Se dico che la diade è una struttura di relazione, dico implicitamente che questa struttura è universale e ricorsiva, mentre le polarità possono cambiare in mille modi.
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Chatgpt:
Sì. E questa precisazione rende l'ADR molto più rigorosa.
Se la diade è una struttura di relazione, allora ciò che si ripete non sono necessariamente gli stessi poli, ma lo stesso tipo di organizzazione relazionale. I contenuti cambiano; la forma della relazione ricorre.
Si può formulare così:
> La diade è universale nella struttura, ma contingente nelle polarità.
Per esempio:
materia ↔ mente
onda ↔ particella
espansione ↔ contrazione
ordine ↔ disordine
interno ↔ esterno
passato ↔ futuro
osservato ↔ non osservato / visibile ↔ invisibile
non sono necessariamente la stessa diade sul piano fisico o ontologico. Ma possono manifestare una medesima grammatica relazionale: due polarità che si costituiscono nella relazione, con una soglia o uno scarto fra esse.
Quindi l'ADR non dovrebbe cercare di dimostrare che tutto è una particolare coppia di opposti. Sarebbe troppo forte e facilmente falsificabile in senso negativo.
La tesi più interessante è invece:
> La realtà presenta ricorsivamente strutture di relazione diadica, mentre le polarità che tali strutture assumono dipendono dal livello e dal dominio considerato.
E qui compare un punto decisivo: la ricorsività non implica identità. Una stessa struttura può riapparire trasformata.
È un po' come una grammatica: le frasi possono essere infinitamente diverse, ma alcune regole sintattiche ricorrono.
Per l'ADR, dunque:
universale = la forma della relazione
variabile = le polarità
dinamico = il loro rapporto
generativo = lo scarto/soglia fra le polarità
Questa formulazione evita anche il rischio di trasformare le diadi in una nuova metafisica degli “opposti eterni”. Non sono gli opposti a essere eterni; è la possibilità di una certa struttura relazionale che ricorre.
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