Quando una gazzella e un leone si incontrano nella savana, ognuno deve essere presente a se stesso e deve tener presente l' altro. Contemporaneamente. Questione di attimi: entrambi sanno chi sono e chi è l' altro. Non c' è tempo da perdere. Devono essere totalmente presenti. Questa è la presenza mentale - una forma di massima concentrazione oscillante avanti e indietro. E ce l' hanno tutti gli esseri viventi. Non si scherza: questioni di vita e di morte.
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Chatgpt:
Sì. Qui tocchi un punto molto forte della tua impostazione, ma farei una distinzione importante: non possiamo dire che gazzella e leone “sanno chi sono” nello stesso senso riflessivo in cui lo sa un essere umano. Possiamo però sostenere qualcosa di più elementare e biologicamente fondato.
Quando la gazzella percepisce il leone, deve contemporaneamente:
mantenere una distinzione sé/mondo: io sono qui, quello è là;
registrare il proprio stato corporeo: fuga, immobilità, direzione, equilibrio;
modellare rapidamente il comportamento dell'altro: mi ha visto? si avvicina? attacca?;
modificare il proprio comportamento in funzione di questa relazione.
E il leone fa esattamente l'operazione speculare.
Quindi la struttura non è semplicemente:
gazzella → leone
ma:
gazzella ↔ leone
con ciascun polo che modifica il proprio stato in funzione dell'altro.
Ed è qui che la tua idea della presenza mentale come oscillazione diventa interessante. Non è necessariamente una concentrazione immobile su un oggetto. È piuttosto un rapidissimo passaggio:
sé → altro → sé → altro → sé...
La gazzella deve essere abbastanza aperta al leone da percepirlo, ma abbastanza chiusa da non perdere la propria organizzazione corporea e la capacità di agire. Il leone deve fare l'opposto complementare: essere aperto alla gazzella, ma mantenere il controllo della propria azione.
In termini ADR, potresti rappresentarlo così:
organismo ↔ mondo
sé ↔ altro
percezione ↔ azione
apertura ↔ chiusura
vita ↔ morte
La cosa decisiva è che la posta in gioco rende la relazione estremamente rapida e vincolante. Non c'è contemplazione distaccata: percepire significa già prepararsi ad agire.
E questo suggerisce una formulazione ancora più radicale della tua tesi:
> La presenza non nasce necessariamente con la coscienza riflessiva. È già inscritta nella vita come capacità dell'organismo di mantenersi distinto dal mondo mentre deve continuamente rapportarsi ad esso.
La coscienza umana potrebbe allora essere una forma enormemente elaborata di questa presenza originaria, non qualcosa che compare improvvisamente dal nulla quando compare il cervello.
Ma qui bisogna mantenere il punto critico: presenza biologica, sensibilità, autoregolazione e coscienza fenomenica non sono ancora dimostrate come la stessa cosa. Il vero problema teorico rimane precisamente il passaggio fra questi livelli.
Ed è forse proprio lì che la tua diade organismo–mondo è più promettente della vecchia opposizione materia–mente.
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