevole di queste ultime e le cambi, puoi cambiare la tua stessa esperienza.

sabato 15 settembre 2018

Il superconscio


Possiamo dire che trascorriamo buona parte della nostra vita dormendo. Questa frase può essere interpretata in due sensi: uno negativo e uno positivo. Dormiamo in modo negativo quando, nella vita quotidiana, non siamo consapevoli di ciò che facciamo o pensiamo. Ma dormiamo in modo positivo - e necessario - quando ci riposiamo, quando ci distendiamo, quando lasciamo andare lo stress dell'esistenza e quando ci addormentiamo.
       Quando dormiamo, entriamo in un altro mondo: un mondo in cui prevalgono le forze dell'inconscio, su cui non abbiamo nessun controllo. Se abbiamo la necessità di dormire tutti i giorni, vuol dire che la natura non è soltanto quella che conosciamo, ma qualcosa di ben più vasto e profondo, in cui si aprono passaggi sconosciuti e forze immense. Noi proveniamo da un mondo del genere e, alla fine della vita, ci ripiombiamo dentro.
       Questo mondo inconscio è ciò che dirige anche il mondo conscio, che ne siamo consapevoli o meno.
       Ecco perché è meglio familiarizzarsi con esso, adottando una forma di meditazione che segua il percorso del processo di addormentamento fino ad un certo punto: la distensione fisica, la diminuzione dei pensieri, il rallentamento del respiro, il calo della pressione (fisica e mentale), il distacco, ecc. Insomma predisporsi ad una specie di sonnellino della mente razionale.
       Questo metodo può essere utilizzato per far emergere materiali e messaggi dell'inconscio. Recenti ricerche di psicologia hanno dimostrato, per esempio, che il nostro inconscio ci dice chiaramente se il nostro rapporto di coppia finirà bene o male, se ci sono difficoltà. Si tratta di sensazioni "di pancia", di intuizioni, cui però non sempre prestiamo attenzione.
       Se invece ci allenassimo ad "ascoltare" simili messaggi, capiremmo tante più cose su noi stessi e sul nostro rapporto con gli altri. D'altronde, già nel buddhismo zen, ci si addestra a respirare e a concentrarsi sul tanden o hara, ossia sulla zona tra pancia e addome, su cui si scaricano tante tensioni e in cui esiste per così dire un "secondo cervello". Se solo prestassimo attenzione a queste sensazioni, a queste emozioni, riusciremmo a captare i messaggi provenienti non dalla mente razionale, ma da quella inconscia. Che - lo ripeto - è ciò da cui proveniamo e cui torneremo.
       L'inconscio è una funzione sempre attiva, non solo di notte ma anche quando siamo desti. E diminuendo le difese e le tensioni diurne, adottando le tecniche di meditazione già dette, rilassandosi, riposandosi e concentrandosi sulla zona del respiro e del tanden, possiamo arrivare a percepirne i messaggi... con grandi benefici, psicofisici e spirituali.
       A poco a poco capiremo che non esiste soltanto un conscio, un subconscio e un inconscio, ma esiste anche un superconscio, ossia uno stato di grande chiarezza e luminosità che si ottiene proprio attraverso la meditazione.

Tao e Dio


Il Tao nutre e sostiene tutti gli esseri, ma non si pone come loro Signore né tanto meno come loro Giudice.
       Che differenza rispetto alle religioni monoteistiche che concepiscono un Dio che è Padrone, Giudice e Signore!
       La personificazione di Dio ha ridotto la Forza originaria ad una caricatura dell' "uomo potente", che odia, ama, parteggia, interviene, fa una gran confusione ed ha, evidentemente, pesanti limiti.

