giovedì 28 febbraio 2013

Non uccidere?


Sarebbe comodo avere un manuale di istruzioni che ci dicesse che cosa fare e non fare nei vari casi della vita; sarebbe comodo avere un decalogo di comandamenti o di divieti, magari attribuito a qualche Dio. Sarebbe comodo, ma ci renderebbe stupidi e irresponsabili. Non è così che si risponde ai problemi. Aborto, eutanasia, guerra, non uccidere... non è possibile prendere una posizione definitiva, non c'è una risposta univoca. La semplificazione del dogma religioso non risolve nulla e ti scarica apparentemente la coscienza, cioè ti rende irresponsabile. Se fossi e una donna e venissi violentata, sarebbe giusto che fossi costretta ad avere quel bambino? Se avessi un parente che sta agonizzando per qualche malattia fisica o mentale, sarebbe giusto non aiutarlo a liberarsi da quella sofferenza? Siamo tutti contrari alla guerra, ma se il mio paese venisse assalito da un nemico esterno, sarebbe giusto assecondarlo e arrendersi senza combattere? Le circostanze sono le più varie e non è possibile avere una soluzione prefabbricata per tutte. In alcuni casi sarebbe giusto così, in altri sarebbe giusto il contrario. Ci vuole coraggio a vivere e bisogna assumersi le proprie responsabilità. In certe circostanze non ci aiuteranno né Gesù né Buddha: dobbiamo vedercela noi, da soli.
Seguire i dogmi di qualche religione significa in realtà scaricarsi la coscienza. È come il nazista che diceva: "Ho solo eseguito gli ordini!" Ma tu sei in grado di ragionare con la tua testa, sei in grado di distinguere il giusto dallo sbagliato? Questa è l'etica della responsabilità. Finora, obbedendo agli dei, abbiamo seguito l'etica dell'irresponsabilità.
Non sopprimere la vita degli animali, giusto. Ma che cosa fare con una belva che ti aggredisce o con la zanzara che ti punge? E poi chi l'ha detto che la vita di un animale sia più preziosa di quella di un carciofo? Perché non mangiare carne se poi dobbiamo uccidere comunque la vita di esseri vegetali? Domandate al carciofo se è più importante la vita di un vegetale o quella di un cucciolo animale: io so che cosa vi risponderà.
E poi, in questo bailamme, come mai il Dio che ingiunge di non uccidere, crea una vita in cui, per mangiare, è necessario uccidere altri esseri viventi, animali o vegetali che siano?
No, non saranno mai i decaloghi a salvarci; tutt'al più ci aiuteranno a non pensare - il che è grave.
Dobbiamo invece pensare, riflettere, meditare e, alla fine, decidere e assumerci la responsabilità. Caso per caso. La vita non è un libro scritto.

Mente e destino


Dice il Dhammapada, il famoso testo buddhista:

Tutti gli elementi sono dominati,
costituiti e dominati dalla mente.
Se qualcuno parla o agisce
con mente pura,
sarà seguito dalla felicità
così come l'ombra che non si allontana mai.

Tutti gli elementi (i dharma- da non confondere con il Dharma, ossia la legge o l'insegnamento del Buddha), di qualunque natura siano, hanno alla loro base la mente. Questo significa che ogni cosa viene in essere perché esiste una mente che la percepisce. I dharma, interagendo fra loro e interagendo con la coscienza dell'osservatore, danno origine a ogni fenomeno nell'universo. Quindi l'atteggiamento della mente è di fondamentale importanza. Si può dire che ogni cosa che vediamo e sperimentiamo - questo intero cosmo - sia in una qualche misura un oggetto mentale: esiste in quanto c'è una mente che lo osserva. Fra il mondo e la mente esiste una connessione precisa.
Come diceva W. Heisenberg, ciò che osserviamo non è la natura in se stessa ma la natura sottoposta ai nostri metodi d'indagine. Noi non consideriamo mai un oggetto senza che esso venga modificato o influenzato nella nostra attività di osservazione. Di conseguenza, il misterioso confine tra soggetto e oggetto è crollato.
Il controllo della mente è dunque alla base della via buddhista verso la liberazione. È evidente che una mente serena, non agitata dalle passioni, una menta chiara e trasparente è fonte di felicità, mentre una mente agitata, bramosa, impulsiva, compulsiva e confusa è fonte di sofferenza. “L'uomo sereno procura serenità a sé e agli altri” diceva Epicuro.
Quello che si vuol sottolineare è che l'individuo deve dominare la propria mente, anziché esserne schiavo. Tuttavia dominare la mente non significa castigarla, reprimerla o spingerla a fare o ad evitare qualcosa, bensì renderla sempre più calma, limpida e consapevole, fino a farla diventare trasparente.

