domenica 30 ottobre 2022

Il dubbio

 

Moderazione e dubbio costante: ecco il fondamento dell’intelligenza”

Epicarmo

 

              Di solito, se dobbiamo compiere una scelta, pensiamo ai vantaggi in termini di denaro o di posizione sociale, oppure in termini di soddisfazione e di felicità personali. Ed è fondamentale seguire la propria strada, che è poi la via indicata dalla propria natura. Come diceva Cornelio Nepote, “è il carattere ciò che determina il destino di ciascuno.” Accettare un lavoro o un incarico che ci farà star male per tutta la vita è certamente un errore che si pagherà caro. Abbiamo un’unica esistenza e non possiamo sprecarla.

 

“Nulla mi è sicuro, tranne ciò che è incerto”

François Villon

 

              Quando si devono prendere decisioni importanti, è naturale che si scelga in base al proprio interesse. Ma qual è il proprio interesse? E come decidere? Se restiamo ancorati alla mente razionale e ad un calcolo utilitaristico dei pro e dei contro, è facile sbagliarsi. Quale strada prendere? Non è semplice compiere una scelta quando siamo turbati da dubbi e da ansie. Anzi, a volte decidiamo solo per uscire da uno stato di incertezza che ci tormenta. E, invece , sarebbe meglio stare a lungo presenti nell'ansia e nel dubbio, in modo che la decisione non venga da un atto della volontà razionale, ma dal nostro essere più profondo. Non sempre, infatti, l'interesse utilitaristico del momento soddisfa le nostre più autentiche esigenze. Scriveva a questo proposito Tito Livio: “Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma sono poi difficili da eseguire e disastrose nei risultati”.

Non dobbiamo pensare solo a quello che possiamo ricavarne, ma anche a quale soddisfazione possiamo trarne a lungo termine e a che cosa possiamo offrire a noi stessi e agli altri. Quella è la nostra vera strada - una via che fa coincidere l'interesse personale con l'interesse generale.

 

“Se un uomo non si domanda: ‘Che cosa devo fare? Che cosa devo fare?’, in verità non so che farmene di un individuo del genere”

Confucio

 

              Ciò significa che dobbiamo conoscere noi stessi, dobbiamo sapere quali sono le nostre capacità e i nostri limiti. La vita è breve e non è facile trovare la possibilità di rimediare a gravi errori. Non dobbiamo ascoltare le voci di persone che dicono di volerci bene ma che non ci conoscono a fondo o che ci consigliano nel loro interesse. Non dobbiamo neppure ascoltare le sirene della pubblicità o del sentito dire. “Oggi è bene far questo… oggi è bene prendere questa strada…” Ma se noi non siamo fatti per quella strada, non è il caso di seguirla. Saremo comunqu infelici o mediocri. Dobbiamo sempre mirare a quel minimo di serenità che è necessario per vivere.

 

“Quando mi capita di ridere, di scherzare, di giocare, allora mi sento uomo”

Plinio il giovane

 

 

              Il compito che ci attende nella vita è impiegare al massimo le nostre risorse, dar fondo alle nostre possibilità, utilizzare i nostri talenti, cercare ciò per cui siamo nati. Se ci sentiamo portati per la musica, è sbagliato mettersi a lavorare in banca. Se abbiamo una predilezione per le lettere, è sbagliato fare l’ingegnere. In certi casi, è necessario armonizzare opposte esigenze, ma anche questo deve rientrare nella nostra natura. Quando si presenta una buona occasione, è inevitabile indugiare.

 

“Non tutti possiamo tutto”

Virgilio

 

              Avere dubbi dovrebbe dunque significare stare ben attenti, essere sensibili e cercare di capire per che cosa e per chi siamo fatti. Nel campo del lavoro e nel campo dell’amore, la scelta sbagliata si paga con l’infelicità, con il fallimento della nostra stessa esistenza. Il mondo è pieno di individui che sono frustrati e si sentono falliti perché non conoscevano se stessi, perché hanno dato ascolto alle persone sbagliate, perché nel momento decisivo è mancata loro la sensibilità giusta. “Dubitare di se stesso è il primo segno dell’intelligenza” diceva Ugo Ojetti.

