lunedì 31 luglio 2023

Reati universali

 

C’è della gente senza vergogna. Per esempio, parlamentari che tolgono il reddito di cittadinanza agli altri mentre si aumentano gli stipendi e i vitalizi. L’egoismo, il menefreghismo, la mancanza di coscienza, l’ipocrisia fatte persona. E questa gente ci dovrebbe rappresentare!

Queste stesse persone vogliono trasformare l’utero in affitto in un “reato universale.” Chissà che significa: che le nostre leggi dovranno essere riconosciute nell’universo mondo? Viene da ridere.

Mi sembrava che i reati universali dovessero essere, per esempio, fare la guerra, usare l'atomica, evadere le tasse o sfruttare il prossimo. Ma i nostri parlamentari non se ne occupano. Loro vogliono controllare gli uteri delle donne.

Il che mi ricorda l’identica ossessione dei preti. Che, dovendo essere (in teoria) celibi, hanno l’ossessione di dire alle donne come devono usare l’utero.

Forse, lo fanno proprio per dare un contentino al Vaticano… a sua volta senza vergogna, con preti pedofili e violentatori di bambini, con preti che si arricchiscono a spese dei poveri creduloni, ma vogliono far la morale agli altri.

Non erano quegli ipocriti di cui parlava Gesù?

domenica 30 luglio 2023

L'ultima beffa

 

Nel film “Dragonfly”, un vedovo riconosce in una libellula un segno che la moglie morta gli manda dall’aldilà.

Magari fosse così! In realtà, non ci arriva mai nessun segno dai morti, nessun tipo di comunicazione. Come se fossero spariti per sempre. E questo vuol dire qualcosa: o che non possono o che non ci sono più.

Sembra impossibile che persone che ci hanno amato in vita non vogliano più comunicare con noi.

Non possono? E perché mai? Quale forza glielo impedisce? Perché i due regni – della vita e della morte . dovrebbero essere ermeticamente separati?

In fondo, se sapessimo che c’è un aldilà, accetteremmo volentieri la morte. Ma questa certezza non ci è data. Ci è dato solo il dubbio, la speranza o la disperazione.

In tarda età, quando i morti cari inevitabilmente si accumulano, i vecchi si tormentano per sapere… il destino degli altri e il proprio.

Di una coppia che si è amata tutta la vita, ne resterà in vita solo uno. E l’altro deve sopravvivere, soffrendo ancora di più. Crudeltà della vita, che di nuovo ci fa escludere un disegno non tanto intelligente quanto amorevole. Non c’è amore nella morte.

Che cosa dobbiamo concludere? Che qualcuno in alto ci fa l’ennesimo dispetto o che veramente non c’è nulla di razionale o di accettabile?

Quando uno muore, ci diciamo che è andato in paradiso (o all’inferno!) e che un giorno ci ritroveremo. Ma sembra più una barzelletta, una speranza infondata, un’illusione, un sogno o una forma di consolazione senza nessuna prova. L’ultima beffa.

Dio vuole che gli crediamo senza nessuna certezza? E perché mai? Non sarebbe una forma di sadismo?

Oppure ognuno prende una strada diversa, senza ritorno, senza coscienza e nessuno si riconoscerà più?

Ognuno avrà quel che ha creduto e si è preparato? Ma non sarà un altro sogno?

La vita sarebbe un sogno da cui ci dobbiamo svegliare, scoprendo che la Realtà è un’altra. Ma resta l’interrogativo: perché questa Realtà non dovrebbe avere nessuna comunicazione con quella attuale?

Domandiamoci allora: quando due fenomeni o due livelli non possono avere nessuna comunicazione? Forse quando si annienterebbero a vicenda? Quando l’uno escluderebbe l’altro?

E quando mai? Noi possiamo convivere con esseri che hanno un livello inferiore o superiore di intelligenza o di consapevolezza.

Ma non con esseri la cui intelligenza ci brucerebbe.

giovedì 27 luglio 2023

L'importanza dell'immateriale

 

Noi siamo convinti che contino solo le cose materiali, invece le cose più importanti sono i nostri pensieri, le nostre idee, i nostri sentimenti, le nostre percezioni, le nostre intuizioni, le nostre speranze, i nostri ricordi, le nostre emozioni… tutte cose che sono immateriali ma di cui viviamo. Sono cose che nessuno vede o tocca, del tutto immateriali, non legate al tempo o allo spazio, non oggettivabili. Nessuno vede la nostra felicità o infelicità, nessuno può sapere che cosa pensiamo o sentiamo, ma per la nostra vita sono “cose” essenziali.