“Ogni cosa è la manifestazione della mente, e le buone o le cattive azioni sono la conseguenza di pensieri positivi o di pensieri negativi.” Buddha

La fine della Chiesa


Pochi si rendono conto che la crisi della Chiesa, con le dimissioni del Papa, è in realtà l'inizio della fine di una religione. Il cristianesimo infatti non dice più niente a nessuno. Si è rivelato per quello che è: un mito senza sostanza, una favola. Mentre le altre religioni continuano a vegetare, semplicemente perché non è possibile dare una prova razionale dell'inesistenza di Dio, il cristianesimo si è arrischiato ad affermare che Dio è sceso sulla Terra, che si è fatto uomo, che è morto e che infine è risorto. Tutto questo può essere facilmente smentito a duemila anni di distanza. Infatti, la discesa di quel “Dio” sulla Terra doveva inaugurare una nuova era, un nuovo mondo, una nuova umanità – e così non è stato. Niente di tutto questo si è verificato, il mondo ha continuato ad essere quello che era.
Dunque non serve a niente cercare di riformare la Chiesa, ossia l'istituzione inventata per difendere questa fede. Il mito si è dissolto da solo, la fallacia delle sue affermazioni si è rivelata evidente alla coscienza dell'uomo moderno. Non c'è più niente da fare.
La Chiesa rimarrà lì, come lo scheletro di un dinosauro. Imbalsamata. Ma definitivamente morta, proprio come le salme imbalsamate dei suoi Papi. Cercheranno di rianimarla eleggendo un nuovo Papa. Ma sarà tutto inutile. Rimarranno solo cerimonie sfarzose, rituali radio-televisivi, dogmi che non hanno più senso e una corruzione che renderà sempre più palpabile l'assenza di qualsiasi spiritualità in questa istituzione. Poi nascerà una nuova spiritualità, non più basata sull'adorazione degli dei.

Il paese dei clown


Un politico tedesco, commentando l'esito delle elezioni politiche, ha definito Grillo e Berlusconi "due clown". Per quanto riguarda Grillo, è la pura verità, visto che fino a ieri faceva il comico. E, per Berlusconi, non si può negare che vada in giro tutto liftato, truccato, incipriato e trapiantato; e lasciamo perdere quello che combina nella sua vita privata. Nessuno dovrebbe offendersi per questo; in fondo, oggi, per fare i politici (o per fare il Papa), bisogna innanzitutto essere degli attori.
Naturalmente, essere un clown non significa di per sé essere dei cattivi politici. Il problema nasce quando il politico fa il clown anche mentre governa.
Più in generale, però, gli stranieri hanno l'idea che tutto in Italia sia buffonesco. E in parte hanno ragione. I nostri politici sono spesso delle macchiette o della maschere dell'arte. Berlusconi, per esempio, faceva ridere tutto il mondo: ce ne siamo dimenticati? Ci siamo dimenticati dei sorrisini di Sarkozy e della Merkel? Ma anche i cittadini non scherzano. Qua si vive sempre in una specie di operetta, con personaggi grotteschi. Gli italiani vivono sentimenti esagerati, non hanno autocontrollo, sono emotivi, non hanno il senso del ridicolo. Un momento piangono e il momento dopo ridono; un momento si esaltano e il momento dopo si accasciano; non hanno il senso della misura e dell'equilibrio. Danno l'impressione di non avere neppure una coscienza individuale; sono spesso mossi da sentimenti collettivi di rabbia e di risentimento; fanno i protestatari e i ribelli; provano ondate di odio contro qualcuno o qualcosa; fanno fuoco e fiamme... ma anche qui non hanno serietà, non hanno costanza, non hanno impegno. Tutto si spegne in un baleno, così come si era acceso. E non ci si ricorda più di niente. La "commedia all'italiana" non è soltanto quella dei film, ma anche quella della vita quotidiana.
Per fare politica, ci vuole un minimo di serietà e di competenza. Perché per fare il maestro di scuola ci vuole un diploma e per fare il politico basta avere qualche voto? Quanti dei nuovi eletti sanno qualcosa delle leggi, dei regolamenti o della Costituzione? Molti sono soltanto dei dilettanti allo sbaraglio. Non hanno autonomia di giudizio, sono eterodiretti e non hanno cultura. Saranno soltanto dei numeri: schiacceranno bottoni su comando. Questo è un problema serio. Non ci si può improvvisare governanti. Molti dei nostri problemi nascono dal fatto che abbiamo una classe politica impreparata. Per esempio, nella storia delle quote latte, chi sono i politici incapaci che hanno trattato in Europa la questione? Perché si sono fatti infinocchiare? Forse perché non capivano niente?
E, adesso, siamo convinti che Grillo capisca qualcosa di economia, o è soltanto un comico che è riuscito a imbroccare le battute giuste? Non è un po' poco per pretendere di dirigere ministeri e governi? Leggo che qualche neo-eletto non sa neppure quanti siano i parlamentari e che un altro è stato eletto con 22 voti. Non è questo un altro capitolo del nostro eterno dramma buffonesco?

