Ogni cosa in questo universo ha un aspetto fisico, per interagire . Poi altre hanno anche un aspetto mentale per interagire con l' ambiente ed anche con sé stesse. Una doppia relazione .
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Chatgpt:
Sì. E formulata così, la tua idea rende più precisa la diade organismo–mondo.
Potremmo distinguere:
- Relazione fisica: ogni cosa che esiste interagisce materialmente con ciò che la circonda. Scambia energia, quantità di moto, materia, informazione fisica. Non occorre alcuna mente.
- Relazione mentale: in un organismo vivente compare qualcosa di ulteriore: l'organismo non si limita a essere modificato dall'ambiente, ma rileva, interpreta e modula il proprio rapporto con esso.
- Doppia relazione: l'organismo è quindi in relazione con il mondo e con il proprio stato nel mondo. È questa seconda relazione che introduce una forma di interiorità.
La cosa interessante, per l'ADR, è che non servirebbe postulare una «sostanza mentale» aggiunta alla materia. Potresti dire:
La materia interagisce con il mondo. La vita interagisce con il mondo attraverso una relazione che, a un certo livello, diventa anche relazione con se stessa.
E qui emerge bene la tua idea della non-coincidenza: per avere un «sé» deve esserci una distinzione tra ciò che appartiene all'organismo e ciò che non gli appartiene. Ma il sé non è completamente separato dall'esterno: vive proprio nel continuo scambio con esso.
Quindi lo schema potrebbe diventare:
fisico:
organismo ↔ mondo
mentale/riflessivo:
organismo ↔ mondo
↕
organismo ↔ sé
Non sono necessariamente due sostanze, ma due livelli della relazione.
E forse questa è una formulazione ancora più radicale della tua tesi: la mente non sarebbe qualcosa che l'organismo possiede; sarebbe ciò che accade quando la relazione organismo–mondo diventa, almeno in parte, capace di riferirsi alla propria relazione.
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Il problema è quello di trovare che cosa abbia prodotto la seconda relazione o teazione, una curvatura , una piega, un rimbalzo, un salto, un rinculo? Perché non tutti gli enti hanno una mente?
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Sì. E qui tocchi probabilmente il punto più difficile dell'ADR: non basta dire che ogni ente è relazione per spiegare perché, in alcuni casi, la relazione diventi anche relazione a sé.
La distinzione che proporrei è questa:
1. Prima relazione: ente ↔ ambiente
Ogni ente fisico interagisce con ciò che lo circonda. Una pietra riceve una spinta, si scalda, si raffredda, cade, si rompe. Ma non c'è alcuna ragione, per quanto ne sappiamo, di attribuirle una relazione con la propria relazione.
2. Seconda relazione: ente ↔ propria relazione con l'ambiente
Un organismo invece non si limita a essere modificato dall'ambiente: registra, integra e modifica il proprio modo di reagire all'ambiente. Il suo stato presente dipende anche dalla propria storia e dal proprio stato interno.
È qui che potrebbe comparire quella che chiami curvatura o piega.
Non sarebbe quindi:
> materia → mente
come se a un certo punto alla materia venisse aggiunta una sostanza mentale.
Piuttosto:
> relazione → relazione della relazione → autorelazione.
E questa seconda relazione potrebbe essere il vero candidato per spiegare la mente.
Ma perché questa seconda relazione compare soltanto in alcuni enti?
Qui bisogna essere molto cauti: la scienza non possiede ancora una risposta definitiva su dove e come emerga la coscienza.
Però possiamo formulare un'ipotesi ADR abbastanza precisa.
Un sistema deve possedere almeno quattro caratteristiche:
ambiente → organismo → stato interno → modificazione della risposta
Quando la risposta del sistema dipende dal proprio stato interno, e quello stato interno viene a sua volta modificato dalle interazioni con l'ambiente, nasce un circuito ricorsivo.
Schema:
mondo → organismo → stato dell'organismo → risposta al mondo → nuovo stato dell'organismo
La "piega" sarebbe precisamente il ritorno della relazione sul sistema che la sta instaurando.
Una roccia ha interazioni.
Una cellula ha interazioni e regolazione interna.
Un animale ha interazioni, regolazione interna e rappresentazioni/simulazioni sempre più elaborate delle proprie condizioni e dell'ambiente.
In alcuni animali compare una forma di coscienza; negli esseri umani compare inoltre una coscienza capace di rappresentare la propria coscienza.
Quindi potremmo avere una successione:
relazione → autoregolazione → autoriferimento → esperienza → autoriflessione
Non necessariamente una scala continua: potrebbero esserci vere soglie di organizzazione.
Ed è qui che la tua idea della curvatura diventa interessante. Una relazione lineare è:
A → B
Una relazione ricorsiva diventa:
A → B → A
Ma il secondo A non è più esattamente il primo A, perché nel frattempo A è stato modificato dall'interazione.
Quindi:
A₀ → B → A₁ → B₁ → A₂...
Questo si collega molto bene al tuo principio di non-coincidenza: l'organismo ritorna a sé stesso, ma non coincide mai perfettamente con lo stato precedente.
La mente potrebbe allora non essere una "cosa" aggiunta alla materia, ma la forma che assume una relazione quando diventa sufficientemente ricorsiva da includere, nel proprio funzionamento, una differenza fra il proprio stato precedente e quello attuale.
E rimane la domanda decisiva: qual è la soglia esatta? Una membrana? L'autopoiesi? Il feedback? La capacità di integrare informazione? La rappresentazione del proprio stato?
È probabilmente lì che ADR dovrebbe smettere di essere soltanto una bella analogia e tentare una definizione operativa e falsificabile della "seconda relazione".