              Il dubbio deve essere un momento in cui facciamo i conti con noi stessi e con le nostre esigenze, senza per questo dimenticarci del contesto, delle persone care e dell’interesse generale. Può darsi che qualcuno debba sacrificarsi per il bene collettivo, ma, se lo fa in piena consapevolezza, già questo è un premio: avrà comunque seguito la sua più autentica natura, la sua parte più nobile. “Il dubbio è un omaggio alla speranza” scriveva Lautrémont.

              Certo il dubbio comporta una qualche fatica, un minimo di ragionamento, un periodo d’incertezza e una buona dose di umiltà – stati d’animo che non tutti riescono a sostenere. Per alcuni, come per lo zar Pietro I, “l’indugio è simile alla morte”.

 

“L’irresoluto mio dubbioso cuore”

Torquato Tasso, Gerusalemme liberata

 

Ma, comunque sia, il dubbio ci rende più consapevoli. Perché, secondo quanto dice un proverbio spagnolo, “delle cose più sicure, la più sicura è dubitare”.

Diverso è il caso di chi non sa che pesci pigliare, di chi tentenna, di chi è sempre indeciso. Un comportamento del genere rivela una debolezza del carattere, qualche problema irrisolto o un blocco psicologico. “Nulla è più pietoso al mondo di un uomo irresoluto che ondeggia fra due sentimenti” osservava Arturo Graf.

Una simile persona deve cercare di approfondire i motivi della sua impasse. Può chiedere aiuto, ma non deve aspettarsi che qualcuno possa decidere per lei. Questo sarebbe la prova che non si è potuta formare una chiara personalità e che è il caso che consulti un amico o uno psicologo. Come sosteneva Lichtenberg, “il dubbio non deve essere niente più che attenzione, altrimenti può diventare pericoloso”.

 

 

 

 

Armi letali

 

I racconti biblici di Dio che plasma l’uomo con la polvere e poi gli infonde la vita alitandogli nelle narici mette subito in campo il concetto di dominio, in quanto all’uomo viene ingiunto di “soggiogare e dominare” gli altri esseri viventi. Non vivere in armonia, ma dominare. Un concetto di violenza.

In realtà, poi, l’uomo, dotato di questo istinto di aggressività, lo mette in azione non solo contro gli altri esseri viventi, ma anche contro i suoi simili. Inoltre si rivolta anche contro il suo stesso creatore.

E la frittata è fatta.

I due racconti biblici vogliono giustificare a posteriori la violenza dell’uomo, non nascondendo però che nasce da Dio stesso. Non si può infatti creare un essere dotato di tale aggressività sperando che rimanga entro i limiti.

Così, subito dopo, ecco l’episodio di Caino e Abele.

Insomma, non si può mettere in mano a qualcuno un’arma letale sperando che non la usi mai. Prima o poi la userà, magari solo una volta. Ma il seme è piantato.

Venendo ai giorni nostri, non si possono costruire migliaia di bombe atomiche sperando che non vengano mai utilizzate. Allora, perché si costruiscono?

L’unica speranza è un equilibrio del terrore. Che tutti le abbiano.

Ma un pazzo o uno squilibrato prima o poi si trova. E quindi è dall’aggressività dell’uomo che viene il vero pericolo. Cioè da questo tipo di creazione, da questo Dio, che non a caso si annuncia con un catastrofico Big Bang.

Poca speranza per l’uomo.

giovedì 27 ottobre 2022

Il Grande Assente

 

Il Grande Assente è Dio. Se c’è un Creatore di tutto questo cosmo, non lo vediamo. Vediamo il cosmo, ma non vediamo il suo presunto Creatore. Anzi, se tentiamo di risalire dalle leggi spietate che regolano il mondo al suo Architetto, ne viene fuori un’immagine negativa. Non il Dio tutto amore, ma il Dio tutto violenza, Inutilmente i cristiani ci dicono che un emissario di Dio è già venuto sulla Terra, in un tempo e in un luogo definiti (e già questo è assurdo), ma questo Messia non ha concluso niente. Anzi è stato a sua volta vittima di violenza.

Il messaggio di Gesù è un’utopia che sfida la realtà e che ci assicura che il Padre ci ama. Ma a chi è malato, a chi soffre e a chi muore non pare proprio: non sente nessun amore.

