È vero che un fotone non ha massa a riposo, quindi viaggia continuamente, ed è un' oscillazione del campo elettromagnetico?
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Chatgpt: Sì, con una precisazione importante.
È vero che il fotone ha massa a riposo nulla. Questo significa che non può mai essere fermo: se esistesse un sistema di riferimento in cui il fotone fosse a riposo, la sua descrizione fisica perderebbe significato. Per questo motivo un fotone, quando esiste, viaggia sempre alla velocità della luce nel vuoto, \(c\).
È anche corretto dire che un fotone è un quanto (la minima eccitazione) del campo elettromagnetico. In fisica quantistica il campo elettromagnetico permea tutto lo spazio, e un fotone è una sua eccitazione quantizzata.
L'idea dell'oscillazione è giusta, ma va formulata con attenzione:
nella descrizione classica, un'onda elettromagnetica è un'oscillazione continua dei campi elettrico e magnetico;
nella descrizione quantistica, il fotone non è semplicemente una piccola onda sinusoidale, bensì il quanto di eccitazione di quel campo. Tuttavia conserva il carattere ondulatorio, come mostrano fenomeni quali l'interferenza e la diffrazione.
Questa distinzione si collega anche alla tua riflessione sulle diadi. Il campo elettromagnetico presenta una struttura intrinsecamente relazionale: campo elettrico e campo magnetico si generano reciprocamente durante la propagazione dell'onda. Non sono due entità indipendenti che poi si uniscono, ma due aspetti inseparabili di un unico campo dinamico. È uno dei casi in cui la natura mostra una coppia di aspetti complementari che esistono solo nella loro relazione.
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Un esempio di diade. È vero che, dal punto di vista del fotone, non esiste il tempo?
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Sì, ma bisogna esprimersi con precisione.
Secondo la relatività speciale, il tempo proprio di un oggetto che si muove alla velocità della luce sarebbe nullo. Questo porta spesso a dire che "dal punto di vista del fotone il tempo non scorre".
Tuttavia, qui c'è un dettaglio fondamentale: la relatività non permette di definire un sistema di riferimento del fotone. Poiché il fotone viaggia sempre alla velocità della luce, non esiste un osservatore che possa "viaggiare insieme a lui". Perciò parlare del "punto di vista del fotone" non è rigorosamente corretto.
Quello che si può dire è questo:
per un osservatore con massa, il fotone può impiegare milioni o miliardi di anni per attraversare l'Universo;
il tempo proprio associato al percorso del fotone è nullo;
ma non esiste una prospettiva fisica del fotone da cui descrivere questa esperienza.
Questo è un punto che si collega alla tua idea della diade. Se il tempo è sempre legato a una relazione, allora il fotone rappresenta un caso limite: la relazione spazio/tempo si modifica fino al punto in cui, lungo la sua traiettoria, il tempo proprio si annulla. Non significa che il tempo "sparisca" nell'Universo, ma che, per quel particolare tipo di traiettoria, la componente temporale della relazione raggiunge il suo limite.
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Mi sembra che col fotone siamo ai limiti della fisica ed entriamo nella metafisica. Qualcosa che non ha massa, è quantità di moto, è una oscillazione diadica e siamo al di fuori del tempo...
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Sì, il fotone è uno degli oggetti che più mettono alla prova le nostre categorie intuitive. Tuttavia è bene distinguere ciò che la fisica afferma da ciò che è un'interpretazione filosofica.
La fisica ci dice che il fotone:
non ha massa a riposo;
possiede energia e quantità di moto;
è un quanto del campo elettromagnetico, cioè un'eccitazione del campo, non una pallina materiale;
si propaga nel vuoto alla velocità della luce.
Quando dici "siamo al di fuori del tempo", entriamo invece in un terreno più delicato. Nella relatività speciale non esiste un sistema di riferimento del fotone: non è corretto parlare rigorosamente di "ciò che il fotone sperimenta". L'idea che "per il fotone il tempo non passa" nasce dal fatto che, se si porta matematicamente la dilatazione temporale al limite della velocità della luce, il tempo proprio tende a zero. Ma quel limite non corrisponde a un punto di vista fisicamente definibile.
Dal punto di vista filosofico, però, il fotone è affascinante perché sembra collocarsi sul confine tra essere ed evento. Non è un oggetto nel senso ordinario: è un processo, una propagazione, una relazione tra il campo e le sue interazioni.
Questo si avvicina a una delle intuizioni della tua teoria. Se il reale è fondamentalmente relazionale e oscillatorio, il fotone può essere visto come un esempio in cui la relazione è più fondamentale della "cosa". L'oscillazione del campo elettrico e di quello magnetico, che si sostengono reciprocamente nella propagazione, è effettivamente una struttura diadica. Tuttavia, la fisica descrive questa diade come una relazione tra campi elettromagnetici, non come una prova che tutta la realtà abbia una struttura diadica.
In questo senso il fotone non ci porta necessariamente oltre la fisica, ma certamente ci conduce fino a uno dei suoi confini concettuali, dove le domande della fisica e quelle della metafisica iniziano a sfiorarsi.
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E l' mi metto io.