domenica 31 dicembre 2023

Feste comandate

 

Già solo l’idea che ci siano feste comandate non mi piace. Comandate da chi? Dalla società, dalla religione? Quindi, anche il lavoro sarebbe comandato. Prima il lavoro comandato e poi le feste comandate. Ma c’è qualcosa che fate liberamente, spontaneamente, perché ne sentite il bisogno e non perché ve lo impone qualcuno?

Allora siete delle perfette marionette. Perché, oltre al lavoro e alle feste, sarà tutto comandato: anche i sentimenti e la volontà. Credete di provare, pensare o fare qualcosa di autentico, di vostro e non di altri?

Il fatto è che, quando vi sentirete soli e nessuno vi comanderà niente, vi sentirete perduti, annoiati, non saprete che fare. E allora dovrete cercare un’altra “comanda”. Sarete solo dei camerieri. E avrete bisogno di comandamenti e di un padrone che ve li imponga. Proprio come in una galera.

Alla fine troverete Dio, il Supremo Padrone.

Nascerete a comando, lavorerete a comando, vi divertirete a comando, vi sposerete a comando e morirete a comando. Credete di vivere in prima persona, ma siete comandati in tutto e per tutto.

Svegliatevi e riappropriatevi della vostra vita, a qualunque costo. Siate voi stessi. Non vivete la vita di qualcun altro.

Anche l’amore di Gesù non mi piace per niente. Si comanda l’amore e il perdono, senza tener conto che l’amore non può esistere senza l’odio. Se c’è un Dio, questa è la sua volontà.

Ma guardate l’assurdo. È proprio l’amore che mette al mondo l’odio. È proprio il bene che mette al mondo il male. E voi vorreste combattere l’odio proprio con l’amore che lo fa essere.

Ascoltate bene: vivete senza amore e senza odio, solo così sarete liberi e sereni. L’amore e l’odio sono due squilibri contrapposti ma complementari. Esiste sì l’armonia, ma nel contrasto. Voi eliminateli entrambi. Né armonia, né contrasto: non fate come i pendoli che sono costretti ad andare prima avanti e poi indietro, fino alla fine dei loro giorni.

Trovate l’equilibrio e il distacco, fermatevi e il mondo non vi comanderà più. Ma sarete voi a comandare.

venerdì 29 dicembre 2023

Destino

 

Se c’è un destino, come possiamo cambiarlo? Ogni sforzo di cambiamento rientrerà nel destino.

Se non c’è un destino, che cosa dovremmo cambiare? Fattelo tu, come vuoi. Ma lo vuoi liberamente o anche questa volontà è parte del destino?

Tra l’assoluta determinazione del destino e l’assoluta casualità, c’è la solita antinomia di complementari. Sono la stessa cosa.

giovedì 28 dicembre 2023

L'agitazione universale

 

Esistere significa essere agitati. Se qualcosa non si fosse agitato, non ci sarebbero né la coscienza (sdoppiamento di sé) né il mondo (proiezione di sé).

Ecco dunque che appare un universo che è agitato per definizione. Tutto cambia, tutto si scontra, tutto cozza (contro gli altri e in sé), tutto esplode perché non può contenersi. Stelle, pianeti, galassie, buchi neri, comete, tutto brucia come se fosse attizzato da fiamme infernali.

In fondo la creazione è Dio che non può sopportare se stesso e ha bisogno di un diversivo.

Il mondo non è un luogo di pace; gli esseri viventi sono in guerra gli uni contro gli altri, per divorarsi a vicenda. È per questo che siamo sempre agitati da guerre e scontri sociali e interiori. Terremoti, inondazioni, incendi, tempeste, uragani, scontri fra corpi celesti… tutti i pianeti recano ancora i segni di cozzi apocalittici.

In questo caos, in questa guerra continua, l’uomo che cosa volete che faccia? Si agita anche lui, da mane a sera. Qualche idiota sostiene che bisogna vivere così: passando da un’attività all’altra, incontrando sempre nuove persone, accettando qualunque avventura, girando dappertutto, amando o odiando chiunque. L’importante è non dire mai di no, non scegliere, non pensare, non stare mai fermi, cambiare di continuo, girare dappertutto. “Do it for the plot” si dice in inglese. Cioè, costruisci la tua vita come se fosse l’avvincente trama di un romanzo, un colpo di scena dietro l’altro.

Bello, ma i colpi di scena non sono sempre piacevoli.

Se invece resti a casa, non facendo nulla, dicendo sempre no, isolandoti, non combinerai nulla. Fare qualcosa è meglio di non fare nulla.

Purtroppo, molti giovani di oggi sembrano aderire a questa ideologia. Fanno per fare, si muovono per muoversi, s’incontrano per non restare soli e si agitano senza concludere mai niente di significativo. Le storie ci sono, ma sono vuote, fasulle, tutte deludenti. E i protagonisti restano alla fine con un pugno di mosche.

No, ogni tanto bisogna fermarsi, magari soli, in silenzio e senza fare niente. Poiché siamo su un piano inclinato, i cambiamenti ci saranno comunque. Ma saranno guidati dal vostro sé più profondo, non dalle mode del momento.

Non agitatevi. Quando troverete la vostra vera natura, dimorerete stabilmente nel vostro essere e diventerete tranquilli Non dovete perdere voi stessi nelle mille attività del modo. Dovete ritrovavate il vostro centro, la vostra essenza.

Adesso, per esempio, sono quasi tutti in giro, a viaggiare, bere, mangiare, fare feste, ballare, incontrare nuove avventure.

Ma torneranno più felici, più tranquilli, o più nevrotici che mai?

mercoledì 27 dicembre 2023

La pubblicità a comprare

 

E così abbiamo saputo che un cantante, per fare la pubblicità a un panettone, prende un milione di euro. Buon per lui, un po’ meno per i consumatori che dovranno pagare quel prodotto di più perché il produttore possa recuperare la spesa. Voi quanto dovete lavorare per guadagnare un milione? Lui lavorerà sì e no mezz’ora.

E così gli attori, gli sportivi, i piloti, i calciatori, gli influenzer e compagnia cantando. Gente che lavora mezz’ora per guadagnare montagne di soldi.

Ma la colpa è vostra perché cadete nella rete della pubblicità e vi fate abbindolare a comprare quel prodotto.

La logica del capitalismo si basa sulla vostra dabbenaggine, Come la logica della vita, applicata da quel grande pubblicitario che è Dio: Per un po’ di sesso o di qualche altro piaceruzzo, vi fate abbindolare a comprare un prodotto scadente.