In fondo se ci immaginassimo questo Dio come un Essere che vuole farci fuori, dopo averci creati, non saremmo lontani dalla realtà.

Anche ammesso che tutto ci vada bene fino a una certa età (e non a tutti succede), da una certa età in poi si mette in azione una forza demolitrice cui nessuno può resistere,

Il Grande Assente è dunque Dio, il Dio che dovrebbe essere amore e bontà. Anche nei grandi conflitti, nelle epidemie e nelle catastrofi naturali che affliggono periodicamente l’umanità non si vede nessun Dio del genere, Voi credete che se venisse lanciato un missile nucleare, pronto a distruggere milioni di individui, dal cielo scenderebbe il dito di Dio a fermarlo?

Dio dunque è assente o esiste ed è pieno di violenza e di indifferenza. Quindi non ci serve o è addirittura un’illusione della mente umana. Siamo soli e dobbiamo sbrigarcela da soli.

Dobbiamo esserne consapevoli e questa è l’unica forza su cui dobbiamo contare.

Ma lasciamo perdere la nostra idea di Dio, di Padre, di Madre e di Figlio divini, le nostre chiese (pronte a crollare al primo terremoto), le nostre religioni – espressioni di un pensiero infantile -, e concepiamo Dio come la Fonte, l’Origine, la Forza, al di là d’ogni definizione e del nostro dualismo mentale.

Armonizziamoci con questo Potere, che è anche dentro di noi pur non avendo niente di antropomorfo, e concludiamo che se vogliamo cambiare noi stessi, se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo partire da questa Forza che respira un poco in noi. Forza!

Se ragioniamo in termini di Persona o di Padre o di Amore, non ci arriviamo. Dobbiamo intuire al di là delle nostre categorie una dimensione indescrivibile. Perché chi lo intuisce non ne parla e chi ne parla non lo capisce,

martedì 25 ottobre 2022

Il tutto e il nulla

 

Se Dio esistesse e se fosse interessato a quel che accade qui su questa Terra, dovrebbe intervenire quando l’avvenire del mondo è messo in crisi. Ma non lo si vede mai. Il che ci fa concludere che non esiste o non è interessato a questo sperduto pianeta. Il che è quasi peggio.

Anche l’ipotesi cristiana che Dio ci ama e interviene negli avvenimenti è smentita. Quando partiranno missili con testate nucleari, nessun Dio le fermerà. Un’illusione di un’umanità che cerca protettori. Un’idea infantile.

Dunque, che cosa succede quando uno muore? Cessano di essere vivi il corpo e la mente. E non rimane più niente.

Ma non rimane un soggetto, un’anima?

Il fatto che la realtà attuale è simile a un sogno della mente. Quando scompare tutto, scompare anche il mondo. Perché non è vero che la mente sia nel mondo, è vero che il mondo sia nella mente,

Quando si muore, scompare il mondo… per chi muore. Se morissero tutti, non ci sarebbe più niente, perché nessuno più proietterebbe mondi.

Si dirà. In un sogno, quando ci si sveglia, rimane il sognatore con il suo mondo. Ma qui no. Perché il sognatore, il soggetto fa parte del sogno.

Dunque, con la morte, scompare il soggetto – e la sua antinomia con l’oggetto.

E che cosa rimane?

Nulla. Cioè tutto.

Perché va detto che anche la contrapposizione tutto/nulla è un prodotto della mente.

domenica 23 ottobre 2022

Sviluppare la consapevolezza

 

Putin ha una coscienza come tutti noi, ma non ha la consapevolezza. Le persone che hanno costruito le bombe atomiche, calcolando moti e devastazioni, hanno una coscienza, magari hanno una famiglia e vanno in chiesa, ma non hanno la consapevolezza.

La consapevolezza, a differenza della coscienza, è la capacità di valutare le conseguenze di quel che si fa a livello cosmico. È una qualità spirituale, non un semplice rispecchiamento dell’azione. Se io ho coscienza e uccido qualcuno, magari provo rimorso ma lo farò lo stesso, trovando mille giustificazioni. Ma se io ho consapevolezza, capisco che le conseguenze colpiranno non solo me, il mio piccolo io, ma hanno una portata cosmica.