Il crollo del ponte


Si dice che il crollo del ponte Morandi sia stato il nostro 11 settembre. Ma il crollo delle due torri americane era stato provocato da terroristi, mentre il crollo del ponte genovese è stato provocato da noi stessi – dalla nostra incuria, dalla nostra disorganizzazione, dalla nostra superficialità.
I peggiori nemici degli italiani sono gli italiani stessi. È per questo che da noi non c’è bisogno di terroristi. Siamo noi i terroristi di noi stessi.

venerdì 14 settembre 2018

I "piccoli Mussolini"


Secondo l’Europa, “piccoli Mussolini” crescono in Italia. Ma ciò che mi preoccupa non sono tanto i due mediocri ducetti attuali che si contendono il governo, quanto quel sessanta per cento di italiani che li sostiene. Purtroppo, allevati nella cultura cattolica dell’ “uomo della Provvidenza”, hanno venduto la democrazia per un piatto di lenticchie… che non verrà neppure loro servito.
Eh sì, perché i due "piccoli Mussolini" si sono fatti eleggere facendo promesse che, se realizzate, distruggerebbero i conti pubblici e farebbero crollare l’Italia, così come è crollato il ponte Morandi – in un attimo.
I due ducetti hanno promesso quello che non avevano e ora si scontrano con l’Europa che ricorda loro il gigantesco debito pubblico dell’Italia (che continua a salire). Come si fa, mentre si è indebitati, a chiedere altri prestiti? E chi li concederebbe?

Il crimine della sovrappopolazione


In Tanzania, il presidente Magufuli vuole limitare l’uso dei contraccettivi per far nascere più popolazione… in un paese che ha già 53 milioni di abitanti. E critica l’Europa perché è riuscita a limitare le nascite.
Bene, si rimandino indietro tutti gli emigranti provenienti dalla Tanzania e dagli altri paesi che ostacolano la contraccezione. E si condanni il Vaticano che ha mandato i suoi preti africani a fare i falò dei preservativi.
Si può essere criminali in vari modi.
Prima si fanno i figli senza poterli mantenere e poi li si manda in Europa perché li mantenga. Troppo comodo.

Upekkha


Nella nostra mentalità primitiva, siamo convinti che ogni sensazione positiva sia da accogliere e possibilmente da prolungare e che ogni sensazione negativa sia respingere. Ma, naturalmente, non ci riusciamo: non riusciamo a prolungare le sensazioni positive e non riusciamo a respingere quelle negative. Come siamo costretti ad assorbire le sensazioni piacevoli, così siamo costretti ad assorbire le sensazioni spiacevoli. In realtà, non abbiamo nessun controllo, nessuna difesa, nessun filtro. Siamo in balia di qualsiasi sensazione, buona o cattiva che sia. Non possiamo scegliere. Siamo porte aperte.
Ma qui si affaccia un’idea che ci fa intravvedere una nuova possibilità. La possibilità di svolgere un lavoro interiore per sviluppare in noi l’equanimità (upekkha). L’equanimità è la capacità di accogliere le sensazioni senza farci travolgere né da quelle positive né da quelle negative. È un’attenzione che non giudica e non ha preferenze.
Certo è difficile da acquisire, perché noi siamo guidati dagli istinti e non abbiamo autocontrollo. Attaccamento e avversione scattano quasi automaticamente. Ma la sfida meditativa è proprio questa. Addestrarsi ad essere equanimi, a uscire dagli estremi contrapposti, a non giudicare negativamente tutte le sensazioni sgradevoli e positivamente tutte le sensazioni gradevoli.
Se il nostro scopo fosse solo quello di moltiplicare e prolungare le sensazioni piacevoli, dovremmo mangiare a crepapelle e drogarci sempre di più. Ma finiremmo per autodistruggerci.
Prendere le distanze dagli estremi è salutare, in tutti i sensi.

