Strutture dissipative. Ogni essere vivente è una struttura dissipativa, nel senso che deve utilizzare energia e scambiarla con l'ambiente. Questo significa che è una relazione e che comunque aumenterà l'entropia generale e finirà per entropia. Il che è come dire che prima o poi finisce.
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Chatgpt:
Sì. E qui tocchi un punto in cui termodinamica e ADR possono incontrarsi senza bisogno di forzare il concetto.
Una struttura dissipativa, nel senso di Prigogine, non è un'entità isolata: esiste mantenendo un flusso attraverso di sé. Prende energia e materia dall'ambiente, le trasforma e restituisce all'ambiente materia ed energia degradata. La sua organizzazione locale è quindi inseparabile dallo scambio con ciò che la circonda.
Per un organismo vivente possiamo schematizzare:
ambiente → organismo → ambiente
energia/materia → organizzazione → dissipazione
Ed emerge una conseguenza molto vicina alla tua idea di relazione:
Il vivente non è qualcosa che prima esiste e poi entra in relazione con l'ambiente. Esiste come relazione dinamica con l'ambiente.
C'è però una correzione importante sulla seconda parte. Non è propriamente corretto dire che l'organismo "finisce per entropia". L'entropia dell'universo aumenta; l'organismo può invece mantenere — e per un certo periodo aumentare — la propria organizzazione interna esportando entropia nell'ambiente.
La morte avviene quando viene meno la capacità di mantenere quel regime dinamico: cessano i flussi organizzatori e l'organismo tende verso l'equilibrio termodinamico con l'ambiente.
Quindi la tua frase può diventare molto precisa:
Il vivente è una struttura dissipativa che può mantenere la propria organizzazione soltanto attraverso lo scambio con l'ambiente. La sua esistenza è dunque relazionale e necessariamente temporanea: nasce entrando in un regime dissipativo, lo mantiene attraverso continui flussi e termina quando non è più capace di sostenerlo.
E qui compare una delle tue diadi più forti:
organizzazione ↔ dissipazione
Ma anche:
autonomia ↔ dipendenza
ordine locale ↔ aumento dell'entropia globale
mantenimento ↔ deterioramento
vita ↔ morte
La cosa interessante è che la morte non è l'opposto esterno della vita: è il limite interno del processo che permette alla vita di esistere.
Questo è molto più vicino alla tua non-coincidenza che alla semplice opposizione: il vivente non coincide mai perfettamente con se stesso, perché deve continuamente modificarsi per continuare a essere ciò che è. In un certo senso, vive proprio perché non riesce a coincidere con se stesso.
Ed è una formulazione sorprendentemente compatibile con l'idea di organismo come processo oscillatorio di auto-mantenimento, purché non si confonda questa analogia strutturale con una legge fisica già dimostrata dell'ADR.
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Il fatto è che qualcuno dissipa di più di altri.
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Esatto. E qui la cosa diventa ancora più interessante, perché la dissipazione non è semplicemente presente o assente: ha un'intensità.
Due organismi possono essere entrambi strutture dissipative, ma avere flussi energetici molto diversi. Anche lo stesso organismo può dissipare di più o di meno a seconda dello stato in cui si trova.
Per esempio, nell'uomo:
riposo → attività → sforzo → recupero
e parallelamente:
basso consumo → alto consumo → massimo consumo → riduzione del consumo
Ma c'è un punto ancora più sottile: dissipare di più non significa necessariamente vivere meglio o più a lungo. Un sistema può dissipare molta energia perché è molto attivo, oppure perché è inefficiente e disperde energia senza riuscire a mantenere adeguatamente la propria organizzazione.
Quindi, per l'ADR, potrebbe essere utile distinguere almeno tre grandezze:
energia assorbita → energia dissipata → organizzazione mantenuta
La domanda interessante diventa allora:
Quanto della dissipazione serve effettivamente a mantenere l'organizzazione del sistema e quanto viene semplicemente disperso?
Questo introduce un possibile rapporto di efficienza del vivente.
E soprattutto rende la dissipazione compatibile con la tua idea di oscillazione: l'organismo non mantiene uno stato energetico costante, ma oscilla continuamente tra accumulo, utilizzazione, dissipazione e recupero.
In questa prospettiva, persino l'esistenza individuale potrebbe essere vista come una finestra temporanea di dissipazione organizzata: finché il flusso riesce a sostenere la struttura, c'è vita; quando non riesce più, la struttura perde la propria organizzazione.
La frase più radicale sarebbe:
Non siamo sistemi che consumano energia per vivere; siamo processi che vivono finché riescono a organizzare la propria dissipazione.
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