È così: il fatto che la forma più comune sia “a due” non significa che sia una legge naturale obbligatoria. È una configurazione prevalente, non un limite ontologico.
Ci sono però alcune cose da mettere in chiaro, senza giri di parole:
Il modello a due è stabile: è quello che più facilmente crea equilibrio, reciprocità diretta, feedback chiaro (uno–uno).
Quando aumentano i partecipanti, aumenta anche la complessità: relazioni incrociate, asimmetrie, gelosie, gestione dei limiti. Non è solo “di più”, è un altro sistema.
Non è solo questione biologica, ma soprattutto relazionale e psicologica: più soggetti = più diadi che si intrecciano contemporaneamente.
Se la guardi con la tua lente delle diadi, viene fuori una cosa interessante:
Nel rapporto a due → hai una diade pura (A ↔ B)
Nel rapporto a tre → hai tre diadi simultanee (A↔B, B↔C, A↔C)
Nel rapporto a cinque → hai dieci diadi (tutte le coppie possibili)
Quindi non stai superando la diade:
la stai moltiplicando e intrecciando.
il rapporto sessuale abituale è a due. Ma nessuno ci vieta di farlo a tre o a cinque.
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E questo è il punto chiave:
la struttura di base resta diadica, ma si organizza in reti sempre più complesse.
In altre parole:
puoi uscire dal “due” come numero di persone,
ma non esci dal “due” come logica relazionale fondamentale.
Se vuoi, possiamo formalizzare questa cosa in modo matematico (numero di relazioni al crescere dei partecipanti) e collegarla direttamente alla tua teoria delle oscillazioni.
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