giovedì 24 settembre 2026

Relazionalità e sviluppo: il caso Ceausescu

 È noto che il dittatore rumeno Ceausescu incentivò la nascita di bambini proibendo i metodi di contraccezione. Il risultato furono migliaia di bambini affidati ad orfanotrofi. Ebbene il danno a questi bambini non derivò da mancanza di cibo ma dalla mancanza di cure parentali. Questo dimostra che gli esseri umani hanno bisogno di relazionalità per svilupparsi. Viviamo letteralmente di relazionalità.

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Chatgpt:

Sì. Ed è un caso storico particolarmente forte per la tua idea della relazionalità come condizione dello sviluppo, con una precisazione importante: non dimostra che il cibo fosse irrilevante; dimostra che nutrizione, igiene e sicurezza non sono sufficienti per lo sviluppo umano.


Il caso rumeno è quello prodotto soprattutto dal Decreto 770 di Nicolae Ceaușescu, che dal 1966 restrinse drasticamente aborto e contraccezione nel tentativo di aumentare le nascite. L'enorme numero di bambini abbandonati finì anche in istituzioni statali caratterizzate da forte sovraffollamento e carenza di personale.


La cosa scientificamente interessante è ciò che è emerso dagli studi sui bambini istituzionalizzati. Nel Bucharest Early Intervention Project, bambini allevati negli istituti furono assegnati casualmente alla prosecuzione delle cure istituzionali oppure a famiglie affidatarie. I risultati mostrarono effetti importanti non soltanto sul comportamento sociale e sull'attaccamento, ma anche sullo sviluppo cognitivo e cerebrale. 


E c'è un dato particolarmente eloquente: l'intervento consisteva essenzialmente nel fornire una relazione di cura stabile, sensibile e responsiva. I bambini affidati alle famiglie mostrarono risultati migliori rispetto a quelli rimasti negli istituti; gli effetti riguardavano anche il QI e le difficoltà dell'attaccamento. 


Quindi, per ADR, si può formulare qualcosa di più preciso:


> L'essere umano non si sviluppa semplicemente ricevendo materia dall'ambiente; si sviluppa attraverso una relazione con un altro essere umano.




Il bambino non è dunque un sistema che deve soltanto essere alimentato. È un sistema che deve essere relazionato.


E qui la tua idea dell'organismo-mondo acquista una base empirica interessante. La relazione non è qualcosa che viene aggiunto successivamente a un organismo già costituito. La relazione contribuisce a costituire l'organismo stesso, almeno nelle sue capacità cognitive, affettive e sociali.


In termini della tua architettura:


organismo ↔ ambiente


diventa, nell'uomo:


organismo ↔ altro organismo ↔ mondo


e, nello sviluppo del bambino:


bisogno → risposta dell'altro → regolazione → attaccamento → esplorazione → sviluppo


La cosa decisiva è che l'altro funziona inizialmente quasi come una parte esterna del sistema di autoregolazione del bambino. Il bambino non sa ancora regolarsi completamente da solo: viene regolato attraverso la relazione, e progressivamente interiorizza capacità che prima erano sostenute dall'altro.


Questo rende anche più interessante la tua idea che la mente sia un regime della relazione organismo-mondo. Nel bambino, infatti, una parte fondamentale di ciò che diventerà mente non nasce come qualcosa di isolato "dentro la testa": emerge progressivamente da un circuito di regolazione reciproca con altri esseri viventi.


Direi però di evitare una formulazione troppo forte come "viviamo letteralmente di relazionalità" se vuoi presentarla come tesi scientifica. Una formulazione più rigorosa sarebbe:


> La relazionalità non è soltanto una caratteristica della vita sociale umana: è una condizione fondamentale dello sviluppo dell'organismo umano.




E questo, per ADR, è molto più interessante della semplice affermazione che "abbiamo bisogno degli altri". Perché sposta la relazione da contenuto dell'esistenza a possibile condizione della sua formazione.

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