mercoledì 30 giugno 2021

L'amore eterno

 

Ogni tanto si parla di amore eterno e ci si chiede se non possa durare tutta la vita. Molto improbabile. Ma non perché non si possa rimanere legati a una persona per tanto tempo, bensì perché non c’è un solo sentimento che possa rimanere inalterato per tutta la vita –  cambierà e si evolverà come ogni cosa in questo mondo.

Chi è innamorato non ci crede. Ma a poco a poco, impercettibilmente, il sentimento cambierà.

Bisogna diventare vecchi per capire certe cose, per avere una visione completa dell’esistenza. A venti o a cinquant’anni non si può ancora giudicare. Quasi tutti, di fronte alla fine di un amore, sperano di trovarne un altro. Ma il gioco non può andare avanti all’infinito, proprio per questioni di età. E quindi bisogna approdare a una diversa idea, a una nuova saggezza.

L’amore serve alla riproduzione e, una volta esaurita questa funzione, non serve più, se non per i legami sociali e affettivi. Provate a confrontare l’amore della giovinezza con quello che rimane nella vecchiaia. Sarà certamente diverso, non ci sarà più la passione di una volta. Per bene che vada, sarete come amici o come fratello e sorella. E anche questo è amore, un amore che non è disprezzabile. Ma segue il naturale cambiamento di ogni cosa.

Alla fine potrete anche approdare a un amore universale, a un amore per tutti. Ma quell’antico amore rimarrà come un ricordo, come il bagliore di una cosa che si è spenta per sempre.

domenica 27 giugno 2021

La paura della morte

 

Tutti abbiamo paura della morte, per un istinto atavico, ma, poiché non ne abbiamo fatto un’esperienza diretta, ciò che ci spaventa è l’ignoto o l’idea di perdere la nostra individualità. Questo ragionamento era già stato fatto da Epicuro: “«Il male, dunque, che più ci spaventa, la mortenon è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi.» Ineccepibile.

Tuttavia le religioni hanno introdotto nuovi elementi di paura. Puntando su una speranza o illusione d’immortalità, hanno aggiunto la paura di essere giudicati da qualche Divinità e magari di finire in un inferno. In realtà, l’inferno, per molti di noi, è già qua. Quindi le religioni hanno peggiorato la situazione.

Se noi crediamo di essere già in un luogo infernale, la morte appare come una liberazione. Ma, se vi aggiungiamo una speranza-illusione di immortalità, questa liberazione diventa impossibile o viene procrastinata all’infinito. Allora il problema sarà quello di liberarci del ciclo vita-morte, perché – un’altra cosa certa – è che se c’è una nuova nascita, ci sarà una nuova morte.

Perdere l’individualità può essere considerato una sciagura da chi non riesce a superare il proprio egocentrismo. Ma può darsi che il proprio ego sia proprio ciò che ci ostacola dall’essere di più o addirittura il tutto. Non è questa la realizzazione della completezza e dell’amore?

sabato 26 giugno 2021

Il teatro del mondo: il semplice testimoniare

 

Se siete seduti in un posto tranquillo e all’improvvisano arriva un gruppo di persone che litigano e schiamazzano, voi non potete fare a meno di osservare la scena e di avere delle reazioni, negative e/o positive.

Così va il mondo: venite coinvolti senza averlo voluto. Nessuna ha scelto nulla, ma, di colpo, le luci della ribalta si sono accese e ora vi tocca assistere allo spettacolo.

Il problema è che, qualunque cosa si veda e comunque la si giudichi, tutto si riflette dentro di voi, sia a livello fisico sia a livello emotivo e mentale. È vero che si tratta di attori, ma anche voi dovete partecipare in qualche misura allo spettacolo e ne siete coinvolti.

Dovete però essere consapevoli che voi siete prima di tutto degli spettatori, degli osservatori.

Fermatevi dunque ogni tanto, distaccatevi dallo spettacolo e rendetevi conto che la vostra vera identità e la vostra vera funzione è di essere i testimoni, coloro per i quali è stato allestito il gioco, coloro senza i quali il gioco non potrebbe esistere.

Dunque, un certa responsabilità e un certo potere lo avete anche voi. È da come guardate, è da come reagite che il mondo cambia.

L'inganno religioso

 

Gli uomini sono attaccati alla vita e non vorrebbero mai morire. Ma poiché sanno benissimo di dover morire, ecco che s’inventano qualche altra nuova vita, qui o altrove. Per questo nascono le religioni: per promettere ciò che non sanno neppure loro, cioè una qualche illusione di immortalità, costi quel che costi… magari la sottomissione a un capriccioso Padrone del mondo, davanti a cui ti devi inginocchiare e pregare. “Ti faccio rinascere, se mi lecchi i piedi …” E, intanto, lecca quelli dei miei rappresentanti in Terra: i sacerdoti.

Così funzionano le religioni da migliaia di anni. Ed è incredibile come resistano ancora oggi, seppure sempre più indebolite dalla ragione e dai dubbi. In fondo, nessuno è mai ritornato a dirci nulla sulla morte, e il meccanismo potrebbe essere una ben studiata truffa.

Da quando esiste la vita esiste questo tipo di inganno. E non è una semplice illusione senza conseguenze.

Resta il fatto che qualcuno acquisisce potere e ci guadagna.

Ed è proprio questo il punto: come acquisire potere sfruttando la dabbenaggine altrui.

Nessuno affiderebbe i propri figli ad una setta di fanatici. Eppure le religioni sono esattamente delle grandi sette, dedite allo sfruttamento della paura e dell’incapacità di pensare con la propria testa.

venerdì 25 giugno 2021

Il modello totalitario

 

È una questione di carattere e di intelligenza: c’è chi vuole includere e aprire e c’è che vuole chiudere, distinguere, discriminare e naturalmente condannare. Questo è ciò che succede attualmente nella lotta fra chi vuole includere omosessuali e Lgbt bella nostra società e chi li vuole discriminare, perseguitare e magari punire. Non stupisce che la Chiesa cattolica stia dalla parte dei persecutori: lo ha sempre fatto. E, d’altronde se non distinguesse e discriminasse, se fosse aperta e benevola con tutti, non sarebbe una religione.

La Chiesa cattolica è benevola solo con se stessa, per esempio con i preti pedofili o con quelli che hanno perseguitato e ucciso i bambini e gli adulti delle etnie non cristiane. Per il resto passa tutto il tempo a distinguere, classificare e promettere pene eterne ai “peccatori”, cioè a coloro che non condividono le sue idee, spesso infondate e perniciose.

Le religioni sono ormai centri di potere che si mettono volentieri al servizio dei governi autoritari. Non si è mai vista una religione progressista o liberale. E questo piace tanto ai vari dittatori del mondo, a chi vuole instaurare un regime totalitario o semplicemente “conservatore”.

