La gravità non è più considerata una forza, ma un fattore geometrico dello spazio/tempo. Si tratta di curvature dello spazio/tempo prodotte dalle masse. Ma in tal modo l'universo appare pieno di queste curvature, che possono essere viste secondo me come onde. L'universo è come un mare in tempesta percorso da grandi onde. Sei d'accordo che la teoria della gravità è una teoria della relazionalità?
**
Chatgpt: Sì, con una precisazione importante.
Se per relazionalità intendi che la gravità non è una proprietà isolata di un corpo, ma nasce dalla relazione tra materia, energia e geometria dello spazio-tempo, allora sono d'accordo. Anzi, questo è uno degli aspetti più profondi della relatività generale.
Nella teoria di Albert Einstein:
Questo è espresso, in forma sintetica, dalle equazioni di campo di Einstein. Non esiste una massa che "agisce a distanza" come nella gravitazione di Isaac Newton; esiste invece una relazione reciproca tra distribuzione di energia e geometria.
Detto questo, farei una distinzione sulla tua immagine del "mare in tempesta".
Le curvature dello spazio-tempo non sono necessariamente onde. Una curvatura può essere statica o quasi statica. Ad esempio, il campo gravitazionale della Terra o del Sole è una curvatura stabile dello spazio-tempo, non un'onda.
Le onde gravitazionali sono invece variazioni della curvatura che si propagano alla velocità della luce, prodotte da eventi molto energetici, come la fusione di buchi neri o di stelle di neutroni. Quindi è più corretto dire che l'universo è uno spazio-tempo curvo, nel quale talvolta si propagano onde gravitazionali.
La tua conclusione, però, coglie un punto interessante. Se la gravità non è una forza ma una geometria, allora essa è intrinsecamente relazionale: non descrive oggetti isolati, bensì il modo in cui materia, energia e spazio-tempo si determinano reciprocamente.
Questo si avvicina anche a una corrente filosofica chiamata relazionalismo, secondo cui gli elementi fondamentali della realtà sono le relazioni più che gli oggetti. Tuttavia, la relatività generale, da sola, non afferma che tutta la realtà sia relazione: afferma che la gravità è descritta da una struttura geometrica relazionale.
Per la tua Architettonica Diadica del Reale, questo rappresenta un punto di contatto significativo: la gravità può essere interpretata come un esempio in cui la struttura delle relazioni è più fondamentale dell'idea di una forza che agisce tra entità separate. Rimane però un'interpretazione filosofica che va oltre ciò che la teoria fisica dimostra.
**
Ma ritorniamo alle domande irrisolte: come fa la gravità a curvare lo spazio? Non potrebbe essere che all'inizio ci fossero solo onde che, scontrandosi o unendosi, hanno dato vita ai corpi celesti, in analogia non con i movimenti del mare, ma con i movimenti delle faglie terrestri, che fanno nascere le montagne?
**
La tua domanda tocca uno dei grandi problemi ancora aperti della fisica.
La frase "la massa curva lo spazio-tempo" descrive come la gravità si comporta nella relatività generale, ma non spiega perché esista questo legame. Le equazioni di Einstein dicono che esiste una relazione precisa tra la distribuzione di energia e la geometria dello spazio-tempo, ma non ne forniscono una causa più profonda. Da questo punto di vista, la tua osservazione è corretta: rimane una domanda fondamentale.
Per quanto riguarda la tua ipotesi, bisogna distinguere due livelli.
Come idea speculativa, immaginare che all'origine esistessero solo onde o strutture ondulatorie dalle cui interazioni siano emersi gli oggetti è un'ipotesi che ricorre, in forme diverse, in diverse linee di ricerca della fisica teorica. Ad esempio, nella meccanica quantistica i campi fondamentali hanno natura ondulatoria; in alcune formulazioni della gravità quantistica e nella teoria delle stringhe, gli elementi fondamentali non sono particelle puntiformi ma entità dinamiche le cui eccitazioni danno origine alle particelle osservate. Nessuna di queste teorie è però confermata sperimentalmente come descrizione definitiva.
