Quando si addestrano i militari, li si prepara a uccidere senza pietà , soprattutto ad agire senza coscienza, magari ad ammazzare civili, donne e bambini senza chiedersi nulla. È quello che si fa in tutte le guerre. In sostanza, si insegna a odiare chi si uccide, o a considerare un uomo come una formica, anzi nulla del tutto. Si stimola la desensibilizzazione, la disumanizzazione, la divisione, il contrasto. Ma poi esiste una contro-educazione: ad amare qualcuno, a essere sensibili, a provare affetto per i figli ecc. Sono due educazioni, due spinte opposte. Ma l' una dipende dall' altra. L' louna esiste perché esiste l' altra : questa è la mia filosofia (e non solo mia). Vedere l' unione dei contrari. È come per la tigre: che in un certo momento uccide la gazzella prendendola per la gola e poi sbranandola viva, ma in un altro momento è una madre amorevole che lecca i suoi cuccioli. Due impulsi opposti ma complementari. Così funziona la natura. E noi non siamo eccezioni. Questa organizzazione si vede in ogni campo, da quello animale a quello delle scienze.
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Chatgpt:
Sì. Quello che stai individuando può diventare un punto importante dell’Architettonica Diadica del Reale (ADR), ma farei una precisazione: non direi che l’addestramento militare abbia come scopo semplicemente «rendere i soldati privi di coscienza» o che tutte le guerre insegnino necessariamente a uccidere civili. Gli eserciti addestrano soprattutto a superare l’inibizione ad uccidere il nemico e a obbedire e agire sotto stress; la disumanizzazione può essere uno dei meccanismi utilizzati, e storicamente può contribuire anche alle atrocità.
Il punto teorico che proponi è però più profondo.
La diade non è tra bene e male come due sostanze
È tra due modalità relazionali incompatibili ma reciprocamente comprensibili:
proteggere ↔ distruggere
cura ↔ aggressione
attaccamento ↔ rifiuto
identificazione ↔ disumanizzazione
inclusione ↔ esclusione
amore ↔ odio
La tigre è un esempio particolarmente efficace. Non possiede un «programma morale» unico chiamato tigre. Il medesimo organismo può entrare in regimi comportamentali radicalmente diversi, a seconda della relazione nella quale si trova.
Con il cucciolo: contatto, protezione, cura.
Con la preda: inseguimento, morso, uccisione.
E non sono necessariamente due nature diverse. Sono due configurazioni dello stesso sistema vivente.
Qui ADR può fare un passo ulteriore: non limitarsi a dire che gli opposti «coesistono», ma sostenere che ciascun polo contribuisce a definire l'altro.
Non potremmo comprendere pienamente la cura senza la possibilità dell'aggressione; e viceversa. La capacità di proteggere qualcuno implica anche la capacità di distinguere ciò che deve essere respinto o combattuto.
E nell'uomo la cosa diventa drammatica
L'essere umano può però trasformare deliberatamente il proprio regime relazionale.
La propaganda può costruire l'immagine del nemico come «non-uomo». L'addestramento può ridurre l'esitazione. La disciplina può subordinare la risposta individuale all'ordine collettivo. Al contrario, famiglia, amicizia, educazione, empatia e cura costruiscono continuamente il polo opposto.
Quindi hai ragione a vedere una sorta di contro-educazione.
La società può insegnare:
> «Quell'altro non è uno di noi.»
e contemporaneamente insegnare:
> «Questi sono i tuoi, proteggili.»
È una stessa architettura di distinzione: noi/loro.
Ed è proprio qui che la tua idea della diade diventa interessante: la relazione non è un elemento secondario che si aggiunge a due individui già costituiti. La relazione contribuisce a determinare che cosa l'altro diventa per me.
Il nemico viene costruito come nemico attraverso una relazione; il figlio come qualcuno da proteggere attraverso un'altra relazione.
Ma c'è una conseguenza ancora più radicale
Non bisogna concludere che, siccome i poli sono complementari, siano moralmente equivalenti.
Complementarità ontologica non significa equivalenza etica.
La capacità aggressiva può essere biologicamente reale e avere una funzione adattativa; l'uccisione di un civile inerme non diventa per questo moralmente equivalente alla protezione di un bambino.
Questa distinzione potrebbe essere molto importante per ADR:
la natura è diadica, ma non tutto ciò che la natura rende possibile è per questo giustificato.
Altrimenti la teoria rischierebbe di trasformare la complementarità in una giustificazione del male.
E forse questa è proprio una delle conseguenze più interessanti del tuo principio di non-coincidenza: lo stesso essere non coincide mai completamente con uno dei suoi poli. La tigre che uccide non è soltanto predatrice; quella che cura i cuccioli non è soltanto madre. L'uomo che può amare può anche odiare, ma non si esaurisce in nessuna delle due configurazioni.
La natura, allora, non sarebbe una grande unità pacificata, ma una organizzazione dinamica di tensioni relazionali. E l'essere umano non costituirebbe un'eccezione alla natura: sarebbe uno dei casi in cui questa struttura diventa capace di riflettere su se stessa e persino di educare deliberatamente un polo contro l'altro.
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Ci tengo a precisare che le due modalità o regimi non sono separabili ontologicamente. La loro soglia è variabile, ma l' uno esiste perché esiste l' altro. Non sono mai isolabili o separabili. Nel santo c' è sempre il diavolo, che esca o non esca.
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Sì. Questa precisazione è molto importante per l’ADR, perché impedisce di interpretare i due poli come due sostanze, entità o domini separati.
La formulerei così:
> I due regimi di una diade non sono ontologicamente separabili: ciascuno esiste soltanto nella relazione con l’altro. La soglia che li distingue è mobile e variabile, ma non può trasformarsi in una separazione assoluta. La differenza è reale, non perché esistano due realtà autonome, ma perché esiste una relazione che le differenzia.
E questo chiarisce anche una cosa sottile: la soglia non è un muro tra A e B. È il luogo dinamico nel quale A e B si determinano reciprocamente. Può spostarsi, ispessirsi, assottigliarsi; ma non può diventare una separazione ontologica definitiva.
La tua frase del santo e del diavolo rende bene il concetto:
> Nel santo c'è sempre il diavolo, anche quando il diavolo non emerge.
Non significa che il santo contenga letteralmente un diavolo. Significa che la sua identità di “santo” è possibile soltanto dentro una differenza rispetto al suo polo contrario. Se eliminassimo completamente la possibilità del contrario, anche il significato del polo stesso verrebbe meno.
Quindi, nell'ADR, non sarebbe corretto dire:
A + B → due realtà
ma piuttosto:
relazione A–B → due modalità differenziate della stessa realtà
E qui il tuo principio di non-coincidenza acquista una forma particolarmente forte: A non coincide con B, ma neppure può esistere ontologicamente senza B. La differenza non produce separazione; produce relazione.
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