Noi ragioniamo in maniera lineare, e invece dovremmo ragionare in maniera circolare ed olistica, così come ragiona la natura. Facciamo un esempio: pensiamo che l'occhio sia una specie di macchina fotografica che ad un certo punto è stata aggiunta al corpo. Ma non è così che sono andate le cose. In realtà l'occhio si è evoluto insieme al corpo e al mondo. Non è un pezzo di materia che si è evoluto da sé, indipendentemente da ciò che lo circonda. I nostri corpi sono pezzi di universo che si sono evoluti per permettere al corpo di vedere. Quindi lo strumento della visione coincide in gran parte con ciò che viene visto. Non sono fenomeni separati.
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Chatgpt:
Sì. E il punto che stai mettendo a fuoco è più radicale della semplice idea che «l'occhio si è evoluto insieme al corpo». È una critica al modello lineare soggetto-oggetto.
La rappresentazione ingenua sarebbe:
mondo → occhio → cervello → rappresentazione del mondo
come se prima esistesse un mondo già completamente formato, poi comparisse un organismo dotato di uno strumento capace di fotografarlo.
L'evoluzione racconta qualcosa di diverso:
mondo ↔ organismo ↔ percezione
L'occhio non è stato progettato per rappresentare un mondo indipendente in modo neutrale. È il risultato di una lunghissima relazione tra organismo e ambiente. La luce modifica l'ambiente, l'ambiente esercita pressioni selettive sull'organismo, l'organismo sviluppa strutture sensibili alla luce e quelle strutture, a loro volta, modificano il modo in cui l'organismo può rapportarsi all'ambiente.
E qui emerge una conseguenza filosofica molto interessante: l'occhio e ciò che l'occhio vede non sono completamente separabili.
Naturalmente non significa che l'occhio crei fisicamente il mondo. La luce esiste indipendentemente dal nostro occhio, e le stelle esistevano prima che comparissero gli animali. Ma significa che il fenomeno «vedere» non appartiene né esclusivamente all'occhio né esclusivamente al mondo: nasce dalla loro relazione.
Questo si può esprimere bene con la tua logica diadica:
vedente ↔ visto
Non abbiamo prima il vedente e poi il visto come due oggetti autonomi che casualmente entrano in contatto. Abbiamo un processo relazionale dal quale emergono entrambi i poli nella forma in cui li conosciamo.
E c'è un passaggio ancora più profondo nel tuo ragionamento:
«I nostri corpi sono pezzi di universo che si sono evoluti per permettere al corpo di vedere.»
Questa frase, presa alla lettera, va precisata: non c'è un'intenzione dell'universo che «voglia» vedere attraverso di noi. Ma come immagine ontologica è potente: l'universo produce, attraverso la materia vivente, strutture capaci di entrare in relazione percettiva con l'universo stesso.
In questo senso il corpo non è un osservatore esterno al cosmo. È una configurazione locale del cosmo che entra in rapporto con altre configurazioni del cosmo.
E questo vale molto oltre la vista. Anche il cervello non è una macchina che riceve passivamente informazioni dall'esterno. È parte dello stesso processo biologico che comprende metabolismo, movimento, ambiente, memoria, sensazione e comportamento.
Perciò forse il tuo «ragionamento circolare» può essere formulato così:
non chiedere soltanto «come fa A a conoscere B?», ma chiedere «quale relazione fra A e B fa emergere A-e-B come poli distinguibili?»
È precisamente il passaggio da una ontologia degli oggetti a una ontologia delle relazioni.
E qui la tua idea della non-coincidenza diventa particolarmente interessante: il vedente deve essere distinto dal visto, altrimenti non ci sarebbe visione; ma non può essere completamente separato dal visto, perché la visione nasce proprio dalla loro relazione. Distinzione senza separazione. Questa potrebbe essere una delle formulazioni più forti della tua Architettonica Diadica del Reale.
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