Come si vede, la consapevolezza è un’estensione della coscienza, che si allarga a diventare universale. È una coscienza ecologica, olistica, un’assunzione di responsabilità di fronte all’universo, al tutto.

Tutti hanno una coscienza, non tutti hanno la consapevolezza, che si forma solo da una meditazione che dall’io passa al noi, che dal personale passa all’universale.

La consapevolezza non è una dote naturale, ma qualcosa che si ottiene con lo sforzo, il pensiero e la riflessione. A quel punto non potrai agire negativamente. Sei responsabile non solo per te e per la tua famiglia. Ma davanti al cosmo, al tutto.

La consapevolezza tiene conto della propria auto distruttività e distruttività, e scopre il proprio lato in ombra nonché il valore della interezza, dell’integralità, della sostanziale unità del tutto, della complementarità.

Si può sviluppare, si può insegnare. Ma chi comanda non lo sa ancora. Non sa che anche le altre civiltà si sono autodistrutte.

Si deve insegnare. O siamo perduti.

giovedì 20 ottobre 2022

L'instabilità del tutto

 

Se la vita fosse un accumulo continuo di sofferenze, non avrebbe potuto andare avanti. Questo  significa che, accanto ai dolori, ci sono anche periodi di gioia, piacere e soddisfazione. Però, dolori e gioie devono alternarsi, se non altro per alimentarsi a vicenda e rendere possibile il polo opposto. In altre parole, i due opposti si definiscono e si sostengono a vicenda. Se non ci fosse la sofferenza, non sapremmo definire e provare la gioia.

Ma la dialettica degli stati d’animo non deve estremizzarsi, altrimenti rende impossibile il cambiamento. Questo significa che il male è utile, se non altro per mettere in azione il bene. Non sappiamo se è possibile un mondo tutto gioioso (una specie di paradiso), pena l’immobilità del tutto. Ma sappiamo che, se il gioco si estremizza, rende impossibile il contrasto e prima o poi nuoce alla vita.

Dunque, non c’è via di scampo. Non c’è la possibilità di rendere stabile uno stato d’animo.

Stando così le cose, dovremmo essere abbastanza saggi da ricordarcelo quando le cose ci vanno male… ma anche quando ci vanno bene. Niente perdurerà a lungo. Neanche la vita.

Basterebbe avere sempre questa consapevolezza per non essere come quegli idioti che si esaltano nel successo e si abbattono nel fallimento.

Non sappiamo perché il mondo sia stato fatto o si sia fatto così. Ma sappiamo che è così.

Certo, se incontrassi Dio in persona, gli domanderei: “ Ma non si poteva far qualcosa di meglio?”

martedì 18 ottobre 2022

I nazionalisti

 

Purtroppo la stupidità dei nazionalisti è senza fine. A questo, fra l’altro, ci riferiamo quando ci riferiamo a una mente piccola piccola. Da una parte si lamentano perché gli italiani diminuiscono. Dall’altra studiano misure costosissime per invogliare la gente a fare figli.

Il tutto mentre decine di migliaia di immigrati, che parlano italiano, si sono formati nelle nostre scuole e si sentono italiani vorrebbero ottenere la cittadinanza.

Il nazionalista però si oppone perché gli immigrati non hanno sangue italiano. Sono dunque razzisti.

Il modo migliore di creare diversità, esclusioni, classifiche e scontri è proprio il nazionalismo, una limitazione stupida con cui coloro che non hanno altri meriti si ritengono superiori agli altri.

In tutto il mondo avvengono migrazioni di uomini da un paese all’altro, ma vengono respinti dai nazionalisti razzisti. Eppure tutte le grandi potenze sono ormai multiculturali.

Invece di aprirsi al mondo, i nazionalisti ritirano fuori le loro idee ristrette; Dio. Patria e famiglia. E lì soffocano.

domenica 16 ottobre 2022

Il ciclo vita-morte

 C’è chi cerca di prolungare il più possibile la vita e sogna di averne un’altra (qui sulla Terra con la reincarnazione o in un ipotetico aldilà) e c’è chi ne ha avuto abbastanza e spera di uscire definitivamente dal ciclo vita-morte. Voi a quale categoria appartenete?