Il prodotto scadente è la vita stessa, che nessuno comprerebbe se non ci fossero tutti questi influenzer che ne lodano la bellezza, tacendo il fatto che loro sono gli unici a guadagnarci.

Ma perché lo fanno? Per soldi, ovviamente.

Per la pubblicità, il mondo è meraviglioso e pieno di benessere, di bontà e di amore. Una favola. Comprate, comprate e sarete felici!

Se però sosteniamo società basate su questa logica dello sfruttamento del babbeo, e quindi di noi stessi, il risultato sarà esattamente quel che abbiamo: un mondo caotico e immorale, pieno di differenze e di guerre, dove tutti cercano di arraffare il più possibile… pur restando alla fine con un pugno di mosche.

L'amore strumentale

 

Anche l’amore, che sembra disinteressato, rientra nella logica utilitaristica. Ho bisogno di te, quindi ti amo. Ma è come dire: tu mi servi, tu mi sei utile. Dov’è l’amore disinteressato?

Se hai bisogno di qualcuno, vuoi che rientri nella tua sfera di possesso. Questo deve essere mio, altrimenti sto male. L’amore è il figlio di Penuria, del Bisogno.

È sempre il tuo bisogno che ti guida. E tu lo chiami amore?

Ma questo amore è pronto a trasformarsi in odio, quando ti accorgi del meccanismo di dipendenza e aspiri a una vera libertà, oppure quando la persona di cui hai bisogno vuole emanciparsi ed essere per sé, non per te.

Se lui/lei non ha più bisogno di te, ti senti defraudato, tradito, abbandonato.

In realtà, le persone che ami… non le ami. Sono tuoi strumenti. E ciò che ti manca sei tu stesso.

Ma esiste un amore non strumentale? No, tutti siamo costretti ad amare, dal bambino che vuole la madre (perché dipende da lei) all’adulto che cerca una compagnia perché non basta a se stesso. È questo “non bastare a noi stessi” che ci porta all’amore per un altro. Ma è un autoinganno. L’altro è in realtà un pezzo di te. Ed è il te stesso intero che cerchi, non l’altro. L’altro ti serve. Poi, quando non ti serve più, addio!

martedì 26 dicembre 2023

Oracoli, indovini e stelle

 

Tutto ciò che conosciamo viene espresso a parole. Senza parole non potremmo neanche pensare. Perfino il concetto “io esisto”, deve prima essere una sensazione, poi un concetto e infine un’espressione di parole. Certamente, la parola non esprime tutta l’esperienza che è data da un senso prima di unicità e poi di differenziazione.

Le parole degradano l’autenticità dell’esperienza. Niente può essere detto meglio di un bel silenzio. Ma è difficile comunicare.

Tutte le cose hanno una configurazione temporanea. Un giorno, un anno, cento anni… poi la configurazione si dissolve.

Il cambiamento e le oscillazioni sono naturali. Ma noi vorremmo prevedere qualcosa.

Sappiamo che il buio si alterna alla luce (possiamo calcolarlo), ma non sappiamo quando l’amore si trasformerà in odio o il bene in male. Su questi cambiamenti, non abbiamo nessun controllo.  Le dinamiche sono troppo complesse.

C’è un programma di IA che prevede il giorno della nostra morte. Ma lui forse consulta i dati medici, e non può sapere se moriremo prima perché saremo troppo infelici.

In questi giorni di fine anno, vorremmo sapere che cosa ci succederà l’anno prossimo e consultiamo oracoli, indovini e stelle. Ma, se ci ricordiamo delle previsioni dell’anno precedente, nessuno aveva detto che cosa sarebbe veramente successo. Solo del passato siamo sicuri, e anche qui si sprecano le interpretazioni.

Ci vorrebbe un supercomputer che preveda tutte le possibili mosse, come in una partita a scacchi, ma potrà sapere se inciamperò e mi romperò una gamba o se incontrerò un nuovo amore, che mi prolungherà la vita o me la accorcerà? Non credo.

Eppure noi vorremmo sapere, prevedere, come se il destino si dipanasse da un rotolo già scritto.

Ma c’è un rotolo già scritto o si scrive giorno per giorno?

Le due cose non si escludono a vicenda. A grandi linee il nostro destino è già segnato, ma forse noi possiamo inventarci qualche imprevedibile giocata. Come in una vera partita.

Oppure non ci interessa tanto prevedere, ma riuscire a intervenire, a cambiare. E questo potremmo farlo.

 

lunedì 25 dicembre 2023

Le leggi universali

 

Abbiamo visto che le leggi della fisica valgono anche in campo psichico. In particolare, la legge di Lavoisier (“niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma”) e la terza legge di Newton (“ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”) possono essere estese a pensieri, emozioni, sentimenti, sensazioni e a tutti gli eventi, tanto che la cosa non era sfuggita agli antichi taoisti, con il loro celebre simbolo dello yang-yin.

Non possiamo pensare al caldo senza pensare al freddo, non possiamo pensare  al maschile senza pensare al femminile, non possiamo pensare bianco senza pensare al nero, al sì senza il no, al bene senza il male, alla giustizia senza l’ingiustizia, alla pace senza la guerra, all’esteriore senza l’interiore, all’inizio senza la fine, alla luce senza il buio, all’amore senza l’odio, al successo senza il fallimento, alla vita senza la morte, ecc.

Ma questo significa che, se uno dei due poli è noto, l’altro non può non esistere: nel pensiero e nella realtà: perché anche la psiche è fatta sul modello della realtà duale.

Andando avanti con le antinomie, arriviamo infatti alle oscillazioni vita/morte, essere/non essere, aldiqua/aldilà,  conosciuto/sconosciuto, sapere/non sapere, ecc. che rimettono in gioco l'ignoto.

In teoria questo significa che non c’è morte, in quanto fine-cessazione, ma che comunque c’è trasformazione… anche se non sappiamo che cosa sia questa trasformazione. Il mondo esiste così perché è pensato e percepito così. Cioè, è l’accensione della coscienza che fa apparire il mondo, e non viceversa. Come un interruttore della luce.

In sostanza il mondo è un’apparenza, una insieme di immagini che scorrono sullo schermo della coscienza, senza che sotto non ci sia nulla. Il che è molto importante perché lo scenario è plasmabile, e quindi potrebbe essere trasformato a piacimento.