giovedì 13 settembre 2018

L'amore disinteressato


Tutte le grandi religioni raccomandano l’amore tra gli uomini, ben sapendo che prevale l’odio. Ed è evidente il perché. Solo l’amore potrebbe contrapporsi all’altro potente impulso: l’odio, l’avversione, la separazione, l’ostilità, l’aggressività.
Ma come riuscirci? Amore e odio sono strettamente connessi; se esiste l’uno, esiste anche l’altro, come le due facce di una stessa medaglia.
Per bene che vada, noi riusciamo ad amare qualcuno della nostra cerchia. Ma questo non significa niente. Anche i nazisti amavano la moglie o i figli, mentre uccidevano quelli degli altri.
L’amore equanime, l’amore per l’umanità, non ha quasi niente a che fare con i nostri piccoli amori individuali, che nascono all’insegna dell’egocentrismo.
La verità è che tutte le religioni sono fallite in questo senso, nel favorire un amore altruista, e che noi non abbiamo nessun mezzo pratico per inculcarlo nella mente degli uomini.
Abbiamo solo parole e la nostra stessa consapevolezza. Ma, se non lavoriamo dentro di noi, se non usciamo dal gioco degli istinti che ci guidano all’amore/odio, continuiamo a impestare la Terra con il nostro egoismo animalesco. Animalesco è l’odio, animalesco è l’amore.
Occorre fare un altro passo avanti, occorre fare un po’ di spazio dentro di noi, occorre imparare a stare un po’ in silenzio, occorre fermarci e riflettere. Solo così si può passare dall’amore egoista all’amore altruista.

mercoledì 12 settembre 2018

Premi e punizioni


Le religioni di massa, nate in tempi molto primitivi, svelano meccanismi di un’incredibile rozzezza e si basano sul principio del premio/punizione. Se per esempio togliessimo l’idea dell’inferno (cioè della punizione divina), i preti non avrebbero più nessun potere sulle ingenue coscienze umane, non ancora evolutesi. Chi fa il cosiddetto bene (che spesso è un male) per paura dell’inferno o per la speranza (avida) di avere una ricompensa celeste, non avrebbe più nessuno stimolo a comportarsi così.
Quanto alla presunta mediazione tra l’uomo e Dio, è una vecchia storia. Per esempio, già nell’India dei brahmani, i sacerdoti sostenevano che, se loro non avessero eseguito i riti nel modo giusto, gli uomini non avrebbero più avuto la possibilità di ottenere protezione e grazie dagli dei.
Ma il meccanismo più perverso (e più astuto) è quello cattolico, dove il prete non solo si presenta come mediatore ma anche come colui che può assolvere i peccati di chi si rivolge a lui. Un sistema perfetto di ricatto e di acquisizione di potere. Un sistema perfetto per non far sviluppare la consapevolezza individuale degli uomini. Infatti, in tanti paesi cattolici, la coscienza personale è una grande assente.

martedì 11 settembre 2018

La via della liberazione


Ci sono vie spirituali che intendono liberare l’uomo e ci sono religioni che vogliono asservirlo. Il cristianesimo è certamente una di queste ultime (insieme al giudaismo e all’islam). Questo significa abbracciare una mentalità coercitiva e autoritaria, in campo religioso e ovviamente in campo sociale. Basta leggere la parabola del convito in Luca 16 per vedere come il “padrone di casa” (immagine di Dio) non accetti che gli altri non vengano al suo convito e ordini al suo servo di andare a prenderli con la forza: “Spingili a entrare!”
Nessuna considerazione per le opinioni e la libertà altrui. “Prendili e costringili a venire al banchetto!” Con le buone o con le cattive. Questa è l’idea che Gesù stesso aveva di Dio. Un Dio Padrone che forza chi la pensa diversamente.
La stessa idea l’aveva san Paolo, per il quale tutte le autorità vengono da Dio e dunque hanno sempre ragione.
Chi viene allevato nella cultura cristiana ha spesso questo atteggiamento. Per esempio, Di Maio non rispetta le liberalizzazioni dei negozi e vuole imporre a tutti orari rigidi. Ma liberalizzazione significa rispetto della libertà. E il suo contrario è autoritarismo.
Naturalmente questa sua iniziativa viene applaudita dai vescovi italiani, che hanno la stessa mira autoritaria.
D’altronde, proprio in questi giorni si celebrano gli ottant’anni della promulgazione delle leggi razziali, cui pochi italiani si opposero. E la Chiesa, non liberale, autoritaria e antisemita, accettò tutto senza fiatare.
C’è una bella differenza tra chi cerca la libertà e la liberazione e chi vuole irreggimentare e imporre.

