venerdì 6 maggio 2022

Due forme di meditazione

 

Esistono varie forme di meditazione, ma una prima distinzione riguarda la possibilità di concentrarsi su un unico oggetto o la possibilità di cogliere il quadro d’insieme, il maggior numero possibile di dati sensoriali o mentali. La prima è una forma di riduzione degli input, la seconda è una forma di espansione.

Nel primo caso, ci si assorbe in uno stato che provoca gioia e tranquillità, secondo livelli che sono sempre più rarefatti. Nel secondo caso, si sviluppa una presa di coscienza dell’insoddisfazione, dell’impermanenza e della insostanzialità di tutte le cose.

La prima forma di meditazione porta a una momentanea liberazione dalla sofferenza, ma, passato quel momento, tutto ritorna come prima. Solo con la seconda forma, può esserci una liberazione definitiva, a patto però di accettare un distacco totale dall’esistenza.

In realtà le due forme sono due momenti di uno stesso processo di meditazione, che prima cerca un temporaneo sollievo dalle sofferenze della vita e poi cerca come rimedio definitivo una ristrutturazione totale della psiche per affrontare l’esistenza in un modo totalmente diverso.

Archiviata l’ingenua illusione di mettersi al di fuori della vita e di isolarsi in un fortino dove ci sia solo pace, ci si apre ad ogni evenienza, ad ogni elemento esterno o interno, piacevole o spiacevole, e si cerca di conoscere la realtà e i propri processi mentali in modo da modificarli.

Non è detto comunque che le due forme o i due momenti di meditazione siano ordinatamente consecutivi, e molto spesso nella pratica si alternano. In certi momenti si cerca la pace mentale, l’interruzione delle preoccupazioni e in altri momenti si cerca il  senso duraturo delle cose e del sé.

Non c’è da meravigliarsi di questa alternanza. La vita è troppo complicata per essere ordinata in chiari processi di meditazione.

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