martedì 31 maggio 2022

La meditazione in un minuuto

 

Se qualche volta non abbiamo (o ci sembra di non aver) tempo per meditare, facciamo così. Prendiamoci un minuto, un minuto solo su 24 ore, per contare 15 espirazioni. In fondo il tempo conta poco. Conta di più la concentrazione.

Contiamo quindici espirazioni (che sono all’incirca un minuto) con consapevolezza che quel minuto è dedicato solo a noi ed è una forma di meditazione.

Smettiamo tutto, smettiamo di pensare e di ricevere stimoli sensoriali per un minuto. Un minuto solo ma concentrato.

Sembra poco?

No, è il principio della meditazione… che poi può diventare più lunga.

Ma non conta la lunghezza. Anzi, in una meditazione lunga ci sono più possibilità di distrazione.

Ma in un minuto? Ce la facciamo a stare concentrati per un minuto?

Non dobbiamo forzare la respirazione. E possiamo farlo dappertutto: in un sala d’aspetto, a una fermata dell’autobus, ad una sosta del traffico in una macchina, seduto in cucina, seduto in un bar, seduto in gabinetto, durante una qualunque pausa, seduto in ufficio… Nessuno deve sapere quel che fai.

Intanto tu avrai guadagnato un po’ di pace, un po’ di calma, un po’ di chiarezza. E potrai farlo più spesso.

lunedì 30 maggio 2022

Il potere dell'ignoranza

 

Il potere dell’ignoranza

L’ignoranza non è solo non sapere le cose, ma anche cercare di sfuggire la verità. C‘è gente in tutto il mondo che è attaccata ad opinioni del tutto strampalate e non vuol sapere nient’altro. È chiusa ad ogni alternativa. È pigra o non vuole impegnarsi in una seria ricerca. Quindi ripete idee che sono state tramandate chissà da chi e non vuole verificare di persona.

Perché non è vero che siamo avvolti dal mistero e che non si possa sapere come stanno le cose. Anzi, la verità è evidente, qualcosa che abbiamo sempre davanti, ma non la vediamo.

Ricorriamo per esempio al concetto di un Dio protettore, pur avendo appurato migliaia di volte che non è vero, che nessuno sta guidando l’evoluzione. Se Dio esistesse, chi l’avrebbe creato? Si sarebbe creato da solo? Ma questo è assurdo. Inoltre, se esistesse, sarebbe soggetto al divenire.

Troppe cose accadono che sono orribili e che non sono conciliabili con la presenza di un Dio benevolo che guida il tutto.

Tutto appare temporaneo. Anche le grandi montagne si trasformano continuamente. E così l’universo- un giorno finirà.

Queste verità sono evidenti, così come è evidente che noi cambiamo e viaggiamo verso la morte. Non una sola cosa appare stabile ed eterna.

Dire che esiste un Dio buono e un’anima eterna è dire qualcosa che non solo è contrario alla logica, ma non verificabile. Per questo i credenti in Dio contano tanto sulla fede. La fede non ha bisogno di prove e può essere del tutto inventata.

C’è chi crede in un Dio che guida un solo popolo, c’è chi crede in un Dio con la testa da elefante e ci sono stati milioni di uomini che hanno creduto agli dei più disparati. Dei che comunicavano con gli uomini, intervenivano nelle vicende umane, si accoppiavano con le donne terrestri e mettevano al modo figli semidivini, che però sono tutti morti. Si può credere a qualunque cosa inventata.

Nulla esiste di per sé. Tutto esiste da qualcos’altro. Ecco un’altra verità.

Il problema è che per restare nella verità-realtà bisogna avere una mente fredda e chiara, che non si lasci traviare da opinioni e fantasie, che abbia il coraggio di guardare in faccia le cose così come sono. E questo non è il dono del cielo, ma l’opera di una precisa volontà.

sabato 28 maggio 2022

L'aldilà che di attende

 

Ci sono mistici che, durante le loro crisi o in stato di pre-morte, vedono Gesù, la Madonna, Maometto, Mosè, Krishna, paradisi, inferni e altre figure o luoghi mitologici. Ma in realtà vedono soltanto immagini della loro mente o oggetti e figure a lungo fantasticate. Finché riferiscono qualcosa, vuol dire che non sono veramente morti e quindi vedono solo ciò che sono stati condizionati a vedere. Tanto potente è l’influenza della cultura di provenienza.