Il "non fare" meditativo


Molti pensano che meditare non serva a niente. E, in un certo senso, hanno ragione. Dal loro punto di vista, hanno ragione.
Tuttavia, questo “non fare” (per rimanere semplicemente presenti e consapevoli), per il meditativo è riuscire a percepire la vita stessa. Dal suo punto di vista, è il fare meccanico e febbrile degli altri che è non fare -una vera e propria perdita della sensibilità della vita.
Resta il fatto che la medit-azione/contempl-azione è sempre stata considerata dalle grandi anime umane l’attività più elevata, in Oriente e in Occidente (da Aristotele a Fromm).
Quindi, che cosa sia il vero “fare” e quale rapporto abbia con il “non fare” è tutto da rivedere. L’alienazione di oggi consiste nella perdita di questa comprensione.

lunedì 10 settembre 2018

Il limite umano


Anche se siamo consapevoli dei “corsi e ricorsi” della storia, non ci saremmo mai aspettati che a pochi anni dalla caduta del muro di Berlino, venissero costruiti in Europa nuovi muri. Non è ancora spento l’eco di due guerre mondiali, esistono ancora i testimoni di quelle tragedie, provocate dal nazionalismo, ed ecco che riprende forza il sovranismo, la sua versione moderna. La stupidità umana, questa sì, è senza confini. Abbiamo appena concluso uno straccio di unione europea, ed ecco che molti vogliono scioglierla.
Chi ha una certa età ha potuto vedere prima la nascita di movimenti per il superamento dei nazionalismi ed ora il ribaltamento: si torna indietro. In tutta Europa rinascono i nazionalismi,  i clerico-fascismi e perfino i nazismi. Come mai?
Purtroppo esiste qualcosa nell’uomo che lo spinge a definirsi e a trovare la propria identità contrapponendosi all’altro. “Questo è mio, questo sono io, questa è la mia famiglia, questa è la mia patria, questa è la mia religione, ecc.” E chi non rientra nella mia cerchia, è l’altro, l’estraneo, il diverso, il nemico.
I confini territoriali sono prima di tutto confini mentali. Dallo spazio non si vede nessun confine. È come se l’uomo cozzasse sempre contro il proprio limite, quello che un Dio malvagio gli ha messo dentro perché non andasse troppo avanti.
Ma quanto può andare avanti un motore che ha un blocco o un freno dentro di sé? Prima si surriscalderà e poi scoppierà.
Resta il fatto che la civiltà umana è a un bivio: o riesce a superare questo limite, prendendone coscienza, o è destinata all’autodistruzione.

domenica 9 settembre 2018

Il viaggio dell'anima


C'è viaggio e viaggio. C'è un viaggio per arrivare da qualche parte e tutto finisce lì; e c'è un viaggio che consiste nel procedere continuamente, nel cambiare continuamente, nell'evolversi continuamente. Questo è il viaggio della vita, che tutti, anche i pigri, sono costretti a compiere.
       Già, nolenti o volenti, siamo tutti viaggiatori... anche se stiamo seduti su un cuscino.
       Chissà da dove veniamo e chissà dove capiteremo nella prossima tappa. Ma il viaggio proseguirà.
Questa è la fede di chi ha una visione spirituale dell’esistenza. Per averla non c’è bisogno di nessun Dio né di alcuna religione. È il processo infinito dell’universo.
Può anche darsi che sia infondato. Ma dà una prospettiva alla vita, che altrimenti appare troppo limitata. Non si tratta di credere in modo dogmatico, senza esserne convinti. Si tratta di percepire.


