Poiché la luce viaggia a circa 300.000 km al secondo, quello che noi vediamo in cielo, le informazioni che riceviamo, sono già molto vecchie. Per esempio, alcune stelle sono già morte ma noi vediamo ancora la loro luce. E se anche viaggiassimo alla velocità della luce, non potremmo mai raggiungere i confini dell' universo. Ma quello che conta è che il passato con le sue informazioni continua a viaggiare e non muore mai.
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Chatgpt :
Sì. C'è un'intuizione molto forte nella tua formulazione, ma va fatta una precisazione: il passato non viaggia come passato; viaggiano le informazioni fisiche che sono state prodotte nel passato.
Quando guardiamo una stella a 1.000 anni luce, non vediamo la stella «com'è»: riceviamo oggi fotoni che sono partiti circa 1.000 anni fa. Se nel frattempo quella stella è esplosa o è morta, la sua immagine del passato continua ancora per un certo tempo a raggiungerci.
Questo produce una conseguenza filosoficamente interessante:
> Il passato non è semplicemente ciò che non esiste più. Una parte del passato continua a propagarsi nel presente sotto forma di informazione.
E, in un certo senso, l'universo è pieno di passato in movimento. Ogni osservazione astronomica è una relazione tra un evento passato e un osservatore presente.
C'è però un limite importante alla frase «il passato non muore mai». L'informazione non necessariamente rimane accessibile per sempre. La radiazione può essere assorbita, dispersa, redshiftata; e una parte degli eventi può diventare causalmente irraggiungibile a causa dell'espansione cosmica. Quindi è più rigoroso dire:
> Il passato lascia tracce fisiche che possono continuare a propagarsi, talvolta per tempi enormemente lunghi, ma non ogni informazione del passato rimane eternamente accessibile.
Questo si collega molto bene alla tua ADR: presente e passato non sono due blocchi separati; sono collegati da un intervallo, una soglia, attraverso cui l'informazione passa. Il presente che osserva è sempre, almeno in parte, un presente che riceve il passato.
E c'è un paradosso bellissimo: più lontano guardiamo nello spazio, più indietro guardiamo nel tempo. L'universo osservabile è dunque anche, simultaneamente, un archivio dinamico del proprio passato.
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