Ma, siccome quando siamo veramente morti gli occhi non funzionano più e la mente è spenta, le immagini o i concetti sono i prodotti del cervello.

Ci sono persone che riferiscono di aver visto persone care, luoghi fantastici, discorsi uditi, concetti pensati o sensazioni strane che, ancora una volta sono i prodotti della loro mente. Perché, quando si è morti, i sensi e il cervello non funzionano più, e quindi non viene riferito nulla.

Ci sono persone che dicono di aver visto o sognato i morti, che hanno riferito parole su fatti terreni. Ma dobbiamo ripetere che chi è morto è andato veramente “al di là” e quindi non ha niente da riferire.

Ci sono illuminati che capiscono tutto questo e sanno benissimo che ciò che viene riferito è ancora un’immagine, un pensiero o una sensazione della mente. La mente mente credendo di poter percepire qualcosa dell’aldilà.

O, per lo meno, s’illude.

Dopo la morte. o non ci attende nulla o ci attendono cose che non hanno niente a cha fare con la realtà attuale. Perciò diffidate di chiunque vi parli dell’aldilà secondo le varie fantasie mentali. Anche loro non sanno niente e s’inventano tutto in base ai loro desideri o alle loro convenienze.

 

giovedì 26 maggio 2022

La vita concentrata

 

A differenza delle religioni occidentali, che hanno fatto del Verbo addirittura un’incarnazione di Dio, il buddhismo dà un’enorme importanza all’uso improprio della parola. Sembra una critica alle nostre società della parola futile, inflazionata in ogni ambiente, e soprattutto in quello della radio, della televisione e di internet.

In realtà la critica alla parola inutile rientra in quella dell’abuso sensuale e sessuale. Sì, perché nell’uso spropositato della parola nei programmi televisivi, nei video, nei film, nella pubblicità, nei social, ecc., si nasconde una minaccia alla verità e alla vita concentrata.

Il problema è proprio questo. L’uso eccessivo di parole, oltre che di immagini e di suoni, porta alla confusione e alla distrazione. Infatti l’uomo moderno è immerso in un ambiente di distrazioni e di illusioni (pubblicità, religioni, politica,ecc.) che ha lo scopo di confonderlo e farne un semplice consumatore o inseguitore di miti e sogni. Non bisogna fargli vedere la realtà. Ma riempirlo di falsi valori e di miraggi.

Nell’abuso di parole rientrano anche i pettegolezzi, la parola aspra, la maldicenza, l’insulto, il turpiloquio e soprattutto la chiacchiera futile. Tutte cose che confondono, turbano, instillano false credenze e impediscono che l’uomo possa avere una visione retta della realtà e un serio incontro con se stesso.

La vista, l’udito, l’odorato, il gusto, il tatto e la mente vengono distratti e confusi nella babele di stimoli sensuali, in modo che l’uomo non possa raccogliersi e non possa vedere che cosa realmente succede.

Tra i campioni di questa opera di distrazione vi sono certamente le religioni, con le loro immagini di Dio e di un possibile paradiso. Non a caso sono state definite “l’oppio de popoli”. Anch’esse, come le droghe e le sostanze inebrianti, servono a stordire le menti degli uomini, che così inseguono sogni e illusioni, anziché utilizzare le loro facoltà di verifica diretta.

L’uomo può rendersi conto di come viene turlupinato.

Questo è un primo risveglio.

domenica 22 maggio 2022

La possibile trascendenza

 

La possibile trascendenza

Quando si rimane a lungo nella posizione del Testimone, osservando tutto ciò che ci succede e allargando il campo a tutto ciò che succede nel mondo, senza pregiudizi e lasciando perdere quello che c stato insegnato, appare evidente che esiste una lotta tra uomini e tra principi contrapposti, che non è destinata a sanarsi perché è costituzionale (cioè fa parte di come è stato fatto il mondo, escludendo che ci possa essere una vittoria del bene e di qualche dio buono). Anzi, osservando che il male è sempre presente e che ogni cosa e ogni essere  è avviato alla distruzione, si potrebbe essere pessimisti. Il male sembra trionfare.

Ma non è così: il male è eterno come il bene, e nessuno dei due potrà vincere sull’altro. È necessario un equilibrio che esclude l’ottimistico trionfo del bene e dell’amore, ma anche il contrario.