Se siete cristiani o musulmani (in tutto qualche miliardo di persone), appartenete certamente alla prima categoria: sognate di avere una seconda vita, magari in un paradiso non meglio identificato, con un Dio che dovrebbe essere una specie di Creatore.

Dio avrebbe creato questa vita e poi, dopo la morte, ve ne darebbe un’altra… se lo meritate. Eh, sì, perché c’è il rischio di finire in un inferno peggiore di questo o in un purgatorio.

La verità che noi siamo disposti anche a finire in un inferno pur di mantenere la nostra attuale identità, l’io che conosciamo. L’inferno piuttosto che il nulla.

Ma qualcuno, in Oriente, dice che l’inferno è proprio l’attuale io, che, se ci pensate, è una limitazione del Tutto originale.

Quindi non è vero che la fine dell’attuale configurazione corpo-mente sia il nulla. Sarebbe il Tutto. Sarebbe la goccia che rifluisce nel mare.

Non la morte, ma il ricongiungimento. La morte è qualcosa di legato alla vita, è l’altra faccia della vita. E nel tutto non ha più ragione di essere. O vita e morte, oppure né vita né morte.

Cosa preferite?

La vita è pur sempre qualcosa di limitato e temporaneo. Su questo non ci piove.

Forse preferiste ottenere il Tutto, ma con un certo ricordo della goccia che siete stati in vita.

Questo non posso garantirvelo. Però nel Tutto c’è posto per tutto. A rigor di logica.

sabato 15 ottobre 2022

Religione e politica

 Purtroppo la maggioranza delle persone non vuole essere consapevole e si comporta come le abitudini, le usanze, il conformismo, la propaganda dei mass media, la cultura (cioè l’ignoranza generale consolidata) e certe istituzioni (come la Chiesa) vogliono. Insomma non pensano con la loro testa, ma con quella dei potenti di turno. Eppure si credono tanto originali.

Ma, se non c’è consapevolezza, non può esserci originalità. Si diventa come automi che obbediscono alle sollecitazioni di qualcuno. Si passa da un estremo all’altro.

È il caso degli italiani che, ad ogni elezione, vorrebbero cambiare tutto e votano i partiti più strampalati, sperando che siano diversi dai precedenti. Odiano talmente i loro politici che cadono dalla padella alla brace ed eleggono immancabilmente i peggiori.

È già successo con i Cinquestelle (che sono risultati impreparati e velleitari) ed ora con la destra estrema. Di colpo gli elettori votano tutti per un partito, purché sembri nuovo.

Ma la destra estrema non è nuova, anche se si presenta con facce nuove. È vecchissima ed ha sempre le stesse idee arretrate: contro le libertà individuali, contro i gay, contro le famiglie non tradizionali, contro gli immigranti, contro l’Europa… Se poi si appoggia alla Chiesa, non può che essere piccola piccola.

È da secoli che la Chiesa in Italia è ispiratrice di ogni idea tradizionalista e reazionaria. Ed è per questo che l’Italia cattolica è così arretrata.

La loro idea di Dio è quella di un’autorità che governa il mondo (ma lo governa evidentemente molto male) e a cui si deve ubbidienza assoluta. Lo diceva san Paolo, il vero fondatore del cristianesimo: ogni autorità è voluta da Dio e quindi non può essere discussa. Ubbidite e basta!

Anche gli ultracattolici che oggi governano l’Italia hanno queste vecchie idee. E presto gli italiani si accorgeranno per chi hanno votato.

Non si occuperanno della riduzione delle bollette, ma della riduzione dei diritti civili e delle libertà individuali, approvati dalla Chiesa che oggi sembra rivoluzionaria ma che è sempre reazionaria e ama tanto i dittatori.

La religione dovrebbe starsene fuori dalla politica. Ma non in Italia, dove la destra esibisce rosari, madonne, santi, crocifissi e parole d’ordine scimmiottate dal linguaggio religioso. “Credo!” è stato lo slogan della Lega.

In che cosa crede? In un Dio che non è mai esistito? In un Vangelo dove Dio è equiparato a un banchiere, a un mercante, a un amministratore e sempre a un padrone?

