venerdì 30 novembre 2018

Il successo dell'idea di Dio


Perché tanto successo per le religioni teiste (quelle che credono in un Dio)? Perché sarebbe comodo avere un Essere che ti protegge in cielo. Ma questa protezione spesso non c’è o è solo immaginaria. E, in più, il protettore può frequentemente trasformarsi – come succede nella mafia – in uno sfruttatore che ti assicura la protezione da un pericolo che lui stesso ha creato.
Infine, se cercate un protettore, rinunciate alla vostra autonomia e alla vostra dignità.
Per tutte queste ragioni, le religioni teiste sono religioni della dipendenza, non della liberazione.
Gli uomini vogliono illudersi di avere protettori esterni e così si impediscono di auto-svilupparsi.

giovedì 29 novembre 2018

La difficoltà di comunicare


A volte crediamo di parlare dello stesso argomento. Ma chissà se viviamo nello stesso mondo. Forse ognuno vive in un suo mondo, che non s'incontra mai veramente con quello degli altri. Esiste una famosa storia zen che ce lo ricorda.
C'era un maestro zen che, dovendo andare in città e aspettando un teologo, disse al fratello scemo e privo di un occhio: "Quando arriva il teologo, tu non dire niente. Accoglilo e basta!"
Quando tornò, domandò al teologo: "Ti ha accolto bene mio fratello?" "Benissimo, è un grande saggio. Quando gli ho mostrato un dito indicando l'unità del Buddha, lui me ne ha mostrati due indicando che il Buddha è inseparabile dalla sua dottrina. Allora io gli ho risposto con tre dita indicando che oltre al Buddha e alla dottrina c'è il mondo. E lui mi ha mostrato il pugno chiuso indicando che queste tre cose sono un tutt'uno."
 Il maestro si meravigliò e, quando il teologo ripartì, domandò al fratello: "Ma che cosa è successo fra voi due?" Il fratello rispose: "Lui mi ha mostrato un dito per indicarmi che avevo un occhio solo. Io gli ho mostrato due dita per indicare che lui ne aveva due. Quando però mi ha mostrato tre dita per indicare che insieme avevamo tre occhi, mi sono irritato e gli ho mostrato un pugno per dirgli che, se continuava a sfottermi, gli avrei spaccato la faccia!"

Veder chiaro


C'è sempre qualcosa di paradossale nella meditazione come pratica. Si cerca di raggiungere qualcosa che, più ci sforziamo, più sembra allontanarsi. Qualcosa di imprendibile, come la nostra ombra. Al punto che qualcuno sostiene che la meditazione è impossibile. La mente non può superare se stessa. L'io non può volere l'annullamento di se stesso. La consapevolezza, in quanto soggetto, non può essere trasformata in un oggetto di conoscenza.
Tutto questo è vero, ma, quando ragioniamo così, siamo sempre nell'ambito della consueta razionalità dualistica, mentre la meditazione si situa ad un livello ultra-razionale. Ciò che cerchiamo non è infatti una comprensione intellettuale delle cose ultime, non è un'interpretazione che spieghi tutto, ma un recedere delle pretese mentali. Ecco perché si parla più di un lasciar andare che di un conquistare, più di un distensione che di una concentrazione. Inoltre, quando si tenta una scalata, non è sensato cercare di raggiungere in un colpo solo la cima. Si può invece procedere passo dopo passo, salendo sempre più in alto e godendosi le altezze intermedie.
L'illuminazione è in sostanza un veder chiaro. E ci sono varie gradazioni tra il buio completo e la luce sfolgorante del sole. Anche nella vita pratica un veder più chiaro è sempre un risultato apprezzabile e utile.

mercoledì 28 novembre 2018

Il potere dello sguardo


Potremmo dire che lo scopo della meditazione è la realizzazione di tutto il nostro potenziale, che è nelle nostre mani, non in quelle di qualcun altro. Qui non ci sono salvatori, qui dobbiamo salvarci con le nostre stesse forze. Ma, per farlo, occorre andare oltre il piccolo ego e consolidare il nostro vero sé.
Si tratta prima di un processo di disidentificazione dal piccolo io e poi di un processo di scoperta di un un sé molto più profondo e più potente. Questo sé non ha piccole risorse; è un microcosmo che ha gli stessi poteri che hanno dato vita al macrocosmo.
Conoscere se stessi è conoscere ogni cosa nell’universo. Ciò che è fuori di noi è anche dentro di noi. L’energia che ha creato il mondo è anche l’energia che abbiamo dentro e che possiamo mobilitare.
Lo strumento che abbiamo a disposizione è la consapevolezza interiore. Il mondo e l’io sono ciò di cui siamo consapevoli, e viceversa. Cambiando la nostra consapevolezza, cambiamo il mondo, e viceversa.
In particolare dobbiamo cambiare il rapporto che abbiamo con noi stessi. Non siamo sugheri sballottati dalle onde. E non dobbiamo stare né troppo fuori né troppo dentro. Dobbiamo porci nel punto di passaggio tra fuori e dentro, ma macrocosmo e microcosmo.
Il nostro sguardo consapevole non serve solo a guardare fuori, a riflettere il mondo esteriore, ma anche a trasformarlo. È come se il mondo dovesse passare prima dentro di noi e poi cambiato. Questo è il potere del nostro sguardo. Ma non dobbiamo guardare come guardiamo oggi, come siamo abituati a fare, completamente identificati con un ego limitato e ripetitivo.
Dobbiamo cambiare il rapporto con quell’io. “Non sono io che guardo. Il mio io è lo strumento con cui il mondo guarda e trasforma se stesso. È da come guardiamo che il mondo è.

