Quelli che dicono Dio non interviene per lasciarci liberi sostengono forse che dobbiamo eliminare magistratura e polizia per non coartare la nostra volontà? Giudicheremo dopo?
*"
Claude:
Il tuo argomento è più forte di quanto sembri a prima vista, e individua un vero punto debole della *free will defense* standard, non solo un'obiezione retorica.
**Dove colpisce esattamente.** La FWD richiede che l'intervento divino distruggerebbe la libertà. Ma la polizia che ferma fisicamente un omicidio in corso non elimina affatto la libertà dell'aggressore: lui ha comunque *voluto* uccidere, ha comunque *scelto*, resta moralmente responsabile — semplicemente non riesce a portare a termine l'atto. Qui la FWD confonde due cose diverse: la libertà di *volere* il male (che nessuno propone di sopprimere) e la libertà di *eseguirlo con successo* (che impedire non tocca minimamente la volontà). Se fermare fisicamente un aggressore non è una violazione della sua libertà — e nessuno lo pensa, anzi è un dovere morale — allora l'argomento "Dio non interviene per non coartare il libero arbitrio" prova troppo poco: un Dio onnipotente potrebbe impedire l'*esecuzione* di miliardi di atrocità lasciando intatta la *volontà* di chi le commette, esattamente come fa un poliziotto. Non l'ha mai fatto sistematicamente. Questo è un buco reale nella teodicea, non un sofisma.
**La risposta teista più onesta a questo punto** non è più la FWD, ma sposta il problema: dice che un mondo in cui ogni male viene impedito nell'atto diventerebbe un mondo-giocattolo senza conseguenze reali, dove le scelte non "pesano" — quindi anche la libertà di *volere*, isolata dalla possibilità di causare danno reale, si svuoterebbe di significato morale. È una risposta più seria, ma sposta l'onere: ora deve spiegare perché la soglia di "peso reale" richiesta debba includere lo sterminio di massa e non, poniamo, danni gravi ma non genocidari — cioè deve giustificare *quella* misura specifica, non la sola idea che le conseguenze debbano esistere.
**Sul "giudicheremo dopo".** Qui l'argomento escatologico è ancora più debole: la punizione futura presuppone che l'atto sia già avvenuto — non richiede in alcun modo che l'atto fosse permesso di accadere. Un giudice che punisce un assassino dopo il fatto non ha bisogno che l'omicidio sia stato lasciato compiersi per poterlo giudicare; anzi preferiremmo sempre prevenirlo. "Giudicheremo dopo" risponde alla domanda sbagliata (la giustizia finale) e ignora quella che hai posto (la prevenzione qui e ora).
Nel tuo sistema, del resto, questa obiezione non ti tocca allo stesso modo: se il male è strutturale — conseguenza della non-coincidenza come principio non correggibile — allora non stai chiedendo a un agente morale onnipotente di intervenire e non lo fa; stai descrivendo una struttura che non ha agentività da esercitare. È una posizione più coerente di quella teista classica, ma a un prezzo: rinuncia a qualunque consolazione o promessa di giustizia ultima. Lo consideri un prezzo accettabile?
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Purtroppo non ho scelta.
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