Ciò che noi siamo è la nostra coscienza di essere, che però è anch’essa uno stato transitorio.

In realtà, noi siamo i testimoni di questo stesso stato, della nostra stessa coscienza proiettiva e del suo spettacolino. E quindi, in teoria, potremmo cambiare lo spettacolo, come quando sogniamo.

Però, siamo talmente attaccati alla nostra idea di realtà stabile che solo la fine del cervello e della relativa mente metterà in crisi.

Ma già da adesso sappiamo che tutto cambierà, anche la nostra vacillante stabilità. Tanto vale abituarcisi fin da subito. Creiamo e distruggiamo le nostre immagini, prima mentali e poi "reali".

sabato 23 dicembre 2023

Il natale

 Crediamo di essere nati, un giorno. Ma, a nascere è stata questa coscienza del mondo. Il mondo non è mai nato - un mondo che è come un miraggio e che sparirà all’ìmprovviso.

Volete una prova? Quando vi addormentate profondamente, dove va a finire quella immagine? E come mai riappare con la nuova emersione dello stato di veglia? Credete che sia un gioco di prestigio? Credete che il mondo resti lì in attesa?

O è il vostro cervello che si accende illuminando un panorama del mondo e che si spegne oscurandolo? Ma che cos’è una cosa che si accende e si spegne? Una cosa reale o un sogno?

Se concepite una qualsiasi immagine nella vostra mente, sapete benissimo che sparirà in poco tempo. Perché l’immagine del mondo dovrebbe essere diversa?

Poi, quando vi addormenterete per l’ultima volta, il mondo resterà lì per gli altri? Illuminato dalla luce delle menti altrui? E chi vi dice che sarà lo stesso del vostro sogno? E quando si spegneranno anche le luci degli altri, chi lo farà più essere?

E quando si spegneranno tutte le luci, che cosa rimarrà – se non il Grande Vuoto? Da cui tutto ha avuto inizio… chissà quante volte.

Ciò che nasce è un’immagine. Ciò che muore è un’immagine.

Ciò che non nasce e non muore, può rimanere, può essere permanente. Tutto il resto è un cinematografo.

Un gioco di illusioni.

Imparate a giocare con le immagini: siate gli Iddii di voi stessi. Imparate a creare e a distruggere. È solo un gioco!

 


giovedì 21 dicembre 2023

Follie d'amore

 

Psicologi, filosofi e noi gente comune non facciamo altro che dire che l’amore è uno stato di follia, in preda al quale possiamo fare ogni cosa, dalle più comuni alle più abiette. Lo sapete che il re Davide, innamoratosi della moglie di un suo comandante, lo mandò a morire in guerra? E infatti, anche nel linguaggio ordinario, usiamo espressioni come “sono pazzo d’amore” o “ho perduto la testa”

Sì, perdiamo la testa a tal punto che l’abbandono o il tradimento possono provocare uno stato di lutto, come per la morte di un caro.

Ma, stando così le cose, perché ci meravigliamo tanto quando apprendiamo che la gente uccide o muore per amore?

L’amore ci può salvare la vita. Ma può anche rovinarcela.

Dio non ha scherzato quando ha inventato l’amore come collante delle persone. Ci ha messo dentro una bella bomba. O la vita o la morte. Tanto per rendere ancora più tragica la nostra condizione, sempre sospesa tra due estremi. Siamo come i fanatici religiosi che vanno in giro con una bomba legata alla cintura, pronti a farsi esplodere.

Il gioco degli opposti

 

I due poli opposti e complementari sono necessari per esistere, perché esistano – come il maschio e la femmina, l’inspirazione e l’espirazione. La coppia antinomica è il modello di base di tutto l’universo, sia materiale sia mentale (altra antinomia). L’uno è necessario all’altro ed entrambi formano un ciclo completo.

L’universo è fatto da questi processi dinamici che lo fanno funzionare ininterrottamente, che lo animano. Perché è stata scelta questa forma? Perché, per esserci una cosa, deve esserci il suo contrario? Perché è la forma più economica e funzionale. L’universo tende al risparmio (massimo risultato con minimo sforzo), come nel caso del bambino maschio o del bambino femmina che all’inizio utilizzano lo stesso schema. Ed ecco perché anche nei maschi esistono i seni.

Questo ci fa pensare che il tre sarebbe troppo e l’uno sarebbe troppo poco. Mentre il due è il numero perfetto per mettere in moto tutto.

Il pieno che noi esperiamo non può che venire da un vuoto, perché, se c’è un vuoto, necessariamente vien fuori un pieno. È così che si forma l’universo: per contrasti e antinomie complementari. Se si partisse dal pieno, necessariamente si formerebbe il vuoto. Quindi non ha importanza da quale polo si parte: alla fine avremo lo stesso equilibrio dinamico e contraddittorio. In realtà, i due poli si creano contemporaneamente e co-evolvono. Come l’uovo e la gallina, nessuno dei due nasce prima, ma nascono insieme.

Ora domandiamoci: potremmo utilizzare questo meccanismo-processo per dar vita a qualcosa di nuovo? Niente ce lo impedirebbe. Dato e conosciuto il polo A, si genererebbe necessariamente il polo antinomico B. Ma come facciamo a trovare un polo A? E questo può avvenire nel pensiero, nella materia e negli eventi?

Sì. Nel primo caso, a livello mentale, se penso al paradiso, devo pensare all’inferno; se penso a Dio, devo pensare a Satana, eccetera, senza che questo tocchi la realtà della materia o degli eventi. La nostra mente è completamente dominata dall’antagonismo e dall’oscillazione dei concetti, dei sentimenti, delle emozioni e delle sensazioni. Se quindi voglio rendere reale qualcosa, devo puntare sul polo della coppia che conosciamo per esperienza. Nel secondo caso, è proprio la natura che crea oggetti antinomici (particelle e  antiparticelle, ecc.). Quanto agli oggetti macroscopici, è chiaro che sono singolari e non duali. Facciamo il caso della plastica: abbiamo prodotto un materiale che non esisteva in natura e che non aveva nessun anti-oggetto  – con il  risultato che questo materiale ci ha creato problemi a non finire perché, non avendo antagonista complementare, non può essere distrutto.

Nel terzo caso, gli eventi, sembra che accadano a casaccio, senza che noi possiamo influenzarli. Ma, attenzione, già la terza legge di Newton ci dice che ad ogni azione corrisponde un’azione uguale e contraria. Questa è una legge della fisica, espressa in termini matematici, ma in realtà si può applicare a qualunque evento, a qualunque azione. E non è questa la legge del karma? E non è rappresentata plasticamente dal simbolo taoista dello yang-yin? Ma soprattutto si viene a precisare che una forza non ha senso di per sé, perché le forze vanno sempre in coppia.