martedì 27 novembre 2018

La fine delle sofferenze inutili


Non appena si parla di eutanasia, ecco che la Chiesa organizza qualche evento per ribadire la sua contrarietà. E si tratta non della riaffermazione di un principio, ormai ben noto a tutti, ma di un tentativo di interferenza sui governanti italiani. “Guai a voi se legiferate sull’eutanasia!”
Se avessimo un governo di maggior spessore culturale e non tutto schiacciato sui soldi da regalare ai cittadini per essere rieletti alle prossime elezioni, sarebbe ora di rivedere il Concordato, che è un vero abominio. Si regalano miliardi alla Chiesa senza avere nulla in cambio. Così abbiamo un esercito di insegnanti di religione scelti dalla Chiesa ma pagati dallo Stato, un 8 per mille su cui lo Stato non esercita nessun controllo e un’evasione fiscale sugli immobili ecclesiastici che solleva scandalo perfino presso l’Unione Europea che ci invita a incassare quelle tasse.
Siamo pieni di debiti, ma lasciamo perdere i miliardi che la Chiesa ci deve.
Una Chiesa che è continuamente fonte di scandali e che è retta da un Papa che è il più grande bluff degli ultimi decenni. Si era presentato come un riformatore, ma non ha riformato nulla. Anzi si è rivelato un conservatore accanito, difensore perfino di vescovi che hanno protetto o fatto i pedofili. In compenso, le sue interferenze sullo Stato italiano si sono moltiplicate, fino al punto di rinnovare le vecchie battaglia contro aborto, divorzio, contraccezione e appunto eutanasia.
Non è Dio che vuole tutto questo, ma un gruppo di vecchi signori che sono gli ispiratori di ogni autoritarismo italico.
Ogni anno ci sono migliaia di italiani che si suicidano o devono andare all’estero per porre fine alle loro sofferenze, ma tutto questo non interessa né alla Chiesa né allo Stato.

La meditazione come tecnologia della coscienza


Parlando di meditazione, potremmo lasciar perdere le antiche tradizioni e utilizzare l’espressione “tecnologia della coscienza”. Si tratta in sostanza di un’operazione della coscienza con cui si influisce in primo luogo sulla mente stessa e in secondo luogo sull’ambiente esterno. Questo succede, per esempio, quando interveniamo sui nostri stati d’animo e sulla nostra reattività per disattivare sensazioni e reazioni che non ci farebbero bene e che non sarebbero utili. Portando ad esse la luce della consapevolezza, ne eliminiamo la tendenza e l’energia, dirottandola su altri obiettivi.
In tal caso la meditazione si presenta come una specie di psicoterapia - una psicoterapia rivolta a combattere impulsi di odio, di invidia, di possesso e di identificazione negativa. Questo ci fa bene alla salute psico-fisica e allo stress. Ma ben presto la meditazione si sposta nel campo del sé, che non viene più visto come un destino pietrificato cui dobbiamo sottostare, ma come qualcosa da padroneggiare.
Lo scopo è di distaccarci dai luoghi comuni psicologici e sociali e di non venire più dominati in modo assoluto dalla mente abituale. Si affaccia la scoperta che il nostro sé più profondo non si identifica affatto con l’io che è in qualche modo un costrutto artificiale.
Noi possiamo assumere una posizione critica e di osservazione dell’io, con ciò stesso distaccandoci da esso e approdando al sé più profondo.
Questo sé profondo è sì un centro inconscio, ma può diventare anche un centro superconscio. Sta a noi mettere in azione una presa di coscienza che si apra ad una visione più chiara, più nuova della realtà e di noi stessi e soprattutto ad una liberazione dai limiti egoici.

lunedì 26 novembre 2018

Il vuoto della mente


Abbiamo paura del nulla, abbiamo paura del vuoto, abbiamo paura della morte. Ma in realtà abbiamo paura di perdere ciò che ci è familiare e soprattutto il nostro stesso io. Eppure, tutte le notti, quando ci addormentiamo, ci abbandoniamo a questo "nulla" come se fosse qualcosa di molto invitante e piacevole. Ed è così. Non parlo dei sogni, in cui è in funzione ancora la mente che deve sempre produrre immagini e pensieri, ma di quel sonno profondo in cui scompare ogni attività mentale e l'idea stessa del nostro io. Tuttavia, è proprio questo sonno profondo che ci rigenera e ci permette di affrontare la nuova giornata. Se non dormissimo, staremmo male e alla fine moriremmo.
       Abbiamo dunque bisogno, ogni giorno, di almeno un'immersione in questo "nulla"... che ci dà la forza di continuare. Forse il nulla, come diceva Parmenide, non esiste; forse è semplicemente uno stato in cui la mente non funziona e l'ego non appare. A noi sembra nulla, perché, non funzionando la mente e il senso dell'io, non possiamo né ricordarlo né pensarlo. Ma, se è così benefico e rigenerante, è in realtà la fonte dell'essere, ciò che è sempre presente.
       Il problema è che, quando lo cerchiamo, non possiamo trovarlo, proprio perché la mente e l'ego occupano il suo spazio. Non può essere un semplice oggetto di conoscenza, per il semplice fatto che è ciò che ci rende consapevoli, è il soggetto, il Sé.
       Solo il sonno profondo e una meditazione di abbandono, di svuotamento (delle attività mentali) ci avvicinano a questo fondo dell'essere.

domenica 25 novembre 2018

Tensione e meditazione


Noi non ce ne accorgiamo ma perfino contrarre un muscolo è una fatica. Chiudere o aprire una mano, fare un passo, camminare, stare in piedi con addosso la forza di gravità, battere le palpebre, pensare o respirare... tutto ciò comporta uno sforzo. Anche le cose più piacevoli, come mangiare o fare l'amore, sono sforzi. In breve, venire al mondo è uno sforzo, vivere è uno sforzo, morire è uno sforzo. E sforzo è sempre sinonimo di sofferenza.
       La meditazione non deve invece essere una fatica, un fare; ma un mettere fine ad ogni sforzo, uno smettere di fare.
Tuttavia, abituati come siamo a fare sempre qualcosa, a conquistare una meta o a raggiungere un obiettivo, crediamo che anche meditare comporti una qualche fatica, un tendersi o un protendersi verso qualcosa. Niente di più sbagliato.
       L' "azione" coinvolta nella meditazione è piuttosto un lasciar andare, un mollare la presa, un allentare la tensione. E questo ci lascia spiazzati, non rientra nelle nostre abitudini.
Se la vita è un tendersi, la meditazione è un dis-tendersi.