Il fatto è che dal di fuori non sono percepibili, e possono essere percepite solo dall’interno, da chi le prova. Nessuna scienza riesce a oggettivare una sensazione o un pensiero. Solo noi ne siamo consapevoli. Quindi dovremmo dire che solo la coscienza individuale sa veramente che cosa ci succede o proviamo. Nessun altro, nemmeno uno psicologo.

Dunque, la meditazione personale, l’auto-auscultazione, l’auto-analisi, la conoscenza di sé, tutti i processi interiori e immateriali diventano più importanti dei fenomeni oggettivi e verificabili da tutti. Ma nessuno sa cosa succede dentro di te… tranne te stesso – e a volte neanche tu stesso.

Nelle scuole si studia di tutto, ma non a conoscere se stessi. Certo gli eventi fisici influenzano gli eventi mentali, e gli eventi mentali influenzano gli eventi fisici, ma nessuno riesce a vedere il collegamento. Sappiamo solo che esiste e che spesso ci sfugge. Siamo dei perfetti alienati. Raramente ci rendiamo conto di che cosa ci succede dentro e delle vere motivazioni di tante nostre azioni. Ed è per questo che una calma contemplazione del panorama interiore è una pratica importantissima. È una conoscenza di sé, una cura di sé, di cui abbiamo necessità per vivere bene.

Lasciamo pur perdere le tecniche meditative, ma, ogni tanto, mettiamoci tranquilli e in silenzio e osserviamo il nostro mondo interiore, per capire chi siamo, se siamo felici o insoddisfatti, se reagiamo compulsivamente o se siamo più liberi, se siamo condizionati dai desideri o dalle ambizioni, se siamo ancora vivi o già morti.

È la consapevolezza che guida questa investigazione. Non è vero, come diceva Cartesio, che “io sono perché penso”, ma è vero che “io sono perché sono consapevole”, anzi “c’è una consapevolezza cui aggiungo un io”.

venerdì 21 luglio 2023

Istinto e libertà

 

Guardando i documentari naturalistici sulla vita degli animali, è evidente che il loro scopo è la riproduzione. Certo, nel frattempo vivono, ma in attesa di accoppiarsi. I maschi fanno la lotta fra di loro per avere il diritto di riprodursi e le femmine attendono il vincitore. Questa è la vita naturale di qualsiasi organismo.

Gli uomini non fanno eccezione, solo che hanno sostituito alla penne colorate o ai bei mantelli i conti in banca, le case, le automobili, il potere economico o religioso, i titoli di studio e le posizioni sociali. Ma il loro scopo è lo stesso.

Sono spinti dalla forza della vita, come tutti gli animali.

Però gli uomini sono dotati di autocoscienza e si rendono conto, come in questo caso, di essere delle marionette guidate  che possono rifiutarsi di essere comandati. Qui gli interessi divergono: gli interessi della natura sono la riproduzione e gli interessi dei singoli individui possono essere altri.

Tutto sommato, l’uomo è tanto più libero quanto più si rifiuta di ubbidire agli istinti.

Fare sesso sì, ma fare figli, senza controllo, è farsi comandare.

Ognuno decida il proprio grado di libertà, ma tenga conto che non è obbligato come un qualsiasi animale a fare ciò che fanno tutti. E che il fine ultimo della vita è la liberazione… da tutti i condizionamenti, anche quelli naturali.

giovedì 20 luglio 2023

Il governo dei patrioti

 

Questo governo  di fascisti, ex fascisti, post fascisti e neo fascisti ha abolito il reato di abuso d’ufficio.

D’ora in poi, negli uffici pubblici, si potrà abusare impunemente. Aprite gli occhi.

Un altro provvedimento è stato tagliare il reddito di cittadinanza, ma nello stesso tempo i parlamentari, veri patrioti, si sono aumentati gli stipendi e i vitalizi. Per loro, vige la regola del recupero dell’inflazione; per i comuni cittadini no.

Sono credibili?

Da un governo di patrioti mi sarei aspettato che si i parlamentari si riducessero gli stipendi a favore dei più poveri.