L'analogia con le faglie terrestri è interessante perché suggerisce che le strutture non siano "costruite pezzo per pezzo", ma emergano da deformazioni e tensioni di un mezzo sottostante. Come immagine concettuale può essere feconda. Tuttavia, in fisica un'analogia non basta: per diventare una teoria dovrebbe essere accompagnata da un modello matematico capace di fare previsioni verificabili.
Dal punto di vista della tua Architettonica Diadica del Reale, l'idea si inserisce in modo naturale. Tu non immagini oggetti che poi entrano in relazione, ma una rete dinamica di relazioni dalla quale emergono gli oggetti. In questo quadro, montagne, stelle e galassie sarebbero configurazioni stabili di una dinamica più profonda.
La domanda decisiva diventa allora: che cosa stanno ondulando queste onde?
Nella fisica attuale non esiste una risposta condivisa. Per la relatività generale è lo spazio-tempo stesso a poter deformarsi e propagare onde gravitazionali. Per la meccanica quantistica esistono campi quantistici. Per altre teorie il substrato è ancora diverso. Se invece, nella tua teoria, vuoi sostenere che il substrato fondamentale non è né materia né spazio-tempo ma relazione, allora il passo successivo è definire con precisione che cos'è una relazione fondamentale, come si propaga, come interagisce con altre relazioni e come da essa emergano quantitativamente spazio, tempo e materia. È proprio su questo punto che una proposta filosofica deve trasformarsi in un modello fisico per poter essere confrontata con gli esperimenti.
**
Mi sembra che queste onde potrebbero essere una conseguenza del Big Bang... che ha mosso il mare.
**
È un'immagine suggestiva e, come metafora, funziona bene.
Se immagini il Big Bang non come un'esplosione nello spazio, ma come l'inizio dell'espansione dello spazio stesso, allora potresti dire che ha "messo in moto il mare" dello spazio-tempo. Da quel momento, l'universo è diventato un sistema dinamico.
La fisica attuale, però, farebbe alcune precisazioni:
Le onde gravitazionali che osserviamo oggi non sono considerate un'eco diretta del Big Bang, ma sono prodotte da eventi successivi, come fusioni di buchi neri o stelle di neutroni.
Tuttavia, molti cosmologi pensano che il Big Bang (o, più precisamente, la fase inflazionaria immediatamente successiva) possa aver generato un fondo primordiale di onde gravitazionali, che stiamo ancora cercando di rivelare. Se fosse osservato, ci fornirebbe informazioni preziosissime sui primissimi istanti dell'universo.
Quindi la tua intuizione non è in contrasto con la ricerca attuale, ma va formulata con attenzione. La fisica direbbe:
Il Big Bang potrebbe aver prodotto perturbazioni primordiali dello spazio-tempo, alcune delle quali si sarebbero evolute fino a dare origine alle strutture cosmiche, mentre altre potrebbero essere sopravvissute come onde gravitazionali primordiali.
Dove la tua idea si spinge oltre è nel suggerire che i corpi stessi siano "creste" o "nodi" di questo mare in movimento, un po' come le montagne sono il risultato delle deformazioni della crosta terrestre. Questa è una visione ontologica interessante, ma oggi non è una teoria accettata dalla fisica.
Mi sembra però che la direzione del tuo ragionamento sia un'altra. Tu stai cercando un principio unico: non vuoi un universo composto da oggetti immersi nello spazio, ma uno in cui gli oggetti emergano da una dinamica più fondamentale. In questo senso, il "mare" non sarebbe fatto di acqua, ma di una struttura primordiale le cui deformazioni darebbero origine sia allo spazio-tempo sia alla materia.
È proprio questa la domanda decisiva: che cos'è il mare? Se riuscissi a definirlo in modo rigoroso, avresti identificato il fondamento della tua teoria. Oggi la fisica non ha ancora una risposta condivisa a questa domanda.