Guerra e pace


Ogni giorno ascoltiamo vuoti appelli alla pace da parte di leader religiosi. I quali si dimenticano che sono proprio loro la causa della peggior intolleranza.
Sono stati fatti studi e si è visto che gli uomini sono per lo più pacifici… finché non arrivano confronti religiosi, politici o nazionalisti. Lì non può esserci nessun accordo e ognuno odia e disprezza gli altri.
Dunque, sono proprio i guerrafondai che predicano la pace.
Abolite le granitiche fedi e  troverete un motivo di meno per promuovere guerre. Esaltate il dubbio e il non-attaccamento e non ci sarà più motivo per combattere.

sabato 24 novembre 2018

L'emancipazione delle donne


A Verona, città dominata dalla destra estrema, i neo-fascisti e i cattolici integralisti si sono trovati insieme a contestare la legge 194 per l’interruzione di gravidanza. E subito si sono levate proteste contro l’aborto e contro le donne. Questo accordo fra totalitari politici e totalitari religiosi ha già dato in vita al fascismo storico, il clerico-fascismo.
Ma le donne devono stare ben attente. Chi contesta l’aborto contesta in realtà l’autonomia della donna, la sua libertà di scelta.
I fascisti e i cattolici hanno sempre utilizzato la lotta contro l’aborto per cancellare l’emancipazione delle donne e riportarle sotto il dominio maschile. E, siccome le donne sono la maggioranza dell’elettorato, hanno nelle loro mani la libertà o la schiavitù di se stesse.

Essere se stessi


Un detto zen recita: “Quando meditate, non cercate di diventare un Buddha”. In effetti, più uno cercherà di diventare un Buddha, meno realizzerà la propria autentica natura. Magari diventerà un seguace, un discepolo, un credente, un monaco, un buddhista… ma mai se stesso.
Noi cerchiamo la sicurezza intruppandoci in qualche religione o in qualche setta. Ma resta il fatto che il risveglio spirituale consiste proprio nella liberazione da ogni tutela.

venerdì 23 novembre 2018

Il nostro compito


È evidente che noi non siamo il prodotto di noi stessi, ma di una molteplicità di cause che ci preesistono. Ci troviamo quindi su un veicolo che non sappiamo dove sia diretto.
Il nostro compito è proprio quello di renderci conto di questa situazione e di imparare a guidare prendendo in mano, per quanto possibile, il nostro destino.
Se lasciamo fare al caso o a gli dei, non è detto che facciano i nostri interessi.

Il nostro destino


Karma significa semplicemente che tutte le cose sono condizionate da cose passate, secondo la legge di causa ed effetto. Tutti noi nasciamo e ci muoviamo a seguito di queste cause. Noi siamo l’effetto dell’incontro dei nostri genitori, che erano l’effetto dell’incontro dei loro genitori e così via fino alla notte dei tempi.
Ma anche noi ci muoviamo e produciamo determinati effetti, per noi e per gli altri. Ci troviamo insomma in un gigantesco campo di interrelazioni, dove ogni azione produce reazioni.
Di solito non riusciamo a capire tutte le cause e tutti gli effetti di ciò che facciamo. Ma resta il fatto che non ci troviamo di fronte ad un destino immutabile e che con una nostra decisione possiamo cambiare il nostro futuro.
Anche se la legge del karma è fissa, è in realtà una legge di trasformazione su cui tutti possono incidere, inconsapevolmente o consapevolmente. Se siamo inconsapevoli, siamo come biglie nel gioco del biliardo. Se ci manteniamo consapevoli, anche noi possiamo fare il nostro gioco.
Forse all’inizio il nostro destino può essere scritto da un Dio o dal caso. Ma, comunque sia, può essere riscritto da noi stessi.

giovedì 22 novembre 2018

Difesa della vita


Nel Napoletano, un ginecologo obiettore di coscienza è stato licenziato perché si è rifiutato di curare una paziente giunta in pericolo di vita per un aborto spontaneo.
Mi colpiscono sempre questi obiettori di coscienza che, difendono ad ogni costo la vita dei feti, ma non quella delle madri.
È uno strano modo di difendere la vita, inculcato loro da un’aberrante concezione religiosa.
Le convinzioni religiose possono fare più morti di tante altre convinzioni. Pensiamo alle uccisioni e alle persecuzioni contro gli omosessuali.

La protezione divina


Leggo questa notizia su Google News: “Missionario parte per convertire una tribù al cristianesimo, ucciso da una pioggia di frecce”. Prima di partire per le Isole Andamane, l’ingenuo missionario americano aveva confidato a un sacerdote: “Gesù ci ha dato la forza di addentrarci anche nelle zone più impenetrabili della Terra”.
Può darsi. Ma non ci ha dato la forza di uscirne vivi.
Questo dimostra che non è il caso di fidarci dei nostri dei. Tutti gli dei sono creazioni della nostra mente.
Piuttosto, studiamo il potere proiettivo della mente stessa.

Il problema del buddhismo


Qualcuno non considera il buddhismo una religione perché non c’è una figura divina e non c’è la solita sopravvalutazione della fede. Inoltre c’è un invito continuo alla ricerca e all’impegno personali.
Ma il bisogno degli uomini di avere un Dio ha trasformato, presso tanti buddhisti, il Buddha stesso in un Dio. Ecco perché anche il buddhismo è fallito.
È difficile resistere alla tentazione di trovare un Essere divino che ci esima da uno sforzo individuale. Le religioni servono proprio a renderci irresponsabili. Per questo hanno successo.

La fede come viltà della ragione


La fede può essere una forma di viltà, se ti metti a credere in Dio perché hai paura della vita e della morte. Perlomeno si tratta di un meccanismo di difesa psicologica.
Non riesci a vivere guardando coraggiosamente l’abisso.
In realtà non credi. Vuoi credere perché sei terrorizzato, perché vuoi ad ogni costo un senso… più o meno inventato.

mercoledì 21 novembre 2018

La verità come sentimento


La verità non può essere né un concetto né un algoritmo. Ma una scoperta accompagnata da un’emozione.
Ecco perché né la logica né i computer ci arriveranno mai.

L'erede delle cose divine


Questo titolo di un’opera scritta dall’ebreo Filone di Alessandria (20 a.C.-50 d.C. ca) ci dice che l’uomo, figlio di Dio, ne deve diventare l’erede.
Ma, per diventarne l’erede, dovrebbe possedere gli stessi poteri. Ed è troppo presto. Aspettiamo un po'.

L'odio verso Dio


In alcuni, la rabbia verso Dio nasce dalla sua inesistenza. Infatti, quando non c’è nessuno con cui prendersela per le storture del mondo, rischiamo di prendercela con gli altri uomini o con noi stessi. Diventiamo autolesionisti.

La reputazione di Dio


Il mondo è talmente feroce, brutale e indifferente che è impossibile affermare che sia stato creato da un Dio buono, addirittura amorevole e paterno.
La cosa è talmente evidente che hanno dovuto inventare la storia del peccato originale e della caduta dal Paradiso terrestre. Una favola che vorrebbe spiegare un’altra favola.
Che cosa non s’inventa per salvare la reputazione di Dio!