Ecco una legge fondamentale; anche se non riusciamo a calcolare l’impatto preciso di ciò che stiamo facendo, questo impatto c’è sempre. Il mondo è duale, a livello fisico, psichico e  delle azioni, ed è collegato da una rete di antinomie

Allora non è vero che noi non possiamo influenzare gli eventi. Anzi, diciamo che gli eventi che ci capitano sono quelli che abbiamo suscitato agendo in un certo modo. Ogni nostra azione provoca una reazione uguale e contraria che ricade nel campo degli eventi di tutto il mondo.

È proprio vero che un battito  di farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo – solo che, superficiali come siamo, non ce ne rendiamo conto.

Ma è possibile prevedere, calcolare e stimare a livello individuale le conseguenze delle nostre azioni, in modo da propiziarci un destino migliore? Qui, però, arriviamo a un paradosso: ciò che provochiamo è sì di uguale intensità, ma di verso contrario. Il meccanismo è contro intuitivo, ma ferreo.

Allorché san Paolo scrive spontaneamente, senza ipocrisie: “Quando voglio fare il bene, il male è accanto a me”! rivela la verità della legge dei contrari complementari. Se vogliamo fare del bene, metteremo con ciò stesso il male al mondo.  Cioè, l’azione-intenzione attiva inevitabilmente il suo contrario. Quello che ha sempre detto il Tao. Troppo assurdo?

Dobbiamo allora fare il male per mettere al mondo il bene?

In realtà non dobbiamo far nulla, perché l’antinomia bene/male esiste già in noi e con noi. E quindi, qualunque cosa si faccia, non potremo uscire dalla morsa che ci stritola. E oscilleremo un po’ avanti e un po’ indietro. L’unica cosa da fare è non-fare, metterci al di fuori del ciclo tutto intero. Quindi, non voler fare né il bene né il male. E nessun’altra antinomia.

Mi spiego: se salvo un bambino caduto in acqua e lo tiro fuori, non lo faccio certo per fare del bene. Lo faccio perché è nella mia natura e alla mia portata. Quindi non provoco nessuna reazione negativa. Ma, se sono un ricco che fa beneficienza per “accumulare meriti” in terra o in cielo oppure per sentirmi “buono”, metto in azione il polo opposto. Dunque è l’intenzione che fa la differenza.

E se voglio propiziarmi qualcosa – che posso fare? Non avere intenzioni? Ma se sono un poveraccio che ha l’occasione di migliorare la sua vita, non devo fare nulla? Siamo soltanto palline da biliardo spinte da forze che non controllano?

No, perché siamo anche le stecche, il braccio del giocatore, il cervello del giocatore e… tutto il mondo. Insomma, nessuno è proprio nulla, nessuno è privo di potere. Come sfuggire allora alla reazione avversa? Non possiamo certo metterci a fare il male deliberatamente… per ottenere del bene.

Ma possiamo non volere ciò che vogliamo – per averlo? Possiamo non desiderare ciò che desideriamo – per ottenerlo? Dobbiamo ingannare noi stessi? Tutto ciò è perfettamente contraddittorio.

Già, non è una novità: la realtà è perfettamente contraddittoria. Se faccio del bene, mi attiro il male. Se faccio del male per ottenere del bene, faccio comunque del male.

La situazione mi ricorda quella di un uomo che vuole liberare una tigre rimasta intrappolata. Se non fa nulla, la tigre morirà. Se fa qualcosa, la tigre lo azzannerà. Dunque, deve cercare di distrarla o di addormentarla, perché la tigre non capisce che l’uomo vuole farle del bene.

La tigre è ciò che noi siamo: siamo sia la tigre sia il soccorritore, perché siamo divisi in due parti che si scontrano. Vogliamo farci del bene, senza ferirci, senza danneggiarci o danneggiare altri.

La situazione è quella di due persone che si amano, ma continuano a danneggiarsi a vicenda: proprio non si capiscono. Non capiscono che il bene sta nell’aiutarsi a vicenda e non nel combattersi. Ma chi fa il primo passo, spogliandosi della propria aggressività o della propria corazza?

Questo è un problema metafisico, perché riguarda il nodo e il modo di come si è formato l’uomo, per inimicizia, per contrasto, verso gli altri e verso sé.

L’armonia è sempre contrapposta al dissidio, la paura al coraggio, l’apparenza alla sostanza, la conciliazione alla lotta, il visibile all’invisibile, il sentimento alla ragione, la coscienza all’istinto, il maschile al femminile, l’unione alla divisione, l’avvicinamento all’allontanamento, la distanza alla prossimità… e tutti i contrasti possibili e immaginabili.

Dobbiamo capire bene questo meccanismo universale, altrimenti continueremo a girare a vuoto. E, per non produrre un’azione di segno contrario mentre facciamo qualcosa, dobbiamo esserne consapevoli. La consapevolezza ha questa capacità di annullare gli effetti automatici delle azioni.

Tutte le azioni eseguite inconsapevolmente portano con sé effetti negativi, ma, se vi applichiamo la consapevolezza del dualismo degli eventi, ci rendiamo conto che si tratta soltanto di un gioco della coscienza, cui possiamo togliere la nostra adesione! E, togliendo l’adesione, il gioco finisce.

Se capisco che mi trovo in un gioco di cui conosco le regole, posso uscirne o mettere nuove regole. Non ci sto più. Il gioco cambia.

 

 

mercoledì 13 dicembre 2023

Il ritmo dell'universo

 

Se hai esperienza di una cosa che ha il suo contrario, quel contrario esiste – anche se non ne hai un’esperienza diretta. Perché la realtà è stata costruita con un aspetto e un ritmo binario, continuamente oscillante, completamente e perfettamente contraddittorio.

Una modalità femminile, ambivalente e ambigua. La “femmina oscura” del taoismo. Molle/duro, consistente/inconsistente, presenza/assenza, pieno/vuoto, ecc. Prendiamo quest’ultima antinomia. Se tu conosci il pieno, per forza deve esistere e trarne la sua identità anche il vuoto. Ecco perché gli scienziati (e i taoisti) sono arrivati a pensare che tutto abbia avuto origine dal vuoto. Era inevitabile che ci arrivassero. Perché il vuoto trae la sua definizione e la sua esistenza dal pieno.

