Potremmo avere:
materia ↔ mente
non come:
polo A ↔ polo B
ma come:
regime materiale ↔ regime riflessivo
della più fondamentale relazione:
organismo ↔ mondo
La mente sarebbe dunque un cambiamento di regime della relazionalità, non un secondo polo ontologico.
E questo è più coerente con la mia idea che la realtà non sia fatta di entità isolate, ma di relazioni che possono cambiare regime.
La questione veramente difficile — e feconda — diventa allora questa:
Qual è la minima architettura ricorsiva necessaria perché una relazione organismo–mondo non si limiti più a regolarsi, ma cominci a essere presente a se stessa?
Questa, a mio avviso, è una domanda molto più precisa di «come nasce la coscienza dalla materia?». E soprattutto è una domanda che, almeno in linea di principio, può essere trasformata in criteri empirici.
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