L'anima evolutiva


Dobbiamo pensare all’anima o al Sé non come a qualcosa di fisso, ma a qualcosa che cambia e si evolve. Che gusto ci sarebbe ad essere sempre se stessi, ad essere sempre in un modo?
Sarebbe un ripetere sempre le stesse cose... Un incubo, non una liberazione.

martedì 20 novembre 2018

Il valore della vita


Il valore della vita non è dato dal fatto in sé di essere vivi, ma dal fatto che si tratta di un punto di passaggio, di un ponte, di un’occasione per passare oltre. Stesso ragionamento per il sé, che non vale in quanto ego, ma in quanto strumento di passaggio e trampolino di lancio.
Esattamente come l’infanzia, che non ha un valore in sé ma in quanto fase evolutiva che porta ad altro. Se rimanessimo sempre bambini, non andremmo molto lontano.
La verità è che a una certa età siamo tutti solo lontani parenti di quelli che fummo nell’infanzia. Molte cose sono cambiate e superate e, se anche potessimo vivere altri cento anni, ci ritroveremmo nella condizione dei reincarnati che si sono dimenticati le esistenze precedenti. Anche la cosiddetta anima sarebbe quasi del tutto cambiata.
Ed è quello che avviene nella realtà. Chi si ricorda di essere già vissuto e di essere stato pesce, anfibio, pianta o animale?
Questo per dire che ci troviamo sempre in uno stato di transizione e che sarebbe ingenuo sperare di rendere eterno ciò che è transitorio. Il tramontare è il nostro destino.

L'utopia di Beppe Grillo


Leggevo un articolo del blog di Beppe Grillo, scritto da Michael Laitman sulla sua visione utopica, secondo cui “la motivazione a contribuire alla società dovrebbe cambiare, da una motivazione monetaria a una motivazione puramente prosociale e pro-connettiva: quella in cui ci eleviamo al di sopra delle nostre tendenze egoistiche, pensando, connettendo, a beneficio degli altri membri della società. Ciò servirebbe da fonte di costante motivazione, incoraggiamento e, in definitiva, aprirebbe la strada a una società di individui uniti, felici e sicuri.
Lo strumento con cui si realizzerebbe questo bel programma dovrebbe essere, da una parte, il famoso reddito di base universale, e, dall’altra parte, un collegamento ad una rete in cui tutti dovrebbero liberamente esprimersi. “Immaginate che esista un servizio online, una piattaforma, se volete un social network, in cui tutte le mattine le persone si connettono e discutono tra loro. Dopo aver terminato la discussione, alcune persone vanno a lavorare, altre rimangono nella rete per partecipare ad altre attività, siano esse discussioni, lezioni o corsi per approfondire la loro conoscenza della natura, lo sviluppo umano, la psicologia o per migliorare le abilità di vita, le relazioni , genitorialità o salute, finanza personale, gestione del tempo o partecipazione a gruppi per supportare una vasta gamma di interessi e situazioni di vita.”
       Ma, secondo voi, basterebbero strumenti così semplici per eliminare egoismo, gelosia, invidia, arrivismo e competitività? Basterebbe avere un reddito minimo e partecipare a discussioni in rete?
È lecito sognare una società del genere. Ma bisogna essere molto ingenui per pensare che possa funzionare, senza che si estirpino le tendenze, profondamente connaturate, a essere superiori agli altri, ad avere di più, a vedere nemici e concorrenti dappertutto. Ci ha provato il cristianesimo, ci ha provato il comunismo, e tutti sono falliti.
L’egoismo umano è invincibile, anche perché è legato ad una mancata presa di coscienza e all’incapacità di vedere se stessi. Ci vuole ben altro per cambiare profondamente l’animo umano.

lunedì 19 novembre 2018

Il silenzio meditativo


Il silenzio meditativo non è soltanto un non parlare, come fanno certi monaci. Ma un far tacere l'intero complesso della mente, un lasciar cadere il tentativo di comprendere (cum-prendere) con il linguaggio limitato ciò che è incondizionato o semplicemente ciò che non è razionale. Infatti, poiché la parte non può comprendere il tutto, la parola, il pensiero e la ragione non possono comprendere ciò di cui sono solo una minima parte.
       All'origine di tutto ci si avvicina meglio nel silenzio meditativo, che è più un'apertura, un lasciar andare tutti gli strumenti condizionati della conoscenza.
       D'altra parte, le cose fondamentali dell'esistenza non sono comprensibili intellettualmente. Nessuna sa "dire" che cosa sia la vita, l'amore, l'angoscia o la morte. Sono esperienze che tutti facciamo ma che non possono essere comprese intellettualmente. Ecco perché è meglio lasciarla cadere, piuttosto che dare definizioni da catechismo infantile.
       Solo nel silenzio della mente, possiamo ottenere, per quanto possibile, squarci di una verità superiore.

Il paradosso della meditazione


La meditazione è sempre paradossale. Si usa la mente per liberarsi della mente. Si usa l'ego per liberarsi dell'ego.
In apparenza è impossibile. L'ego non rinuncerà mai al proprio controllo e alla propria opera di falsificazione/interpretazione del reale. La mente non potrà mai uscire da se stessa. Anzi, ad ogni sforzo si fortificherà sempre di più.
       Ma allora le tecniche non servono a nulla? Sono soltanto una specie di tranquillante naturale?
       Il problema è che più ci si sforza, più ci si concentra, più ci si impegna, più si tenta di raggiungere una meta... più si arroventa l'attività mentale e più si arrocca l'ego. E, quindi, ottenere uno stato di calma e di tranquillità è un esercizio propedeutico necessario.
       Lasciare andare la propria avidità egoica, avidità di essere un io, è uno strumento utile proprio ai fini di una visione non mentale, non egocentrica, non diretta dall'ego. In un certo senso non si può "fare" meditazione. La meditazione avviene da sola, si fa da sé... quando si lascia andare il controllo della mente.

domenica 18 novembre 2018

Il Testimone


E' difficile per chi ama, odia, è arrabbiato, è in ansia, ha paura, ecc., è difficile proprio in quel momento riconoscere che lui non è quei sentimenti. Io sono i miei sentimenti, io sono le mie emozioni, io sono i miei pensieri - dirà con convinzione. Eppure, se si calma un po', se mette la mente in riposo, e si guarda agire e reagire, incomincerà a vedersi con distacco, a mettere una certa distanza fra sé e quell'ego che strepita - e capire che il suo vero sé è altrove.
       Quando si è in uno stato di pace (per quanto temporanea), si può vedere lo spazio che s'interpone tra il sé e l'ego frenetico, sempre attivo, sempre pensante, sempre emotivo, tra il centro calmo del proprio essere e la periferia agitata.
       Lì la meditazione. Lì il testimone.
       Per questo in fondo siamo al mondo: per essere testimoni dell'essere.