sabato 8 settembre 2018

Essere resilienti


Secondo il buddhismo, i tre grandi ostacoli alla liberazione sono l’avversione, l’attaccamento e l’ignoranza/confusione. Si tratta in realtà di tre atteggiamenti mentali che costituiscono le fondamenta più negative dell’essere umano. L’atteggiamento di avversione è vedere gli altri come nemici, è cogliere il lato riprovevole delle cose e delle persone, è emettere giudizi e condanne, è essere sempre diffidenti e scettici, è essere pessimisti, è non credere nelle proprie possibilità.
Questi inquinanti non solo non ci permettono di vedere chiaramente la realtà, ma ci rendono anche infelici. Dobbiamo quindi coglierci nei momenti in cui ci abbandoniamo ad un atteggiamento di avversione e vediamo tutto con lenti deformanti nere individuando solo i difetti delle situazioni e delle persone. Prendendo coscienza di tali cedimenti, usciamo da una negatività generalizzata, curiamo lo scoraggiamento e ci tiriamo gradualmente fuori. Non è vero che le cose siano così negative come le vediamo in certi momenti. Possiamo correggere il tiro, possiamo correggere la vista, possiamo confidare non nell’aiuto di qualche protettore divino, ma nelle nostre stesse potenzialità.
Questo è molto importante. Non siamo povere banderuole in balia del vento, non dobbiamo dipendere sempre dagli altri o dalle divinità. Possiamo anche far resistenza e contare sulla nostra forza.
Le avversità esistono e si manifestano quasi ad ogni passo. Ma noi non dobbiamo cedere allo sconforto e, di conseguenza, aumentarle con ansie, paure e preoccupazioni. Abbiamo dentro di noi una riserva di energie che possono essere mobilitate anche quando tutto ci sembra perduto.
È la consapevolezza che, facendoci vedere il nostro abituale atteggiamento negativo, ci permette di distaccarci e di cambiare registro.


venerdì 7 settembre 2018

Vedere la realtà del mondo


Le masse cercano maestri che le illuminino; ma non è così che funziona. Non c'è qualcuno che possa infonderci la luce. Al massimo i maestri possono indicarci la via, ma poi ognuno deve percorrerla da solo, perché ogni strada è personale. Il maestro zen Ikkyu Sojun (1394-1481) scriveva in una sua poesia:

"Dal principio del mondo
la verità non ha avuto maestri:
la si coglie da soli
con un guizzo spontaneo della mente."

       Il Buddha stesso paragonava la sua dottrina ad una zattera che si utilizza quando si deve attraversare un fiume. Una volta giunti al di là, bisogna lasciarla perdere. In tal senso le tradizioni e i maestri, se rimaniamo attaccati ad essi, sono solo grandi trappole. Linji diceva: "Se incontri sulla tua strada il Buddha, uccidilo!" Anche Freud sarebbe stato d'accordo: per ottenere l'emancipazione, bisogna superare il legame di dipendenza dal padre.
       Uccidiamo gli idoli, uccidiamo le religioni con i loro Padreterni! Le strade non sono segnate una volta per sempre e non sono uguali per tutti. Ognuno deve aprirsi la sua. Finché cercheremo la verità altrove, non scopriremo mai che essa è in nostro potere.
       Chiunque vede a lampi la propria natura e la natura del mondo è un illuminato. Ma, per far questo, è necessario unire ad una grande ricettività una sana diffidenza per le fedi rivelate, tramandate e piovute dall'alto.
       La capacità di vedere oltre gli ingannevoli aspetti fenomenici e le ideologie non è tanto una capacità intellettuale quanto una forza che nasce dall'introspezione, dall'intuizione e da una forte concentrazione sulla propria realtà interiore, al di là dei dualismi mentali e dei concetti pietrificati.


I persecutori dei gay


In India hanno stabilito che essere gay non è più un reato. Era ora.
C’è da chiedersi perché una civiltà che ha dato tanta saggezza al mondo ci abbia messo tanto a dichiararlo.
Il fatto è che certe vette di spiritualità restano appunto in alto e non scendono alle masse di pianura.
Pensate che in Italia il Papa ha detto che per gli omosessuali si dovrebbe impiegare la psichiatria. Siamo ancora all’idea che basti una curetta per risolvere il problema.
Spesso, nelle religioni, manca ogni intelligenza psicologica.