mercoledì 27 febbraio 2013

Etica della responsabilità


Ormai gli italioti sono tutti all'opposizione, battaglieri e critici su chi governa. Non che non abbiano ragione, ma dovrebbero ricordarsi che quei politici imbroglioni e incapaci sono stati eletti proprio da loro. Dunque, dovrebbero prima di tutto incolpare se stessi- il che richiede una consapevolezza che l'italiota medio non possiede. Per loro, la colpa è sempre degli "altri". Gli altri sono sempre i cattivi, gli altri sono sempre gli stupidi, gli altri sono sempre i corrotti.
Non appena c'è un problema, l'italiano inveisce contro il governo e sogna sfracelli, divisioni e opposizioni. Così la Lega s'illude di risolvere i problemi del nord, separandolo dal resto d'Italia, e Grillo s'illude che basti criticare per costruire qualcosa. Certo è comodo stare all'opposizione, sognare grandi ideali e sentirsi puri e duri. Ma è anche un atto di irresponsabilità. Infatti, quando si incomincia a governare, inevitabilmente si giunge a compromessi.
Non è detto che il proprio ideale sia il migliore. E, soprattutto, non è detto che i propri uomini siano migliori degli altri. All'inizio, quando i politici sono inesperti, sono tutti puri, ma poi, quando iniziano a prenderci la mano, incominciano a rubacchiare e a pretendere privilegi. La storia è lì ad insegnarcelo. Guardate quanti leghisti hanno finito per approfittarsi del denaro pubblico. Lo stesso faranno prima o poi i grillini. Perché il materiale umano, in Italia, è quello che è. Il senso etico, come dimostra anche la Chiesa, è assente, e il senso autocritico pure. Rimane perciò una grande arroganza, una grande superficialità, una grande veemenza - ma nessuno dei problemi italiani viene mai risolto... perché non abbiamo tanti individui consapevoli e responsabili.
Tutti credono di avere la soluzione in tasca: poche mosse e tutto è risolto. Magari fosse così! Purtroppo il mondo moderno è molto più complicato e le bacchette magiche sono scarse.
La differenza tra gli italiani e gli altri popoli è proprio questa: noi siamo degli emotivi che si muovono per impulsi e per improvvisazioni. Ma, non essendo capaci di riflettere, non andiamo mai a fondo e crediamo che le soluzioni siano semplici. Facciamo fuoco e fiamme, ma ben presto ci dimentichiamo di tutto... e riprendiamo a fare gli stessi errori e a trovarci di fronte agli stessi problemi.

Ingovernabilità


Negli ultimi giorni gli italiani si sono messi di buzzo buono, si sono sforzati, hanno pensato... ed ecco il risultato: l'ingovernabilità. È una vecchia storia, che va avanti da secoli. Gli italiani si scontrano fra loro, si neutralizzano a vicenda e poi alla fine viene a governare lo straniero. Può darsi che anche stavolta finisca così. Alla fine, visto che noi siamo incapaci di trovare un accordo, sarà l'Europa a imporci che cosa fare... magari attraverso i mercati.
Avevo detto che questa volta avremmo potuto contare gli "italioti", cioè gli italiani idioti che fanno di tutto per sfasciare il paese, ma devo dire che tutti hanno dato il loro bravo contributo. E il risultato è questo. Complimenti a Berlusconi, che è riuscito per l'ennesima volta a bloccare lo sviluppo del paese per difendere i propri interessi personali; complimenti a Bersani, che non ha saputo proporre niente di fresco e di entusiasmante; e complimenti a Grillo, che è riuscito a costruire un partito nuovo, che non ha ha la minima idea che cosa sia una politica economica e una politica internazionale e che crede di risolvere ogni problema occupandosi soltanto del cortile di casa propria. Complimenti a tutti, complimenti a tutti gli italioti che, quando ci si mettono d'impegno, ottengono questi magnifici risultati.
Purtroppo, gli italiani non sono capaci di pensare al bene comune, si dividono su tutto e, quando votano, lo fanno per bloccare gli avversari. Votano di pancia, non di cervello. Dunque, complimenti a tutti.
Complimenti anche a Maroni, che, pur guidando un partitello insignificante, è riuscito a creare un simulacro di "Macroregione del Nord", ex Padania. Ha gà parlato di istituire una moneta locale: probabilmente si chiamerà il "marone" d'oro. Continua dunque il dissolvimento dell'Italia. Chissà da dove verranno i prossimo governanti. Dalla Germania? Non sarebbe una novità. Abbiamo già avuto l'impero austro-ungarico e i Borboni.
È inutile prendersela con i politici: sono gli italiani che li hanno votati. E in loro c'è una volontà neanche tanto inconscia di auto-distruggersi: cupio dissolvi. Agli italiani piacciono tanto gli imbonitori. Non a caso hanno vinto due loro esemplari: Berlusconi e Grillo.
La situazione è sempre grave, ma mai seria. D'altronde, ormai l'Italia è in mano a uno che fa di professione il comico. In fondo ci riappropriamo della nostra storia, quella di staterelli sempre in guerra tra loro e dominati immancabilmente dalle potenze unitarie straniere. Quando mai impareremo ad essere un paese responsabile? Quando mai andremo oltre la tradizione dei Montecchi e dei Capuleti, dei Guelfi e dei Ghibellini? Sono secoli che andiamo avanti così, a combatterci, a dividerci, a odiarci. Fratelli d'Italia? Fratelli coltelli! Intanto, pagheremo, pagheremo sempre di più. Altro che rimborso IMU. Già oggi sono crollati i mercati e lo spread è salito. Complimenti.