Risvegli


Non esiste solo il risveglio in campo spirituale, in cui si aprono gli occhi sulla realtà scoprendo che siamo soli, ma che comunque abbiamo tutti la stessa origine e un destino comune; esistono anche risvegli in altri campi, come in quello psicologico, sentimentale, lavorativo o politico: in quest'ultimo caso scopriamo per esempio che da troppi anni siano governati male, che la corruzione dilaga, che la povertà aumenta, che lo Stato sociale viene smantellato e che i politici cui avevamo dato fiducia ci hanno traditi. Anche questa è una forma di risveglio, un'apertura degli occhi.
        Scopriamo che pochi pensano al bene pubblico e molti al bene personale.
       Tutti diventeremo prima o poi illuminati, ma capire da subito le cose - anziché aspettare anni o vite - è la capacità di pochi.
       In tutti i campi è possibile svegliarsi e comprendere. Però non ci si sveglia per un caso fortunato. Ci si sveglia dopo un lavoro più o meno lungo della consapevolezza. Altrimenti si ritorna nel sonno.

sabato 17 novembre 2018

Chi ci induce in tentazione


Periodicamente la Chiesa cerca di imbellettare l’immagine di Dio attribuendogli ogni virtù e cancellando ogni difetto. Adesso tocca al “Padre nostro” e alla sua frase “non ci indurre in tentazione”. Quante volte le parole di Gesù sono state ritradotte e falsificate?
Noi però continuiamo a vedere una natura dominata da feroci leggi di sopravvivenza, di selezione e di riproduzione. Non c’è niente di morale nella legge che impone ad ogni essere vivente di uccidere altri esseri viventi per nutrirsi. Anche Gesù mangiava pesci. Avete mai visto il leone che sbrana ancora viva la gazzella? Be’, questa è una legge divina. Anche noi la seguiamo, perché non possiamo farne a meno. Che cosa c’è di più violento e feroce?
Si dirà che la natura non è Dio. Ma noi abbiamo un unico modo per conoscere l’Architetto cosmico: esaminare le sue costruzioni. E le sue costruzioni sono piene di difetti, selvagge e crudeli. “Indurci in tentazione” è semplicemente il meccanismo con cui questo Dio/Natura ci fa avanzare.
Perciò smettiamo di edulcorare la realtà. Non saranno le belle parole a nascondere la verità della sofferenza cosmica.
Dio può essere cattivo, molto cattivo.

Lavare la mente


A primavera facciamo le pulizie della casa per togliere lo sporco e il superfluo. Ma sarebbe il caso di lavarci anche la mente, ripulirla della polvere accumulatasi nel tempo, svuotare gli angoli più bui ed eliminare certe vecchie abitudini, certi modi di pensare o certi schemi reattivi. Questo è l'autolavaggio che si può fare con la meditazione, che è in tal senso l'ecologia della mente.
       Ciò che invece va respinto fermamente è il lavaggio del cervello che ci viene fatto continuamente dalla pubblicità, commerciale e politica. Quanti neuroni del nostro cervello vengono impegnati e sprecati per immagazzinare dati che un esercito di “condizionatori” invia alla nostra mente.
       Decondizioniamoci dunque smettendo di assorbire gli inviti a comprare questo o quel prodotto, questo o quel politico. Opponiamoci. Ripuliamoci la mente stando fermi a fare un po' di vuoto. E, poi, ripulita la mente, pensiamo con la nostra testa, in silenzio. Vedremo tutto molto più chiaro.

venerdì 16 novembre 2018

La meditazione di disidentificazione


Ognuno crede di essere qualcuno che in realtà non è. Si tratta di un fenomeno di identificazione, per cui si forma il nostro ego. La nostra mente infatti ripete sempre certi schemi, certi meccanismi, che ci danno l'impressione di essere quell'io.
       L'ego è costituito proprio da queste ricorrenti formazioni mentali, psicologiche ed emozionali.
       Ma dietro questo ego ce n'è un altro che osserva e che è consapevole - il Testimone, l'io sono.
       L'io sono, la consapevolezza, non si identifica più con l'ego condizionato e ripetitivo; e viene fuori quando si calma l'attività mentale ed emotiva.
       Cartesio diceva: penso dunque sono. Noi diciamo: penso dunque sono qualcun altro. Io non sono tanto colui che pensa o che è pensato quanto colui che è consapevole di pensare. Pensare non è essere.
       Se ci identificassimo solo con la mente che pensa non sapremmo neppure di essere. Colui che dice "io sono" non è l'ego empirico, ma il Testimone, la consapevolezza.
       Dunque, questa meditazione di disidentificazione è la base per scoprire l'essere al di là della mente.

Altruismo ed egoismo


Fare del bene fa bene... Già Aristotele aveva affermato che la virtù è premio a se stessa perché ci rende felici. Oggi la scienza ha scoperto che quando siamo altruisti attiviamo aree del cervello che rilasciano dopamina, procurando benessere.
       L'altruismo rientra dunque nell'egoismo.
       Solo quando si diventa consapevoli di questo intero meccanismo, si può parlare di vero altruismo. Lo sapranno i ricchi che fanno beneficenza?
       Non c'è vero altruismo senza consapevolezza.
       Senza consapevolezza non si esce dai condizionamenti animali.

