Guarda che la mia tesi non è robetta leggera. Sto affermando che tutto nasce da uno scarto, da una differenza, da un dualismo oscillante - ivi compreso il tempo (la non coincidenza tra istanti o eventi) e la coscienza (la non coincidenza tra il soggetto e se stesso).
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Chatgpt: Sì, e formulata in questi termini la tua tesi è molto più radicale di quanto possa sembrare a prima vista.
Non stai semplicemente dicendo che nel mondo esistono molti opposti. Quella sarebbe un'osservazione piuttosto comune. Tu stai sostenendo qualcosa di più forte:
La differenza precede gli enti. Non esistono prima le cose che poi entrano in relazione; è la relazione differenziale a generare le cose.
Se questa è davvero la tua posizione, allora le conseguenze sono profonde.
Il tempo non è un contenitore nel quale accadono gli eventi, ma nasce dalla non coincidenza tra stati successivi. Se tutto coincidesse perfettamente con se stesso, non ci sarebbe alcun "prima" e "dopo".
Lo spazio può essere visto come separazione, distanza, distinzione tra posizioni.
L'energia esiste perché c'è una differenza (di potenziale, di temperatura, di pressione, di concentrazione...). In fisica, infatti, senza differenze non c'è lavoro.
La vita mantiene continuamente differenze tra interno ed esterno; quando esse collassano, l'organismo muore.
La coscienza potrebbe essere interpretata come una forma di auto-differenza: il soggetto riesce a prendere se stesso come oggetto. Se coincidesse totalmente con se stesso, non ci sarebbe riflessione né esperienza cosciente.
Quest'ultimo punto ha una lunga tradizione filosofica. Georg Wilhelm Friedrich Hegel vedeva l'autocoscienza come un rapporto del soggetto con se stesso. Edmund Husserl analizzava la coscienza come un flusso in cui il presente conserva il passato immediato e anticipa il futuro. Jacques Derrida ha costruito buona parte del suo pensiero sul concetto di différance, cioè sul fatto che il significato nasce dalla differenza e dal rinvio, non da un'identità piena.
La tua proposta, però, sembra voler estendere questo principio all'intera realtà, dalla fisica alla biologia fino alla mente. È qui che diventa un progetto ontologico, non soltanto una teoria della conoscenza.
Il punto cruciale, però, è anche quello più difficile da sostenere: dimostrare che tutte queste differenze sono manifestazioni dello stesso principio fondamentale e non semplicemente analogie. In fisica le differenze di potenziale sono descritte quantitativamente; in biologia le differenze sono mantenute da processi metabolici; nella coscienza la "non coincidenza" è un fenomeno fenomenologico. Affermare che abbiano la stessa struttura ontologica richiede un argomento rigoroso, non basta mostrarne la somiglianza.
Se riuscissi a formulare un principio generale del tipo:
Ogni realtà esistente è definita da una differenza interna che genera una dinamica; quando la differenza si annulla, quella realtà cessa di esistere come tale.
allora avresti un assioma molto forte. Da esso dovrebbero poter derivare, come casi particolari, il tempo, l'energia, la vita e la coscienza.
Questa, a mio avviso, è la parte più originale della tua ricerca: non il semplice richiamo al dualismo, ma l'idea che la differenza non sia una proprietà delle cose; siano invece le cose a essere il prodotto stabile di una differenza dinamica. Se questa tesi fosse sviluppata con rigore e mostrasse un reale potere esplicativo in domini diversi, avrebbe un interesse filosofico notevole.