Mi sarei anche aspettato che facesse pagare le tasse a tutti e non che invitasse all’evasione fiscale di certe categorie (o dovrei dire “corporazioni”) che lo votano.

Quello che mi colpisce è “l’insostenibile leggerezza” degli italioti che hanno votato senza pensare un governo che scimmiotta il fascismo. Il fatto è che sono talmente disperati da eleggere chiunque, come è già successo con i Cinquestelle. Chiunque prometta di cambiare le cose.

Il problema è che il cambiamento può essere cosa buona o cosa pessima. E poi che cambiamento c’è nella restaurazione di cose vecchie, già fallite ottant’anni fa?

Per non pensare

 

In un programma televisivo dove si parlava di giovani e droga, un ragazzo ha risposto alla domanda perché si drogasse: …Per non pensare!”

Ecco la verità: ci si droga o ci si ubriaca per non pensare. Evidentemente, ci si riferiva alla mancanza di prospettive, alla mancanza di senso, che tanti giovani provano in questo mondo dove si lotta solo per acquisire beni materiali. Che senso ha vivere in un mondo del genere?

Il pensiero ci si rivolta contro quando si riduce solo a “un pensiero calcolante”, come direbbe Heidegger. La coscienza diventa un peso intollerabile quando scopre la nostra inutilità. Nessuno ci ha insegnato che cosa e come pensare. È come mettere una Ferrari in mano a un principiante.

L’uomo è un animale pensante, d’accordo; l’uomo è dotato di coscienza, è vero; ma poi non riesce a sopportare né il pensiero né la coscienza, perché questi gli si ritorcono contro. E allora deve bere, drogarsi o ripetere idee di cui non è padrone.

Ben presto, gli si palesa il vuoto della sua vita.

martedì 18 luglio 2023

Un posto sconosciuto

 

Di un direttore d’orchestra morto prematuramente, ho sentito questo commento: “Partito per un lungo viaggio e un posto sconosciuto”.

Intollerabile. Tutto quello che sappiamo dire della morte è questo.

Ma il viaggio non esiste, perché è sempre qui e ora. E il posto non è sconosciuto, ma conosciutissimo. Perché ci siamo già adesso.

Solo che non è un posto, ma un non-posto, che creeremo noi stessi.

Tutto è un atto di creazione dal nulla, che a sua volta dipende dai pensieri che abbiamo e dalle domande che ci poniamo, perché siamo noi stessi parte del processo.


"Io penso positivo"

 

Jovanotti è caduto dalla bicicletta e si è rotto la clavicola e il femore.

Anche lui è uno che si agita sempre.

Puoi pensare positivo quanto vuoi, ma il destino negativo non lo fermi. Stai fermo, calmati e vai in fondo.

Rigpa

 

Siamo destinati a soffrire, prima o poi: non possiamo stare sempre bene a livello fisico o psicologico. Ma non bisogna credere che la nostra natura più intima sia dolorosa; al contrario, è qualcosa di quieto, limpido e gioioso (in tibetano, rigpa).

Il problema è semmai quello di ritrovare questa natura quieta, che è sempre presente, anche quando le cose ci vanno male. Ebbene, ciò che dobbiamo trovare è la nostra natura più profonda che, come il mare profondo, non si agita quando in superficie c’è tempesta. È questo che noi siamo davvero.

Purtroppo, i casi della vita ci portano a dimenticarci di questa nostra realtà-verità e a cominciare a “ballare” come una nave sballottata dalle onde.

Di conseguenza, per sopravvivere, per resistere al dolore, dobbiamo immergerci, scendere a fondo (per esempio facendo calmare il respiro, sdraiati o seduti) e allentare la tensione dei muscoli della testa o del corpo.

Ricordiamoci di questa semplice pratica quando soffriamo. Scendiamo nel profondo, dove non arrivano i moti ondosi. Ricordiamoci che la nostra vera natura è rigpa.

lunedì 17 luglio 2023

Un sottile crinale

 

La maggior parte dei nostri problemi nasce da pensieri del passato e da pensieri del futuro.

Per questo, la meditazione è così utile.

Ti fa stare per pochi minuti su quel sottile crinale che divide il passato dal futuro – e che si chiama presente.