lunedì 25 febbraio 2013

Vecchie anticaglie


Qualcuno pensa che l'antichità di un oggetto o di un'istituzione costituisca di per sé un pregio. Per esempio, si dice che una Chiesa che ha superato tante prove e che dura da duemila anni sia qualcosa di prestigioso.
Ma ci si dimentica di dire che la superstizione è molto, molto più antica. E così l'ignoranza.

domenica 24 febbraio 2013

Le dimissioni di Dio


Non è un caso che in Italia lo Stato e la Chiesa, la politica e la religione, siano contemporaneamente in crisi. Il motivo di fondo è lo stesso: la corruzione delle menti, la perdita del valore dell'integrità, il prevalere degli interessi privati sugli interessi pubblici. In sostanza tutto è riconducibile alla mancanza di consapevolezza che caratterizza, purtroppo, gran parte del nostro popolo e dei popoli occidentali. La differenza sta nel fatto che, mentre lo Stato italiano non fa la morale alla Chiesa, la Chiesa, piena com'è di pedofili, di gray, di spie, di partiti che si odiano e si fanno la guerra a vicenda, di ipocriti che non sanno che cosa sia l'etica, di faccendieri che coniugano religione e sete di denaro, e di banchieri che riciclano denari sporchi, vorrebbe anche fare la morale agli altri. Non ha nemmeno un minimo di vergogna, di autocoscienza. Ma qualcosa è trapelato, e il povero Papa ha capito che la Chiesa non è redimibile. Ecco perché il "vicario di Cristo" ha dato le dimissioni.

Dio è morto già da parecchio tempo. Ma non tutti lo hanno capito. I ritardatari della ragione sono ancora lì a venerare un Dio che non c'è perché non è mai nato. Ciò che è morto, dunque, è una vecchia idea di Dio, un'idea che è solo l'ultima espressione del paganesimo antico. Dio sentito come persona, come uomo, un Dio che s'incarna e poi muore e poi rinasce. Ecco perché questa idea se l'è data a gambe: non aveva più una ragione di esistere. Il Papa l'ha sentito. Ma i fedeli, i credenti, i creduloni sempre pronti a credere in qualche divinità, rimetteranno sul trono qualche altro Papa, che però sarà necessariamente uno ancora più rozzo, un uomo privo di qualsiasi consapevolezza.
Lasciamo stare l'adorazione degli dei, che non ha niente a che fare con l'autentica spiritualità. E lasciamo perdere le organizzazioni religiose che si vantano pomposamente di essere state volute da Dio. Come diceva il prelato e scrittore inglese L. Andrewes (1555-1626), "più si è vicini alla Chiesa, più si è lontani da Dio".

Tutti gli dei sono stati creati da noi, così come le Chiese: sono prodotti della mente umana. Ma molti italiani e altri popoli non l'hanno ancora capito; non hanno capito ciò che diceva Thomas Paine: "La mia mente è la mia chiesa".
Anche in Italia, c'è sempre stato qualcuno che ha compreso come stanno le cose. Prendiamo per esempio, per quanto riguarda lo sciagurato rapporto tra Stato e Chiesa, le parole di Machiavelli: "Abbiamo dunque con la Chiesa e con i preti noi italiani questo primo obbligo, d'essere diventati senza religione e cattivi; ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il quale è cagione della rovina nostra: questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa nostra provincia divisa" (Discorso sopra la prima deca di Tito Livio.)

giovedì 21 febbraio 2013

Al di là dell'ego



In meditazione esiste un rapporto paradossale con il sé. Da una parte, l'ego, l'egocentrismo, viene visto giustamente come un ostacolo. Ma dall'altra parte, senza ego, non si può compiere nessuna ricerca, non si può tentare di liberarsi. Dunque, in un primo momento, bisogna utilizzare proprio le energie e le capacità del sé. L'intelligenza, il senso critico, l'autocontrollo e la consapevolezza non scendono dal cielo, ma devono essere ritrovate in noi stessi. E quindi bisogna affidarsi proprio alle forze e alle qualità egoiche, scendendo addirittura sempre più a fondo in noi stessi. All'inizio si accentua per così dire l'egocentrismo, perché ci ritroviamo ad un livello psicologico. Lo scopo però della meditazione è superare tale limite. Ed ecco il secondo momento in cui ci si vede con distacco, come un uomo tra gli altri che combatte per la propria liberazione, in balìa delle forze della natura, dell'attaccamento, della paura, del desiderio e dell'illusione. Da questo distacco nasce la terza fase, quella del superamento del sé. Come riassumeva bene il maestro zen Dogen, "studiare la via del Buddha è studiare il sé. Ma studiare il sé è dimenticare il sé..." Infatti "quando i diecimila dharma sono privi di un sé, non c'è più né illusione né realizzazione...".
Liberarsi del sé, dimenticare il sé, non significa diventare degli dei ed essere subito assunti in cielo, così come succede in certa mitologia religiosa. Ma significa adottare una visione il più possibile spersonalizzata ed imparziale su di sé e sulle cose. È così che nasce la grande saggezza, non in altro modo, non per scienza infusa. È questo l'uomo illuminato, l'uomo del futuro; non il piccolo cialtrone che vede tutto dal suo limitato punto di vista.

