giovedì 24 maggio 2018

Sati: presenza mentale


Si fanno campagne contro la distrazione in automobile per evitare gli incidenti stradali: mentre guidate, non telefonate, non parlate, non guardate schermi, non pensate ad altro, ecc. In sostanza, fate una sola cosa alla volta; se guidate, guidate e basta, concentratevi solo sulla guida.
       È il principio della sati, la presenza mentale.
       La sati dovrebbe essere applicata ad ogni attività della vita. Altrimenti, si vive distratti. Si fa una cosa, ma si pensa ad un altra...con il risultato che si fa tutto a metà e male.
       Come dice il Dhammapada, "i disattenti è come se fossero già morti. L'attenzione è la via che conduce all'immortalità".
       Dunque, l'Occidente riscopre antichi principi orientali, convalidandone la giustezza. Provate a respirare con la sati: respirare e basta, respirare con presenza mentale, con totale consapevolezza.

Coscienza, morte ed estasi


Siamo convinti che l’uomo sia l’unico animale che sa di morire. Sembra un brutto scherzo della coscienza.
Ma in realtà la coscienza umana nasce proprio dal sapere di dover morire. Questa è la sua origine. Questa è la prima scintilla della coscienza.
Chi non è consapevole di morire, semplicemente non è consapevole.
La coscienza sembra avere un sapore amaro, un prezzo da pagare. Ma c’è la possibilità di capire che noi siamo consapevolezza e tuffarsi in una specie di estasi.

mercoledì 23 maggio 2018

La meditazione sui tre tempi


La meditazione su passato, futuro e presente serve a cambiare il nostro modo di considerare il tempo e si svolge così. Si diviene consapevoli dei momenti in cui ci ricordiamo di qualcosa. Dove siamo? Nel passato? In realtà, ci ricordiamo di un evento passato, ma siamo comunque nel presente. Infatti il passato è passato e non può più essere ricuperato.
Poi diventiamo consapevoli dei momenti in cui pensiamo al futuro, per esempio perché speriamo, temiamo o progettiamo qualcosa. Dove siamo in quei momenti? In realtà, anche se pensiamo al futuro, siamo ancora nel presente. Il futuro in sé non c’è mai.
Che cosa concludiamo? Che esiste solo il presente? 
Ma che cos’è il presente? Possiamo afferrarlo? Non pare proprio: nel momento in cui lo afferriamo, è già passato.
Domandiamoci allora come definiamo il presente. È evidente che lo definiamo in relazione a un passato e a un futuro.
Dunque, anche il presente in sé sembra non esistere. E non è afferrabile.
Questo esercizio ci aiuta a capire come ci troviamo sempre in balia di concetti, di prodotti della mente, di luoghi comuni. Il tempo è uno schema mentale, un’astrazione. Come del resto lo spazio.
Ma la realtà, la verità, sta altrove. Non quando la mente pensa, quando utilizziamo categorie mentali, ma quando ce ne liberiamo, quando siamo al di fuori del tempo, quando ci troviamo in un altrove, quando ci troviamo nel sé,nella pura consapevolezza, nel puro essere ...che è sempre in un altrove, che è trascendenza.
Difficile capirlo. Ma non impossibile coglierlo se ci si concentra fortemente, senza battere le ciglia e senza cedere ai pensieri.

Il tempo è fatto da tanti istanti senza tempo, proprio là dove abita il Sé. Sì, il Sé è al di fuori del tempo, lo si coglie negli istanti senza tempo e spazio che intessono tempo e spazio.


martedì 22 maggio 2018

La mente e la realtà


Gli esseri umani hanno l’irresistibile tendenza  a creare schemi e a pretendere che le cose si adattino ad essi. Se due omosessuali sono contenti così, chi siamo noi per giudicare e per dire che sbagliano, che sono anormali? Lo sosteneva perfino il Papa, prima che si uniformasse anche lui agli schemi astratti della teologia.
È la natura che crea queste condizioni. E noi non possiamo pretendere di essere migliori di essa. Crediamo di essere più intelligenti della natura o (per chi ci crede) di Dio? È la natura-Dio che li ha voluti così, non noi.
Ma i religiosi continuano a giudicare e  condannare, in base a una loro idea di come dovrebbero andare le cose, di ciò che è giusto o sbagliato, di ciò che è naturale e innaturale, di ciò che è normale o anormale.
Siamo noi che vorremmo che le cose rientrassero negli schemi mentali che ci siamo fatti. Dunque, è molto più probabile che questi schemi siano sbagliati, non le persone.
Se formulo una teoria, e poi mi accorgo che certe cose non si adattano ad essa, è evidente che la teoria è sbagliata o troppo limitata.
Ma, per accettare tutto ciò, è necessario avere una mentalità scientifica e soprattutto una modestia che i sostenitori delle religioni non hanno.
Per esempio, loro decidono che Dio sia un “Signore” esterno, distinto dal cosmo, e che abbia istituito, oltre che la loro religione, certi principi. E giudicano gli altri in base a questi principi, che in realtà sono il prodotto di una mente limitata, della loro mente. Pensano anche che Dio – un Dio perfetto - sia il creatore di tutto questo, senza tener conto delle evidenti imperfezioni.
Eppure basterebbe cambiare il paradigma mentale e pensare che Dio sia esattamente l’intero cosmo che si evolve tra mille tentativi ed errori– e non un Signore che ne sta fuori – per avere una visione molto più completa e realistica delle cose.
Già, ma bisognerebbe avere un senso di autocritica e uno sguardo non stereotipato, bisognerebbe aprire veramente gli occhi, e non averli ricoperti dalle fette di salame delle ideologie.