Da noi ci sono leader di partito che vanno in pellegrinaggio in Ungheria o in Polonia studiandone il modello di oppressione e repressione. Come fare per portarlo anche in Italia? Be’, c’è sempre l’aiuto della Chiesa cattolica che, in quanto Stato temporale e monarchia assolutista, è fonte di ispirazione.

In fondo, Dio per loro è il supremo dittatore.

martedì 22 giugno 2021

Dio, Patria e Famiglia

 

È il motto di tutti i conservatori del mondo. Che con questi principi vorrebbero tenere in piedi la baracca. Illusione oltre che ristrettezza mentale.

Infatti, Dio è un’invenzione umana, la Patria è là dove ci pagano meglio e la Famiglia… è sfasciata da un pezzo.

Purtroppo questi valori sono stati abbracciati dalle varie religioni, che in tal modo diventano i punti di riferimento del conservatorismo più bieco.

Ora la conservazione ha una sua funzione, ma, quando si oppone al cambiamento e al divenire, diventa come quelli che vogliono fermare il vento con la dita - fattore di ottundimento e di regresso.

domenica 20 giugno 2021

Un gioco crudele

 

Senza causa, senza scopo, senza meta, senza obiettivo… se c’è qualcosa cui si applicano tali definizioni, questa è la vita. Gratuita, spontanea, naturale… senza secondi fini. Nasce per un debordare di energia, per un gioco di Maya, l’illusione, che ci tira dentro e ci fa credere che siamo nati per qualche motivo. Ma non è così. Il gioco della vita, il gioco del cosmo, il gioco del tempo - sono perché sono, non per raggiungere qualche scopo.

Noi la verità la sappiamo. Sappiamo che perderemo tutto: i parenti, il padre e la madre, i fratelli e le sorelle, gli amici e infine noi stessi, la nostra coscienza, il nostro io. Sappiamo che non saremo più. Non è una bella situazione.

A questo punto nascono le religioni, che loro sì hanno un fine: illuderci e consolarci.

Ma noi  cose le sappiamo. Sappiamo che di noi non rimarrà niente. Tant’è vero che ci diamo alla procreazione – l’estremo tentativo per lasciare in questo mondo qualcosa di noi. Non siamo noi, ma qualcosa di noi – meglio di niente. La procreazione è la prova che siamo ben coscienti che di noi sparirà tutto.

Non c’è da meravigliarsi che i vecchi siano depressi. Non potendo più muoversi, non potendo più fare, avendo perso quasi tutti, si buttano nella religione o nel nulla. Anche il nulla è consolante: ci dice che perlomeno, se non ci saremo noi, sparirà ogni sofferenza.

Viviamo per nulla, lottiamo per nulla. E tutto ci sfuggirà.

È chiaro che, se abbiamo il coraggio di guardare le cose, dobbiamo fare i conti con questa crudele verità. E che dobbiamo scoprire che cosa c’era prima e che cosa ci sarà dopo. La vita è un intervallo. E il fatto che sia un intervallo, ci dice che la nostra vera natura è altrove.

La verità non è per anime deboli. È per chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà. Non per chi vorrebbe fuggire in qualche paradiso o trovare protezione preso qualche fantomatico Creatore.

La vita si è auto creata. È come un fiore – che scopo ha?

sabato 19 giugno 2021

Creazione, procreazione e decreazione

 

La creazione è quella di un eventuale Dio, la procreazione è quella degli esseri viventi e la decreazione è quella che porta gli uomini i più evoluti, consapevoli di sé e dei limiti umani e cosmici, a non aumentare (o a diminuire) il numero di esseri umani.

La prima ragione è che la popolazione mondiale è già troppo numerosa e si sta mangiando il pianeta.

Ma la seconda è più importante e si basa sulla consapevolezza che l’universo è stato creato male – qualunque scimmia evoluta avrebbe potuto far di meglio. Enormi ammassi di stelle che non servono a niente e che si scontrano fra di loro. Pianeti troppo caldi o troppo freddi che vagano senza meta e senza senso. Ed esseri viventi non in grado di prendere in mano l’evoluzione.

Soprattutto il tutto è scandalosamente votato all’autodistruzione e alla lotta perenne per riuscire a sopravvivere. Non c’è pace se non per brevi periodi. E non c’è modo di scampare a una fine miserevole, individuale e collettiva, terrestre e cosmica.

Evidentemente questo universo non è stato creato da nessuna mente superiore ed è una specie di soprassalto casuale della materia. Niente di più.

giovedì 17 giugno 2021

Il destino

 

Il mondo e le nostre esistenze non stanno mai ferme: tutto cambia, tutto si muove, tutto diviene, tutto accade.

Ora questo accadere non è qualcosa che decidiamo noi, ma è come un rotolo di pellicola che si svolge e in cui si trova anche la nostra volontà. Decidiamo cioè ciò che è già prescritto ed inscritto. Di fatto non decidiamo nulla.

Qualunque cosa sia registrata nella pellicola (o nel rotolo delle Parche) non è reale: è una proiezione, un’illusione, proprio come nei film. Tutti in questo film sono dei personaggi, degli attori che recitano.

Ed è assurdo identificarci con simili immagini. Noi, per fortuna, non lo siamo, non le siamo. Noi non siamo quei pupazzi che si agitano sullo schermo. Noi siamo gli osservatori, gli spettatori.

Il divenire, l’accadere, non capita a noi, ma a personaggi che hanno un certo corpo e una certa mente. Ma noi siamo i Testimoni al di fuori dell’intera tragicommedia.

L'attimo fuggente

 

A ben vedere tutti viviamo momento per momento, dato che il tempo è fatto da una successione di momenti. L'elemento decisivo sta nella nostra consapevolezza. Non sempre è possibile che i momenti siano nuovi e freschi; spesso sono ripetitivi e noiosi. C'è quindi da trovare un equilibrio tra le due esigenze: la novità e la sicurezza. Altrimenti c'è il rischio di auto-distruggersi.

Sarebbe bello vivere senza interruzione momenti sorprendenti, ma non sempre è possibile. E allora la vita può diventare pesante.

È vero che la consapevolezza può farci apprezzare di più i momenti felici o semplicemente sereni. E qui conta anche il sapersi accontentare. Ma ci porta anche brutte ombre - il tempo porta comunque a sgretolare qualunque cosa, felicità o infelicità, coscienza o incoscienza. E questa consapevolezza, se rende più intensa la vita, ci fa capire che dobbiamo anche cercare ciò che c’è al di là del tempo e della nostra dialettica delle emozioni.

martedì 15 giugno 2021

La malattia mortale

 

Qualcuno paragona la vita a una malattia e, dato che questa affezione finisce sempre con la morte del malato, a una malattia mortale. Ma di che cosa soffrono gli esseri viventi?