Questo significa che ogni cosa è impermanente, destinata a durare per poco e poi a finire.

Non è un male, perché se le cose fossero eterne, non ci sarebbe avvicendamento e il mondo collasserebbe.

Dunque le cose e gli esseri sono impermanenti, sono instabili e sono fatti per essere annientati. Almeno a livello individuale e su questo piano d’esistenza.

Per capire perché il meccanismo della vita-morte, sia stato così concepito, bisogna mettersi su un altro piano di comprensione, quello che, anziché schierarsi dalla parte del bene o del male, riesce a trascendere la contrapposizione e a capirne la logica. Non è facile.

Bisogna mettersi al di là del dualismo e contemplare il tutto. Da una posizione che è già trascendenza. La trascendenza che non è un dio – come ritengono gli ingenui e i sempliciotti – ma una trascendenza della mente, possibile solo nel distacco e nella consapevolezza pura.

venerdì 20 maggio 2022

Iniziare a meditare

 

Iniziare a meditare

In meditazione s’inizia a trovare una posizione di rilassamento e di concentrazione, in genere seduta. Secondo la tradizione si tratta di una posizione a gambe incrociate, ispirata allo yoga. Ma in Oriente si era abituati a stare seduti così. Quindi non è necessaria la postura a gambe incrociate – basta che sia comoda. Noi possiamo stare seduti anche su una poltrona. L’importante è che ci sia l’idea che è una postura da usare solo per la meditazione. Dunque, l’intenzione deve essere definita.”Mi siedo qui e ora per meditare.”

La postura per meditare comporta una ritrazione da un mondo troppo sensoriale, troppo stimolante. Perciò il soggetto cambia l’oggetto dell’attenzione – dal mondo esterno a quello delle reazioni interne. In sostanza, ci si concentra su che cosa si riceve, su che cosa avviene o in risposta agli stimoli esterni (per esempio, suoni, odori, ecc.) o come produzione propria (per esempio, sentimenti, emozioni, immagini, pensieri, ricordi, ecc.).

In sostanza, il meditante diventa sempre meno attento al mondo esterno e sempre più sensibile al mondo interno.

La prima cosa di cui ci si accorge è il continuo affluire di materiale interno, tanto che è difficile trovare una mente vuota o libera.

Questo significa che siamo continuamente influenzati non solo dagli eventi esterni, ma dalle nostre interpretazioni. Addirittura, in certi casi, queste ultime influenzano gli eventi esterni, per esempio dando loro un’eccessiva importanza.

Il distacco dunque è uno dei primi requisiti e risultati della postura della meditazione,

Il soggetto si rende conto che è troppo attaccato a certe cose o a certi pensieri o che è troppo abitudinario. E che è come un turacciolo in balia delle onde.

Quindi uno dei primi risultati della meditazione è dare un certo ordine al mondo interno, evitando le emozioni forti, la confusione, la distrazione e lo stress. È una forma di acquietamento e di presa di possesso.

A questo punto, ci si può concentrare sul respiro o su singoli oggetti, come esercizio di concentrazione. Ma la cosa più importante è assumere una posizione di osservazione di tutto il materiale che entra nel campo mentale, sia quello che viene dall’esterno (in seguito agli input sensoriali) sia quello che viene dalla mente stessa.

La posizione del Testimone, oltre a farci rendere conto che cosa si agita dentro di noi. ci permette un distacco dai materiali inutili e ripetitivi e una decostruzione del nostro mondo. Perché ci si rende consapevoli che il mondo è in gran parte una nostra rappresentazione e che possiamo incominciare a cambiarlo per le parti che non ci piacciono.

lunedì 16 maggio 2022

L'interiorizzazione

 

Anche se la meditazione non è una psicoterapia, può far emergere materiali inconsci o far accorgere che l’io ha difetti o mancanze. Vi è insomma una crescita dell’interiorizzazione, della conoscenza di sé, della consapevolezza.

Questo fenomeno dell’interiorizzazione può sembrare una forma di ritiro narcisistico, di ritorno a un mondo autistico, di una chiusura verso l’altro e il mondo.  E in un primo momento lo è.