Certo ci vorrebbero ore e giorni. Ma, per questo, ci sarà tempo, prima o poi,

Attenti, dunque: la cosa più importante è la cura dell’anima. È lei che deciderà di tutto.

La cura dell'anima

 

La cosa più importante della vita, ciò che ci dà l’autentica felicità, ciò che rappresenta per noi la verità, non è qualcosa da cercare esternamente, così come facciamo di solito con i nostri sforzi di acquisizione e di controllo, ma ciò che siamo internamente, la nostra più intima natura. Qui si gioca il senso della esistenza.

Per noi, la felicità è acquisire cose e persone, il che ci offre un’euforia agitata, una soddisfazione di breve durata.

Ma la felicità-verità sono la pace e la tranquillità dell’animo. Lo dicono tutti i saggi, d’oriente e di occidente.

Non si tratta di trovare e soddisfare stimoli piacevoli, ma di liberarsi delle cause profonde della scontentezza, dell’insoddisfazione, della sofferenza. Si tratta di sbarazzarsi delle afflizioni della mente.

La sorte, allora, potrà essere favorevole o sfavorevole, piacevole o spiacevole, fortunata o sfortunata, ma gli eventi esterni non saranno in grado di farci vacillare.

E, per la cura dell’anima, ci vuole tempo, attenzione, consapevolezza, solitudine e tanta meditazione.

 


venerdì 14 luglio 2023

Una colossale rimozione

 

Noi uomini riusciamo a vivere solo perché non pensiamo e dimentichiamo la morte. Ma, se non capiamo la morte, come possiamo capire la vita? È quello che succede nella nostra civiltà dove tutto è rumore, confusione, movimento, antagonismo e confronto, non perché ce ne sia bisogno, ma perché dobbiamo stordirci.

Le nostre molteplici attività, comprese quelle del pensiero e delle emozioni, sono basate su un istinto di accaparramento che non avrebbe bisogno di esistere perché ci sarebbe spazio per tutti. È proprio questo accaparramento che riduce le risorse a favore di alcuni individui maggiormente dotati di volontà di potenza (meglio, prepotenza).

Ma anche nella natura c’è una spontanea spinta all’espansione. Perfino le termiti e le api cercano di far crescere le loro comunità. E tutti gli animali devono lottare per sopravvivere a scapito di altri. Questo sarebbe l’abominio di Dio - se esistesse. Altro che peccato originale. Un difetto originale, un orribile e terribile modo di costruire un universo che mette tutti contro tutti.

Se riflettessimo, non avremmo bisogno di lottare e di accumulare imperi, proprietà e ricchezze che prima o poi dovremo abbandonare. Perché costruire noi stessi nella roccaforte di un io che un giorno crollerà?

Come scriveva William Shakespeare ne “La tempesta”,

 

“Questi nostri attori,

come già vi ho detto, erano tutti dei fantasmi e

si sono dissolti in aria, in un’aria sottile.

Così, come il non fondato edificio della nostra visione,

si dissolveranno le torri, le cui cime toccano le nuvole,

i sontuosi palazzi, i solenni templi, lo stesso immenso globo

e tutto ciò che esso contiene

e, al pari di questo incorporeo spettacolo svanito,

non lasceranno dietro di sé la più piccola traccia.”

 

Ma, mentre gli animali non sanno, noi sappiamo tutto – e non ci resta, per sopravvivere, che dimenticare. Se non fosse per questa colossale rimozione, come faremmo a tirare avanti?

Però, forse la realtà è un’altra: che è proprio la nostra coscienza a stravolgere tutto. E queste immagini di vita, di nascita, di crescita e di morte sono solo concetti o sogni, e, con la fine della mente pensante, si dissolveranno finalmente anche loro.

Così, come abbiamo sognato di essere vivi, ci sbagliamo quando pensiamo di morire.

Finirà l’incubo, e noi scopriremo che non siamo né mai nati su questa terra né mai morti.

giovedì 13 luglio 2023

La non-presenza mentale

 

Non c’è niente di più vicino della nostra stessa coscienza, della sensazione di essere. E quindi è l’unico strumento di indagine: da lì dobbiamo partire. Tutto il resto è inaffidabile.

Ma dobbiamo fare presto, perché un giorno sparirà anche la coscienza di essere un io. E perciò anch’essa è inaffidabile. E, se è inaffidabile la coscienza, quanto più inaffidabile sarà il mondo che compare proprio in virtù della coscienza?