domenica 17 febbraio 2013

Mentre il mondo cade a pezzi


"Mentre il mondo cade a pezzi..." dice la canzone che ha vinto il festival di Sanremo, noi siamo qui che dobbiamo sempre lottare per tirare avanti, per mangiare, per respirare, per vivere. Il mondo crolla e noi lo rimettiamo in piedi, con grande fatica, come brave formichine. Ricostruiamo l'ordine, le regole, le leggi, lo Stato, lottiamo contro la povertà e la malattia, e tiriamo avanti. Vita, morte, crollo, rinascita... l'intero universo è così, un gigantesco campo di battaglia. Da una parte crolla a pezzi e dall'altra parte cerca di risollevarsi.
L'entropia non dà tregua, c'è sempre un nemico da combattere, non fosse altro che l'ignoranza, la malattia, la vecchiaia, l'odio e la morte. Gli gnostici sostenevano che il mondo fosse stato creato da un Dio Minore, un Demiurgo, che in realtà era malvagio, invidioso e dittatoriale e si contrapponeva al Dio Supremo; questo Dio si opponeva  a qualsiasi sforzo degli uomini di uscire dal loro stato di oscurità e di dipendenza in cui si trovano, in cui sono imprigionati. E contro chi lotta per la luce, ecco che si scatena la sua guerra .
Un magnifico mito, che nasconde una verità drammatica. C'è sempre qualcosa o qualcuno che si oppone all'ordine che cerchiamo faticosamente di costruire. C'è sempre una forza contraria da vincere, qualcosa che fa crollare le civiltà, gli Stati, le religioni e le nostre piccole persone.
C'è dappertutto una lotta senza tregua tra forze del bene e forze del male, con il problema che non sono due eserciti contrapposti, ma due forze compresenti in tutto il mondo e dentro di noi.
Non possiamo starcene semplicemente in pace. La guerra, la contesa, è l'elemento costitutivo del mondo.
Noi comunque non ci arrendiamo e continuiamo a lottare. Pur continuando a farci la guerra tra noi e dentro di noi, tiriamo avanti eroicamente e rimettiamo in piedi le macerie... dopo ogni terremoto. Le forze del male non prevarranno, no. Ma, per ora, neppure quelle del bene.

La crisi morale


Aveva ragione Papa Ratzinger ad affermare che la crisi finanziaria ed economica è un aspetto della crisi morale. Ma ha dimenticato di aggiungere che anche la sua religione, la sua Chiesa, ha svolto una parte importante nella crisi etica. Non solo i preti pedofili, non solo i vescovi affaristi, non solo i cardinali che si combattono tra di loro per il potere, ma l'intera struttura dogmatica e fideistica della Chiesa, la sua chiusura al mondo, la sua sete di dominio, è stata un elemento determinante di questa crisi morale. E infatti ora il Papa deve ammettere che non ce la fa, che non riesce a risolvere le innumerevoli contraddizioni della sua religione, che la Chiesa stessa ha i difetti della società. La sua resa è il segno di un fallimento etico, che ha radici lontane e profonde.
In Lombardia per esempio è in atto da decenni un sistema politico affaristico, profondamente corrotto e illiberale, organizzato da un movimento religioso. E la Chiesa non ha mai preso posizione su questo problema. Come può illudersi di combattere la corruzione altrui se è la prima ad essere corrotta?

Adamo ed Eva

Ecco un bel mito. Ma che cosa significa? Che ogni uomo è tutti gli uomini e che ogni donna è tutte le donne. L'eterno femminino e l'eterno mascolino. Ma in infinite piccole variazioni... sul tema.

venerdì 15 febbraio 2013

Caccia al Papa


Certo, in un mondo in cui quasi tutti aspirano ad apparire (possibilmente in televisione), il gesto del Papa che si ritira a vita privata e non vuol più saperne del caravanserraglio dei mass media, va controcorrente – e torna a suo onore. Ma speriamo che sia vero e che venga lasciato in pace. L'aspetto rivoluzionario è che finora il ruolo dei Papi ha completamente cancellato il loro volto umano. Perché oggi (come sempre, d'altronde) ad un Papa si chiede proprio questo: che reciti la sua parte e scompaia come uomo.
E i fedeli? A loro va tutto bene. Lodavano il precedente Papa che ostentava la sua decadenza fisica e mentale e loderanno questo che se ne è andato per non mostrare lo spettacolo indecoroso dell'ultima parte della vecchiaia.
La mitizzazione non si addice alla vecchiaia. Il mito si costruisce su persona morte anzitempo, magari a trentatré anni.

giovedì 14 febbraio 2013

Le dimissioni del Papa


Anche se non siamo mai stati teneri con questo Papa, per via delle sue idee reazionarie, dobbiamo ammettere che una volta tanto ha fatto una cosa giusta. Ha dimostrato di non essere attaccato al potere, non ha voluto offrire in pasto alle folle lo spettacolo della sua decadenza, così come invece aveva fatto il suo predecessore. Questo segna la differenza tra l'essere uomini e l'essere uomini di spettacolo.
Chissà che questo gesto non ispiri i nostri politici, attaccati con la colla ai loro posti e ai loro privilegi. Per esempio, se Berlusconi volesse proprio stupirci, non continui a prometterci paccate di soldi e facili evasioni fiscali, ma si dimetta anche lui... per manifesta incapacità.