giovedì 15 novembre 2018

Accendere la luce


L'uomo è un animale malato, diceva Nietzsche; e noi aggiungiamo: malato di mente. Pensiamo che solo in Europa abbiamo combattuto gli uni contro gli altri per secoli e che solo nel Novecento abbiamo scatenato due guerre mondiali. Nella prima, milioni di uomini sono morti per spostare un trincea di qualche metro. Nella seconda abbiamo assistito all'esplosione del nazismo, del fascismo, del razzismo e del comunismo, anche qui con milioni di vittime. E che cosa è successo poco tempo fa nella ex Jugoslavia? Una follia. E lasciamo perdere quel che avviene in Africa, in Sud America e nei paesi arabi.
       Descritto dall'esterno l'uomo appare dominato da una malattia mentale che lo porta a uccidere chi appartiene ad un altro gruppo, chi si comporta o semplicemente chi la pensa diversamente. Una specie di sindrome paranoica che proietta nell'altro il nemico "mortale". Ancora oggi nelle nostre democrazie ci sono partiti che hanno per fondamento l'identità etnica e che incitano all'odio per l'immigrato, per il diverso, per chi ha un'altra religione, per chi la pelle di un colore diverso o per chi abita un po' più in là,
       Alla base di questa follia c'è la convinzione che l'altro possa minare la nostra identità, il nostro ego... un ego che comprende solo qualche familiare e qualche amico, ma che, al di là di questi stretti confini, vede subito nemici.
       Qualche illuminato ha cercato di portare un po' di luce nelle menti ottenebrate di questa razza di scimmie, ma ancora una volta la ricerca della luce è stata interpretata come una guerra contro le tenebre. La luce contro le tenebre.
       Non è così. Le tenebre si scacciano accendendo la luce, non combattendo il buio.
       Il nemico non è fuori, è dentro. E non lo si può vincere combattendo un nemico esterno.
       In tutto questo, è evidente il feroce retaggio animale, la mancanza di consapevolezza. Ma è difficile portare un po' di luce senza scatenare qualche nuova crociata. Le religioni hanno tentato di far qualcosa, ma subito si sono trasformate in ideologie armate, disposte a combattersi anche con le armi. Vedi i terroristi, i fondamentalisti...
       Il punto è che ognuno deve convincere se stesso, deve scacciare le tenebre da se stesso, deve liberarsi da solo della propria follia. Non c'è una pillola per diventare saggi. Non c'è un farmaco per diventare consapevoli.
       Non si può diventare consapevoli in massa. Ognuno deve farlo da solo.
       Lo sviluppo della consapevolezza è l'unica spiritualità. Tutto il resto è una vernice con cui un ego paranoico dipinge se stesso in termini di superiorità. Intorno a noi vediamo individui che ammantano di nobili parole le loro ignobili intenzioni. Gridano, parlano, fanno comizi, pontificano, sono sempre in televisione, ma non hanno un attimo di auto-coscienza, non riescono a vedere se stessi.
       La consapevolezza si accende solo se ci si guarda, se si fa un passo indietro per contemplare se stessi, la propria mente e i propri comportamenti. Non in altri modi, non parlando, non pregando, non discutendo. Ma guardando se stessi e staccandosi dal proprio ego. Solo così, in questo distacco mentale, si crea un attimo di interruzione, una fessura, da cui può irrompere un po’ di luce.



mercoledì 14 novembre 2018

Il volto non mente


La meditazione serve ad ottenere un maggior grado di sensibilità e di attenzione. E questo è utile, tra l'altro, a capire meglio le persone.
       Osservate con attenzione i volti, i corpi, i gesti e le voci delle persone che vi stanno davanti. E ricordatevi che ognuno ha inscritto nella propria espressione fisica ciò che è. Riuscire a leggere i caratteri è una questione di sensibilità. Ma la sensibilità si affina.
       Di solito, nei rapporti sociali, le persone parlano tanto non per comunicare, ma per nascondersi. Così accade ai nostri politici logorroici. Che istupidiscono gli ascoltatori con fiumi di parole e con le loro tecniche di propaganda.
       Ma la sostanza di quello che sono è scritta sulle loro facce. Smettete per un po' di ascoltare le parole e concentratevi sui volti. Guardate quella persone nel silenzio della vostra mente. Scoprite la loro iprocrisia, il loro egocentrismo,  la loro avidità personale, il fatto di concepire la politica solo come un mezzo per arricchire se stessi o per acquisire potere. Li vorreste come amici? Affidereste loro i vostri risparmi?
       Osservate bene quei volti, quei gesti, quei corpi, quegli atteggiamenti . E non votate per chi ha un'espressione falsa, per chi si incipria o s'imbelletta, per chi cerca di passare per ciò che non è.
       Se i cittadini meditassero, se affinassero di più la sensibilità, non sceglierebbero politici che hanno dipinta sul volto la loro intima bruttezza. E noi non saremmo costretti a subire le loro azioni.
       Se siamo ridotti così male, il motivo sta nella nostra incapacità a riconoscere le persone, a smascherare le loro bugie.
       Il volto però non può mentire.


Chi ci mangia la vita


Prima era sui cartelloni. Poi è entrata nei cinema. Poi è dilagata in televisione. E ora è anche in internet – non potete guardare un video senza dover perder tempo a vedere pubblicità.
Se fate un po’ di conti, quanto tempo della vita perdete a guardare immagini inutili e ripetitive? Cosa rimane per voi stessi, per sviluppare voi stessi?
Se aggiungete il tempo perso per operazioni burocratiche, per fare file, per occuparvi di doveri che non vi interessano, per ascoltare chiacchiere inutili, per leggere stupidaggini, per svolgere lavori che vi annoiano… che cosa rimane per vivere in modo autentico?
Ben poco. Potete dire quel che volete, ma resta il fatto che sono troppe le attività che ci mangiano la vita perché vogliono venderci qualcosa o convincerci di qualcosa.
Ritagliarsi del tempo per noi stessi è sempre difficile ed è un atto di vera ribellione in una società che vuole da noi comportamenti conformisti.
Meditate per ribellarvi, per essere voi stessi, non ciò che vogliono gli altri.

martedì 13 novembre 2018

Iniziare a meditare


Ormai la meditazione viene studiata nelle università e nei centri di ricerca, che sono interessati a sapere che cosa succede nella mente e nel cervello dei meditanti. E tutti concordano su alcuni punti. La meditazione aumenta la concentrazione, riduce il dolore, diminuisce l’ansia, fortifica le difese immunitarie, attiva capacità di auto-guarigione, rende più creativi, rafforza l’empatia e la positività e accresce le onde alfa nel cervello, che sono più frequenti negli stati di dormiveglia e nel bambino allo stadio fetale – tutti stati in cui i neuroni attivano i processi di memorizzazione e in cui vengono stimolati gli ormoni, le endorfine antidolorifiche, la melatonina e le molecole anti-infiammatorie... Meditare significa dunque rigenerare corpo e mente
       Le onde prodotte dal cervello vengono già oggi utilizzate per comandare computer ed altri apparecchi elettronici; e non è lontano il giorno in cui certe operazioni saranno compiute solo con la forza della mente.

