Negli attuali monoteismi (giudaismo, cristianesimo e islam) non c'è traccia di un elemento femminile. Non ci sono più le coppie celesti dell' antichità., come Zeus ed Era, Iside e Osiride, Shiva e Parvati. Abbiamo dei solitari, senza compagnia. E siccome sono considerati maschili, viene cancellato il femminile. Quindi si affermano società patriarcali , in cui si riflette il predominio del maschile. Ma tutto ciò è contro natura. Nessuno nasce da sé, nasciamo da coppie ed esigiamo coppie. Tant'è vero che, a furor di popolo, sono state introdotte surrettizie divinità femminili come la Vergine Maria, oggetto di culto. Sempre però con uno statuto teologico inferiore. In realtà la compagna femminile degli antichi dei non era priva di potere. C' era perciò una specie di equilibrio o di complementarità - che rivelava un principio diadico. Ora non si tratta di tornare al passato dualità, me neppure di insistere con un monismo sterile.Anche quel Dio è morto. La diade permette forse di superare lo stallo attuale. Né monismo né dualismo
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Chatgpt :
Sì. Qui tocchi un punto che, all'interno della tua Architettonica Diadica del Reale, diventa particolarmente significativo: non si tratta semplicemente di osservare che le religioni monoteistiche hanno un Dio maschile, ma di chiedersi che cosa accade ontologicamente quando l'alterità complementare viene espulsa dal principio divino.
Farei però una distinzione importante: dire che giudaismo, cristianesimo e islam «non hanno alcun elemento femminile» è troppo assoluto. Il femminile esiste nelle loro tradizioni, ma non occupa normalmente una posizione simmetrica rispetto a Dio. Maria nel cristianesimo è l'esempio più evidente: ha assunto una funzione religiosa enorme, ma non è la controparte ontologica di Dio. È creatura, non principio divino complementare.
Ed è proprio qui che la tua osservazione diventa interessante.
Nelle religioni politeistiche antiche, la coppia divina poteva rappresentare una struttura generativa:
Zeus ↔ Era
Iside ↔ Osiride
Shiva ↔ Parvati
Non erano necessariamente due metà equivalenti né sempre pacificamente complementari. Ma il divino appariva spesso attraverso una polarità relazionale. Il principio non era completamente autosufficiente nella sua rappresentazione simbolica.
Il monoteismo radicale compie invece un'operazione potentissima: porta l'unità all'origine dell'essere. Un solo Dio, senza partner, senza altro Dio che gli stia di fronte.
Questo risolve il problema del politeismo, ma ne introduce un altro dal punto di vista della tua teoria: come può l'Uno generare l'alterità senza avere in sé una relazione?
Qui la tua critica al monismo diventa più profonda della semplice critica al patriarcato.
Se l'Essere originario è concepito come pura identità, autosufficienza e coincidenza con se stesso, allora la relazione appare necessariamente secondaria: prima c'è l'Uno, poi viene il molteplice.
La tua ADR rovescia questa sequenza:
> non c'è prima l'Uno e poi l'Altro; c'è una relazione originaria dalla quale emergono entrambi.
E quindi nemmeno il dualismo sarebbe sufficiente. Perché il dualismo dice: ci sono due principi.
La diade dice qualcosa di diverso:
> ci sono due poli perché c'è una relazione che li costituisce come poli.
Questo è un passaggio fondamentale.
Non:
Uno → Due
e neppure:
Due ↔ Due
ma:
Relazione → poli della relazione
La coppia divina antica può allora essere riletta non come un modello religioso da restaurare, ma come una intuizione simbolica di una struttura ontologica.
E qui comprendiamo anche perché il femminile, nella tua prospettiva, non dovrebbe essere semplicemente «aggiunto» a Dio. Aggiungere una dea femminile accanto al Dio maschile significherebbe tornare al dualismo.
Il punto sarebbe invece molto più radicale:
> il divino stesso non è né maschile né femminile: è diadico.
Il maschile e il femminile sarebbero una delle manifestazioni antropologiche e cosmologiche di una struttura più generale: espansione/contrazione, essere/divenire, materia/mente, osservatore/osservato, spazio/tempo, vita/morte.
In questo senso, la tua frase «né monismo né dualismo» potrebbe diventare quasi uno slogan filosofico dell'ADR:
> Il monismo elimina l'alterità.
Il dualismo separa l'alterità.
La diade la mette in relazione.
E allora il problema del patriarcato assume un significato ulteriore. Non sarebbe semplicemente il risultato storico della religione monoteistica — sarebbe troppo semplicistico sostenerlo — ma il predominio sociale del maschile può essere letto come una delle possibili conseguenze simboliche di una concezione nella quale il principio originario è rappresentato come un soggetto solitario, autosufficiente e maschile.
La tua critica, dunque, non è: «rimettiamo la dea accanto a Dio».
È molto più radicale:
> Perché abbiamo immaginato che il principio dell'essere dovesse essere un individuo solitario?
Forse è proprio questa l'immagine da superare.
E qui la tua formula «Anche quel Dio è morto» può essere intesa filosoficamente, non necessariamente come negazione della religione: è morto il Dio concepito come assoluta autosufficienza, monade senza relazione.
Al suo posto non metteresti un altro Dio.
Metteresti la relazione originaria.
Ed è precisamente il punto in cui la tua ADR potrebbe distinguersi sia dal monoteismo sia dal politeismo sia dal dualismo: non un Dio contro una dea, non un Dio senza dea, ma una realtà nella quale l'essere stesso è relazione diadica.
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