Aprite gli occhi, vigilate, siate sempre consapevoli di questi messaggi politico-religiosi. Sono uno specchietto per le allodole, sono un inganno per rendervi sempre più schiavi.

venerdì 14 ottobre 2022

La distruttività umana

 

Non è vero che gli uomini amino o vogliano sempre la pace. Certo alcuni non farebbero male a una mosca… Ma esiste in tutti un lato oscuro, spesso represso, che può saltare fuori all’improvviso. Freud rimase sconvolto quando scoprì che accanto all’impulso al principio costruttivo esiste anche un impulso distruttivo e autodistruttivo. In tutti, ben nascosto.

Il fatto è che gli uomini tutti gli esseri viventi sono spinti ad ottenere le cose per contrasto. Quando non esiste una guerra esteriore, di un popolo contro un altro popolo, esiste una guerra tra individui e negli individui. Gli impulsi sono sempre due, l’uno contro l’altro. E in determinate circostanze emerge l’impulso distruttivo.

Non è possibile che i generali e i soldati di Putin siano tutti cattivi. Sanno benissimo che uccideranno civili e bambini. Ma lo fanno. Per loro è giustificato – ed è un piacere.

C’è nella creazione questo dualismo che non fa pensare a un Dio solo buono, come ingenuamente credono i fedeli, ma a un Dio che si serve del male come del bene. Quando arrivano le catastrofi naturali (terremoti, uragani, epidemie…), quando si scatena la naturale distruttività umana, non spunta nessun Dio a correggere le cose.

È per questo che è meglio non credere ad alcun Dio o credere a una Trascendenza che si pone al di là del bene o del male.

Il bene non ha nessuna possibilità di sconfiggere permanentemente il male, così come la vita non ha nessuna possibilità di sconfiggere permanentemente la morte. C’è solo il conflitto continuo, come aveva saggiamente intuito Eraclito, fra due polarità. Questo è il motore del mondo.

La natura prospera grazie al conflitto.

Se non ci fossero gli aspetti che noi consideriamo negativi, il mondo si fermerebbe.

Dunque, in fondo a tutti gli individui, anche del più mite, esistono impulsi distruttivi e autodistruttivi. Se no, non si capirebbe da dove salta fuori il male. Il male salta fuori dalla stessa Fonte da cui salta fuori il bene. E questa Fonte non è il Diavolo, ma Dio stesso.

Ci sono esperimenti che dimostrano come persone per bene si trasformino in mostri pronti a fare del male in determinate circostanze sociali. Quasi senza rendersene conto.

Perciò l’unico sistema per superare gli impulsi distruttivi non può che essere la consapevolezza, sempre più sviluppata.

Ma se partite dall'idea che il male non vi appartenga e che Dio sia solo buono, non capirete nulla.

martedì 11 ottobre 2022

Niente è nostro

 

E tutto perché siamo convinti erroneamente che il corpo ci appartenga, che la mente ci appartenga, che la coscienza sia nostra, che la vita sia nostra… mentre niente è veramente nostro, neppure quello che riteniamo il nostro io, che in realtà è una supposizione. È la lingua che usiamo che ci costringe a mettere un soggetto in tutto ciò che diciamo e pensiamo, tanto che alla fine crediamo che il soggetto esista di per sé.

Ma non è vero. Ci basti pensare che tutto è destinato a dissolversi. Dovremmo ripetercelo ogni giorno: siamo destinati a morire.

Basterebbe avere sempre questa consapevolezza per rinunciare a questi presunti possessi. Niente è nostro veramente. Dobbiamo restituire tutto. Vi potete portare dietro le ricchezze o i beni? E allora non possiamo portarci dietro neanche l’io.

È l’illusione che ci rende avidi ed egoisti – l’illusione di possedere qualcosa a lungo.

Di questo gli uomini non sono consapevoli, anche se dicono che lo sanno. Si credono immortali e separati. E allora lottano per avere la prevalenza.

Non è una novità. I saggi e gli illuminati lo sanno.

Ma gli uomini sono ostinati. E le religioni perpetuano l’inganno. “L’ultimo nemico a essere vinto sarà la morte!” proclama san Paolo… Ma quando mai?

