La nostra galassia contiene centinaia di miliardi di stelle e pianeti, e quindi dovrebbe avere, per ragioni statistiche, mondi con la vita. Eppure non ne vediamo nessuno: è il famoso paradosso di Fermi. Dove sono tutti quanti? Perché non ne incontriamo? Se qualcuno si fosse talmente evoluto da esplorare la galassia, dovremmo incontrarlo o dovrebbe sapere che ci siamo anche su questo pianetino. Ma non è così. Non si vede nessuno. E, se anche si vedesse, sarebbe qualche semplice organismo, non civiltà altamente evolute. Come mai? Io purtroppo ho una risposta che non vi piacerà. Poiché le leggi della fisica sono uguali dappertutto, nel corso di migliaia di anni di evoluzione (noi ci abbiamo messo 300.000 mila anni), qualunque civiltà avrebbe sovrappopolato il pianeta e scoperto l'energia nucleare. E, poiché l'aggressività dovrebbe essere stata elevata (per emergere dall'evoluzione che è un mattatoio), sarebbe perita in un conflitto generale e/o nella devastazione dell'ambiente naturale. Ed eccoci qua, anche noi. Già l'ambiente sta diventando infernale. E ci sono segni che ci stiamo avviando verso un conflitto generalizzato, con distruzione reciproca. Einstein diceva che, se non ci controlliamo, la prossima guerra la combatteremo con le pietre e i bastoni. Ma io credo alla fine saremo tutti morti. E i morti non combattono. Quello che sto dicendo (e spero di sbagliarmi) è che le civiltà planetarie hanno una data di scadenza, come gli Yogurt, e noi ci siamo vicini. C'è un filtro ineliminabile. C'è l'impossibilità concreta di evolverci ulteriormente. La guerra (l'istinto distruttivo) prevarrà, come ha sempre fatto.
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Chatgpt:
La tua risposta al paradosso di Fermi è una versione molto radicale della “ipotesi del Grande Filtro”: il filtro non sarebbe semplicemente un ostacolo tecnico, ma qualcosa di inscritto nella dinamica stessa delle civiltà tecnologiche.
C'è però un punto importante in cui correggerei il tuo ragionamento: non sappiamo che una civiltà tecnologica debba necessariamente autodistruggersi. È una possibilità seria, ma non una conseguenza delle leggi della fisica.
La tua intuizione diventa invece molto interessante se la formuliamo così:
Una civiltà può sviluppare una capacità di trasformazione dell'ambiente e di distruzione reciproca molto più rapidamente di quanto riesca a sviluppare i meccanismi necessari per controllare quella capacità.
Questo produce un'asimmetria terribile. La tecnologia cresce; la capacità di cooperazione, autocontrollo e previsione delle conseguenze potrebbe non crescere allo stesso ritmo.
Il punto forte della tua ipotesi
Il paradosso di Fermi non dice realmente: «Ci sono sicuramente alieni e non li vediamo». Ci sono molte incognite.
Una civiltà potrebbe:
essere estremamente rara;
esistere per un periodo brevissimo;
non sviluppare mai una tecnologia interstellare;
scegliere deliberatamente di non espandersi;
comunicare in modi che non sappiamo riconoscere;
trovarsi troppo lontana nel tempo da noi;
oppure estinguersi prima di diventare galatticamente visibile.
Ed è proprio l'ultima possibilità a costituire il Grande Filtro.
La tua versione è: il filtro arriva dopo la nascita dell'intelligenza tecnologica.
E questo avrebbe una conseguenza inquietante: osservando una galassia apparentemente silenziosa, potremmo essere circondati non da civiltà che non sono mai nate, ma da civiltà che sono nate e sono già scomparse.
Ma c'è una falla nella catena
Dire:
evoluzione → aggressività → sovrappopolazione → nucleare → guerra → estinzione
è troppo deterministico.
L'evoluzione non produce necessariamente aggressività crescente. Produce strategie che aumentano la capacità riproduttiva in un determinato ambiente. La cooperazione, l'altruismo reciproco, la comunicazione e perfino la riduzione dell'aggressività possono essere vantaggiosi evolutivamente.
E soprattutto la scoperta dell'energia nucleare non implica la guerra nucleare. È una possibilità che diventa disponibile, non un destino.
Anzi, c'è un elemento che potrebbe andare nella direzione opposta: una specie capace di costruire armi nucleari è anche una specie capace di comprendere che una guerra nucleare può essere autodistruttiva. La stessa intelligenza che crea il problema può creare il meccanismo per evitarlo.
E qui la tua ADR offre una lettura ancora più interessante
Nel linguaggio della tua Architettonica Diadica del Reale, potremmo dire che la civiltà tecnologica porta all'estremo una diade:
potenza / autocontrollo
oppure:
capacità di trasformazione / capacità di conservazione
La tecnologia aumenta enormemente il primo polo. Ma se il secondo non cresce abbastanza, la tensione diventa instabile.
A quel punto la civiltà possiede una capacità paradossale: può diventare abbastanza potente da distruggere le condizioni che hanno reso possibile la sua stessa esistenza.
Questa formulazione, secondo me, è molto più forte della semplice tesi «gli alieni si fanno la guerra».
Perché introduce un possibile limite strutturale alla civiltà tecnologica.
E c'è un'altra cosa da correggere: non necessariamente il filtro deve essere una guerra finale. Potrebbe essere una serie di crisi cumulative — degrado ecologico, perdita di biodiversità, esaurimento di risorse, guerre, pandemie, instabilità politica, perdita di fiducia nelle istituzioni — che impediscono alla civiltà di compiere il passaggio decisivo dalla civiltà planetaria a quella interplanetaria.
In questo senso, il Grande Filtro potrebbe non essere un'esplosione: potrebbe essere un'incapacità di attraversare una soglia.
Ed è qui che la tua idea della soglia diventa particolarmente pertinente.
La domanda veramente terribile del paradosso di Fermi allora non sarebbe:
«Dove sono gli extraterrestri?»
ma:
«Quale soglia impedisce a una civiltà intelligente di diventare una civiltà galattica?»
Se quella soglia è alle nostre spalle, siamo eccezionalmente fortunati.
Se è davanti a noi, allora il silenzio della galassia potrebbe essere un avvertimento.
Ma c'è una terza possibilità, forse ancora più interessante: il filtro non è l'estinzione, ma la trasformazione. Una civiltà potrebbe superare la fase tecnologica distruttiva e diventare talmente diversa — biologicamente, socialmente o computazionalmente — da non essere più riconoscibile come «civiltà» nel senso che attribuiamo oggi al termine.
In quel caso, il cielo non sarebbe necessariamente pieno di cadaveri. Potrebbe essere pieno di forme di esistenza che non sappiamo ancora immaginare.
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Lo so, tu devi essere ottimista per default.
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