domenica 28 maggio 2017

Il "Signore"

Pensiamo a quanto sia superata l’idea di un “Signore” cosmico, come se il mondo avesse bisogno di un padrone o di un monarca. Un’idea nata in epoche barbariche, quando i Signori, i Padroni, i Padri avevano diritto di vita e di morte sui loro sudditi.
Se poi questo “Signore” fosse così potente e perfetto, avremmo un mondo perfetto, non questa baracca di eventi cataclismatici, sempre in pericolo di autodistruggersi.
È chiaro che il mondo è nato a poco a poco e che si è fatto da solo, in base al principio del “proviamo un po’ e vediamo se funziona.”

E spesso non funziona.

Camicie di forza

Quando si giudica la realtà in base a ideologie o idee preconcette, si sbaglia di sicuro.
Le ideologie (politiche, religiose, economiche, filosofiche, ecc.) sono camicie di forza che gli uomini mettono alla realtà.

Ma la realtà non porta camicie di forza. Non sa neppure che cosa siano.

La relatività del bene

Il nuovo presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, dichiara che tutti i valori sono irrinunciabili, e aggiunge: “Se dovessi dirne uno, è il bene”.
Già, fare il bene e non il male: chi non è d’accordo?
Ma anche i terroristi musulmani che uccidono e si fanno saltare in aria sono convinti di fare il bene e di meritarsi il paradiso.
Dunque, questioni di punti di vista. Se però dovessimo chiarire che cosa sia il bene, non saremmo più d’accordo.

Allora meglio non usare parole che sono ambigue fin dalla loro nascita. Anzi, meglio stare zitti.

sabato 27 maggio 2017

La sete di acquisizioni

In una vignetta di Altan, un tizio dice: “È un mondo senza futuro”. E un altro ribatte: “Finalmente possiamo rilassarci”.
Proprio così. Qualcuno ci ha messo in testa, fin dall’infanzia, che abbiamo delle mete, che dobbiamo ottenere dei risultati, che dobbiamo mettere a frutto la nostra esistenza, che dobbiamo guadagnarci il paradiso, che non possiamo sprecare l’occasione… e di conseguenza siamo tutti tesi e stressati, perché ci sembra di non conseguire, di non raggiungere, di non essere all’altezza, di non conquistare, di non accaparrare, di non acquisire.
Non ci gustiamo il presente, perché siamo protesi verso il futuro.
D’altronde, anche i ricchi e i potenti sono così: vogliono sempre qualcos’altro, qualcosa di più.

Non sappiamo rilassarci. Per ottenere qualcosa che non abbiamo, perdiamo ciò che abbiamo.

Il ritorno delle religioni

Chi si lamentava dell’eclissi dell’elemento religioso nel mondo attuale, oggi si godrà lo spettacolo delle religioni che si fanno la guerra l’una contro l’altra.
Il fatto è che le religioni del dio, del profeta, del salvatore, del libro sacro, dei dogmi, dei sacerdoti e delle chiese, sono fatte secondo uno stesso modello e non riconoscono la loro volontà di predominio, ossia la loro stessa violenza.
Sono religioni dello squilibrio e del condizionamento. Vogliono aver ragione con le armi, con la guerra, con l’indottrinamento e con il denaro.

Predicano la pace, ma dentro di loro sono piene di aggressività, di competitività, di odio per chi la pensa diversamente. 
Fanno una gran brutta pubblicità al loro dio.

venerdì 26 maggio 2017

Uscire dalle illusioni

Tutti dicono che, quando ci si trova in punto di morte, ci si accorge che le cose più importanti della vita sono amare ed essere amati. Nel frattempo, però, tutti cercano denaro, potere, sesso e rinomanza.
L’amore è importante. Ma, se non si ha una mente lucida, può anche essere un’illusione.
La cosa più importante, dunque, è uscire dalle illusioni che deformano la nostra visione e il nostro giudizio. E veder chiaro.
Però proprio questo è il problema. Sembra che la maggioranza preferisca la torbidezza e la confusione. Com’è scritto ne La preziosa ghirlanda di Nagarjuna,

Come potrebbe questa suprema dottrina,
che è sottile e profonda,
immateriale e non manifesta,

apparire con facilità alla mente?”

giovedì 25 maggio 2017

La cultura del plagio

Quant’è facile plagiare la mente dei giovani (e anche quella dei meno giovani). Lo vediamo chiaramente nel terrorismo o in giochi criminali come Blu Whale in cui si spingono i giovani ad atti di autolesionismo e infine al suicidio.
Ma già nella vita normale è così. Molti giovani, con la loro ipersensibilità adolescenziale, scoprono che la vita è una tale sofferenza che è preferibile morire.
Purtroppo, queste persone prendono la vita tremendamente sul serio, non riconoscendo che si tratta di un gioco, un gioco cosmico, un teatrino delle apparenze.
Il fatto è che esistono mille culture del condizionamento, ma non una del decondizionamento.

Eppure abbiamo tutti bisogno di decondizionarci dalla cultura e dall’educazione che abbiamo ricevuto, anche quando ci sembrano buone. Perché siamo stati tutti plagiati.