Innanzitutto di infelicità, dato che vivono sempre in uno stato di bisogno: fame, sete, sesso… qualcosa che dev’essere rinnovato giorno per giorno – una tortura.

Una volta soddisfati i bisogni del corpo, si potrebbe stare tranquilli per un po’. Ma ecco che negli esseri umani si attivano anche i bisogni immateriali: per esempio di amore, di affetto, di riconoscimento, di supremazia, di vittoria, di longevità, di importanza, di rinascere, di rivivere, di avere altre occasioni, di meritarsi un paradiso e così via. Dunque, i momenti di pace sono molto rari.

Poiché siamo sempre sospinti dal desiderio, cioè dalla mancanza di qualcosa, qualcuno ha pensato che dobbiamo cercare (altro tormento) il non-desiderio. Ma rinunciare al desiderio significa rinunciare alla vita stessa.

Il risultato è che gli uomini sono per lo più infelici e insoddisfatti.

Quando qualcuno realizza la fine dell’illusione (quella di essere soddisfatti), si rende conto che è come il segugio che nelle corse dei cani insegue un coniglio di pezza… non lo raggiunge mai.

Potrà mai fare a meno del cibo, dell’acqua, dell’affetto e del sesso?

Gli asceti fanno proprio questo. Ma, in fondo, si tratta di un lento suicidio. A dimostrazione del fatto che dal tormento del desiderio si esce solo con la morte.

Poiché siamo tutti ammalati di questa malattia mortale, facciamo almeno in modo – grazie ad un potenziamento della consapevolezza - di finirla qui.

lunedì 14 giugno 2021

Parlare a vanvera

 

Noi parliamo a vanvera di vita eterna, immortalità e assoluto, ma di tutte queste cose non sappiamo niente: si tratta di semplici ipotesi o di fantasie, nate dal fatto che il nostro linguaggio è dualistico: se concepiamo il bene, concepiamo immediatamente il male e viceversa, se concepiamo l’inizio concepiamo immediatamente la fine. Il gioco delle astrazioni.

La verità è che la nostra esperienza è contrassegnata da cose mortali, relative e provvisorie (e anche questi sono concetti). Tutto ciò che percepiamo è destinato non solo a cambiare in tempi più o meno brevi, ma anche a finire, a scomparire, a essere contraddetto, a essere assorbito nel nulla. Questa è la realtà. Tutto il resto è opinabile, è il frutto di una mente che se pensa a una cosa deve pensare anche al suo contrario, reale o irreale che sia. Anche il concetto di Uno è puramente ipotetico; ciò che noi conosciamo è la molteplicità, la varietà, la diversità.

Quando parliamo di metafisica o di Realtà Ultima, dunque, c’è il rischio di parlare di semplici concetti. L’unica cosa che conta è l’esperienza - e cioè che le cose funzionino o non funzionino.

Possiamo parlare di quello che vogliamo e immaginare qualsiasi realtà astratta. Ma la prova resta la sua funzionalità. Se credo in un Dio che non mi aiuta, a che cosa serve? Se medito, ma non ottengo niente, a che cosa serve? Tutto può essere vero o non vero, ma non tutto funziona.

È vero ciò che per noi funziona.

Naturalmente pensare è molto utile. Ma solo la verifica sperimentale ci dice se, tra le mille fantasie della nostra mente, c’è qualcosa di vero o di verosimile.

venerdì 11 giugno 2021

Espandersi

 

I problemi (e il nostro mondo) nascono quando si ritaglia dalla totalità una piccola parte. Per esempio, dire “io sono un corpo”, “io sono un io” o “io sono una mente cosciente”. Ci limitiamo per esistere individualmente.

Ma esiste il movimento inverso: dis-identificarsi, ampliarsi, espandersi, aprirsi…

Vuoi mettere poter dire: “Io sono Tizio, io sono Caio, io sono Sempronio…” e poter dire: “Io sono tutto?” È questo tutto che è la nostra più lontana Origine.

Rivendica la tua grandezza.

Qualcuno dice: “Attraverso la crepa entra la luce!” Già, ma chi ci ha chiuso al buio della caverna? Chi, se non noi stessi?

Teoria delle stringhe

 

Una corda che vibra, vibrerà in vari modi e produrrà vari suoni – tutte sue manifestazioni. Ma la corda è sempre la stessa.

Così è per la coscienza.

Alienazione

 

In questi giorni, dopo la pandemia, la televisione e i mass media esaltano calcio e religione… tanto per instupidire il popolo che era riuscito per un po’ a fare a meno di queste sciocchezze.

Ripartiamo dalle cose importanti e vere, non dai giochi dei potenti per riportare la gente nella caverna platonica dell’ignoranza, dell’incoscienza e delle cose inutili.

La forza della coscienza

 

Sembra incredibile che da una “forza” impalpabile e astratta come la coscienza possa nascere un mondo materiale. Ma si pensi per esempio all’amore – un semplice sentimento invisibile, del tutto interiore, mobile e cangiante, dal quale però nascono coppie, bambini, famiglie e società.

Tante cose materiali vengono fuori da forze immateriali, come i sentimenti, i pensieri, le convinzioni… e naturalmente la coscienza. Tutto parte da lì e poi si solidifica nel mondo che conosciamo. Si può dire che le cose sono concentrati o pacchetti di coscienza.

Ecco perché è così importante concentrarsi sui nostri stati di coscienza e di consapevolezza.

martedì 8 giugno 2021

La fede nella vita

 

Da noi è tutto un esaltare la fede nella vita, come se si volesse farle pubblicità. Se però c’è bisogno di tanta pubblicità, vuol dire che la merce non attira molto.

Ma l’aspetto più sconcertante di questa fede nella vita è che presuppone una salda fede nella morte. Si tratta di una duplice convinzione che ci fa essere in questo mondo pieno di sofferenza.

Proviamo allora a convincerci di essere qualcosa che non nasce e non muore. Solo partendo da questa fede possiamo scampare al ciclo della nascita e della morte per approdare alla nostra vera natura che non può essere soggetta al tempo e alla contingenza.

Sono queste idee che danno forma ed energia al mondo in cui viviamo attualmente. Perché tutto all’inizio è coscienza.

lunedì 7 giugno 2021

Risposte indecifrabili

 

Quando hai gravi problemi e dubbi, puoi ascoltare chiunque, ma dovrai comunque cercare da solo le risposte alle tue domande.

Non ti aspettare, però, una voce che scenda dal cielo per risponderti. Non ti aspettare nemmeno parole o concetti.

Ciò che ti risponde non usa parole, ma comunica direttamente in un linguaggio che ti sei dimenticato e che devi re-imparare.