Ma bisogna comprendere che se si rimane fissati in un certo stadio di crescita dell’io, non c’è meditazione efficace. Lo sviluppo dell’interiorizzazione deve alla fine portare a un minor narcisismo, alla comprensione che l’io è un fenomeno contingente, che anche gli altri hanno un loro io, che tutti interagiscono, che l’io abituale è fortemente condizionato e che è necessario passare oltre,

La meditazione, insomma, deve portare a un trascendimento, a un’uscita da sé, a un guardare oltre. I meditanti guardano dentro di sé per penetrare oltre il sé, per diventare sempre più universali.

Nelle religioni tradizionali, lo scopo d’ogni contemplazione è l’unione con Dio. Il che sembra un risultato ottimistico, sproporzionato, mitico e illusorio. Questa presenza che alcuni sentono divina, per la meditazione non è nient’altro che il proprio Sé interiore depurato da ogni scoria dell’io egoistico. Dunque alla portata di tutti, non un fantoccio esteriore da raggiungere, magari in qualche spazio-tempo immaginario.

sabato 14 maggio 2022

L' Uno ambiguo

 

L’Uno ambiguo

Ho sentito dire la solita frase insulsa: “È volontà di Dio che viviamo uniti e in pace”. Se fosse solo così, (dato che Dio è per definizione l’Onnipotente) saremmo tutti uniti e in pace. Ma c’è l’altra metà della medaglia: “È volontà di Dio che siamo tutti disuniti e in lotta. E sì perché l’Origine, Dio, vuole che ci differenziamo e che ci mangiamo a vicenda, altrimenti non ci sarebbe il mondo.

Non c’è via d’uscita. Se si vuol creare qualcosa, bisogna differenziare. Altrimenti tutto sarebbe unito, sarebbe l’Uno primordiale. E se si differenzia, tutto è contesa. La stessa evoluzione è una lotta continua per la sopravvivenza.

Ecco che l’idea che Dio sia solo bene, pace e amore è puro idealismo che non tiene conto della realtà. In altri termini, si attribuiscono a Dio solo qualità positive, non tenendo conto che le qualità positive esistono perché esistono le qualità negative.

Per giustificare il male, un tempo si attribuiva la creazione a due Iddii, uno buono e uno cattivo. Idea che è rimasta nella nostro immagine del Demonio. Ma, se esiste un Dio cattivo, cosa costerebbe a quello buono di eliminarlo? Evidentemente o non si può o non si vuole. Oppure l’Origine è scissa, è duale, è contraddittoria. Come è evidente. E non è affatto un Dio come lo intendiamo noi.

Quando pregate Dio che vi tolga un male, vi rivolgete al Dio che lo ha creato.

Molto meglio non personificare la Forza che ha creato il cosmo e tener sempre presente che è un’energia ambigua.

Quando ci rivolgiamo a Qualcuno o a Qualcosa perché ci venga in aiuto, in realtà ci rivolgiamo non a un Principio esterno (che resta strutturalmente ambiguo) ma alla parte migliore di noi stessi. Anche noi siamo ambigui, ma possiamo scindere la parte buona…attraverso una lotta interiore e lo schierarsi o il decidersi.

venerdì 13 maggio 2022

Un mondo violento

 

È stato fotografato il centro della nostra galassia. Non è stato trovato nessun Dio, ma un buco nero.

Certo, il nostro è un mondo strano, forgiato dalla violenza. Ci sono uomini che trovano normale minacciare la distruzione del mondo con l’uso di armi nucleari. Evidentemente sono dei perfetti prodotti della violenza creatrice, che ha formato il cosmo con un grosso big bang.

Questo ci dice che tutti gli esseri viventi portano in sé una duplicità di fondo: la spinta verso l’unione, la convivenza e l’amore, e l’opposta spinta verso la distruzione e l’autodistruzione. In ogni momento può prevalere l’una o l’altra, o anche tutt’e due. Un padre amorevole può tranquillamente scatenare una guerra in cui in cui è prevista l’uccisione dei figli altrui, senza alcun scrupolo morale, magari con la benedizione di un prete di qualche religione.

Che cosa c’è che non funziona in questi uomini? Niente, non hanno senso morale, non hanno sviluppato abbastanza consapevolezza. Credono che si possa uccidere impunemente per questioni di nazionalismo o di potere. Credono che questi valori siano più importanti della vita.