Questa è la logica dell’universo. Se conosci la destra, deve esistere la sinistra. Se esiste il maschio, deve esistere la femmina. L’assenza prevede e determina la presenza, e viceversa.

Perciò si può prevedere il polo opposto anche se non è esperito direttamente.

Per la logica dell’universo, ogni cosa deve prevedere il suo contrario: particella/antiparticella, materia e antimateria, forza di gravità/forza di repulsione, unione/divisione, armonia/dissidio.

Bene/male, alto/basso, giusto/ingiusto, sì/no, conflitto/conciliazione, luce/buio, creazione/dissoluzione, vita/morte, aldiqua/aldilà, piacere/dolore, inizio/fine, amore/odio, uno/molti, caldo/freddo… se c’è una cosa, c’è il suo contrario. Le cose sono a coppie, perché dal conflitto viene il divenire.

Ma questo andamento dinamico (un processo) ci permette di conoscere e far essere l’intero campo delle possibilità e non girarci intorno come il cane che insegue la propria coda. Le cose vanno prese a due.

Perfettamente contradditorio e in apparenza in contrasto, ma in realtà complementari.

martedì 12 dicembre 2023

Saggezza di madre

 

Una madre disse alla figlia: “Gli uomini si conquistano col sesso, ma si mantengono con il cibo”.

Certo, finiti i bollori, restano i bolliti.

La finzione e la realtà

 

Vi confesso che non riesco più ad andare al cinema o a guardare film in tv. Perché ormai vedo il mondo come un’enorme finzione e non mi va di andare a vedere una finzione di una finzione. Non ne posso più di cose false.

Al cinema noi guardiamo luci ed ombre su uno schermo e per un po’ ci illudiamo che lo spettacolo sia reale. Ma anche nella vita facciamo la stessa cosa. Guardiamo luci ed ombre sullo schermo del mondo e c’illudiamo che lo spettacolo sia reale.

Ma il mondo reale non dovrebbe avere un inizio e una fine… a meno che non sia ciclico e non oscilli tra essere e non essere, tra una dimensione e l’altra, insomma un moto perpetuo, come quello di un gigantesco pendolo. Il che ci direbbe che l’irrealtà o la finzione siano necessari alla realtà. E quindi costitutivi.

Insomma, la nostra finzione stabilisce la realtà, come in tutte le antinomie.

Convinciti che tutto sia una finzione se vuoi arrivare alla realtà.

Se non avessimo questa coscienza dell'irrealtà, non potremmo accedere alla realtà/verità.

La danza del reale

 

Il primo passo per risvegliarsi dal sogno della vita è rendersi consapevole della sua instabilità, della sua precarietà, della sua inconsistenza, insomma della sua illusorietà; è essere consapevoli che è come un sogno. Del resto, la scienza ci dice che proveniamo dal nulla. Dunque, che grado di realtà può avere qualcosa che viene dal nulla? Siamo fatti, come il sole, le stelle, i pianeti e le galassie di particelle che sono come una polvere di onde, vibrazioni o corpuscoli che si sono assemblati a formare le varie cose, ma che non hanno né stabilità né una vera solidità. Fantasmi vaganti per il cosmo che sono destinati a svanire, uno per uno o tutti insieme. Come noi.

Può darsi che all’origine vi sia una coscienza cosmica o un Dio, ma di che cosa sarebbe fatto? Di energia? E che cos’è l’energia? Nessuno lo sa. La vediamo solo dai suoi effetti, ma non in sé. O, almeno, possiamo sentirla  dentro di noi nella consapevolezza che abbiamo di esistere.

In ogni caso, qualcosa di non materiale, forse spirituale. Ma avete mai visto uno spirito o un’energia che se va in giro senza un corpo?

Certo, anche un sogno ha un suo grado di realtà. È qualcosa come un pensiero o un’immagine o un sentimento. Comunque, molto labile.

Ora noi vorremmo una realtà stabile, duratura, addirittura permanente. Vorremmo almeno vivere 200 anni come una tartaruga o qualche secolo come gli alberi. O vorremmo essere come una certa medusa che viene definita “immortale”.

Ci sembra sempre che la vita sia troppo breve per soddisfare tutti i nostri desideri, che sono praticamente infiniti. E non vorremmo morire così… a metà o a un terzo dell’opera. Cerchiamo durata e consistenza. Speriamo almeno in un’altra vita in chissà quale altro mondo o dimensione.

Speriamo in un paradiso perché ci sentiamo precari. Ecco il punto: siamo tutti precari, tutti appesi a un filo.

Di solito, gli uomini non vogliono pensare a questa condizione temporanea, transitoria e preferiscono vivere svagandosi o distraendosi in tante attività che servono proprio a passare il tempo e a non riflettere: viaggiano, giocano, festeggiano, chiacchierano, guardano la televisione, amoreggiano, si drogano, accumulano soldi e così via… tutto, pur di non pensare alla tragicità della loro situazione, sospesa tra vita incerta e morte sicura.

Il primo comandamento sembra essere: distraiti. Da che cosa? D’accordo dalla noia della vita, che è ripetitiva. Ma, soprattutto, dalla tua condizione drammatica

Se però ti rendi conto che vivi in una realtà inconsistente e illusoria, senza sapere da dove vieni né dove vai, vieni preso da un’angoscia cosmica e incominci a pensare al suo contrario: all’eternità. Ed eccoci di nuovo davanti alla solita antinomia (temporaneità/eternità) dei contrari che si negano a vicenda ma sono complementari. Come certe persone che si odiano, ma non possono fare a meno di stare insieme.

Allora, ci domandiamo: ma questa antinomie, che sono numerosissime, sono reali o puramente mentali, categorie logiche? Ma, mentre ti fai questa domanda, ti rendi conto che sei incappato in un’altra antinomia: reale/illusorio.

Come uscire dal mondo delle antinomie essendoci dentro e avendo strumenti fisici e mentali che sono duali?

E qui il problema diventa grosso, perché il nostro pensare è una funzione naturale, come digerire o respirare. Quindi, è qualcosa che ha già una sua realtà. Diciamo che il dualismo mentale potrebbe rispecchiare il dualismo reale, essendone un riflesso. Siamo perciò nel campo delle possibilità.

Il pensare potrebbe essere e rispecchiare la realtà duale.