Questo lo sappiamo, che un giorno moriremo e il nostro corpo, il nostro io, la sensazione di essere e la nostra memoria finiranno nel nulla.

Il nulla è un vuoto di tutto. Perciò non può essere pensato se non in relazione al tutto – come sempre nelle coppie di opposti, che sono un prodotto della mente che… non capisce, o capisce solo una cosa per volta.

Se pensiamo al nulla, dunque, non dobbiamo pensare a un concetto, ma dobbiamo proprio non pensare, fare il vuoto mentale.

Dopo la presenza mentale, ecco l’assenza mentale. Ma l’assenza mentale non può effettivamente manifestarsi se non con la morte.

La morte è dunque la grande liberazione, perché è la scomparsa di ogni attività mentale.

Se il principio fondamentale della presenza mentale è essere il più consapevoli possibile, da un certo punto in poi la nostra coscienza deve essere così brava da capire che è insufficiente e che deve lasciare il posto alla non-presenza, che detterà la parola ultima.

La consapevolezza non è un’apertura che presto si richiuderà, ma una piccola fessura che presto si dilaterà all’infinito.

Il corpo la delimita. Ma quando il corpo scomparirà…

martedì 11 luglio 2023

La verità faziosa

 

Una volta si cercava la verità, preoccupandosi di distinguerla dalle interpretazioni.

Ma noi italiani, faziosi come pochi, abbiamo inventato la verità di parte, di partito.

È incredibili vedere come tanti membri di una fazione politica dichiarino, ancor prima di conoscere i fatti, che la verità è ciò che conviene al loro partito.

Ma c’è più rimasto qualcuno, in questo paese, che sia obiettivo?

Cercare la medicina

 

Quando sei disperato e non sai chi possa aiutarti, ti rivolgi a Dio, considerato “altro da te”, sperando che esista e che ti ascolti.

Sarebbe bello che esistesse un Dio del genere a cui potersi rivolgere come a un padre accogliente. Ma il guaio è che o non esiste o non ascolta. Senza contare che il mondo è stato fatto con tale violenza che è difficile che l’eventuale creatore sia proprio buono come un padre terreno. C’è sempre qualche conto che non torna.

Insomma, a lungo andare, lasci perdere con le preghiere e cerchi di fare da te.

Nella meditazione, allora, si cerca il Sé, cioè si ricerca di essere se stessi, nella consapevolezza che non lo si è e che ci si è identificati con un io che in realtà è una costruzione mentale, falso, posticcio e troppo limitato.

Cercare il Sé è dunque cercare se stessi, cioè la Realtà immensa. Che siamo, ma non riconosciamo. Ed è proprio in tale non riconoscimento che nascono il mondo e la nostra piccola coscienza. 

Ora, questo Sé, potrebbe essere considerato Dio, che però non è “altro da sé”, ma proprio se stessi.

Posso io pregare il Sé? Non avrebbe senso… sarebbe come pregare il fegato o l’inconscio perché funzionino bene o si curino.

In realtà, sono già parte di me - sono me. E quindi, se sono malati, devo cercare la medicina per curarli. Non pregare perché si risanino.

Questo “cercare la medicina” è la meditazione, che non esclude alcuna funzione mentale, ma utilizza tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che siamo (analisi, sintesi, sensibilità, sentimento intuizione, consapevolezza, presenza mentale, raccoglimento e alla fine il vuoto mentale) per stringerli in un unico abbraccio.

Qui tutti i fili divisi e sparsi si raccolgono in un unico nodo. Non a caso i termini medicina e meditare hanno la stessa origine etimologica . 

Facciamo meditazione per far entrare l’immenso - che già siamo, ma da cui ci siamo separati per restringerci in un io.

 

sabato 8 luglio 2023

Il salvatore dell'uomo

 

La vita non ha senso perché non è concepita per avere uno scopo secondario (essere buoni, amare, meritarsi il Paradiso, servire o soddisfare un Dio, fare esperienze, acquisire conoscenze, ecc.) ma solo per essere se stessa. O, se vogliamo parlare in termini di scopo, lo scopo della vita è la vita stessa: vivere, riprodursi e morire. È quello che succede a tutti gli esseri viventi.