Forse nel loro sviluppo qualcosa si è fermato. Non hanno potuto raggiungere una coscienza superiore. Sono rimasti ancorati a vecchi valori – Dio, Patria e Famiglia – senza aver realizzato che non esiste nessun Dio (altrimenti sarebbe un violento), che la patria è là dove troviamo lavoro e affetto (come dimostrano gli emigranti di tutto il mondo) e che la famiglia non può essere un luogo chiuso di cui loro sono i padroni.

giovedì 12 maggio 2022

A cosa serve la meditazione

 

Al di là di eventuali problemi di sviluppo, di integrazione e quindi di senso che viene dato alla meditazione, esistono comunque problemi esistenziali comuni a tutti – che con la meditazione possono venire compresi. Mentre la psicoterapia cerca di conformare l’io a un certo modello sociale che renda sopportabile la vita, la meditazione sa che, anche nella migliore integrazione, il problema della sofferenza colpisce tutti e non viene superato da nessuno. La morte di una persona cara o una malattia improvvisa – tanto per fare degli esempi - possono colpire tutti, senza che ci sia una possibile difesa.

Tradizionalmente questa difesa viene assegnata alla religione che però dà risposte convenzionali che sono insoddisfacenti e non verificabili… se non quando si sarà morti.

La meditazione non dà risposte pseudo-razionali o mitologiche, ma permette di assumere un atteggiamento psico-fisico che fa comprendere come tutte le risposte convenzionali siano tentativi disperati di difesa dell’io che non vuole scomparire e non vede nella morte un fatto naturale.

Rimanda a un mondo e a una mente dualistiche che, per volere la vita, deve volere anche la morte. C’è un sé che queste cose le sa istintivamente senza bisogno di consolazioni o credere a improbabili salvezze religiose. Ed a questo sé che facciamo ricorso, dis-identificandoci dal vecchio io e assumendo una nuova prospettiva, non più legata alle credenze e nemmeno alla mente razionale.

martedì 10 maggio 2022

I tranelli della meditazione

 

Mentre la psicoterapia nelle sue varie discipline tende a ripristinare un io ben strutturato e ben adattato alla società, la meditazione tende a trascenderlo. Questo non vuol dire che, se ci sono conflitti irrisolti o magagne nella struttura dell’io, si possa meditare senza problemi. Poiché anche la meditazione è una forma di disvelamento di schemi rimasti nascosti, un’eventuale carenza, un difetto costituzionale o una nevrosi incideranno sul risultato.

Insomma, prima bisognerebbe sottoporsi a una psicoterapia o comunque a una approfondita conoscenza di se stessi e poi incominciare la meditazione. Per fare meditazione ci vuole un io integro. Solo in un secondo momento si può trascenderlo.

Così certe esperienze di ritorno all’origine potrebbero nascondere un narcisismo non superato o certe disidentifazioni potrebbero nascondere una scissione della personalità.

Prima di trascendere l’ego, bisogna possederlo. Quindi bisogna stare attenti a che la meditazione non sia una forma di regressione, anziché un salto evolutivo.

L’importante è tenere desta l’attenzione e non credere che certe esperienze di samadhi siano tali. Bisogna stare coni piedi ben piantati per terra, evitando di cadere nella psicopatologia, ovvero negli estremi dell’esaltazione e della depressione.

 

lunedì 9 maggio 2022

Disidentificarsi dal vecchio io

 

Se pensiamo a Putin in Russia (che vuole distruggere un popolo solo perché non si sottomette ai suoi voleri) e ai talebani in Afghanistan (che ripristinano il burqa per le donne), ci rendiamo conto che l’evoluzione ha raggiunto solo pochi individui, mentre gli altri continuano a ragionare secondo vecchi schemi e a non capire nulla di consapevolezza, libertà e creatività. Il processo dell’evoluzione è lento, discontinuo e a macchia di leopardo, e riguarda per ora delle minoranze.

È in corso in ogni società (e forse in ogni individuo) un conflitto tra conservatori, abbarbicati a valori tradizionali, e progressisti, che aspirano a fare un salto di qualità.

La meditazione, nata migliaia di anni fa come sistema concluso, è oggi un tentativo dell’essere di guadagnare a livello di massa nuovi spazi di consapevolezza.