Di recente si è parlato della possibile forza repulsiva dell’universo, molto più potente di quella attrattiva della gravità – dato che l’universo si sta espandendo. E si è parlato di una materia o energia oscura. Ma era inevitabile che saltasse fuori, sapendo che ad ogni forza o entità deve opporsi una contraria – come è evidente in questo mondo… per esempio nell’antinomia amore/odio. È sempre quello il meccanismo. Se trovate una cosa positiva, deve esserci il suo contrario: una forza negativa.

Ed eccoci all’ennesimo dipolo.

Ma esiste una realtà non duale ? Se esiste il duale, dovrebbe esistere il suo contrario: il non duale, l’unitario.

Che prova abbiamo che esiste una realtà non duale?

Abbiamo esperienze non duali, basate sulla unità, sulla coincidenza, sulla non-divisione?

Sì, siamo consapevoli di essere – e non perché ci abbiamo pensato. Ma perché lo siamo e basta. E, con noi, tutti gli esseri viventi.

Stando così le cose, nel campo del possibile ci sono tutte le antinomie. Se scopriamo una cosa o una forza, ci dev’essere il suo contrario, contrapposto e complementare. Ma uno dei due poli dev’essere percepito “realmente”. Se tutt’e due sono virtuali o teorici, manca la prova. Per esempio, se parlo e provo attrazione, ci dev’essere il suo contrario; la repulsione. Ma, se parlo di paradiso/inferno, manca l’esperienza “reale” di entrambi. E quindi… O forse c’e l’abbiamo, almeno un pezzetto?

Dunque, se esiste il duale, che sperimento tutti i giorni, deve esistere l’unitario. Se esiste il temporaneo, che esperisco tutti i giorni, deve esistere l’eterno… anche se non lo esperisco.

In conclusione, tutto ciò che esperiamo, deve avere il suo contrario (la luce e il buio, l’alto e il basso, il sì e il no, il bene e il male, il caso e la necessità, la causa e l’effetto, la vita e la morte, il precario e il sicuro, la morte e l’immortalità, il reale e l’immaginario, la coscienza e l’incoscienza, la divisione e l’unione…). L’importante è avere uno dei due bandoli “reali”: l’altro esisterà di necessità. Il che ci dà un sacco di speranze.

sabato 9 dicembre 2023

La consapevolezza: nessun grado di separazione

 

Se pensi di non avere nessuna forma di intuizione, ti dirò che ce l’abbiamo tutti. Ed è la consapevolezza di essere, di esistere. Questa ce l’hanno tutti gli esseri viventi, perché fa parte dell’istinto di sopravvivenza. Senza, non si potrebbe vivere.

Questa intuizione fondamentale non ha bisogno di ragionamenti o di prove. L’abbiamo in quanto viviamo. Se non l’avessimo, moriremmo subito, perché ci mancherebbe ogni capacità di difesa.

Ci arriva già da neonati e non in base a spiegazioni razionali. Ma in base a una intuizione o consapevolezza primaria. Ecco che cos’è l’intuizione: è un sapere le cose già in partenza, senza bisogno di pensarci. È un’apprensione immediata e certa. E noi tutti ce l’abbiamo, altrimenti non potremmo diventare autonomi.

La distinguiamo dalla coscienza, perché questa è duale, mentre la consapevolezza o intuizione è non-mediata da niente. Nella coscienza c’è un soggetto che è cosciente di sé, separandosi in soggetto/oggetto. Mentre nella consapevolezza o intuizione non c’è nessun grado di separazione. Il senso di essere è appreso direttamente, spontaneamente.

Questa consapevolezza o intuizione non è un prodotto della mente, ma ciò che permette alla mente di funzionare. Ed è importantissima, perché è la presenza in noi della nostra vera identità, è ciò che ci spinge a trovare la nostra vera identità, che non ha nulla a che fare né con il corpo né con la mente né con la coscienza – tutte cose che spariranno con la morte.

Il mondo è duale, la consapevolezza non lo è.

L’unica vera meditazione è risiedere in questa consapevolezza/intuizione unitaria.

Potreste anche chiamarla anima, atman, Dio o Consapevolezza cosmica - non importano le parole. È grazie ad essa che sappiamo di esistere – e dunque esistiamo! Ripeto: esistiamo perché sappiamo di esistere, siamo perché sappiamo di essere. Qui il conoscere è essere, è creare l’essere.

Ma quando tutte le dualità scompariranno (compresa la coscienza), c’è un'unica cosa che non sparirà… perché non è duale. Ed è anche amore, amore di Sé. È la fonte dell’amore per ogni cosa.


venerdì 8 dicembre 2023

Esiste la verità?

 

Ma esiste la verità? – si domanda colui che è immerso in mille falsità. Anzi, se lo domanda proprio perché è incontra tante cose false. Se non si trovasse tra cose false, fra le illusioni, fra le apparenze, tra gli inganni, fra le delusioni, non si domanderebbe: ma esiste qualcosa di vero? Quindi è la falsità che mette al mondo la verità, e viceversa. E perciò non troveremo mai una verità disgiunta dalla falsità.

È il solito discorso sui poli opposti, che sembrano escludersi a vicenda e che invece si sostengono a vicenda. E questo è già un bell’imbroglio! La realtà vuole ingannarci. Si presenta come le due facce di una medaglia: non le troverete mai separate se cercate la medaglia che è proprio data dalla loro compresenza, E questo per tutti gli opposti: amore/odio, bene/male, sì/no, bianco/nero… Dobbiamo cercare la moneta intera, non una delle due facce. Vi immaginate l’espirazione senza l’inspirazione e viceversa? Non può essere, se non per un istante.

Se però troviamo una donna morta, noi cerchiamo la verità. E dunque esaminiamo tutti gli indizi, e non ci fermeremo finché non avremo trovato l’assassino. Questa è la verità di cose particolari. Ma non possiamo farlo anche per la verità generale, ultima e assoluta? In teoria è possibile, ma dovremmo analizzare una quantità infinita di indizi: come è fatto il mondo, come funzionano le cose e i processi, come è nato l’universo, come è fatta la nostra coscienza…

Noi ricercatori della verità siamo come degli investigatori che esaminano gli indizi per risalire al colpevole. E chi sarebbe il colpevole che ci ammazza tutti? Dio? Ma esiste Dio o il mondo si è auto-creato?

Esiste il caso o la necessità? Esiste una causa senza l’effetto? E Dio non si sarebbe auto-creato? Dunque, dobbiamo ammettere che qualcosa si è auto-creata, è nata spontaneamente, come l’erba di un prato dopo un acquazzone. Ma l’erba cresce perché c’erano semi e acqua, quindi altre cause.

