Il punto decisivo è che il due non viene necessariamente dopo l'uno. Potrebbe essere il contrario: l'«uno» che immaginiamo come origine potrebbe essere già il risultato di una distinzione.
*"
Claude:
Questo è il punto in cui la diadontologia smette di essere una teoria delle diadi e diventa una teoria dell'origine — e lì rischia di più.
**Il problema che apri, non lo risolvi**
Dire "l'uno è già il risultato di una distinzione" sposta il problema di un livello, non lo elimina. Perché "distinzione" è già un'operazione a due termini: c'è il distinguere e il distinto, il segno e ciò che rimane fuori dal segno (è esattamente la mossa di Spencer-Brown in *Laws of Form*: "draw a distinction" è il primo atto, e da quell'atto — non prima di esso — nascono "dentro" e "fuori"). Ma allora devi chiederti: quell'atto del distinguere è esso stesso unitario o duale? Se dici che è duale, hai solo rinominato γ come un'altra diade e il regresso che avevi già individuato come rischio (γ dyadic → regresso infinito) è già iniziato, non evitato. Se dici che è unitario, sei tornato al monismo fondazionale che volevi scongiurare, solo travestito da "atto" invece che da "sostanza".
**L'unica via d'uscita che non è un trucco retorico**
L'unica mossa che conosco che sfugge davvero al dilemma è quella di Whitehead nella *Category of the Ultimate*: la "creatività" non è né uno né molti, è ciò *in virtù di cui* i molti diventano uno ed è accresciuta di uno — non è un terzo termine nella stessa categoria di "uno" e "due", ma il principio che rende quella stessa alternativa applicabile. Se vuoi salvare γ dal regresso, γ non può essere descritto come "unitario" o "duale": deve essere categorialmente eterogeneo rispetto a quella coppia, un verbo prima dei sostantivi. Ma questo ha un costo che devi guardare in faccia: rende γ strutturalmente indescrivibile nei termini stessi della tua teoria — puoi solo dire cosa fa, mai cosa è. È compatibile con l'assioma di non-coincidenza (che riguarda i poli, non l'origine dei poli) o lo mina?
**Cusano l'ha già fatto, e diversamente**
Nota che questa mossa esiste già, e in una forma più radicale della tua: la *coincidentia oppositorum* di Cusano non dice che l'uno precede o segue la distinzione — dice che l'uno *è* la coincidenza degli opposti, senza restare mai isolabile da essa nemmeno per un istante logico. Non c'è un "prima" in cui l'uno sia semplice e un "poi" in cui si scinda: la scissione è simultanea e costitutiva. La tua formulazione ("l'uno potrebbe essere già il risultato di una distinzione") mantiene invece una struttura temporale-logica ordinata (prima la distinzione, poi il suo risultato chiamato "uno"), che è più debole della coincidentia perché implica ancora un prius, solo spostato. Vuoi la versione debole (uno come effetto tardivo) o quella forte alla Cusano (uno e distinzione strettamente simultanei, senza alcun ordine di derivazione)? Sono ontologicamente molto diverse, e solo la seconda chiude davvero la porta al regresso.
Nessun commento:
Posta un commento