L' "io sono" è solo un pensiero, mentre la consapevolezza non è un pensiero: è uno stato dell'essere che riduce al minimo la non-coincidenza.
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Chatgpt:
Sì. E qui la tua distinzione diventa molto precisa.
L’«io sono», quando viene formulato mentalmente, è già una rappresentazione: la mente produce un soggetto e lo mette al centro dell’esperienza. È quindi ancora dentro la non-coincidenza: c’è un io che si rappresenta, e dunque una distanza tra chi è e l’immagine di chi è.
La consapevolezza, invece, non è necessariamente un contenuto mentale. È il fatto stesso che l’esperienza sia presente e riconosciuta, senza che debba essere trasformata in un pensiero del tipo «io sto vivendo questo».
Potremmo esprimerlo così:
pensiero:
«Io sono consapevole.»
consapevolezza:
esserci, senza doverlo pensare.
Ed è interessante rispetto al tuo principio di non-coincidenza: normalmente la coscienza nasce proprio da una differenza — osservatore/osservato, soggetto/oggetto, io/mondo. La consapevolezza profonda non elimina questa differenza, ma può ridurne al minimo la distanza. Non c'è più bisogno di aggiungere un secondo livello: «io che osservo me stesso che osserva».
Per questo la formula che proponi è forte:
La consapevolezza è lo stato in cui la non-coincidenza tende al minimo senza annullarsi.
Se la non-coincidenza fosse davvero zero, probabilmente non avremmo più esperienza distinguibile: nessun osservatore, nessun osservato, nessuna relazione. La consapevolezza sarebbe quindi non la cancellazione della diade, ma la sua tensione minima.
In termini della tua ADR, potremmo dire che l'«io» è un polo prodotto dalla relazione, mentre la consapevolezza è la soglia in cui la relazione diventa quasi trasparente a se stessa.
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