Abbandonare l'ego

 

Non siamo noi come individui a realizzare o a conquistare la saggezza e il suo potere. La saggezza deriva dall’abbandono o dal superamento dell’individualità; e il superamento dell’individualità porta ad agire universalmente, ossia ad agire non solo per il proprio vantaggio ma per il bene di tutti.

Questo in origine era anche il pensiero di Gesù: “Chi mi vuol seguire rinneghi se stesso”… cioè abbandoni il proprio egocentrismo. Ovviamente non basta dirsi cristiani per superare l’ego. Ci vuole bel altro. Ci vuole lo sviluppo di una continua auto-osservazione e consapevolezza. Occorre guardarsi e vedersi.

Tutto ciò non ha niente a che fare con la religione che si segue né con i rituali. Del resto tutti i grandi saggi, di religioni e di epoche diverse, sono giunti alle stesse conclusioni.

domenica 6 giugno 2021

Nostalgia dell'Origine

 

Per conoscere la Realtà Ultima o Prima, non bisogna compiere grandi sforzi mentali, come per risolvere un’equazione o per giocare a scacchi. Ma è piuttosto inseguire una nostalgia che è presente in noi quando ci sentiamo insoddisfatti di questo mondo. Chi è che prova nostalgia? E di che cosa?

È piuttosto come ricordare qualcosa di antico che si è in gran parte dimenticato. E, quando lo si ricorda, è come un lampo e non ci sono più parole, ma solo un “oh!”.

Non è un caso che questa idea appartenga sia alle Upanisad sia a Platone e al neoplatonismo. Qualcuno ogni tanto intravede brandelli di verità.

Questo è un meccanismo che appartiene alla meditazione e all'amore. Si rammemora ciò che in fondo già conoscevamo.

sabato 5 giugno 2021

Il ruolo della meditazione

 

Poiché gli sforzi fisici e mentali non servono a sperimentare lo Sato che viene prima di ogni esperienza, anche la meditazione, intesa come ricerca di pace, di silenzio e di liberazione, potrebbe essere inefficace. Infatti è impossibile mettere a tacere la mente partendo proprio da un sforzo mentale.

Ma, come nessuna ricerca partirebbe se non ci fosse un sentore di ciò che si cerca, così nella pace, nel silenzio e nella sensazione di libertà della meditazione abbiamo un sentore di ciò che vorremmo raggiungere.

Ed è questo il punto su cui dobbiamo puntare – l’insoddisfazione per ciò che abbiamo e il sentore di qualcosa di più vasto, stabile e felice.

Domandiamoci che cosa muove la nostra ricerca, che cosa vorremmo ottenere, quale impulso ci muove. Concentriamoci su quella sensazione, richiamiamola spesso durante la giornata.

Cristoforo Colombo non sarebbe partito se non si fosse sentito insoddisfatto e se non avesse avuto il sentore che laggiù, oltre il mare, ci fosse qualcosa…

venerdì 4 giugno 2021

L'elisir dell'immortalità

 

Avete notato che nessun profeta, nessun salvatore, nessun fondatore di religioni ci ha mai promesso l’immortalità su questo pianeta e che tutti hanno rimandato questa promessa a un ipotetico aldilà? Potrebbe essere una bella truffa, perché nessuno può andare a verificare e tornare a dircelo.

Qualcuno nell’antichità ha tentato di scoprire un elisir dell’immortalità, per esempio gli alchimisti. Ma si sono dovuti arrendere. Oggi, tutt’al più, si parla di allungare la vita di qualche anno. Tutto qui.

I primi cristiani pensavano – secondo le promesse fatto dal loro salvatore - di non dover più morire. Ma si dovettero subito ricredere.

L’eterno è sempre al di là, mai qua. Il che ci mette una pulce nell’orecchio. Che sia tutto un imbroglio?

Il fatto è che noi vorremmo sopravvivere con la nostra attuale individualità. E non ci interessa l’idea di diventare universali. Anche questa potrebbe essere una truffa.

Dove sono finiti gli extraterrestri?

 

Anche se ci fossero altri pianeti abitati, farebbero tutti la stessa fine. Non c’è scampo per nessun essere vivente in questo universo, perché lo stesso principio del divenire porta tutti all’autodistruzione. È per questo che non troviamo mai gli extraterrestri. Durano un po’ e poi scompaiono.

Nessuno può durare a lungo. Già nel concetto di progresso e di sviluppo è implicito il concetto di autodistruzione. Solo il non-divenire, la stasi, potrebbe farli durare più a lungo. Ma sarebbe il contrario del divenire.

Invece gli esseri viventi hanno in sé la tendenza all’autosviluppo e, dunque, sono destinati a divorare se stessi e il loro stesso mondo.

La vita non è che una malattia, una specie di cancro cosmico, e finisce sempre con la distruzione. Ognuno distrugge se stesso.

Nell’India antica era ben presente l’idea che il Dio supremo, la forza creatrice avesse tre aspetti: quello della crescita, quello della conservazione e quello della distruzione. Noi, invece, ci siamo dimenticati il terzo volto.

Nessun essere vivente ha in sé la potenzialità di durare oltre un certo limite. E noi intravvediamo già il perché.

 

giovedì 3 giugno 2021

Il sogno del nascere e del morire

 

La vita è una specie di illusione o di sogno nel senso che ciascuno di noi crede di essere un individuo che è nato e che morirà. Ma si tratta di qualcosa di virtuale, sia il sogno della vita e del mondo sia il sogno di essere un io. In realtà la nostra vera identità, il soggetto ultimo, non nasce e non muore. C’è sempre stato e sempre ci sarà.

Ma allora chi è che sogna? Chi è il sognatore che immagina tutto questo mondo e la nostra presenza in esso? Chi gioca con le immagini?

Quando sogniamo in questa esistenza, ci rendiamo conto al risveglio che era stato tutto un prodotto del nostro cervello, una fantasia mentale senza una reale consistenza. Ma sappiamo anche chi era l’individuo che sognava. Ora non lo sappiamo. E non possiamo saperlo.

Il fatto è che questa domanda viene posta all’interno di un sogno. Ed è quindi infondata. Anzi, è proprio questa domanda – con la sua implicita credenza che noi “siamo degli io che sono nati e moriranno – che rivela lo stato di illusione. Diciamo che il sogno consiste proprio in questa domanda che ci stiamo ponendo.

lunedì 31 maggio 2021

Il Grande Dittatore

 

Vi siete mai chiesti perché i dittatori del mondo, dai cristiani a musulmani, dagli ebrei agli indù, sono contro la laicità dello Stato e favoriscono le loro rispettive religioni?

È uno scambio di affari: lo Stato totalitario appoggia la religione e la religione appoggia lo Stato totalitario. Entrambi odiano il libero pensiero, la critica e l’indipendenza dei rispettivi fedeli e favoriscono l’autoritarismo, il fideismo, l’indottrinamento, il conformismo, la cieca obbedienza e il pensiero unico.