Ma a noi non piace non avere uno scopo; vogliamo che la vita serva a qualcosa, magari a essere uno stadio di una progressione infinita. Anche la scienza ci dice che c’è stata un’evoluzione e quindi ci dice che c’è qualcosa che va avanti. Ma verso dove?

È improbabile che un cavallo o un cane diventino umani, ma l’uomo è molto cambiato, fisicamente e psicologicamente. Se mettessimo a confronto un uomo del paleolitico con uno di oggi, noteremmo grosse differenze. La psicologia di fondo resta quella di un animale che lotta tra maschi per accoppiarsi e tramandare i propri geni.

Tutta qui, la vita?

Certo, ci sono stati grandi pensatori, grandi scienziati, grandi saggi (quasi sempre deificati) e grandi artisti che sono andati al di là di queste elementari esigenze materiali. Ma il mondo resta un luogo di conflitto che continua a macinare le solite cose, senza aver compiuto un vero balzo al di sopra di se stesso. Miliardi di esistenze quasi tutte inutili… in attesa del salvatore. Che però deve traghettare tutti verso una nuova era - che per ora non si vede

giovedì 6 luglio 2023

Paradiso e inferno

 

Carlo Verdone, il noto attore, a una domanda se credesse in Dio, ha risposto: “Non voglio credere che tutto finisca qui. Sarebbe una presa in giro!”

Proprio così. La risposta ci chiarisce perché si crede in un Dio che dovrebbe salvarci dalla morte: perché saremmo colpiti da troppa angoscia. Allora elaboriamo una fede ottimistica e semplicistica per salvare la nostra tranquillità.

Ma, poiché la morte è definitiva, bisogna affrontare proprio questa angoscia, non vivere per eludere la verità, non vivere con gli occhiali rosa.

Anche perché immaginare il paradiso per evitare l’angoscia non risolve il problema di conservare la nostra tranquillità. Infatti, dobbiamo ammettere che, se esiste il paradiso, deve esistere anche l’inferno per punire i malvagi. E chi ci assicura che non ci finiremmo anche noi?

Una nuova angoscia.

Il fatto è che la nostra mente duale non ci permette di concepire una vera morte, ossia una vera trascendenza. Continuiamo con i nostri giochi mentali per bambini che non sanno affrontare le paure e le angosce - e che devono ancora ricorrere al Papà (celeste) che li rassicuri.

Imparare a stare soli

 

Stare soli, stare fermi, stare in silenzio e non fare nulla, ma limitarci a osservare il mondo e noi stessi come oggetti, è difficile, sembra innaturale. Noi dobbiamo sempre pensare e fare qualcosa. Sembra una condanna. Ma chi ci ha condannato?

Forse c’è un Dio che ci odia. O siamo noi stessi?

È come se non sopportassimo la nostra stessa coscienza. Ma come mai, visto che è la coscienza che ci rende esseri superiori?

Come diceva Pascal, se riuscissimo a stare quieti in una stanza anche solo per un’ora, sarebbe già un successo.

Invece, dobbiamo agitarci, muoverci, pensare, fare esperienze, senza tregua… Siamo posseduti da un demone interiore che non ci lascia in pace, che è sempre in lotta contro tutti e anche in se stesso. E dobbiamo sempre stare in compagnia di qualcuno: i familiari, i parenti, gli amici, gli amanti…

È come se, dopo tanta fatica per venire alla luce e diventare coscienti, dopo tanto tempo trascorso da non-vivi, volessimo rifarci divorando la vita. In effetti, la divoriamo. E divoriamo anche il pianeta che ci ospita.

Purtroppo, mentre noi divoriamo la vita e il tempo, la vita e il tempo divorano noi. Anche di questo siamo coscienti, e la nostra fame aumenta anziché diminuire.

E tutto questo caos perché non riusciamo a stare da soli, ad essere veramente liberi. È una dannazione!

Nelle scuole dovremmo insegnare ai ragazzi a stare da soli, ad essere autonomi. Ne guadagnerebbe anche la socialità. Invece facciamo il contrario: spegniamo in loro ogni autenticità, ogni creatività.

martedì 4 luglio 2023

Libertà dal condizionamento

 

Noi non pensiamo le cose. Ma le nostre idee sulle cose, idee che ci vengono dal passato, dalla cultura, dalla religione, dalla famiglia e da mille ideologie che ci condizionano ogni approccio. Di conseguenza, non vediamo il mondo così com’è, ma le nostre idee che ci siamo fatti sul mondo. Perfino le nostre percezioni sono distorte dalle idee e dalle immagini che ci vengono dal passato.