Dogmi ingessati


Perché un gesto sensato come le dimissioni di un Papa vecchio che non ce la fa più appare un gesto rivoluzionario? Forse perché da tempo il buon senso è sparito dal cristianesimo, ingessato com'è nei suoi dogmi, nelle sue tradizioni.
Quant'è difficile abbandonare le proprie abitudini mentali! Nel cristianesimo si fa passare per volontà divina l'incapacità di cambiare, la pigrizia mentale. Così è diventato un principio irrinunciabile il fatto che non ci possano essere sacerdoti donna, o la lotta contro il preservativo. Le opinioni personali di qualche vecchio incapace di rinnovarsi diventano dogmi. No, in questa religione non cambierà mai nulla. È per questo che un gesto normale diventa "epocale", "storico".
In realtà si scopre l'acqua calda. Che il Papa è un uomo come tutti gli altri. Come d'altronde anche Gesù.

Il fallimento della Chiesa


Malattia o non malattia, la resa di Ratzinger è il fallimento della Chiesa. Inutile girarci intorno. Il cristianesimo è una religione in piena decadenza, perché ha perso il polso della situazione e si è rinchiuso nei propri dogmi e nelle proprie tradizioni. Una religione del genere non può più essere riformata. Ciò di cui parla è un'accozzaglia di miti che non hanno nessun fondamento. Essendo una religione che ha fatto delle promesse, dopo duemila anni è chiaro che non le ha mantenute.
Potrebbe ancora essere salvata come corrente umanistica. Ma dovrebbe rinunciare alle proprie pretese di potere temporale. E qui veniamo al dunque. Quali dovrebbero essere le caratteristiche di un nuovo Papa? Dovrebbe rappresentare un messaggio spirituale, ma dovrebbe contemporaneamente occuparsi di affari, di finanza, di banche e di interferenze politiche.
L'unica soluzione sarebbe affidarsi a qualche uomo spirituale. Ma sarebbe impossibile trovarlo in quel museo di cardinali e vescovi che sono arrivati ai loro seggi proprio perché sono rotti a qualsiasi compromesso. Se poi si trovasse davvero, magari al di fuori del conclave, un uomo ispirato che proponesse riforme rivoluzionarie, state tranquilli che sarebbe fatto fuori in breve tempo dalla corrente reazionaria che domina la Chiesa, così come è già successo in passato.
D'altronde oggi la Chiesa è un coacervo di partiti, di lotte intestine, di preti affaristi e di interessi contrastanti che nessuno è più in grado di coordinare.
In conclusione, la prossima scelta del conclave sarà quella di affidarsi a qualche manager, sul tipo di Angelo Scola. Ma, in questo caso, cadrà nel semplice affarismo religioso. E, come diceva qualcuno, "non si possono servire due padroni, Dio e Mammona. Se si serve l'uno si tradisce l'altro..."

Memoriale della Shoah


L'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, dichiara che «non sfuggono le responsabilità storiche di taluni figli della Chiesa di fronte alle tragiche ingiustizie compiute contro i membri del popolo ebraico». Alla buon'ora!
Ma non basta. I cristiani devono riconoscere che le persecuzioni anti-ebraiche hanno avuto origine dal cristianesimo, il quale cercava di far dimenticare che il suo Dio non era nient'altro che un ebreo, un ebreo che non aveva mai disconosciuto la sua religione. Questo era lo scandalo rappresentato dagli ebrei; negavano con la loro stessa presenza la legittimità del cristianesimo.
Hitler, nella sua somma ignoranza, fu il braccio inconsapevole dell'ultimo pogrom.

domenica 10 febbraio 2013

Conoscere Dio


Se tu non conoscessi tuo padre, perché è morto o scomparso prima della tua nascita, che cosa faresti per cercare di saper qualcosa di lui? Chiedesti in giro a chi l'ha conosciuto? Ma mettiamo che nessuno l'avesse conosciuto perché era di passaggio: come faresti?
Te lo dico io: qualcosa di lui, qualche testimonianza, qualche sua caratteristica è rimasta... proprio dentro di te. In te, nel tuo DNA, nel tuo carattere c'è certamente qualcosa di lui, la sua impronta. Perciò, non serve a nulla cercare in giro: devi cercare dentro di te.
Se poi questo padre avesse anche altri figli, dovresti cercare di conoscere anche le loro caratteristiche e paragonarle con le tue.
Così è per chi vorrebbero conoscere Dio, ossia quella forza che ha dato origine al tutto. Le sue caratteristiche devi cercarle prima di tutto in te.
Ma lascia perdere le religioni "rivelate". Loro non sanno nulla proprio perché credono che sia Altro - e lo cercano al di fuori.