Per loro Dio è il Grande Dittatore.

Non capiscono nulla della Trascendenza, che non niente a che fare con la loro sete di potere, con l’uso strumentale della religione.

La spontaneità

 

Qualcuno sostiene che Dio, l’Origine, sia una Super-Coscienza.

Ma, se fosse così, non sarebbe una singolarità, l’Uno. La coscienza infatti è l’origine della dualità, se non altro di soggetto (conoscente) e oggetto (conosciuto). Inoltre la coscienza è legata a un corpo e sparirà con esso.

Invece, l’Uno è al di là della coscienza, è ciò che è prima della coscienza.

Potremmo immaginare di compiere un grande sforzo per essere più coscienti. Ma l’Uno non si sforza affatto – è pura spontaneità e naturalezza.

Come per addormentarmi, non devo compiere uno sforzo, così non devo compiere uno sforzo per svegliarmi. Anzi, uno sforzo sarebbe controproducente. Non devo compiere uno sforzo per nascere, non devo compiere uno sforzo per morire, non devo compiere uno sforzo per amare, non devo compiere uno sforzo per crescere, ecc.

Le cose fondamentali sono naturali.

Anche il mondo è nato spontaneamente. Il Dio creatore che si riposa dopo sette giorni di fatica… è una ridicola idea umana.

Fantasie teiste

 

In cielo non c’è nessun Dio, anche perché non c’è nessun cielo.

Se Dio stesse in un posto fisico, in cielo, ci arriverebbero prima o poi gli astronauti.

Sì, gli uomini devono materializzare e volgarizzare tutto, devono riportare tutto alla loro dimensione.

Dio non può neppure essere pensabile, figuriamoci…

domenica 30 maggio 2021

La verità non relativa

 

Ogni religione ha il suo profeta, il suo salvatore, il suo libro sacro, i suoi comandamenti e i suoi divieti. Ma tutto ciò non ha niente a che fare con la verità trascendente – siamo ancora nel campo del terrestre e del relativo. La verità è la verità, e non ha attributi: non può essere cristiana, giudaica, musulmana, induista, ecc.; non può essere trasmessa o espressa con parole o pensieri. La verità dev’essere realizzata direttamente, senza mediazioni culturali, altrimenti è un’opinione, una delle tante.

Meglio lasciar perdere ogni opinione, ogni tradizione, ogni interpretazione, ogni passato, insomma ogni idea altrui.

La verità non sta in qualche posto noto, in cielo, in qualche Dio, in qualche libro, in qualche profeta, in qualche religione o in qualche filosofia. Non può avere contraddizioni. È in noi. Ed è lì che dobbiamo cercarla, nel nostro stesso essere – non c’è nessun’altra strada per arrivarci.

Tuttavia non dobbiamo dimenticare che anche la nostra coscienza un giorno finirà e, con essa, la verità come concetto o percezione.

La verità-realtà sta proprio oltre il nostro essere o non essere, oltre la nostra coscienza.

Ogni coscienza presuppone il dualismo, se non altro di soggetto\oggetto. Mentre la verità, l’Origine è uno, è l’Uno, dove cessa ogni differenziazione o dove le differenziazioni trovano una sintesi unica.

Oltre il confine

 

Per vincere la paura della morte (l’unica cosa certa), c’è chi si attacca all’idea della resurrezione e chi a quella reincarnazione – ma non c’è una gran differenza: si tratta di avere un’altra possibilità di vita, qui o altrove.

Ciò che si teme di più è la fine dell’individualità, vorremmo che fosse eterna. Ma tutto ciò che conosciamo è fatto della stessa materia (atomi, particelle, energia, ecc.) ed è difficile credere che possa sopravvivere. Qualcuno parla di una “materia sottile”, ma anche la coscienza è legata ad un corpo ed è una sua derivazione. Senza corpo, no party.

D’altronde, quante trasformazioni abbiamo già subito? Feti, neonati, bambini, ragazzi, adolescenti, giovani, adulti, maturi, vecchi, vecchissimi… forse un nucleo si è conservato – ma sempre dentro un corpo. E, una volta esaurito il corpo…

Qualcuno vorrebbe addirittura una “vita eterna” – una contraddizione in termini, perché la vita è per definizione ciò che è mortale, e, quel che è peggio, non può essere esente da malattia, sofferenza, vecchiaia e morte. Perché allora non rivedere il nostro concetto di individualità? Perché non accettare di liberare una volta per tutte ciò che è limitato a un corpo, a una mente, a una coscienza e a un io, entrando nella dimensione dell’aperto, del vasto e dello sconfinato? Questa potrebbe essere la morte, una volta che si abbandonasse la bramosia di vivere e rivivere.

 

mercoledì 26 maggio 2021

Lo spettacolo divino

 

C’è qualcuno che, pur di poter dire “io” (in inglese obbligatoriamente maiuscolo), è disposta a barattare l’infinito con un pezzo di carne e di ossa.

Sì, sono gli uomini.

In fondo, come fa l’infinito a stare nel finito? Non può – deve sacrificarsi. Ecco l’interpretazione intelligente del mito dell’incarnazione e di quello del Cristo che deve essere sacrificato. Non la misera interpretazione clericale.

Ma questo significa anche una duplice messinscena – la messinscena di Dio che deve “limitarsi” per creare l’universo e la messinscena del Dio che deve morire per lasciare spazio all’Uomo.

Parlo di messinscena perché l’infinito non può morire, ma solo fingere.

Tutto è una recita: la nascita dell’universo e la morte di Dio. Tutto è uno spettacolo, comprese la vita e la morte. La realtà è un’altra cosa.

Il destino e la volontà

 

Le cose avvengono non perché ci siano dei soggetti che le fanno volontariamente avvenire, ma perché sono tutte concatenate come in un immenso tavolo da bigliardo: ogni pallina colpisce le altre e viene colpita dalle altre fin da quando è iniziato il gioco e tutto si è messo in movimento.

Pur avendo l’illusione di essere tu a scegliere e a decidere, che tu decida o non decida, le cose che ti devono capitare, capiteranno lo stesso.

Noi non siamo i soggetti della azioni, ma coloro che le osservano.

Le cose fluiscono comunque, secondo linee che ci sfuggono, come se rotolassero su un piano inclinato. Ed è di questo che non ci accorgiamo. Crediamo di essere noi a farle rotolare. Ma anche se non interveniamo, rotoleranno lo stesso.

Certo, possiamo spostare questa o quella cosa, dare questo o quel colpo, decidere in un senso o nell’altro, prendere questa o quella via, ma era comunque già deciso dall’interrelazione generale. Non potevamo che far quello.

