domenica 19 novembre 2017

L'anima dentro di noi

Al di là di ogni discorso su Dio, che rimane comunque poco verificabile e praticabile, la meditazione dice: se hai un’anima, se sei un essere animato, se sei un’anima, allora devi percepirla.
Che cos’è questa anima se non esattamente ciò che sei e che senti quando fai tacere ogni altro pensiero e sentimento?
Raccogliti, abbandona per un po’ le solite attività materiali e mentali e sperimenta direttamente questo tuo centro o cerchio. Il centro è il nucleo, il cerchio è l’insieme che però potrebbe essere troppo vasto per percepirlo.
Quando avrai lasciato ogni altro interesse, pensiero e occupazione, quel senso di calma e di pace, quel senso di infinito, quel pozzo buio in cui brilla una luce, quella “caverna del tuo cuore”, quella sensazione di silenzio cosmico, quello è il tuo sé, la tua anima, non questo ego perennemente indaffarato a percepire e a concepire, ossessionato dall’ansia, dalla paura, dal desiderio e dalla mancanza.

Non si tratta di aver fede, come nel caso di Dio, ma di sperimentare direttamente, senza altre mediazioni e interferenze, senza altre distrazioni. Entra nella tua anima, spogliandoti di ogni altro pensiero e sentimento.

sabato 18 novembre 2017

"Dio è amore"?

Qualcuno sostiene che “Dio è amore”. Infatti l’amore è un sentimento che ci esalta e ci fa felici. Tutti vorrebbero essere innamorati ed essere amati.
Ma tutti sappiamo anche che l’amore è incertezza, insicurezza e gelosia, e può infliggere grandi sofferenze. Inoltre ci rende schiavi.
Quali elementi dell’amore sarebbe allora Dio? Ovviamente solo quelle ci fanno comodo.
Come al solito, la realtà è più ambigua di quanto crediamo. Noi dividiamo sempre il positivo dal negativo sperando, invano, che possano esistere separatamente.

Il nostro divino è irreale per questo motivo. È una realtà divisa a metà. Come se potesse esistere il bene diviso dal male. O l’amore diviso dall’odio.

venerdì 17 novembre 2017

Meditare anziché pregare

Finché faremo di Dio una questione filosofica o teologica, non caveremo un ragno dal buco. Ognuno rimarrà della propria idea e non dimostreremo niente né in un senso né nell’altro.
Facciamone una questione pratica: ci aiuta o non ci aiuta, ci assiste o non ci assista, ci protegge o non ci protegge, risponde ai nostri appelli o non risponde?
Se non c’è nessuna comunicazione, Dio può anche esistere ma non serve a nulla. Soprattutto non serve a nulla pregare.
Ma può darsi che ciò che chiamiamo preghiera sia in realtà una forma di meditazione. Crediamo di pregare un altro, mentre mobilitiamo le nostre risorse interiori.

La meditazione certamente serve ed aiuta, perché il soggetto e l’interlocutore sei tu stesso.

La fede per non impazzire

La donna che perdona l’assassino del figlio perché – dichiara alla televisione – ha ritrovato la fede nella giustizia ultraterrena.
È evidente che non riesce a sopportare il dolore ed è costretta ad accettare questa fede. Altrimenti impazzirebbe.

Ma, allora, questa fede è un meccanismo di difesa.

giovedì 16 novembre 2017

I pogrom

L’idea dello sterminio degli ebrei era nata in ambito cristiano. Si voleva far dimenticare che Gesù era un ebreo e che gli ebrei non lo avevano accettato.
Perfino la svastica hitleriano, l’antico simbolo del sole, non è che una croce uncinata. E, in effetti, lo sterminio degli ebrei era un’idea cristiana, realizzata in piccola parte nei pogrom medievali. Finché arrivò Adolf Hitler che non a caso, da giovane (1897-8), aveva studiato presso l’abbazia benedettina di Lambach, nell’Alta Austria, dove compare il simbolo della croce uncinata.

Voglio dire che lo sterminio voluto da Hitler fu solo l’ultimo dei pogrom dei cristiani.

Il vuoto mentale

Non penso a niente.

Osservo!

Il perché della morte

Quando parliamo di liberazione come meta definitiva della meditazione, pensiamo subito alla liberazione dai condizionamenti esterni.
Ma ancora più difficile è la liberazione da se stessi. L’io è sì una possibilità che ci viene offerta per essere, ma è anche una condanna, una chiusura, una delimitazione, qualcosa che ci segrega in un hortus conclusus.
Liberarsi da sé, dopo esserlo stato, è la più grande forma di liberazione, la meta finale. Ecco perché c’è la morte.

Ma se liberarsi dal corpo è inevitabile, liberarsi dalla mente è un altro discorso. C’è il rischio che qualcosa di essa continui anche dopo. Non è questa la prigione degli uomini?