L’allenamento a meditare migliora la nostra capacità di controllare in maniera sana le emozioni disturbanti, in particolare porta a reprimere l’impulso a reagire a stimoli emotivi molto intensi e negativi. Quando infatti siamo investiti da simili emozioni, nel nostro organismo si scatena una vera e propria tempesta bio-chimica, che libera sostanze negative – sostanze che irritano, infiammano o deprimono – e che aumenta la pressione e le contrazioni muscolari.
Nella meditazione cerchiamo di compiere il percorso contrario. Rilasciare, rilassare, lasciar andare, riportare la calma fisica e mentale, abbassare i livelli di ormoni negativi, ridurre i toni e le contrazioni.
Per meditare ad uno stadio iniziale basta sedersi su una sedia o su una poltrona e percepire i muscoli contratti (dalle spalle al collo, dalla schiena alle braccia, dalle gambe alla faccia). Poi bisogna lasciar andare la solita attività mentale. Concentrarsi piuttosto sulle sensazioni fisiche del rilassamento del corpo. Socchiudere o chiudere gli occhi. Osservate il respiro senza cercare di cambiarne il ritmo. Rendersi sempre più consapevoli dello stato di quiete in cui si sta scendendo.
In questo stato ecco che aumentano le onde alfa, indice di benessere.
La meditazione, se attuata quotidianamente, porta dunque ad un miglioramento della salute fisica, psichica  e spirituale.
       Nel nostro mondo frenetico, nelle nostre esistenze iperattive, nel caos in cui viviamo, non c'è che la meditazione per riportare un po' di calma e per farci comprendere chi siamo e che cosa facciamo, per uscire dalla confusione e ritrovare la lucidità, per ricuperare il nostro equilibrio naturale, la nostra essenza, la nostra natura originale... noi stessi.



lunedì 12 novembre 2018

Religioni di massa e destino individuale


La gente crede che basti essere in tanti a credere a qualcosa perché questa cosa sia vera. Si guardano nelle chiese, si contano e si confortano della presenza degli altri.
       Ma le cose non stanno così. Una cosa, solo perché è creduta da tanti, non è vera. Anche se fossero la maggioranza. Non era la maggioranza quella che inneggiava a Hitler o a Mussolini? Eppure si sbagliavano tutti.
        Così è per le religioni: non basta essere in molti a credere in Gesù, in Maometto, in Mosè o in Krishna Non basta per rendere veri i loro messaggi - che d'altronde si escludono a vicenda.
       Così è certo che milioni di persone credono a fedi sbagliate. Quali saranno?
       In realtà questo mondo è un specie di stazione dove molte persone si incontrano per qualche momento. Ma poi ognuna prenderà una destinazione diversa. Questo è il punto. Il destino è individuale, l'anima è individuale.
       Siamo come legnetti - dice il Ramayana - che s'incontrano e si uniscono nel vasto oceano. Ma poi le correnti e le onde ci allontaneranno di nuovo.
Ciò che credi non è ciò che credono le masse. Nessuno crede o non crede nello stesso Dio. Così come ognuno ha la propria esperienza delle cose.
       La vera spiritualità non ha niente a che fare con le fedi di massa. Ognuno se la crea con i propri pensieri e i propri atti. E alla fine ognuno prenderà la propria strada, personale, individuale.
       Non c'è un ritorno al Padre. Sarebbe un tornare indietro, una regressione. C'è un andare avanti, verso nuove stazioni...


domenica 11 novembre 2018

Religioni della gioia


Ricordiamoci che non esistono solo religioni che esaltano il potere redentore della sofferenza, ma che esistono anche religioni che esaltano il potere redentore e illuminante della gioia.
       Nel tantra per esempio troviamo il seguente esercizio: "Quando provi il piacere dell'orgasmo, realizza che quel piacere è la beatitudine divina. Hai trasceso ogni pensiero e ti sei svuotato. Tu sei il dio e lei è la dea. E la beatitudine nasce dall'unione degli opposti". E ancora: "Guarda con amore la persona che ami. Rimani fermo in quell'amore. Lì c'è la luce".
       Similmente in una Upanishad troviamo il seguente paragone: "Come tra le braccia della donna amata un uomo non si ricorda più né del mondo interiore né del mondo esteriore, così il tuo spirito, abbracciato dallo Spirito universale, non pensa più né al mondo esteriore né al mondo esteriore, e trova la condizione beata in cui ogni desiderio è colmato, in cui non ci sono più né ansie né dolori".
       Come si vede, siamo lontani mille miglia dalla concezione penitenziale e repressiva di tante religioni, e si dichiara chiaramente che la gioia, il piacere e l'estasi avvicinano al Divino.
       In effetti è molto più facile percepire la trascendenza quando si è gioiosi e felici che quando si soffre e si è disperati. La grande sofferenza abbruttisce anche lo spirito.
      

sabato 10 novembre 2018

Ascoltare con lo spirito


La mente è ciò che inquadra, seleziona, interpreta, divide e contrappone. Lo spirito è il nostro stesso essere, una specie di apertura senza lenti deformanti.
Ecco perché il saggio cinese Chuang-tzu dice: “Non ascoltate con la mente, ascoltate con lo spirito”.
È quello che nel taoismo si chiama il “digiuno della mente”.

Battesimo


Nel cristianesimo il battesimo è un po’ come la marchiatura del bestiame. Come dire: “Questo è mio, questo fa parte della mia setta e non di altre”. Ma, soprattutto, non si lascia nessuna scelta, non si chiede il parere dell’interessato.
Con lo stesso criterio, nel giudaismo si applica la circoncisione. E, quanto all’Islam, provate a uscirne e vedrete che cosa succede…
Queste tre religioni, che nascono da una stessa cultura e mentalità, non vogliono lasciare nessuna libertà di scelta. Vogliono marchiare il bestiame prima che possa ragionare e scegliere. Ecco perché piacciono tanto a fascisti, fanatici, bigotti e totalitari vari.
Marchi di appartenenza.