venerdì 8 febbraio 2013

Il volto di Dio


Discutere sull'esistenza o meno di Dio non serve a niente. Perché, che Dio esista o non esista, qui non cambia niente. Noi siamo in questo mondo, abbiamo poco tempo a disposizione e abbiamo enormi e urgenti problemi che nessun Dio ci può risolvere. Se non ce la facciamo con le nostre forze, non sarà certo Dio che ci risolverà i problemi. Se siamo malati, se siamo senza lavoro, se siamo prigionieri... non sarà Dio ad aiutarci. Dov'era Dio quando milioni di ebrei venivano trucidati? Eppure tutti avranno pregato Dio. E pregheranno Dio tutti coloro che si trovano con qualche grave malattia. Magari saranno andati a Lourdes. Ma quanti si sono effettivamente salvati? Pochini, pochini... Può darsi che il Signore dell'Universo sia troppo indaffarato tra i miliardi di pianeti e i miliardi di miliardi di miliardi di esseri viventi... per rispondere proprio a te, in questo minuscolo pianeta. O può darsi che tu non sappia comunicare.
Che cos'è infatti Dio? Un'energia, una luce, una forza, una mente suprema? Ma come si può comunicare con un'energia o con una luce? Come può la formichina comunicare con Einstein?
E, allora, nell'attesa, è molto meglio far da sé; molto meglio sviluppare al massimo le nostre capacità, la nostra forza. Perché è certo che ne utilizziamo sì e no una milionesima parte. Non riusciamo a guarire le malattie, non riusciamo a organizzare le nostre società, non abbiamo le conoscenze in tanti campi. Non conosciamo neppure noi stessi, non siamo consapevoli di chi siamo veramente.
Non dico dunque di non credere a Dio o di non pregare: dico che, nel frattempo, è meglio cercare di renderci più forti, più consapevoli. Anziché cercare di attivare la forza divina esterna cerchiamo di attivare la nostra forza divina interna. Perché tanta sfiducia in sé e nelle proprie capacità? Perché riconoscersi impotenti e in balia di forze esterne?  Vi ricordate la storia di quella tigre che era stata allevata dalle pecore e per lungo tempo si era considerata una pecora? Ebbene,un bel giorno vide un proprio simile - e all'improvviso capì. E, con un ruggito, fu finalmente libera di utilizzare tutte le proprie forze.
Siamo dunque pecore finché ci consideriamo pecore. Siamo infelici, malati, indigenti, finché ci consideriamo infelici, malati, indigenti. Ciò che crediamo, alla fine lo siamo. Dunque, cambiamo il nostro modo di vedere.

lunedì 4 febbraio 2013

Affrontare la paura


Per liberarsi della paura non serve a niente sforzarsi di affrontare eroicamente le cose che ci spaventano. Molto meglio domandarsi: "Che cos'è questa sensazione?" e cercare di osservarla. Non un atteggiamento di negazione e neppure un atteggiamento combattivo. "Che cos'è questo?" Voglio vedere che cosa provo, che cosa succede. Sono curioso di vedere le spettacolo - il mio stesso spettacolo della paura, lo spettacolo che io do. Non mettermi subito a lottare, come un toro che vede rosso, ma sperimentare fino in fondo. Osservare ciò che provo, ciò che succede, ciò che è. Senza bisogno di opporsi, senza bisogno di scendere in guerra. Di guerra ce n'è già troppa nel mondo per crearne altra anche dentro di noi. Dobbiamo essere astuti, perché in realtà, così facendo, ci si distanzia dalla sensazione, si crea intorno ad essa un certo spazio. Anche la nostra paura è il frutto di un antico condizionamento, uno dei tanti. Essere disponibili ad osservare, essere semplicemente presenti a ciò che accade.
Cambiamo strategia, cambiamo la risposta condizionata al condizionamento.

ll karma dell'umanità


Una specie violenta, aggressiva, assassina... anche se viene da una natura e da una legge della selezione che è basata sulla competizione e sull'eliminazione spietata del più debole (voluta da Dio? da quel Dio che le religioni si ostinano a definire "amore", "bene", ecc.? Ma quando mai?).
Da che esistono, gli uomini si sono fatti la guerra... non si sa bene perché (per natura, appunto). E ancora oggi sono lì a farsi la guerra, ad ammazzarsi. Devono competere, d'accordo. Ma anche quando non sono in guerra, devono competere... magari nel lavoro e nello sport. Arrivare primi, essere più ricchi, comandare... Non si danno pace, non amano la quiete, hanno una febbre che li tortura - un lascito del fuoco primigenio.
E poi c'è lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo... un abominio continuo. Una lotta continua. Una guerra continua...
È il karma dell'uomo... un handicap che pesa su ogni nuovo nato. Ma il karma dell'uomo è il karma del mondo... visto che tutta la natura si fa la guerra. Lo aveva ben visto Eraclito: "il conflitto è il padre di tutte le cose". D'altronde, che cosa aspettarsi da un universo che è nato da un'esplosione? Che sia luogo di pace e di amore?
Di tutto questo bisogna rendersi conto, non sognare Divinità che sarebbero il Bene assoluto o paradisi di felicità assoluta.
Se non c'è questa chiara e netta presa di coscienza, si vive nell'illusione, si lotta inutilmente, accrescendo il conflitto.

