lunedì 22 gennaio 2018

Cambiare se stessi

Mettere da parte il proprio ego significa anche smettere di credere che le nostre opinioni o le nostre fedi siano verità assolute.
Questo sì che è un bel sacrificio - un sacrificio che pochi sono disposti a fare e capaci di fare. I preti addirittura hanno stabiliti i dogmi. Invece di porre alla base della religiosità il dubbio creativo, hanno voluto cristallizzare le loro credenze.
Ma, quando mettiamo veramente da parte il nostro ego, con le opinioni, le fedi e le sensazioni connesse, incominciamo a intravedere la verità che era stata oscurata dal velo delle nostre convinzioni. Quanto è difficile vedere qualcosa di nuovo!
I conservatori, gli assolutisti, sono i più grandi nemici della verità. Non vedono la realtà, ma solo le loro fasulle opinioni.

Per scoprire la verità, per creare la verità, dobbiamo cambiare noi stessi, abbandonare noi stessi. Ma i più sono dei conservatori dei luoghi comuni. E non cambiano né il mondo né se stessi. Anzi ostacolano il cambiamento creativo.

Gesù laico

Più di vent’anni fa parlavo di “Gesù laico” riferendomi al fatto evidente che Gesù non era un sacerdote, ma appunto un laico – un laico che mai e poi mai avrebbe desiderato che da lui nascesse una Chiesa di sacerdoti.
Non ci vuole un genio per capirlo. Basta vedere nei Vangeli l’ostilità di Gesù nei confronti della casta sacerdotale e dei relativi sostenitori politici (farisei, sadducei, scribi), i quali furono i veri responsabili della sua morte. Basta leggere la parabola del buon samaritano per vedere che tra gli indifferenti c’è proprio un sacerdote.
Purtroppo, il cristianesimo nascente, proprio perché voleva fondare una Chiesa, falsificò gli stessi Vangeli per avere una pezza d’appoggio. E, quando una Chiesa nasce da una falsificazione, come volete che finisca? A celebrare riti e messe, dimenticandosi della sostanza del messaggio di Gesù laico.

Così, oggi la Chiesa è esattamente ciò contro cui lottò il povero Nazareno – l’eterna Chiesa di preti professionisti e di cerimonie che esisteva prima di Gesù e un po’ in tutto il mondo.

domenica 21 gennaio 2018

Giocare con i numeri

Se non ci fosse odio, come potrebbe esserci amore? Se non ci fosse sofferenza, come potrebbe esserci felicità? Se non ci fosse morte, come potrebbe esserci vita? Se non ci fosse l’inferno,come potrebbe esserci il paradiso?
Ecco perché parlare di amore, di felicità, di vita e di paradiso eterni è sempre una contraddizione in termini,e serve a perpetuare la contraddizione.
Però, non è detto che i due termini contrari siano esattamente al 50 per cento. Potrebbero essere, per esempio, l’uno al 40 e l’altro al 60 per cento o l’uno al 30 e l’altro al 70 per cento. È su queste differenze che si misura il successo o l’insuccesso delle nostre esistenze.

La matematica entra in tutto.

Le grandi passioni

Se una persona è animata da una grande passione, ma non possiede saggezza, potrà combinare grandi guai.
I saggio equilibrio è una dote poco apprezzata. Ma fondamentale.

Chi ha una passione senza saggezza è un fanatico, in tutti i campi, anche in quello religioso.

sabato 20 gennaio 2018

Al di là del samsara

La meditazione non è comunque la ricerca di stati d’animo positivi. Non conosco nessuno che sia sempre lieto, se non appunto un deficiente. E anche gli illuminati e i santi avevano comunque le loro incazzature.
No,usciamo dalle favole. La meditazione è osservazione il più possibile distaccata degli stati d’animo negativi e positivi. È non-coinvolgimento.
Se infatti cercassi solo stati d’animo positivi, rimanendone attaccato, quando li perdessi, mi sentirei frustrato, depresso, deluso. Ricadrei nel ciclo (samsara) piacere-dolore, positivo-negativo, speranza-delusione.

Uscire da questo ciclo significa prendere atto di tutto ciò che proviamo, senza farcene troppo influenzare. Consideriamo di essere al cinema e di vedere ciò che ci succede come se succedesse ad un personaggio di fantasia. Capita a questo personaggio. Ma noi siamo altro, siamo colui che ne è testimone.

venerdì 19 gennaio 2018

Le inutili parole

“Chi sa non parla, chi parla non sa” diceva l’antica saggezza di Lao-tzu. Ma perché tanta diffidenza verso le parole?
Forse perché non sono nostre. Sono prese in prestito da qualcuno che le ha create prima di noi.
Questo significa che noi non possiamo mai dire qualcosa di veramente personale. Ma ripetiamo come pappagalli idee, concetti, pensieri e luoghi comuni. Anche i “nostri” sentimenti, espressi con quelle parole, non sono più nostri: sono della massa.
Dunque, è difficile esprimere qualcosa di individuale e di originale. Siamo tutti dei replicanti.
Crediamo di essere unici, ma il conformismo penetra anche tra i nostri pensieri e i nostri sentimenti più intimi. Ci hanno svuotato di personalità.
Provate a dire qualcosa di originale. Vi accorgerete che è già stato detto, che è una banalità qualsiasi.
Certo, si può vivere lo stesso. Ma come anonimi. E, infatti, chi si ricorda dei miliardi di persone già vissute? Non ne vale la pena.

Ogni tanto, nei secoli, qualcuno dice qualcosa di nuovo. E allora ce lo ricordiamo. 

giovedì 18 gennaio 2018

Chiudere porte e finestre

Una mente sempre aperta verso l’esterno, una mente che non ha filtri, è soggetta al caos del mondo, è tirata qua e là, avanti e indietro, da tutte le influenze esterne. È sempre agitata.
Per trovare un po’ di pace, bisogna rivolgersi all’interno. Ma anche qui ci sono dei problemi. Il frastuono e la confusione del mondo sono così forti che arrivano anche quaggiù. E, se quaggiù dobbiamo subire tutte le influenze del mondo - attraverso le emozioni, le sensazioni, i sentimenti, i ricordi, i pensieri, le paure, la ansie, le previsioni, ecc. -, addio pace interiore.
Dunque dobbiamo imparare a chiudere porte e finestre per lasciar fuori tutti i disturbi. Se non ce la facciamo, usciamo dall’agitazione mentale facendo una passeggiata e trovando un luogo veramente tranquillo, lontano dalle persone e dal casino del mondo sociale.
Non è facile, lo so. Ma questa è la via a ciò che chiamiamo pace. Non ce n’è un’altra. Se aspettiamo che il mondo sia in pace, per essere noi stessi in pace, potremmo aspettare fino alla fine del mondo.
È necessario trovare un posto tranquillo dentro e/o fuori noi.

Difendersi dall’invadenza della società. È una questione di legittima difesa, è una questione di vita o di morte.