Quindi non la ripresa dei vecchi sistemi di meditazione, ma uno sviluppo del sé che non vuole più stare in schemi predefiniti che hanno accentuato la sofferenza consolidando legami e lacci. Parliamo in particolare della sofferenza data dalla repressione sociale ed esistenziale. La repressione sociale può essere eliminata in teoria da nuove leggi (e quindi da una nuova coscienza), ma la repressione esistenziale è data da fatto che l’essere stesso è condizionato.

Dunque ribellione al condizionamento, fonte di un’ineliminabile sofferenza, ed espansione della coscienza.

In un primo momento, la meditazione può aumentare lo stato di sofferenza, perché fa vedere con chiarezza come siamo imprigionati. Ma in un secondo momento può dare anche stati di piacevolezza dovuti all’opera di disidentificazione. Noi non siamo quel vecchio ego chiuso in schemi condizionati, ma siamo il Testimone.

Questo Testimone, ovviamente non è un superio narcisistico, ma una funzione della coscienza, che si manifesta quando mettiamo sotto osservazione l’io abituale e ci dissociamo da esso. Qui possono nascere vari problemi qualora non vi sia un ego consolidato, ma un’identità fragile. Tuttavia sono problemi che riguardano la psichiatria.

Presumendo che l’io sia stabile e ben formato, lo stato meditativo ci permette di disidentificarci dalla tradizione e di accedere a uno stato di consapevolezza, che ci porta in una diversa dimensione. È su questa che puntiamo per costruire un uomo nuovo.

sabato 7 maggio 2022

Saper meditare

 

Di solito noi non sappiamo meditare. Infatti, più che metterci in una posizione di osservazione dei vari contenuti mentali, ci facciamo assorbire da loro. In altri termini, anziché metterci nella posizione del Testimone di pensieri, immagini, sensazioni, ricordi, desideri, ecc., entriamo come parti in causa e ci facciamo catturare dagli eventi psicofisici. Quindi non ci disidentifichiamo e ci facciamo coinvolgere.

Ne risulta una specie di sogno ad occhi aperti, dove il corpo resta fisso e la mente divaga.

Di conseguenza dobbiamo continuamente ricordarci di riportarci alla posizione del semplice Testimone.

Il problema può essere superato se ci concentriamo sul senso dell’io superiore che ci sfugge, ovvero se partiamo da una sensazione-pensiero di non essere completi. Questa sensazione-pensiero è qualcosa di preciso che ci mette in una posizione di osservazione.

In altri termini, anziché perderci dietro le nostre fantasie, da cui poi dobbiamo disidentificarci, cerchiamo di identificare il senso insoddisfacente dell’io o del sé.

Va detto che quasi tutti non abbiamo un preciso senso dell’io, e ci limitiamo a qualcosa di imparziale o convenzionale. Più che una nostra sensazione, è quanto ci è stato detto dagli altri o abbiamo ricavato da alcune esperienze. Ma chi siamo veramente noi?

Chi ha un carattere forte o una personalità egocentrica, è messo ancora peggio. Perché crede di saperlo. E quindi non si mette a meditare. Ma chi medita non ha un senso preciso del proprio ego mancante e crede di superare ogni problema con una meditazione che approdi a un non-sé (l’anatta buddhista).

Invece, va detto che, per scoprire il non-sé, bisogna prima avere un sé definito.

Consigliamo dunque di non cedere alla tipica alternanza fra onnipotenza e svalutazione di chi medita, e di rimanere il più possibile in uno stato autocritico.

venerdì 6 maggio 2022

Due forme di meditazione

 

Esistono varie forme di meditazione, ma una prima distinzione riguarda la possibilità di concentrarsi su un unico oggetto o la possibilità di cogliere il quadro d’insieme, il maggior numero possibile di dati sensoriali o mentali. La prima è una forma di riduzione degli input, la seconda è una forma di espansione.

Nel primo caso, ci si assorbe in uno stato che provoca gioia e tranquillità, secondo livelli che sono sempre più rarefatti. Nel secondo caso, si sviluppa una presa di coscienza dell’insoddisfazione, dell’impermanenza e della insostanzialità di tutte le cose.

La prima forma di meditazione porta a una momentanea liberazione dalla sofferenza, ma, passato quel momento, tutto ritorna come prima. Solo con la seconda forma, può esserci una liberazione definitiva, a patto però di accettare un distacco totale dall’esistenza.