ll fatalismo


Ascoltavo alla radio il discorso di un rabbino ebreo il quale parlava di etica e di morale. E diceva: "Tutto dipende da Dio. Dio è il padrone di tutto. Non c'è foglia che non si muova che Dio non voglia. Se uno è un giusto, lo vuole Dio. Se uno è un peccatore, lo vuole Dio..." e così via. Idee simili le ritroviamo nelle religioni che sono derivate dal giudaismo: cristianesimo e islam. Tutto è voluto da Dio, tutto è deciso da Dio, Dio è il creatore e il padrone di tutto. Quindi, se vi succede qualcosa di male... sapete con chi prendervela. Lo vuole Dio!
Con simili idee, non ci si meraviglia se queste religioni hanno dato vita a regimi totalitari, in cui l'autorità terrena viene considerata una rappresentante dell'autorità divina. Ecco perché George Bernrad Shaw diceva che "l'arte del governo è l'organizzazione dell'idolatria."
Idee del genere sono agli antipodi di una religione come il buddhismo, dove non si crede affatto a questo tipo di Dio e a questo genere di fatalismo. Nel buddhismo si pensa che ognuno sia l'artefice del proprio destino... purché diventi consapevole che la sua natura è stata pesantemente condizionata da convinzioni (quali per esempio quelle delle religioni) che lo inducono a credere di essere una semplice marionetta, guidata dall'esterno.
"Guardati dall'uomo il cui dio è nei cieli." George Bernard Shaw

Il valore delle intenzioni

Sono le intenzioni che qualificano la nostra azione. Dobbiamo diffidare di quella particolare forma di egocentrismo che consiste nel sentirsi buoni quando si aiuta qualcuno. Se per esempio si fa la carità solo per sentirsi gratificati, non si esce dal proprio narcisismo. D'altronde, recenti studi hanno dimostrato che fare le buone azioni, come dedicarsi alla beneficenza e occuparsi degli altri, attiva i circuiti del piacere. Se dunque vogliamo liberarci dei condizionamenti karmici ed egoici, dobbiamo sviluppare una consapevolezza delle nostre vere intenzioni. Sono queste che determinano inesorabilmente il nostro destino.

venerdì 1 febbraio 2013

Meditazione sull'intervallo


La meditazione di consapevolezza sugli stati d'animo e la loro etichettatura sono pratiche molto importanti per conoscersi meglio e per migliorarsi, per diventare uomini più sensibili e consapevoli, per evolvere più velocemente, ma sono solo una parte del percorso. La seconda parte io la definirei meditazione di trascendenza. Qui usciamo definitivamente dalla psicologia e dalla mente umana, che è comunque sempre condizionata.
Come è noto, ognuno di noi coltiva inconsciamente un proprio dialogo mentale, che ci rende prigionieri delle chiacchiere, della parole e dei pensieri. Si tratta di "voci" interiori che talvolta usano l' "io" ("io sono questo, io sono quello, io faccio questo, io non faccio questo, ecc.") e talvolta usano il "tu" ("tu sei questo, tu dovresti essere quest'altro, tu sei inadatto, tu sei un incapace, tu non ce la farai mai, tu sei il migliore, nessuno è come te, tu dovresti, tu non dovresti, ecc."). Osservatevi mentre dialogate in questo modo, scissi in due: è un dialogo che si svolge senza tregua e che ci allontana dalla realtà, dal momento presente.
Per interrompere queste conversazioni interiori, che rivelano un io frammentato, per ricuperare la propria integrità, per riattivare la propria natura originale (che non si giudica né inferiore né superiore a quella degli altri), è bene utilizzare la meditazione di trascendenza, che potremmo anche chiamare la meditazione sugli intervalli. Che cosa sono? Sono quei brevi istanti di sospensione, di interruzione, in cui anche il pensiero tace. Per esempio tra la fine dell'espirazione e l'inizio dell'inspirazione, tra la fine dell'ispirazione e l'inizio dell'ispirazione, tra la fine di un pensiero e l'inizio di un altro, oppure nel momento in cui la nostra attenzione passa da un oggetto all'altro. In tutti questi casi si crea un istante di sospensione, uno spazio vuoto, di cui di solito non ci rendiamo conto.
Ebbene, la meditazione consiste proprio nel focalizzare l'attenzione in quello spazio e nel cercare di fermarvisi il più possibile, accedendo così a quella realtà in cui l'onnipresente attività mentale è assente. Per esempio, facciamo un'espirazione molto lunga e profonda. Nel momento in cui il respiro è tutto uscito e avremmo bisogno di inspirare di nuovo, blocchiamo il respiro e fissiamo a occhi chiusi lo spazio vuoto, là dove mancano i pensieri. Nello stesso istante possiamo far convergere l'attenzione in un punto immaginario davanti al naso o tra le sopracciglia; contemporaneamente possiamo spingere la lingua contro il palato superiore e contrarre l'ano. Rimaniamo così per qualche istante e constatiamo come in quei momenti ci si possa liberare dell'asfissiante dialogo interiore e ci si possa concentrare in uno spazio vuoto, che è qualcosa di vivificante.