Comunque non dovremmo cercare la verità/falsità, ma la verità senza falsità. E questo non è possibile, perché i due poli vanno sempre insieme qui, in questo mondo che conosciamo.

Ma la verità della donna morta c’è per forza, pur essendo occultata. Qualcuno l’ha uccisa, perdio!

Ecco un punto fermo: la morte! Vediamo la donna morta e concludiamo che qualcuno l’ha uccisa, per forza. Ma anche se troviamo un neonato sulla porta di casa, cioè una vita, la verità ci deve essere: qualche donna l’ha partorita.

Dunque, possiamo trovare la verità nel mondo, ma non la verità del mondo? Chi ci ha partorito? Chi ci uccide?

In sostanza, esiste una verità nelle piccole cose (non sempre), ma non nelle grandi. Esiste una verità nelle cose che facciamo noi (perché ci dev’essere un autore), ma non in quelle che fanno a noi. Spesso è già difficile, per esempio, conoscere l’origine di una malattia, figuriamoci di quella malattia generale che è la vita. Chi è l’autore? Chi è l’assassino che prima o poi ci uccide tutti?

È Dio? Allora si presenta male, perché le leggi che regolano l’universo sono violente e indifferenti: se due pianeti o due stelle si scontrano, l’eventuale vita dove va a finire? Chi se ne cura? E così per le nostre esistenze, sempre appese a un filo, sempre insoddisfacenti e irrequiete, sempre dolorose.

Inoltre la legge dell’oscillazione degli opposti o quella dell’evoluzione non sono fatte per portarci alla pace, all’armonia e all’equilibrio. Al contrario, il conflitto regna sovrano: tra noi, in noi e nell’universo intero. Il divenire ha bisogno della lotta, del cambiamento, del sacrificio di qualcuno e della sofferenza, altrimenti tutto si fermerebbe.

Dunque, dov’è la verità?

È un principio senza scrupoli, amorale e indifferente? O è il Bene, che è sempre alternato al Male?

È chiaro che non possiamo applicarle i nostri metri di giudizio, ma qualcosa che sia al di là di essi.

Che cosa? Purtroppo, non abbiamo neanche la parola, neanche il concetto. 

Ma solo l'intuizione.

 

giovedì 7 dicembre 2023

La dissoluzione della realtà

 

L’altro giorno, per testare l’intelligenza artificiale, le ho detto di scrivermi una lettera d’amore. E Copilot me l’ha scritta, un po' banale ma neanche brutta, e in buon italiano.

Che fortuna per gli innamorati e per gli studenti alle prese con i temi. Non dovranno più sforzarsi né spremersi le meningi per inventarsi qualcosa di personale. Anzi. Non dovranno nemmeno più pensare. Ma anche nel campo della matematica e degli investimenti l’intelligenza artificiale se la cava bene. Che fortuna per gli studenti e per gli investitori. Non ci si dovrà più impegnare!

Ma saranno affidabili o saranno imbrogli?

Poi mi è  capitato di ricevere pubblicità con bellissime ragazze, probabilmente di origine artificiale. Dico “probabilmente” perché resta sempre il dubbio: sono vere o sono false? Lo stesso mi succede con qualsiasi pubblicità presentata da note personalità, probabilmente ricostruite con l’Intelligenza Artificiale a loro insaputa. Ma il  dubbio resta: sono reali e consenzienti o del tutto inventate da certi programmi digitali che imitano tutto: persone e voci.

Insomma, non ci si capisce più niente. Non sai più se è una truffa ben studiata o qualcosa di reale. Ormai io diffido di tutto. Realtà e illusione si mescolano per confonderci le idee! Non bastava già la confusione creata dalla nostra mente che s’inventa mille illusioni, sogni e speranze che sono solo immaginarie?

Adesso si sono aggiunte anche le imitazione di quella che ritenevamo “realtà”.

Dunque, nel nostro piccolo, abbiamo un’imitazione di un’illusione. Stiamo freschi. Il mondo sarà sempre più caotico. Ed entriamo nell’era del virtuale. Ma forse lo eravamo già: semplici ologrammi.

La “realtà” come dato di fatto verificabile e immutabile sta eclissandosi e rimarranno solo vaghe rappresentazioni probabilistiche. E noi stessi lo saremo.

Pirandello lo aveva già previsto, nei suoi “Sei personaggi in cerca di autore”. Nessuno sa più chi è, nessuno sa più distinguere la realtà dalla falsità. Ma, attenzione, l’opera finisce in tragedia, con la morte di due personaggi, perché l’uomo deve ancorarsi a qualcosa di certo. E la realtà virtuale non può soddisfarlo.

Se si perde la differenza tra persona e personaggio, si perde il senso dell’essere… l’ultima illusione.

Dovremmo allora buttar via tutti i personaggi e scoprire che la vera persona non è quella che si agita su un palcoscenico, ma qualcosa di più profondo e autentico.

mercoledì 6 dicembre 2023

Se bastasse la logica

 

Se bastasse la logica per capire il mondo o fare filosofia, qualunque computer o professore di filosofia ne sarebbe capace. E invece no: solo pochi capiscono. Perché ci vuole un’intera vita di dolori, di gioie, di nascite, di morti, di illusioni, di delusioni, di incontri, di separazioni, ecc., per capire qualcosa. Un giovane non può fare filosofia: deve invecchiare, accumulare esperienze e meditarci sopra. È l’unico caso in cui la vecchiaia è favorita.

Se bastasse la razionalità, sillogismo dopo sillogismo, si arriverebbe facilmente alla verità: ci arriverebbe anche l’intelligenza artificiale.

Ma la vita bisogna viverla, soffrirla, goderla, sentire nella propria carne e nel proprio animo. Essa stessa non è razionale, ma è contraddittoria, ambigua, oscillante sempre fra due poli, fra essere e non-essere, fra bene e male, fra giusto e ingiusto, fra piacere e dolore, tra inizio e fine, tra realtà e finzione, fra illusione e delusione…

È in continuo movimento e trasformazione.

Le leggi fondamentali sono due.

La prima è che niente si crea, niente si  distrugge, ma tutto si trasforma.

La seconda, conseguente alla prima, è che tutto (fenomeni fisici e fenomeni mentali) è soggetto a un moto oscillatorio che è un movimento fra due poli opposti.