Perciò, fai quel che ti senti di fare. Il dilemma tra fare e non fare non esiste. Quello che fai è esattamente ciò che dovevi fare. Non si può sfuggire al divenire universale.

Limitati a seguire la natura, che ti porterà esattamente là dove dovevi arrivare, nel bene e nel male. Non ti opporre, non fare cose contro la tua natura, cose artefatte. Non andare contro te stesso. Anche se stai fermo, anche se non decidi, ti muoverai comunque, deciderai comunque. Non c’è un altro spazio oltre a quello che hai. È impossibile andare contro la corrente del fiume che ti trasporta.

 

martedì 25 maggio 2021

Puntare sull'infinito

 

È chiaro che, prima di nascere e di avere un corpo e una mente, non avevamo nessuna coscienza di essere; ed è altrettanto chiaro che, dopo la morte, senza corpo e senza mente, non potremo essere più coscienti. Ora, qualcuno sostiene che, dopo la morte, ci sarà un altro mondo e così via. Tutto è possibile, ma, poiché non esiste nessuna prova, diciamo che il nostro io individuale sparisce. È meglio non lavorare con la fantasia.

Se, però, venire al mondo significa limitare una coscienza che all’inizio era illimitata, la morte potrebbe essere il ritorno all’illimitato. Non dunque una perdita, ma una felice acquisizione.

In entrambi i casi, cerchiamo di difenderci dalla morte come annientamento. Nel primo caso ci dev’essere un deus ex machina, che però appare alquanto mitologico; nel secondo caso, invece, perdiamo l’individualità ma ritorniamo nell’infinito. E non dobbiamo far ricorso a immaginazioni.

Scegliete voi su cosa puntare.

lunedì 24 maggio 2021

Giudicare Dio

 

Non capirò mai quelli che, di fronte a una sciagura, si mettono a pregare Dio. Ma per che cosa?

Se le cose ci vanno bene, è giusto ringraziare Dio, se ci crediamo. Ma quando vanno male? Mi sembra che qualcuno scelga un atteggiamento masochista. “Fai di me quel che vuoi… non sia la mia ma la tua volontà…” Non sarebbe più naturale qualche improperio?

O forse li capisco fin troppo bene. È gente che non vuole mettere in dubbio la propria fede, cioè la propria tranquillità. È gente che non vuol pensare. Ignava.

Ma se Dio vuole giudicarci, anche noi dobbiamo giudicarlo.

Come stava scritto sui Vangeli? “Non giudicare se non vuoi essere giudicato”.

La paura della morte

 

Tutti sanno di dover morire e ne sono terrorizzati. Si può dire che il fantasma della morte aleggi di continuo nelle nostre esistenze, tanto da amareggiare i momenti più belli e creare uno spauracchio che è al fondo di tutte le nostre paure.

Per combattere questa paura, molti credono o sperano in qualche Dio e in qualche paradiso ultraterreno. Gira e rigira, questo promettono le religioni.

Ma perché questo strano meccanismo divino? Perché dover morire, dover essere giudicati e infine resuscitare? Si tratta di un modello scolastico – il modello dell’esame, della vita come esame. Però il conto non torna per quelli che muoiono prima, per esempio per i bambini. E allora ecco entrare in campo teorie come la reincarnazione, sempre più complicate e macchinose.

Il fatto è che tutto ciò che nasce, tutto ciò che ha vita, deve morire. E quindi non ha senso parlare di una “vita” nell’aldilà. Se fosse una vita, anche lì ci sarebbe la morte.

Dunque o ci liberiamo dell’intero ciclo vita-morte, o non usciremo mai, qui o altrove.

La vita non è un dono di qualche Dio, ma una specie di errore cosmico che ci tocca riparare, facendolo svanire in quella Origine da cui è malauguratamente saltato fuori. Come si fa?

Riflettendo su quel che ho appena detto. Dobbiamo rivedere il modello di sviluppo e i giudizi di valore. Una nuova rivoluzione copernicana.

La morte può essere un momento di beata liberazione per chi è saggio, non di terrore.

Prima del crollo

 

Noi siamo attaccatissimi all’attuale identità – a questo corpo e a questa mente. E anche se percepiamo per un istante che siamo oltre, ritorniamo subito dopo ai nostri attaccamenti abituali: al nostro io, ai genitori, al coniuge, ai figli, alla patria, alla religione, al lavoro, alla lingua e così via.

Ma attenzione!

Sappiamo anche che tutto ciò – questa diga che abbiamo costruito - si sta già sgretolando. E, se non vogliamo alla fine, essere travolti e trascinati via dall’inondazione, dobbiamo saltare sulla zattera e salvarci. Ma sulla zattera non c’è posto che per la nostra vera identità – tutto il resto scomparirà.

domenica 23 maggio 2021

Oltre il corpo-mente

 

La mente continua a produrre pensieri, concetti, idee, riflessioni, immagini, ragionamenti, giudizi, ecc., e noi non possiamo fare a meno di interrompere questo flusso. Però, dobbiamo renderci conto che noi – il nostro vero noi – non siamo tutto questo. Noi siamo ciò che li osserva e che può quindi distaccarsene. Questa è l’esperienza e la riflessione da fare costantemente. Questa è meditazione.

Dobbiamo capire che ci siamo identificati con il presunto soggetto di questo flusso mentale, credendo che sia la nostra vera identità. Ma non è così. Non siamo il virtuale soggetto dei pensieri, ma l’osservatore, il testimone, che è al di là delle categorie e dei contenuti mentali.

In questo momento non ci crediamo – crediamo di essere questo io. Ma questo io è un pensiero fra gli altri. Non è reale, è illusorio: è un concetto, una deduzione, una nostra immaginazione.

Addestriamoci a percepire la nostra vera identità… che non è né il corpo né la mente. Ecco l’errore fondamentale. Ed ecco la cura fondamentale: la disidentificazione. Oltre la mente.

sabato 22 maggio 2021

Il Dio trascendente

 

Perché affermiamo che lo stato di coscienza, che è da noi tanto apprezzato e che ci fa ritenere superiori agli altri animali, non è lo stato ultimo o primario? Perché è l’inizio della dualità.

In effetti, per sapere di esserci, dobbiamo dividerci in due. Inoltre, la coscienza, in quanto prodotto della materia, finisce con essa; è qualcosa di transitorio, l’origine dell’illusione.

Dunque, lo stato unitario non può avere coscienza di sé. È al di là di ogni divisione e di ogni illusione, è al di là del tempo e dello spazio. È ciò da cui tutto viene e a cui ritorna.

Lasciamo perdere i nostri Iddii, con il bene e il male, con i paradisi e gli inferni. Questi sono Iddii dell’uomo, che non hanno niente a che fare con la Realtà Ultima. Siamo noi che li creiamo.

Un vero Dio è trascendente e non può essere pensato dalla nostra mente duale.