In realtà le due forme sono due momenti di uno stesso processo di meditazione, che prima cerca un temporaneo sollievo dalle sofferenze della vita e poi cerca come rimedio definitivo una ristrutturazione totale della psiche per affrontare l’esistenza in un modo totalmente diverso.

Archiviata l’ingenua illusione di mettersi al di fuori della vita e di isolarsi in un fortino dove ci sia solo pace, ci si apre ad ogni evenienza, ad ogni elemento esterno o interno, piacevole o spiacevole, e si cerca di conoscere la realtà e i propri processi mentali in modo da modificarli.

Non è detto comunque che le due forme o i due momenti di meditazione siano ordinatamente consecutivi, e molto spesso nella pratica si alternano. In certi momenti si cerca la pace mentale, l’interruzione delle preoccupazioni e in altri momenti si cerca il  senso duraturo delle cose e del sé.

Non c’è da meravigliarsi di questa alternanza. La vita è troppo complicata per essere ordinata in chiari processi di meditazione.

mercoledì 4 maggio 2022

Cogliersi di sorpresa

 

Quando un bambino nasce, non ha nessuna idea di essere un individuo separato. Gli sembra di essere tutto ciò che lo circonda o che tutto ciò che lo circonda sia se stesso. Ha un’esperienza di totalità. Così per esempio non fa una distinzione fra sé e la madre. È un tutt’uno, è fuso insieme. E ce ne vuole di tempo e di educazione perché inizi a sé dall’altro.

È a questa esperienza di fusione che si riferisce Gesù quando dice che, per ottenere il Regno dei cieli, bisogna essere come bambini. Lo dice lui, ma anche altri mistici. Nel taoismo si dice che bisogna tornare a essere “legno grezzo”. Cioè, perdere il senso della propria individualità e recuperare il senso della propria unione col tutto.

Ma non si tratta di una sola sensazione. In fondo, anche se ragioniamo, scopriamo che siamo fatti dello stesso materiale di cui è fatto il cosmo intero.

Alcuni mistici pensano che questa esperienza sia l’illuminazione. L’esperienza di se stessi come illimitati e infiniti, senza confini. Si tratterebbe di un ritorno allo stadio infantile.

Ma il cosmo incomincia con la differenziazione, la divisione e la separazione. Altrimenti sarebbe un tutt’uno senza forma, senza tempo e senza entità distinte.

Non possiamo nemmeno invitare la gente a regredire fino all’Origine indifferenziata. Non sarebbe possibile vivere in questo mondo.

Dunque, l’esperienza di illuminazione è vedere l’Origine unitaria insieme alla differenziazione individuale.

Quando cerco di cogliere me stesso nella mia interezza, è come se cogliessi solo qualche brandello di me, qualcosa di poco consistente, come afferrare un fantasma. E questo capita a ogni livello, fisico e mentale. In senso fisico, riesco a vedere o a toccare solo alcuni parti di me: le mani, i piedi, la pancia, le braccia, le gambe… ma non il didietro e la faccia. Certo posso specchiarmi o fotografarmi, ma non è un’esperienza diretta. Mi manca sempre l’intero. Invidio gli attori che possono rivedersi, ma anche loro recitano solo una parte e non sono veri. E poi un’immagine non è la realtà percepita direttamente.

Insomma non riesco a percepirmi interamente e direttamente, così come mi vede un altro. Del resto, è inevitabile. Se fossi un altro per me stesso, non sarei me stesso!

A livello mentale, è peggio ancora. Colgo qualche elemento del mio io. Ma il tutto, il quadro d’insieme, mi sfugge sempre. Dunque ho qualche immagine di me. Ma non so chi sono. Per me questo è un problema.

Probabilmente questa incapacità è comune a tutti. Però gli altri non sembrano farci caso e vivono lo stesso senza problemi. Non so come facciano. Si sono abituati a essere alienati.

Quando cerco di vedermi, vedo un oggetto, ma il Vedente mi sfugge sempre. Rimane una soggettività che non può  essere ridotta a oggetto.

Come faccio? Qualche volta, mentre parlo, penso o mi muovo, cerco di cogliermi di sorpresa. Ma colgo solo un’immagine, un ricordo, mentre mi sfugge l’insieme.

Così, tra un agguato e l’altro, ho deciso di mettermi tranquillo e di osservarmi o sentirmi. Questa per me è la meditazione. Cogliere o meglio ancora essere l’intero.