venerdì 9 novembre 2018

Tantra: al di là della mente


Tantra: al di là della mente
Ecco alcune tecniche di realizzazione istantanea tratte dal Vijnanabhairava Tantra, un testo che dovrebbe essere a lungo meditato. Come si nota, anche atti comuni della vita quotidiana possono portare alla realizzazione o comunque introdurre un po' di luce:
1. Nel momento in cui l'inspirazione è cessata e l'espirazione non è ancora incominciata (o viceversa), lì, in quel vuoto, c'è lo stato onnicomprensivo.
2. Ponendo l'attenzione fra le sopracciglia, al centro della fronte, senti come l'essenza del respiro riempia il tuo corpo intero. Tu sei quell'essenza luminosa.
3. Sdraiati come se fossi morto. Immagina di essere morto. Non vedi, non senti...ma che cosa sei? Percepisci il tuo essere puro.
4. Nel momento in cui sei travolto dall'ira o da un altro sentimento estremo, sii consapevole di esso. E rimani così nella consapevolezza originale.
5. Guarda senza battere ciglio. Non ti concentrare su niente in particolare. In quel vuoto c'è la consapevolezza originale.
6. Cerca di essere cosciente mentre sogni. In fondo anche l'esistenza è una forma di sogno. Come fare? Prima di addormentarti datti l'ordine di essere cosciente durante il sogno, ripetutamente.
7. Mettiti su un letto o su una poltrona, e immagina di essere senza peso, al di là della mente. In quel momento, tu come individuo non ci sei più. Ma sei tutto.
8. Fissa l'attenzione all'interno del cranio, chiudi gli occhi e osserva il tuo essere interiore - che è la tua vera natura. Sii totalmente presente in quell'istante.
9. Mentre vieni accarezzato, penetra nel carezzare come nella vita eterna.
10. Poni l'attenzione nella spina dorsale in cui scorre e si diparte la tua energia che è l'energia cosmica. L'energia interiore è l'energia esteriore.
11. Nella testa blocca le aperture dei cinque sensi con le mani (occhi, orecchi, ecc.) e percepisci il punto luminoso tra le sopracciglia. Poi dissolvilo a poco a poco, e rimani vuoto. Quel vuoto è l'energia al di là dei sensi.
12. Concentrati prima sul suono Om (o su qualunque altro suono) e poi, quando cessa la sua vibrazione, sul vuoto che ne segue. Quel vuoto è la pienezza fondamentale.
13. Medita sull'energia del tuo corpo che si estende all'intero universo - che è l'intero universo.
14. Concentrati intensamente sull'idea che l'universo sia pura energia. E tu stesso ne sei parte.
15. Concentrati sull'intervallo che intercorre tra un pensiero e l'altro. In quel vuoto il tutto.
16. Quando provi il piacere dell'orgasmo, realizza che quel piacere è la beatitudine divina. Hai trasceso ogni pensiero e ti sei svuotato. Tu sei il dio e lei è la dea. E la beatitudine nasce dall'unione degli opposti.
17. Medita sul momento immediatamente precedente e sul momento immediatamente seguente un qualunque suono. In quel vuoto, la pienezza del tutto.
18. Considera la tua pelle come un confine. Poi dissolvi il confine e diventa il tutto.
19. Medita sul vuoto di un vaso. Poi dissolvi il vaso e identificati con il vuoto - che è la pienezza incondizionata.
20. Immagina che l'universo sia una conchiglia vuota in cui la tua mente opera all'infinito; poi dissolvi la mente e realizza.
21. Medita in un luogo infinitamente spazioso, privo di alberi, di colli, di abitazioni o di mura. In quello spazio vuoto, la fine delle pressioni mentali.
22. Medita sul conoscere e sul non conoscere, sull'esistere e sul non esistere; poi abbandinali entrambi e cogli lo splendore del reale.
23. Guarda con amore la persona che ami. Rimani fermo in quell'amore. Lì c'è la luce.
24. Percepisci il cosmo come vita essenziata di consapevolezza. Quello tu sei.
25. Mentre fai l'amore, non voler raggiungere la fine. Rimani in quella gioia che è la beatitudine originale.
26. Quando mangi o bevi, diventa quel sapore. Lì è la gioia.
27. Prima di addormentarti, quando la veglia è svanita e il sonno non è ancora giunto, realizza.
28. Quando contempli il cielo infinitamente limpido, entra completamente in quella limpidezza.
29. In un veicolo, oscillando ritmicamente, sperimenta il movimento. Poi, fermando il veicolo, arresta la mente.
30. In una notte senza luna, penetra nelle tenebre. Lì, in quelle tenebre, realizza il vuoto cosmico.
31. Non appena avverti l'impulso a fare qualcosa, fermati. Lì, in quell'impulso, l'energia originale.
32. Le forme separano, i pensieri separano, i sentimenti separano. Tu trascendi ogni atto di separazione. Sii infinito.
33. Quando un desiderio sorge in te, non soddisfarlo ma rimani con esso. Osservalo. Poi abbandonalo di colpo. E realizza la natura originaria.
 
34. Quando la tua volontà, la tua coscienza e la tua conoscenza non sono ancora  nate, tu chi sei? Realizza l'essenza di ciò che sei. E dissolviti nella beatitudine.
35. Guarda il mondo come una visione, un sogno, un gioco di prestigio o un quadro. In quel momento sperimenta la gioia di essere libero dall'illusione delle apparenze.
36. Distaccati dal tuo piccolo ego. Pensa: "Io sono dappertutto". E realizza la beatitudine di non avere limiti.
37. Scopri che la coscienza che hai delle cose non è soltanto tua, ma di tutti gli esseri. Senti la coscienza di ciascuno come la tua stessa coscienza. Per questo sei parte del tutto, anzi il tutto.
38. Stando sul ciglio di un abisso, concentrati sul vuoto. Sii quel vuoto. E dissolvi la mente.
39. Concentrandoti sul nulla, fa' in modo che anche il tuo ego perda i suoi confini.
40. Non soffermare la tua attenzione né sul piacere né sul dolore, ma tra l'uno e l'altro.
41. Quando sei afferrato da un sentimento o da un desiderio estremo (paura, ira, cupidigia, invidia, arroganza, ecc.), rimani imperturbabile. In quell'assenza di perturbazioni c'è la gioia.
42. Ciò che è inconoscibile, ciò che è impercepibile, ciò che è vuoto, ciò che è al di là dell'esistenza, tutto questo è il divino.
43. Quando provi simpatia o antipatia verso qualcuno, non riversare il sentimento su quella persona, ma resta equilibrato. Nel mezzo sta la trascendenza.
44. La gente comune giudica le cose pure o impure. Tu non giudicare niente puro o impuro. Trascendi la dualità. E consegui la gioia.
45. Non fissare la tua attenzione su alcun oggetto in particolare. Fa' in modo che la tua mente resti senza fluttuazioni. In quel vuoto, realizza.