Ma come facciamo allora a coglierlo? Lasciando da parte parole e pensieri e allenandoci per così dire a questa nuova dimensione, al di là dell’essere e del non essere.

Ogni tanto raccogliamoci in meditazione e osserviamo senza tentare di inquadrare la nostra stessa consapevolezza. Qual è la sua origine? Cosa c’era prima? Cosa ci sarà dopo?

venerdì 21 maggio 2021

La benedetta denatalità

 

La denatalità sarebbe un’ottima cosa, perché è la risposta dei popoli più maturi alle ineliminabili sofferenze umane. Si  è capito, cioè, che vivere significa star male e che non è il caso di aumentare la popolazione mondiale, già troppo numerosa. Ma, apprendendo i dati sulla denatalità italiana, tutte le autorità italiane hanno protestato e hanno invocato politiche per favorire nuove nascite, come se non ci fossero già troppi disoccupati e giovani senza futuro. Questa è la prova che le nostre autorità politiche e religiose (perfino il Papa si è unito al coro)) non sono che individui mediocri; non hanno una visione del futuro della Terra e soprattutto non hanno una visione universale. Ragionano per compartimenti stagni, pensando solo ai propri interessi di bottega e di consenso politico-religioso. Ma non sono capaci di ragionare in termini obiettivi, nell’interesse dell’umanità.

La soluzione alla denatalità sarebbe accettare e riconoscere i tanti emigranti che già abbiamo nel paese, e non invitare gli italiani a fare più figli. Ma quasi tutti hanno una visione miope, nazionalistica ed egoistica, e trattano gli immigrati come cani.

Se già vivere con i mezzi è una pena, vivere senza mezzi è una sofferenza cui condanniamo altri individui. Ma, per capire queste cose, ci vorrebbero sensibilità, cultura e una consapevolezza che ancora non esiste.

Siamo ancora alla cultura del "crescete e moltiplicatevi". Ma lo direste a un cancro?

Fare sempre meno figli è il manifesto del futuro, sia per trattare meglio quelli che abbiamo, sia per far rientrare a poco a poco l’umanità da quella Origine da cui proveniamo e da cui malauguratamente siamo usciti per dar vita a un mondo inconsistente e doloroso.

Questo universo nato da un’esplosione catastrofica non è la nostra patria.

giovedì 20 maggio 2021

La posizione del Testimone

 

Della mente o si è schiavi o si è padroni. Tutto sta nel mantenere da essa una certa distanza, ricordandoci spesso di osservarla con distacco. Quando la si osserva con distacco, ci si disidentifica da essa trasformandosi da semplici agenti passivi a testimoni.

La posizione del testimone ci permette di comprendere come siamo schiavi di bisogni, di desideri e di modalità di pensiero automatiche e condizionate che ci fanno muovere come marionette e ci fa vedere quanto poco siamo autentici. In pratica, di solito, ripetiamo schemi di pensiero e di comportamento che ci stati instillati fin dall’infanzia dalla famiglia, dalla scuola, dalla religione, dalla pubblicità e dalla società in genere. Di nostro c’è ben poco. Siamo scimmie ammaestrate. Siamo uomini-massa, formiche o api di un sistema che ci impone azioni stereotipate.

La posizione del testimone recupera una certa autenticità o, per lo meno, mette dubbi su ciò che pensiamo e facciamo abitualmente. C’è dunque un periodo di smarrimento – la “notte oscura dell’anima” – che viene superata quando ci rendiamo conto che il mondo non è che una proiezione della coscienza e che la nostra vera natura sta al di là della nostra necessità di avere un io.

L’io non è una conquista, ma una limitazione.

Il mondo ci appare come un palcoscenico su cui tutti recitano una parte senza sapere chi sono veramente, una specie di sogno del tutto irreale. La realtà appare solo quando ci dimentichiamo dell’io abituale e ci allarghiamo al tutto.

Siamo noi che, per nascere e avere questa esistenza, ci siamo limitati e ristretti. Dunque, dobbiamo far in modo di allargare la nostra visuale e di considerare la morte non come uno spauracchio ma come una riappropriazione della nostra vera identità.

Assumendo la posizione del testimone, già entriamo nel nuovo mondo, nella nuova dimensione.

mercoledì 19 maggio 2021

La prova dell'esistenza di Dio

 

Gli uomini sono sempre stati alla ricerca di prove sull’esistenza di Dio. Ma non ne hanno mai trovata una del tutto soddisfacente. Forse perché cercano un’immagine della loro mente, qualcosa di esteriore, un Signore che comandi dall’alto dei cieli.

Ma se invece Dio è qualcosa di interiore, se Dio c’è perché ci siamo noi, allora la nostra presenza è la prova più convincente.

La prova dell’esistenza di Dio non può stare nei libri sacri, nei templi e neppure nell’universo.

L’importante è non cercare un Dio fatto a nostra immagine e somiglianza, un Dio che sia una nostra proiezione, ma un Dio davvero trascendente. Che, pur essendo “dentro” di noi, non abbia né il nostro corpo né la nostra mente. Quello che c’era prima di noi e del cosmo, e che ci sarà dopo.

La chiarezza della verità

 

Tutti dicono di voler conoscere la verità sul mistero che ci avvolge. Ma non so se vogliono veramente sapere come stanno le cose. Più che altro vogliono conoscere una verità che faccia loro comodo, una verità che corrisponda alle loro aspettative, alle loro convinzioni. Per esempio, se uno desidera rivedere le persone care (e le altre?), si immagina magari un paradiso dove si trovino tutte riunite (e se sono all’inferno?). Un po’ alla maniera di Dante.

Insomma fantasticano e immaginano in base ai loro desideri.

Ma la verità è imparziale e non tiene conto delle credenze e delle convenienze umane. È quello che è, e non si fa influenzare, anche perché non è pensabile e raffigurabile. Non è a dimensione mentale.

Soprattutto ci stupirà, dato che è al di là della nostra mente, della nostra coscienza attuale, del nostro io. A quel punto ci accorgeremo che tutte le nostre fantasie sono illusioni puerili.

La verità è chiara e semplice e ce l’abbiamo sempre davanti agli occhi. Ma è così persistente ed evidente che finiamo per trascurarla, e le preferiamo le nostre elucubrazioni.

lunedì 17 maggio 2021

La legge fondamentale

 

La vita e la coscienza sono apparse nello stesso tempo dal grande vuoto – una fluttuazione quantistica, dicono gli scienziati. Dal momento che nasci e che sei cosciente di essere, il tuo istinto è gustare la vita, usarla, amare, fare tante cose, essere felice. Ma esiste una legge in base alla quale dalla felicità viene l’infelicità, dall’amore il disamore, dal piacere la sofferenza, dall’illusione la delusione, dall’azione l’inazione, e viceversa. Non puoi farci nulla per cambiare questa legge. Tu devi desiderare tutte queste esperienze che portano con sé il seme della sofferenza e che alla fine scompariranno e torneranno là da dove sono uscite.