L’ultimo nemico a essere vinto sarai tu stesso, con la montagna di illusioni e sogni che ti sei fatto. Guarda i morti. Forse comunicano? Se ne sono andati, ma non in un altro posto. Se ne sono andati e si sono fusi col Tutto.

lunedì 10 ottobre 2022

L'uomo malato

 Quello che diciamo sempre – che l’uomo è un animale malato, e malato di mente – è confermato dagli avvenimenti della guerra in Ucraina. Quale essere sensato penserebbe che, per vincere una guerra, si possano usare armi nucleari, distruggendo forse la Terra? Solo un pazzo. E Putin dice esattamente questo.

Non è che Putin sia pazzo secondo il termine classico. Ma non ha consapevolezza, attualmente, di quello che dice e di quello che fa. È convinto, come tutti i pazzi, di aver sempre ragione e che sia giustificato l’uso di armi atomiche. E per che cosa, poi? Per avere un pezzo di territorio in più, per soddisfare una mania di grandezza.

Questa non è la follia di chi è schizofrenico o paranoico, ma la follia umana, alimentata da mancanza di consapevolezza.

Eppure, per questa mancanza di consapevolezza, la Terra rischia l’estinzione.

E non è l’unico. Altri dittatori pensano nello stesso modo e aspirano ad avere armi atomiche, per poter minacciare i nemici e confermare il proprio sogno di potenza.

Come diceva Gesù, non sanno quello che fanno. Ma non bisogna perdonarli per questo. Se ci fosse veramente un Dio, li distruggerebbe, non li perdonerebbe.

In mancanza di quest’altro sogno – di un Dio che governi il mondo secondo giustizia – dobbiamo rilevare che l’uomo è stato fatto male, è veramente il figlio della Violenza e dello Squilibrio, in preda a deliri di onnipotenza di cui non si rende conto.

Che cosa dobbiamo fare? La via da noi proposta –la via della consapevolezza – chiaramente richiede tempo e non è da tutti. E, di fronte a un pazzo, non sa che fare, è impotente.

Non si può inculcare la consapevolezza in chi non ce l’ha.

Per non parlare delle religioni che si appellano a Iddii che non ci sono o che si schierano con i guerrafondai. Pregare non serva a nulla.

E, allora, non ci resta che sperare e operare affinché la Coscienza raggiunga tutti.

domenica 9 ottobre 2022

La vita come dono avvelenato

 

Nonostante dolori e sofferenze che colpiscono tutti nell’esistenza, quando domandate in giro se la vita è un bene, i più vi risponderanno di sì, anche persone che fanno oggettivamente una vita da schifo. Il fatto è che sono condizionati dalla cultura generale che considera la vita comunque un’occasione o un dono.

Uno strano dono. Perché a un certo punto ci viene chiesto indietro.

Ma anche chi sta male spera o s’illude di poter migliorare, convinto che verranno tempi migliori.

Quando domandate a qualcuno se sia meglio vivere o non vivere, quasi tutti pensano che sia meglio aver avuto questa occasione. Tranne coloro che si suicidano o che sono costretti ad andare in Svizzera per porre fine alle loro pene, attuali o previste. In realtà è difficile dare torto a quelli che, colpiti da un male incurabile, decidono di farla finita… anche per affermare almeno una volta la loro volontà e non dover aspettare un doloroso declino.

Insomma, la vita sarà anche un’occasione. Ma non per tutti. Ci sono delle eccezioni, e non poche.

Per certi bambini che nascono con spaventosi handicap o per certe persone che vengono colpite da spaventose malattie (demenza senile, sla, Parkinson, cancri vari, ecc.) non si può dire che la vita sia stata un bel dono. Per loro, forse sarebbe stato meglio non nascere.

Ma anche loro, in tanti casi, non maledicono la vita. Magari si considerano solo sfortunati. E invidiano gli altri, quelli che non hanno i loro problemi.

Comunque gli uomini non si pongono tanti problemi e vanno avanti, anche se è un vero martirio.

È dall’Oriente che ci viene un punto di vista completamente diverso. Lì la vita viene considerata una situazione  sfortunata. Chi viene in questo mondo deve far di tutto per non tornarci mai più, annullando il karma negativo che lo porta a rinascere, qui o altrove.