Questo vuol dire, per esempio, che se vuoi la vita devi prenderti anche la morte, se vuoi il piacere devi prenderti anche il dolore, se vuoi il bene devi prenderti anche il male, ecc. Non c’è modo di sfuggire a questa oscillazione perpetua. E quindi siamo rigidamente condizionati nonostante le nostre illusioni di libertà.

Infatti libertà e condizionamento sono un’altra antinomia.

Questo vuol dire anche che la morte non sarà solo una fine, ma anche un nuovo inizio… senza illudersi però che sia una continuazione della nostra vita e della nostra identità.

La morte infatti è una formattazione di ciò che c’era prima: il supporto resta sempre lo stesso, ma il “software” cambia.

La coscienza che abbiamo (essa stessa un fenomeno oscillatorio di qualcosa che è contemporaneamente soggetto e oggetto) ci fa pensare che abbiamo due cervelli (due in orizzontale [i due emisferi]e due in verticale [corteccia cerebrale e cervello primitivo]) che si guardano, si controllano, interferiscono, si sostengono e si contraddicono a vicenda in un moto velocissimo, che non ha tregua.

Di aporia in aporia, arriviamo a quella tra temporaneo ed eterno. Se esiste l’uno, deve esistere anche l’altro - noi ragioniamo. Che è come dire: se esiste un paradiso, deve esistere anche un inferno.

Ma questi due poli sono reali o solo categorie logiche irreali, soltanto mentali?

E qui arriviamo all’aporia finale: quella tra reale e irreale. Noi ci domandiamo: tutto questo è reale o immaginario?

Ebbene, dobbiamo trattare questa antinomia come tutte le altre. E dunque concludere che è tutto un unicum. La differenza tra reale e immaginario è in apparenza una contraddizione insanabile. In realtà, i due poli sono sempre uniti e complici, come lo yang e lo yin, come l’espirazione e l’inspirazione, e quindi danno vita al campo del possibile, in cui le cose sono e non sono contemporaneamente, ovvero si dispongono in proporzioni o quantità diverse di realtà/irrealtà, in base all’osservatore-creatore che le fa collassare, ossia realizzare-essere (rendere più o meno reali).  

Un po’ come nel celebre esperimento mentale del gatto di Schodinger, il gatto può essere vivo o morto contemporaneamente finché non si va ad osservare.

In conclusione, tutto ciò che pensiamo e viviamo è in qualche misura reale/irreale, se non altro a livello di pensiero, perché anche un pensiero, un’immagine o una fantasia sono qualcosa di reale. Ma non tutto accade e molto resta nel campo delle possibilità che non si realizzano perché la quantità di realtà è troppo piccola. Un giorno, però, anche questa quantità può aumentare, perché l’oscillazione è continua, e in fondo tutte le realtà, prima di realizzarsi, sono passate dai livelli di semplici pensieri. Tutto ciò che immaginiamo o pensiamo può realizzarsi. Prendiamo per esempio l’idea di volare con qualche mezzo, di trasmettere istantaneamente le comunicazioni o le informazioni, di vedere qualcosa a distanza con appositi dispositivi, di navigare nello spazio, di andare sulla luna o su qualche pianeta o di costruire bombe altamente distruttive. Per secoli, queste sono state semplici fantasie.

Che cosa le ha fatto realizzare, cioè passare da uno stadio di immaginazione, di velleità o di desiderio a qualcosa di tangibile?

L’osservazione, il desiderio e l’impegno di qualcuno. È questo qualcuno che porta l’immaginazione dal campo del possibile al campo della realtà attuale. Ma c’è bisogno d una ferma determinazione.

lunedì 4 dicembre 2023

Il problema dell'attrazione

 

Hanno scoperto che ci piacciono le persone che assomigliano a noi o ai nostri genitori. Ma in realtà queste cose si sanno da secoli. L’amore scatta quando incontriamo qualcuno che assomiglia a nostra madre (se siamo maschi) e a nostro padre (se siamo femmine). Perché questi sono i nostri amori primari, che ci condizioneranno tutta la vita. Lo diceva anche Sigmund Freud.

Le persone opposte non ci attraggono. Basta fare un esperimento con delle fotografie: ci piaceranno quelle che assomigliano ai nostri genitori.

Del resto, incontriamo tante persone, ma non ci innamoriamo di tutte, ma solo di alcune. E questo è il motivo.

Dunque, non si scopre nulla di nuovo. Però, se ne parli alla gente, cascano dalle nuvole. E dicono che l’amore è un mistero. No, non è un mistero: è il condizionamento primario. Ed è visibile se osservi bene.

Tutti tendiamo a riprodurre una relazione che ci ha segnati all’origine. Anche qui non siamo liberi. Ti tocca amare tua madre o tuo padre anche se non l’hai deciso. E, se avevi un brutto rapporto con i tuoi genitori, lo avrai anche con i tuoi amori.

Inoltre, che ci piaccia o no, noi assomigliamo ai nostri genitori. E quindi è facile giungere alla conclusione che, in realtà, noi cerchiamo noi stessi!

E qui giungiamo al punto. È sempre per amore di sé, del Sé, che possiamo amare.

Ma anche questa non è una scoperta. Figuratevi che lo dicevano già le Upanishad centinaia di anni fa. Sentite e meditate queste parole:

 

"Non è per amore del marito che è caro il marito, ma per amore dell'Atman (il Sé= amore di sé) il marito è caro. Non è per amore della moglie che la moglie è cara, ma è per amore dell'Atman che la moglie è cara. Non è per amore dei figli che i figli sono cari , ma è per amore dell'Atman che i figli sono cari. Non è per amore della ricchezza che amiamo la ricchezza, ma è per amore dell'Atman che amiamo la ricchezza. Non è per amore di questo mondo che ci è caro questo mondo, ma è per amore dell'Atman che si ama il mondo. Non è per amore degli Dei che veneriamo gli Dei, ma è per amore dell'Atman che amiamo gli Dei. Non è per amore delle creature che abbiamo a cuore le creature, ma è per amore dell'Atman che amiamo le creature. Di fatto nulla in questo universo è amabile e amato per se stesso, ma perché si ama il Sé, ogni cosa di questo universo ci è cara. È' il Sé ciò che deve essere realizzato, vedendo, ascoltando, comprendendo, meditando il Sé. In verità chi avrà veduto, ascoltato, inteso, meditato l'Atman, realizzando il Sé, avrà conosciuto ogni cosa.”


Mistero svelato.