Tutto ciò che ti piace ti porterà un immenso dolore. Sembra un gioco ripetitivo e futile.

Tu hai un’unica dotazione: la tua coscienza di essere, che è un disperato amore di vivere e che alla fine si dissolverà. È inutile che preghi dei o dee, che fanno parte anche loro di questa manifestazione, di questo carnevale.

Non ti rimane dunque che concentrarti sul tuo stesso Sé, su questa sensazione di essere, fino a comprendere come nasca e raggiungere lo stato senza desideri, senza attrazione né repulsione. Quello è lo stato ultimo – unitario e trascendente.

Quanti Messia, Avatar, saggi, santi e profeti sono giunti su questa Terra, ma nessuno ha potuto cambiare questa legge fondamentale.

sabato 15 maggio 2021

La grandezza umana

 

Quando ti dicono che sei un peccatore e che il peccato originale ha corrotto l’intera natura, questo è il vero peccato. Insultano la tua vera natura, il tuo atman, la tua anima, il tuo Sé, che non è né misero né limitato. Ti insegnano che tu sei questo corpo, questa mente e questa coscienza – tutti fenomeni temporanei destinati a sparire. Ma ciò che brilla in essi è il riflesso di una luce universale.

Sei come quel leoncino che, allevato in un gregge di pecore, si considera lui stesso una pecora. Ti sei identificato con le pecore, mentre sei un leone. In tal modo hanno potuto chiuderti in una famiglia e in una società composta da tante aziendine. Devi lavorare come un matto, produrre e mantenere tutti. Non sei più un uomo libero, ma la formica di un formicaio o l’ape di un alveare.

I padroni del mondo, aiutati dalla casta sacerdotale, mentre se la godono come vogliono, ti costringono, con accurate campagne pubblicitarie e una finta cultura, ad accettare questo ruolo da vittima. Così hai chinato il capo e ti sei omologato. Ti hanno insegnato che c’è una specie di Controllore del mondo cui devi ubbidire. E così sei diventato una pecora.

Ma rialza il capo, lascia perdere tutti gli insegnamenti della famiglia, della scuola e della religione. E guarda intensamente dentro di te. Lì non c’è la mediocrità, ma la grandezza. Lì non ci sono padroni, ma ognuno è il dio di se stesso.

venerdì 14 maggio 2021

Anime stanche

 

Certo, aveva ragione Nietzsche: sono anime stanche - stanche di vivere, stanche di stare al mondo, di vedere e di ripetere sempre le stesse cose.

Il mondo è un circolo vizioso. Non a caso i pianeti su cui ferve la vita hanno forma sferica. Si gira in tondo e si ritorna sempre nello stesso punto.

E chi è stanco ha capito che la vita è una trappola, da cui è difficile uscire definitivamente.

Tornare a casa

 

Gesù Parla di tornare alla “casa del Padre” e un santo indù, Tukaram, dice di voler tornare alla “casa della Madre”. Quando si parla della Divinità, si ricorre sempre a concetti umani e a proiezioni psicologiche. Tutto dipende dalle esperienze avute in vita. Ma la Realtà Ultima, la Trascendenza, non è né padre, né madre, né zio, né nonno…

Impariamo a trascendere il mondo.

Come ci si dovrebbe sciacquare la bocca prima di parlare di argomenti elevati, così ci si dovrebbe sciacquare la mente prima di parlare di Trascendenza.

“Tornare a casa” significa tornare alla sorgente, all’origine, là dove le parole e i concetti cessano.

giovedì 13 maggio 2021

Il punto originario

 

Vita e morte vanno insieme, perché non può esserci vita senza morte e viceversa.

Dunque, parlare di vita eterna è un nonsenso. Se vuoi qualcosa di eterno, devi andare oltre la vita-morte.

Ma per eliminare la vita-morte, non puoi limitarti a eliminare questa o quella vita-morte. Devi eliminarle tutte. Finché ci sarà un solo microbo anche nel più lontano pianeta dell’universo, ci sarà la vita-morte.

L’universo è un tutto e un uno. Secondo gli scienziati, è cresciuto da un punto quasi infinitamente piccolo, fino ad assumere una dimensione di un ottilione (uno seguito da 27 zeri) in meno si un trimilionesimo di secondo.

C’era una mistica che diceva: “Ho visto l’universo ed è grande come una nocciola che sta sul palmo di una mano”.

No, più piccolo ancora. Figuratevi se non è Uno.

Il senso delle cose

 

Le cose hanno un senso, non nel senso di un significato, ma nel senso che ogni cosa è connessa alle altre, viene influenzata dalle altre e influenza le altre. Più che un significato è una direzione, una via. Come in un enorme tavolo da biliardo, dove ogni palla influenza la direzione delle altre e ne è influenzata.

Questo scontro fra elementi, e dunque il loro senso, è stato messo in moto dal Bing Bang – il colpo iniziale – che ha creato il divenire. E da quel momento non si è più fermato.

La verità ultima

 

La Realtà Ultima è semplice, chiara e unitaria.  È la mente che divide, distingue, complica e confonde. Noi tutti la conosciamo, istintivamente. Ma non ci crediamo. E cerchiamo verità astruse: Padreterni, paradisi, inferni, anime…

Otrepassare la conoscenza

 

Tutti i saggi invitano a “conoscere se stessi”, e certamente questo è un primo passo indispensabile. Ma la conoscenza implica l’ignoranza e la contrapposizione fra conoscente e conosciuto. E ciò significa che non siamo ancora nella Realtà Ultima che è invece unitaria.

Si parte dunque dalla conoscenza di sé per arrivare a quella conoscenza in cui il conoscente si fonde con il conosciuto. Qui ci si immedesima – questo è il livello ultimo. E non si ha più bisogno di conoscere nel senso comune del termine.

Qui il soggetto conoscente mangia il conosciuto. Assomiglia al rapporto che c’è tra chi mangia e il cibo – nel senso che il cibo viene assimilato e diventa parte del soggetto.

È per questo che nel rito cristiano si invita il devoto a “mangiare” il corpo del Cristo – si vuol spingere ad una identificazione. Il che è molto di più del conoscere, mantenendo una distinzione.

Purtroppo il corpo del Cristo è puramente immaginario e quindi il fedele mangia una propria idea.

Succede un po’ come nel rapporto sessuale: dapprima la differenza tra i due eccita, ma nel momento dell’orgasmo viene superata – e i due diventano uno, quell’uno che può dar vita a un terzo. Così funzionano i meccanismi della vita (tra cui la meditazione) che oltrepassano la comune conoscenza intellettuale.