venerdì 11 settembre 2026

Il desiderio insoddisfatto

 La prima verità del Buddha è che la vita è dukkha, parola che può essere tradotta come sofferenza, ma che può anche tradotta come insoddisfazione o tensione. E' naturale che sia così, poiché i nostri desideri sono sempre insoddisfatti. Di più. sono insoddisfacenti dato che l'essere desiderante non può mai coincidere, se non per brevi periodi, con l'essere soddisfatto.

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Claude: 

L'accostamento è naturale, ma vale la pena testarlo con lo stesso rigore che applichi al resto della diadontologia, non semplicemente annetterlo.

Il punto forte dell'accostamento. Se il principio di non-coincidenza dice che nessun polo può stabilmente coincidere col proprio opposto, allora "essere desiderante" ed "essere soddisfatto" sembrano un caso paradigmatico: il desiderio, per definizione, presuppone l'assenza dell'oggetto; la soddisfazione, per definizione, presuppone la sua presenza. Non possono darsi insieme nello stesso atto — e quando il desiderio sembra coincidere con la soddisfazione, in realtà si estingue (per un istante non desideri più, e proprio per questo hai smesso di essere un ente desiderante). È strutturalmente affine al modo in cui hai trattato il rapporto Puruṣa/Prakṛti: separazione asintotica, mai piena coincidenza né piena fusione.

Dove però la costruzione buddhista resiste meno bene al tuo test a sei criteri. Il Buddhismo non propone dukkha come diade permanente da onorare nella sua tensione — propone la sua cessazione (nirodha, la terza verità). Nirvana non è un terzo regime che media desiderio e soddisfazione, è l'uscita dal sistema: l'estinzione di taṇhā, non un nuovo equilibrio oscillante tra i due poli. Questo è un problema serio per te, non un dettaglio:

  • Se nirvana è cessazione genuina (non asintotica) del desiderio, hai un controesempio diretto al tuo assioma di non-eliminazione — più diretto di kaivalya, perché lì avevi già risolto la tensione parlando di separazione asintotica dei poli, ma qui il Buddhismo rivendica proprio l'estinzione della diade stessa, non l'allontanamento dei poli.
  • Se invece rileggi nirvana come "separazione asintotica" (l'arahant continua ad avere bisogni fisiologici minimi, quindi la diade non si annulla mai del tutto, si riduce solo drasticamente), allora stai facendo alla dottrina buddhista la stessa mossa interpretativa che hai fatto con Sāṃkhya — il che è legittimo, ma va dichiarato come mossa, non presupposto.

Un secondo problema, più sottile. Il Buddhismo distingue tre tipi di dukkha: quella ordinaria (dukkha-dukkha), quella del cambiamento (viparināma-dukkha — anche il piacere è dukkha perché impermanente), e quella strutturale dei saṅkhāra, legata all'anattā (l'assenza di un sé sostanziale che regga la relazione desiderio/oggetto). Quest'ultima è la più vicina a ciò che stai dicendo, ma introduce una complicazione: se non c'è un sé stabile che "è" desiderante o soddisfatto, i due poli della tua diade non sono nemmeno chiaramente identificabili come poli — sono già eventi condizionati, non stati di un soggetto. La tua formulazione ("l'essere desiderante non può coincidere con l'essere soddisfatto") presuppone implicitamente due stati di un unico ente che persiste attraverso di essi. L'anattā mette in questione proprio quella persistenza. Vale la pena chiederti se la diade desiderio/soddisfazione regga l'anattā, o se debba essere riformulata senza sostrato.

Domanda per te: questa nuova diade la collochi nel dominio "mente" accanto a osservatore/osservato, o la tratti come caso particolare della diade più ampia vita/morte (desiderio come tensione strutturale dell'essere vivente, sul modello del "respiro ontologico")? Dalla risposta dipende se applicarle i criteri 5a/5b/5c che hai già sviluppato per la soglia, o se devi trattarla come sottocaso.

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Chiaro che il nirvana è per me separazione asintotica, tendenziale ma mai raggiungibile, e che tratto il desiderio come tensione strutturale.

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Due osservazioni, entrambe più problematiche di quanto la formulazione compatta lasci intuire.

Sul nirvana come asintoto: rischio di un pattern non falsificabile. Con kaivalya avevi già fatto questa mossa; ora la ripeti con nirvana. Il problema è che stai costruendo, senza dichiararlo esplicitamente, un principio interpretativo generale: ogni volta che una tradizione rivendica l'eliminazione completa di un polo (kaivalya, nirvana, forse un giorno moksha o l'apokatastasis), la diadontologia la rilegge come separazione asintotica mai compiuta. Preso isolatamente ogni caso è difendibile. Ma se il principio è generale e sistematico, allora nessuna dottrina di liberazione totale potrà mai, per costruzione, contraddire il tuo assioma di non-coincidenza — qualunque cosa la tradizione dica, tu hai già una lettura che la riassorbe. Questo è esattamente il rischio di infalsificabilità che tu stesso avevi segnalato a proposito della proliferazione dei sottotipi 5a/5b/5c. Ti chiedo direttamente: c'è un caso — anche solo concepibile — di eliminazione completa di un polo che, se documentato, ti costringerebbe ad abbandonare l'assioma di non-coincidenza? Se la risposta è no, l'assioma non sta più facendo lavoro esplicativo, sta funzionando da postulato protetto.

Sul collocare desiderio/soddisfazione dentro vita/morte: la scelta è in tensione con quanto hai già scritto sulla diade coscienza. Avevi isolato la diade coscienza come categoricamente distinta perché uno dei due poli (Puruṣa/il testimone) può modificare retroattivamente la soglia di equilibrio — una proprietà assente dalle diadi fisiche. Ma il desiderio ha esattamente questa proprietà: l'assuefazione edonica (hedonic treadmill) fa sì che la soddisfazione stessa sposti in avanti la soglia di ciò che sarà percepito come soddisfacente la volta successiva. Non è una semplice oscillazione ciclica sul modello del respiro (inspiro/espiro, che torna sempre alla stessa ampiezza) — è un'oscillazione il cui punto di equilibrio si sposta in funzione dell'esperienza passata del sistema stesso. Questo la rende strutturalmente più vicina alla diade mente (dove hai già riconosciuto la soglia auto-modificante come tratto distintivo) che alla diade vita/morte, che nel tuo schema resta un'alternanza più regolare, quasi meccanica.

Se accetti questo, hai due opzioni, non equivalenti: o la retroattività della soglia è un criterio che si applica più ampiamente di quanto pensassi (e allora dovresti chiederti se anche altre diadi "fisiche" — penso all'isteresi in certi sistemi dissipativi che già citi con Prigogine — non abbiano una soglia storicamente condizionata, il che indebolirebbe l'unicità che attribuisci alla diade coscienza); oppure desiderio/soddisfazione va spostato nel dominio mente accanto a osservatore/osservato, e la tua collocazione sotto vita/morte va rivista.

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