È una prospettiva che ci apre gli occhi. La vita non più una cosa meravigliosa, ma un incantesimo deteriore.

venerdì 7 ottobre 2022

Condannati ad essere

 


Ci riteniamo reali perché abbiamo un corpo e un carattere definibile. “Io sono colui che ha questo corpo e questa mente. Anzi, io sono questo corpo e questa mente/io”. Perché in realtà non abbiamo potuto scegliere. Belli o brutti, stupidi o intelligenti, dobbiamo accettare tutto, e se ci è andata male, se abbiamo qualche handicap o difetto, ce li dobbiamo tenere, senza sapere chi ringraziare o incolpare. Forse, qualche volta, abbiamo detto ai nostri genitori o a Dio: “Potevate lasciarmi là dove ero!”

Ma la verità è che non possiamo farci nulla. Dobbiamo tenerci ciò che ci è capitato di essere. E solo la morte ci farà non essere o non essere in un certo modo.

Sì, qualche volta sogniamo di essere qualcun altro, qualcuno che invidiamo. Ma non possiamo non essere ciò che siamo, se non in minima parte.

La retorica di essere migliori o diversi rimane una semplice illusione, un sogno.

Se dunque le cose ci vanno male e se soffriamo, vorremmo non essere lì e così, vorremmo che le cose fossero diverse… Ma non possiamo. Il Tutto ci ha voluto lì e così, e noi non sappiamo che fare per cambiare.

Insomma siamo condannati ad essere ciò che siamo.

Parlo di “condanna” perché non ci è mai stato chiesto nulla, nessun consenso. Dunque siamo costretti. Dunque partiamo col piede sbagliato.

Qualcuno dice che la vita è un dono. Ma anche questo è un fatto coercitivo. Un dono dev’essere preso così com’è. E se non ci piace? Possiamo buttarlo via o darlo a un altro?

Nel caso della vita, non possiamo. Dobbiamo tenercelo, che ci piaccia o no.

Quando perciò qualcuno ci dice che dovremo anche essere giudicati per come abbiamo gestito questo dono, io dico che è assurdo.

Siamo noi che dovremmo giudicare. E chiedere eventualmente un risarcimento.

Già, ma questo presuppone un Giudice supremo. E se non ci fosse nessun Dio?

A chi chiediamo il risarcimento? Al Tutto?

La nostra situazione è difficile.

I più non si chiedono nulla e accettano tutto. Fanno buon viso anche a cattivo gioco. Sono veramente eroici o stupidi. Non sanno accampare i loro diritti. O forse non sanno con chi protestare. Nessuno li ascolta.

domenica 2 ottobre 2022

Gli ultimi giorni dell'umanità

 

Gli ultimi giorni dell’umanità

Non ce ne accorgiamo, ma forse stiamo vivendo gli ultimi giorni dell’umanità. Non ci vogliamo pensare, perché ci sembra incredibile. Ma il mondo è sull’orlo di una guerra atomica.

Da un momento all’altro potrebbe arrivare un missile sulle nostre belle città e spazzare via tutto. Non più monumenti, non più opere d’arte, non più chiese e cattedrali.

I più sarebbero vaporizzati all’istante e gli altri rimpiangerebbero di non essere morti.

Forse Putin è un pazzo. Ma in realtà è un uomo come tanti altri, solo malato di mania di grandezza.

In fondo l’universo è nato da un’esplosione e il pianeta Terra può finire in un’esplosione. Siamo nati dal fuoco e nel fuoco finiremo.

I più non ci pensano e vivono le loro vite come al solito. Cantano e ballano.

Ma non ci sarà nessun Dio a salvarci. Nessun salvatore. Finiremo ignominiosamente nel nulla, da cui siamo usciti.

Quando ci domandiamo perché non incontriamo mondi evoluti, dobbiamo pensare che tutti hanno attraversato una crisi come questa e si sono autodistrutti.

Questa è una dimostrazione che nessuna Entità esteriore vede e provvede. Siamo abbandonati a noi stessi, ai nostri impulsi, alle nostre ambizioni. Dobbiamo esserne consapevoli.

Ma uomini come Putin non capiscono. E purtroppo hanno a loro disposizione armi nucleari. L’Apocalisse è assicurata.

Non servono a niente gli appelli alla ragionevolezza, al buon senso, alla coscienza, alla civiltà e alle religioni.

Ci vorrebbe un Chakravartin, un re del mondo dotato di saggezza. Ma anche di forza.