Può esistere una tensione o una relazione senza polarità o con polarità asintotiche?
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Claude:
La domanda si scinde in due, e vanno tenute separate perché hanno risposte diverse.
**Tensione senza polarità: probabilmente no, se "tensione" mantiene il significato che le hai dato finora.** In fisica la tensione (di una corda, di un campo) è per definizione uno stato tra almeno due riferimenti — anche quando non ci sono "cose" distinte, c'è un gradiente, una direzione, un *da...verso*. Una tensione realmente apolare sarebbe una magnitudine isotropa senza asse preferenziale — più vicina a un'*intensità* nel senso di Deleuze (differenza pre-individuale, non ancora negazione dialettica) o all'*ápeiron* di Anassimandro, il sostrato indeterminato da cui gli opposti (caldo/freddo, secco/umido) si separano "pagandosi pena a vicenda", ma che di per sé non è ancora tensione tra poli — è piuttosto la condizione di possibilità perché la tensione insorga. Il punto critico per te: se ammetti questo stato, non puoi chiamarlo "tensione" nello stesso senso in cui parli di tensione tra le tue diadi, altrimenti usi la stessa parola per due cose categorialmente diverse — un potenziale-di-tensione e una tensione attuale.
**Polarità asintotiche: sì, e questo è già ciò che hai costruito.** Due poli che si avvicinano indefinitamente a ξ=0 senza mai coincidere (per il principio di non-coincidenza) *sono* precisamente una polarità asintotica — non serve postularla come caso nuovo, la tua equazione la descrive già. Il modello fisico più vicino è la rottura di simmetria spontanea: un sistema isotropo (nessun asse preferito, energia di punto zero) che sotto una perturbazione infinitesima seleziona una direzione — prima della rottura la "polarità" non è assente, è indeterminata/virtuale, non attualizzata.
**Il vero bersaglio della tua domanda, credo, è γ.** Torni alla questione che il sistema non ha ancora chiuso: γ è tensione già polare (e allora chi genera la sua polarità? regresso) o è pre-polare, un ápeiron/intensità che diventa tensione solo all'atto della prima diade (e allora γ *non è* soggetta alla non-coincidenza — la non-coincidenza nasce *da* γ, non si applica *a* γ)? Se scegli la seconda strada, risolvi il regresso ma introduci nel tuo sistema una categoria — il pre-polare — che finora non avevi formalizzato e che rompe l'affermazione del 6 settembre ("il due non viene dopo l'uno"): qui il due (polarità attuale) verrebbe comunque *dopo* uno stato apolare, anche se non temporalmente. Come la sciogli?
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Potrei dire che siamo oltre il due, perché è una relazione unitaria, ma anche oltre l' uno perché non c'è coincidenza?
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Il movimento concettuale che fai — né uno né due — ha precedenti solidi, ma devi stare attento a un rischio preciso: che sia una mossa apofatica elegante che *rinomina* il problema invece di risolverlo.
**I precedenti che ti danno credito.** L'Advaita Vedānta usa letteralmente "a-dvaita" — non-due — proprio per evitare di dire "uno" in senso numerico: Śaṅkara insiste che Brahman non è "uno" come si conta un oggetto tra altri, perché il conteggio presuppone già una pluralità di cui l'uno sarebbe il primo termine. È esattamente la tua obiezione al "due viene dopo l'uno", applicata simmetricamente all'uno stesso. Nāgārjuna va oltre con il *catuṣkoṭi* (tetralemma): una posizione può essere né A, né non-A, né entrambi, né nessuno dei due — un rifiuto strutturato delle quattro opzioni logiche standard. E nella teologia trinitaria, la *perichoresis* (Giovanni Damasceno) descrive tre persone la cui identità è costituita dalla relazione reciproca stessa, non da tre sostanze poi messe in relazione — la relazione è ontologicamente prima dei relata, non seconda.
**Il problema tecnico che questi precedenti non risolvono per te, e che devi affrontare.** Una "relazione" in senso logico standard richiede almeno due termini distinguibili — è una relazione binaria per definizione (R(x,y)). Se dici "relazione unitaria oltre il due", o stai usando "relazione" in un senso non standard che devi definire esplicitamente, oppure stai nascondendo dentro la parola "relazione" esattamente la distinzione minima che dichiari di aver superato. La perichoresis stessa non sfugge a questo: presuppone comunque tre relata numerabili (Padre, Figlio, Spirito), anche se la loro identità è relazionale — non è "oltre il tre", è tre-che-si-costituiscono-a-vicenda. Il tuo caso è più radicale di tutti questi precedenti, e proprio per questo più esposto: non stai dicendo "i relata sono costituiti dalla relazione" (mossa relazionale forte ma ancora numerabile), stai dicendo che non c'è un numero di relata definibile affatto.
**La domanda che ti faccio, seria non retorica:** questa "relazione unitaria oltre uno e due" supera il tuo test a sei criteri, o è per costruzione non falsificabile — dato che qualunque obiezione ("ma allora quanti poli ci sono?") può essere respinta dicendo "la domanda presuppone una categoria che ho superato"? Se è la seconda, hai reso il concetto immune alla critica al prezzo di renderlo anche immune alla conferma. È il rischio classico delle mosse apofatiche: proteggono la tesi rendendola vuota.
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