Non vediamo niente e non incontriamo nessuno in modo reale.

Per esempio, l’amore dipende dai primi mesi di vita e dalle idee che ci siamo fatti su quella che deve essere la nostra donna o il nostro uomo ideale. Quindi ci innamoriamo di un’immagine, non di una persona reale – con conseguenze distruttive quando incominciamo a conoscere la vera persona.

Dunque, anche nell’intimità siamo condizionati dalle conoscenze passate.

Figuriamoci quando cerchiamo di interpretare il mondo in base alle nostre ideologie.

Per esempio, il nazionalismo è una delle ideologie più stupide. Non solo perché veniamo da una storia di un nazionalismo che ha già scatenato due guerre mondiali e altre innumerevoli guerre, ma anche perché, se tutti siamo nazionalisti, finiremo per scontrarci con gli altri, che a loro volta difendono gli interessi nazionali.

Non c’è chi non veda che un mondo di nazionalismi, è un mondo sempre in guerra. Ma le idee del passato non ci abbandonano mai e si ripresentano continuamente. Sentiamo ancora parlare di patrie, di razze, di discriminazioni in base al sesso, di aumentare le nascite, di condannare l’aborto, di eliminare i termini stranieri dalla lingua e di discriminazioni verso gli immigrati trattati come carne da lavoro… e tutta la tiritera del fascismo che tanto male ha fatto all’Italia.

Invece di creare un uomo universale, cittadino del mondo, ci rinchiudiamo in una soffocante prigione.

Pochi si accorgono di questa deriva. I giovani cantano, ballano, vanno in vacanza, cercano il successo facile e si drogano… come se non fossero già drogati da tutte queste ideologie stupide.

La cultura si riduce alle trasmissioni televisive, ai concerti rock, alla politica (di tanti “inutili buffoni”, come diceva Battiato), alle gare televisive o allo sport. Si è mai sentito un dibattito serio sulle religioni, sul Gesù storico o sull’autorità del Papa?

Si continua a credere ai miti e non alla realtà. Si crede che l’io e il tempo siano qualcosa di solido e non delle convenzioni.

In questo modo siamo dei burattini, delle marionette che ripetono idee e azioni convenzionali, si limitano a reagire (non ad agire) e vivono vite scontate. Si viene al mondo solo per lavorare, riprodursi e per dare vita a figli che siano nostre immagini, rifacciano le nostre stesse cose e pensino come abbiamo pensato noi.

Non si può zittire la mente, con tutte le sue immaginazioni, con tutti i suoi inganni, con tutte le sue illusioni. Anche se ci ritiriamo in una grotta, la mente non ci abbandonerà. Ma, se la osserviamo attentamente e se lasciamo scorrere i suoi pensieri senza identificarci con essi, possiamo acquisire spazi di libertà dalla tirannia dell’io e dalla coscienza condizionata. E possiamo realmente trascenderla.

Questa è la vera trascendenza, non quella di un Dio in un Iperuranio. Questa è la meditazione che può trovare la pace e il silenzio, al di là di un mondo sempre in lotta e sempre falso, capace di ripetersi ma non di fare un balzo rinnovatore.

sabato 1 luglio 2023

La tirannia della coscienza

 

Come avviare la liberazione, che è lo scopo della meditazione?

Comprendendo la natura della schiavitù, del condizionamento, della reattività abituale, del desiderio che non si placa mai, della soddisfazione sempre insoddisfatta, dell’illusione sempre delusa.

Questo è già trascendere la psiche, è già una prima liberazione.

Vedersi come esseri nobili che si comportano grossolanamente, come esseri trascendenti che sono finiti in trappola.

Chi trova piacevole la vita (un piaceruzzo qui, un piaceruzzo lì…diceva Nietzsche), non ha la spinta a trascenderla. Per questo, ci vengono dati dei piaceri: sono gli zuccherini che si danno all’elefante per fargli fare quel che vogliamo noi.

Cadiamo nella trappola dell’identificazione con questo io e questa coscienza.

No, non dobbiamo accontentarci.

Questo non sono io.

Io sono molto di più.