giovedì 6 settembre 2018

Il Dio che verrà


Da una parte c'è la teologia tradizionale che ci parla di un Dio onnipotente che sarebbe Bontà e Amore, e dall'altra parte c'è la constatazione che l'universo da lui creato è un'immane macelleria in cui tutti divorano tutti, in cui tutti devono combattere e in cui gli esseri viventi sono specie di cavie da laboratorio, destinate comunque ad essere sacrificate per il progresso generale.
Date un'occhiata all'Africa o a certi paesi del terzo mondo, dove milioni di bambini crepano di fame e di malattie, dove si muore giovani e dove chi comanda è semplicemente l'individuo più feroce. Questa è la storia del mondo. I conti non tornano. Come potrebbe un Dio così buono creare un mondo così violento e concepire un meccanismo infernale come quello dell'evoluzione, dove i più deboli finiscono ammazzati?
Chiunque di noi, se potesse concepire e creare un mondo per i propri figli, lo farebbe migliore - non questa specie di teatro di guerra.
Ma forse siamo noi che abbiamo messo il carro davanti ai buoi, e all'origine non c'è affatto un Dio come quello immaginato dai teologi. C'è piuttosto un'oscura forza che cerca faticosamente, dolorosamente, di venire alla luce, tra mille sbagli.
Dunque, Dio non sarebbe all'inizio, ma alla fine. Dio deve ancora nascere. E può nascere solo da uno sviluppo ulteriore della nostra consapevolezza. C'è ancora un salto evolutivo da compiere.

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