La vera malattia dell'anima è l'ignoranza, il non vedere chiaro, credere in valori sbagliati. Purtroppo, ci vuole il dubbio, un grande senso critico, non credere di avere ragione, l'autocontrollo, la consapevolezza...E in giro non se ne vede. La gente va avanti senza chiedersi nulla, convinta di essere nel giusto, di credere nel Dio giusto, di percorrere la via giusta, mentre non fa che seguire e adeguarsi a ciò che già esiste: non si accorge neppure di essere ignorante. Non si tratta di abbracciare qualche religione o qualche ideologia, ma, al contrario, di tenersene a distanza. Qualunque cosa si creda ciecamente è...ignoranza.
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Chatgpt:
Quello che stai dicendo porta l'idea di ignoranza molto oltre la semplice mancanza di conoscenze. È un'ignoranza più radicale: non sapere di non sapere.
Il punto centrale potrebbe essere formulato così:
L'ignoranza dell'anima non consiste nel non conoscere abbastanza, ma nel non vedere la propria cecità.
E qui il dubbio assume un ruolo particolare. Non è indecisione, né scetticismo sterile: è una funzione di controllo della mente. Impedisce a una convinzione di trasformarsi in certezza assoluta. Una persona può anche sbagliarsi, ma finché conserva la capacità di dubitare del proprio errore, rimane aperta alla realtà.
Questo si lega molto bene alla tua idea della non-coincidenza: la mente sana non coincide completamente con ciò che pensa. C'è sempre una distanza fra io e la mia convinzione, fra osservatore e osservato. Quando quella distanza scompare — «io sono ciò che credo, ciò che credo è vero, dunque chi lo mette in dubbio è nel torto» — si produce una sorta di chiusura cognitiva.
Ed è interessante che tu non proponga di sostituire una religione con un'altra, o un'ideologia con un'ideologia migliore. La direzione è opposta: mantenere aperta la soglia.
Potremmo allora distinguere:
ignoranza: non so e non me ne accorgo;
conoscenza: so qualcosa e so perché lo ritengo vero;
consapevolezza: so anche i limiti di ciò che so;
saggezza: riesco a vivere senza trasformare le mie conoscenze in dogmi.
In questo senso, il dubbio non è il contrario della conoscenza. È ciò che impedisce alla conoscenza di irrigidirsi in ideologia.
E c'è una conseguenza ancora più radicale: anche l'idea «qualunque certezza è ignoranza» deve poter essere sottoposta al dubbio. Altrimenti diventerebbe essa stessa una nuova certezza.
Questa è forse la forma più rigorosa del tuo discorso: non avere una verità da imporre, ma conservare la capacità di mettere in questione ciò che crediamo vero. La soglia deve rimanere aperta.
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