lunedì 21 maggio 2018

Imperturbabilità


Imperturbabilità significa rimanere profondamente centrati senza farsi trascinare avanti e indietro, in alto e in basso, da una parte e dall’altra come da ondate o da colpi di vento. Significa non girare come banderuole al vento.
È vero che tu sei le tue emozioni, perché tutti i fatti e le vicende che ti capitano, tutto ciò che vivi, tutte le relazioni sono dentro di te, devono passare dentro attraverso di te – e quindi sono interpretate e deformate. Ma, se è così, sono teoricamente controllabili.
Se arrivi in un posto dove c’è appena stato un temporale, per te quel temporale è come se non ci fosse stato, perché non lo hai vissuto personalmente, perché non ti ha toccato. Se invece eri sul posto, sarai stato marchiato dall’esperienza.
Ma, proprio perché gli avvenimenti devono passare da te, attraverso di te, tu hai la possibilità di non fartene travolgere. Osservi il fatto senza che le emozioni ti tocchino.
Puoi fare in modo, addestrandoti, di distinguere tra gli eventi e le tue reazioni agli eventi. Non è facile, ma è possibile.
Puoi insomma rimanere imperturbabile.
Il vantaggio è che puoi osservare queste cose con distacco, non facendoti sballottare come una foglia al vento. E puoi anche notare che il tuo sé profondo rimane, a ben vedere, sempre imperturbabile, non importa quanto la tua personalità ne sia toccata.
Le vicende sono come le onde superficiali del mare. Ma, se tu vai nel profondo, lì c’è pace e quiete. Ebbene quello è anche il luogo di residenza del tuo sé, di ciò che non muta al mutare delle circostanze. Impara a posizionarti in quel “luogo”: tutta la tua vita ne beneficerà.
Non sarai più sballottato e condizionato, ma ti tirerai fuori dal misero destino comune.

domenica 20 maggio 2018

Il senso di vastità


Se credete di essere solo ciò che pensate abitualmente di essere, il piccolo io con cui vi identificate, la persona dello stato civile o della memoria che è in gran parte un ruolo o una maschera, siete troppo modesti. Pensate in piccolo. Siete molto di più, anche se non lo cogliete.
Allora allargate la vostra “sensazione di essere” per acquisire una maggior spaziosità. Ogni tanto, fermatevi, fermate la vostra identificazione con la persona che dice “io” e osservatevi “dall’alto.” Osservatevi come se dietro di voi ci fosse una grande ombra o una grande aura che vi avvolge.
Fate un passo indietro per fare un passo avanti. Retrocedete dal piccolo io e immedesimatevi in questo più grande sé che vi circonda come un campo energetico.
Distaccatevi dal limitato io e immedesimatevi nel grande sé. Vedrete tutto come dall’alto. La mente smetterà per un po’ di farla da padrona e vi muoverete leggeri ed efficaci come se foste sfuggiti ad un’opprimente forza di gravità.
Dalla forza di gravità che ci schiaccia e comprime alla forza di leggerezza.
Espandetevi il più possibile fino a trasformare il senso di vastità nel senso di infinità. Perché l’infinità è la realtà ultima di tutti gli esseri consapevoli, la nostra vera casa.

sabato 19 maggio 2018

Lo spirito fuggito


Le religioni nascono da un fallimento dello spirito. Che non è in grado di mantenere le promesse fatte: il potere diretto della mente sulla materia. Allora nascono le chiese, i mediatori sacerdotali, le sacre scritture e i rituali – tutte espressioni di tale impotenza.
I miracoli, le siddhi, i carismi cessano di operare. E la religione si riduce a rievocazione o azione sociale.
Ma la promessa e la premessa era un’altra: che lo spirito avesse la meglio sull’inerzia della materia.
L’apertura di un istante alimenta la speranza. La chiusura successiva fa nascere la religione come culto di quell’attimo fuggito.