sabato 23 settembre 2017

I benefici della meditazione

Al di là della meditazione più avanzata, che cerca la liberazione spirituale, stare 10-15 minuti in silenzio, rilassati, osservando i pensieri, ma non facendosi coinvolgere, procura vari benefici, appurati dalle ricerche scientifiche: fa rilassare i muscoli, rallenta la respirazione, abbassa la pressione, diminuisce lo stress e rafforza il sistema immunitario, e insegna la calma e il distacco.
Inoltre crea una familiarità con il nostro mondo interiore che non è per niente scontata. Conoscere se stessi è la base di ogni saggezza.

Perciò, anche senza raggiungere i risultati maggiori, i benefici creati dalla meditazione non sono da buttar via. Ci si può dunque fermare a questi benefici o procedere oltre, alla ricerca di ciò che veramente vogliamo. Si tratta di insistere giorno dopo giorno.

venerdì 22 settembre 2017

Cogliere la realtà

Quando vediamo qualcosa nascere, la nostra mente si dimentica della morte. Quando vediamo qualcosa morire, la nostra mente si dimentica della vita. In tal modo separiamo le due realtà, che invece sono un tutt’uno.
Il saggio vede le cose come fantasmi o sogni, ma non le sottovaluta e non le separa. E sa che tutto ciò che incontra lo incontra una sola volta nella vita, perché, un attimo dopo, non è più lo stesso.
Siamo talmente pieni di preconcetti e di pregiudizi che non riusciamo a vedere la realtà. È come se avessimo sempre davanti agli occhi lenti deformanti e divisive.
L’unico modo per cogliere la realtà senza deformazioni e senza divisioni è smettere di nutrire opinioni preconcette, fare il vuoto mentale. Solo così possiamo incontrare le cose direttamente, senza intermediari.
Quando diciamo che la meta è l’estinzione, non diamo un messaggio nichilista. Non dobbiamo morire per risvegliarci. Basta estinguere le opinioni, i preconcetti, le fedi, le aspettative, le visioni dualistiche e i giudizi.

Prima di dire che un fiore è bello o brutto, cogliamolo nella sua realtà, così com’è.

giovedì 21 settembre 2017

I reverendi pedofili

Perfino il Papa confessa che “la coscienza della Chiesa è arrivata un po’ tardi” ad affrontare il problema della pedofilia tra i preti.
Sì, un ritardo di qualche secolo.

Ma il fatto è la Chiesa ha sempre favorito l’obbedienza e la sottomissione, mai lo sviluppo della coscienza individuale. 

Il bacio dell'ampolla

Anche Di Maio è stato sorpreso a baciare l’ampolla di san Gennaro. Niente da dire: abbiamo una lunga tradizione di baciapile superstiziosi o di politici ipocriti che vogliono conquistare il voto dei credenti.

Ma ci aspettavamo dai “rivoluzionari” dei Cinquestelle qualcosa di nuovo. E invece… tutto vecchio, tutto già visto.

Il maestro e l'allievo

C’è un detto zen: “Se incontri per la strada il Buddha, uccidilo!”
In nessun caso il rapporto maestro/allievo deve dar luogo ad un rapporto di dipendenza, perché lo scopo della meditazione è la liberazione delle potenzialità delle persone, non il loro asservimento.
Tutto il contrario di ciò che si fa comunemente nelle religioni, dove il maestro, il profeta, il santo o il messia vengono venerati come dèi scesi in terra e nessuna loro parola può essere messa in discussione. È così che non si cresce mai.
Il maestro (come il padre) va rispettato, ma trasceso.
Noi ci rifacciamo all’ascolto profondo - degli altri, di noi stessi e del mondo. Questa è la meditazione in breve.
In tal senso il metodo dell’ascolto profondo è vicino al metodo della psicoanalisi, che non giudica e non vuole guidare dall’alto.  Ma vuole che l’altro e noi stessi troviamo da soli, spontaneamente, il percorso smarrito, intralciato o ferito.
Tutto in questo mondo è rapporto. Anche il nostro io è in rapporto con se stesso, generando ciò che chiamiamo coscienza.

Quando dunque ci poniamo in rapporto con noi stessi, dobbiamo applicare sia l’ascolto profondo senza giudizi sia il rapporto maestro/allievo di cui dicevamo. Solo così ci si libera.

mercoledì 20 settembre 2017

Le nostre relazioni

La scienza attuale ha scoperto che non esistono tanto cose quanto relazioni. E questo è evidente, dato che gli enti non esistono da soli, ma soltanto in relazione agli altri.
Non ci sono quindi oggetti solidi e inamovibili. Tutto è interdipendente.
Questo lo aveva già scoperto l’Oriente più di duemilacinquecento anni fa. (Vedi buddhismo e taoismo.)
L’intera esistenza ha dunque un carattere temporaneo, impermanente e relativo. Da un punto di vista assoluto, le cose non esistono in sé proprio perché hanno una genesi relazionale.
L’ “in sé” non esiste, è vuoto.
Inutilmente cerchiamo l’essenza degli enti: non c’è.
Su uno sfondo di vacuità, si presentano enti, eventi, processi e relazioni che durano quel che durano e poi scompaiono. Le relazioni durano un po’, ma poi si modificano e svaniscono.
L’instabilità e il cambiamento sono le leggi di questo universo. Anche le più alte montagne, le più brillanti stelle o i più grandi pianeti si modificano continuamente e alla fine saranno ridotti in polvere. E, se svaniscono loro, figuriamoci noi, i nostri fragili corpi e i nostri fragilissimi io.
Noi ci attacchiamo alle cose, alle persone e a noi stessi perché sappiamo che presto spariranno.
Solo il saggio sa scegliere un equilibrato distacco - da tutto, anche dal proprio io. E impara a mollare la presa e l la visione egoiche e a non essere come quei personaggi – veri e propri buffoni – che vanno in giro a dire: “Io…io…io…”.

A questo ci porta il processo della meditazione, che nega tanto l’attaccamento quanto il nichilismo. Perché, se è certo che viviamo per poco, è anche certo che in questo momento siamo vivi e ci dobbiamo dare da fare in un mondo di apparenze e di illusioni.

martedì 19 settembre 2017

Risvegliarsi alla realtà

Vedere le cose così come sono, senza le distorsioni del giudizio, dell’interesse, del desiderio, delle ambizioni, delle aspettative e delle prospettive egoiche, questo è lo scopo della meditazione – non una cosa da poco.
Vediamo che tutte le cose – noi compresi – sono impermanenti, prive di una sostanza e in continuo mutamento. Non vediamo dunque una realtà metafisica di eterni immutabili, ma enti che si trasformano di continuo.
Per far questo, mi devo mettere immobile – corpo e mente – in modo da creare un punto di osservazione in mezzo al caos.
Poiché ognuno di noi si ricorda di varie età passate, ritiene di avere sia un nucleo immutabile, il sé. Ma, guardando meglio, si accorgerà che non è più lo stesso identico io di quando aveva dieci o vent’anni. Qualcosa è rimasto, ma molto è mutato.
Questo aggiornamento dell’anima, questo progresso o regresso, è appunto il valore aggiunto della vita.

Quando scopriamo che tutto è impermanente e insostanziale, scopriamo anche che nell’individuo non è solo il piccolo io che funziona, ma l’intero universo. La nostra identità non è più solo qualcosa di personale, ma l’energia universale che vive attraverso di noi.