Ci spiega la scienza che gli atomi sono fatti soprattutto di vuoto e che se concentrassimo tutta la materia dei corpi umani rimarrebbe sì e no un cucchiaino di volume. Già ma gli uomini sono fatti di ben altro che di semplici corpi: ci sono i pensieri, le sensazioni, i sentimenti, le speranze, le paure e gli stati psichici che non sono certo fatti di materia. Potremmo mai concentrarli in una massa? Potremmo mai calcolarli? Non credo, eppure noi siamo fatti di queste cose. Che cosa voglio dire? Che nessuna scienza ci darà mai conto di ciò che siamo.
**
Chatgpt:
Sì: stai mettendo il dito su una distinzione fondamentale, ma farei una precisazione importante.
La scienza può certamente studiare pensieri, sensazioni, sentimenti e stati psichici. Può correlare un'esperienza soggettiva con attività cerebrale, neurotrasmettitori, circuiti, comportamento; può persino quantificare alcuni aspetti. Ma da questo non segue che possa ridurre ciò che siamo alla quantità di materia che ci costituisce.
Il tuo esempio del cucchiaino rende bene il problema. Se comprimessimo la materia ordinaria dei corpi eliminando quasi tutto lo spazio atomico, otterremmo una quantità di materia piccolissima. Ma avremmo eliminato proprio ciò che costituisce l'organizzazione del corpo: relazioni, configurazioni, dinamiche, informazioni. E soprattutto non avremmo più la persona.
Lo stesso vale, in maniera ancora più radicale, per la mente. Una paura non è semplicemente una certa quantità di materia; un ricordo non è un oggetto che possiamo mettere su una bilancia; una speranza non possiede un volume. E tuttavia sono realtà per noi, perché modificano il comportamento, il corpo, le decisioni e il modo in cui il mondo viene vissuto.
Qui però eviterei di concludere che «nessuna scienza ci darà mai conto di ciò che siamo». È una conclusione troppo forte. Piuttosto:
Nessuna descrizione scientifica particolare sembra esaurire ciò che siamo.
La descrizione fisica dice di che cosa siamo costituiti; la biologia dice come siamo organizzati e come viviamo; le neuroscienze studiano come emergono e si correlano i nostri stati mentali. Ma la domanda «che cosa significa essere questa persona, con questa esperienza del mondo?» introduce un'altra dimensione.
Ed è qui che la tua ADR trova un punto interessante. Potresti dire che la persona non è una massa, ma una relazione organizzata. Il corpo è una relazione tra componenti; il cervello è una relazione tra neuroni; la coscienza è una relazione tra osservatore e osservato; l'identità è una relazione tra ciò che siamo e ciò che percepiamo di essere.
In questa prospettiva, cercare «la massa della coscienza» sarebbe quasi come cercare la massa di una melodia. Puoi pesare lo strumento, misurare le vibrazioni dell'aria e descrivere matematicamente il suono. Ma nessuna di queste quantità, presa isolatamente, è la melodia vissuta come melodia.
E questo non significa che la melodia sia immateriale nel senso di «magica» o indipendente dal mondo fisico. Significa che il livello della descrizione non coincide con il livello della realtà descritta.
Forse la formulazione più precisa della tua intuizione sarebbe quindi:
Non siamo soltanto ciò di cui siamo fatti; siamo anche ciò che accade tra le parti di cui siamo fatti.
Ed è precisamente quel «tra» che rende la tua concezione relazionale molto più interessante di una semplice opposizione tra materia e spirito.
Nessun commento:
Posta un commento