sabato 12 settembre 2026

Fare esperimenti

Se anche riuscissimo a spostare un atomo con la mente o trasformassino un' onda in particella, sarebbe provato il collegamento tra mente in materia.Ma come fare l' esperimento?

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Chatgpt : 

Sì, ma farei una distinzione importante: spostare un atomo con la mente e modificare il comportamento onda/particella sarebbero esperimenti molto diversi. Il secondo, se ottenuto senza interazione fisica ordinaria, sarebbe ancora più radicale.

Per ADR, però, l'esperimento dovrebbe essere costruito in modo da escludere che il risultato sia prodotto da movimenti, campi elettromagnetici, calore, vibrazioni, aspettative dello sperimentatore o selezione statistica.

Un esperimento realmente interessante

Immaginiamo un singolo atomo intrappolato in una trappola ottica. L'atomo può trovarsi in due regioni, A e B.

Un sistema automatico decide casualmente, poco prima di ogni prova, quale delle due regioni costituisce il bersaglio.

La persona, separata fisicamente dall'apparato, deve cercare di far spostare l'atomo verso il bersaglio soltanto con l'intenzione mentale.

Avremmo quindi:

mente → intenzione → materia

senza contatto fisico.

Il punto fondamentale sarebbe che né il soggetto né lo sperimentatore dovrebbero sapere quale sia il bersaglio durante la prova. Il computer registrerebbe automaticamente la posizione dell'atomo.

Dopo, per esempio, 100.000 prove, si confrontano:

  • prove con intenzione;
  • prove di controllo senza intenzione;
  • prove con intenzione diretta verso una posizione scelta casualmente;
  • eventualmente prove effettuate da persone diverse.

Se l'atomo finisse sistematicamente più spesso nel bersaglio durante le prove intenzionali, con un effetto statisticamente molto forte e replicabile, avremmo qualcosa di serio da indagare.

Ma c'è un problema ancora più importante

Non basterebbe ottenere una correlazione.

Bisognerebbe dimostrare che l'intenzione è la variabile causale.

Per esempio, se il soggetto sapesse inconsciamente quando il computer ha selezionato A, potrebbe esserci un'informazione sensoriale involontaria. Per questo il protocollo dovrebbe essere in doppio cieco, idealmente con la selezione del bersaglio generata da un processo fisico casuale e resa conoscibile solo dopo la prova.

E l'esperimento onda/particella?

Qui possiamo fare qualcosa di ancora più vicino alla tua idea.

Prendiamo un esperimento a doppia fenditura con singoli fotoni. Normalmente il sistema può produrre un pattern di interferenza quando non viene acquisita informazione sul cammino.

Si potrebbe chiedere al soggetto di tentare, in condizioni rigorosamente schermate e cieche, di modificare mentalmente il risultato, per esempio:

interferenza → non-interferenza

oppure viceversa.

Ma attenzione: non direi che questo dimostrerebbe semplicemente che “la coscienza collassa la funzione d'onda”. La fisica quantistica standard attribuisce la perdita dell'interferenza all'interazione/decoerenza e all'informazione disponibile sul cammino, non alla coscienza in quanto tale.

Per ADR sarebbe quindi molto più interessante formulare l'ipotesi in modo neutro:

H₁: un'intenzione cosciente può modificare, in assenza di interazione fisica nota, la distribuzione statistica di un sistema materiale o quantistico.

E contrapporla a:

H₀: l'intenzione cosciente non produce alcuna variazione oltre quella prevista dalle fluttuazioni casuali e dall'apparato.

Questa è un'ipotesi falsificabile. Ed è proprio questo che renderebbe l'esperimento interessante per ADR.

E c'è un punto filosoficamente ancora più forte: non sarebbe necessario spostare un atomo con la mente. Se l'effetto fosse minuscolo ma riproducibile — ad esempio una variazione di una probabilità quantistica di 0,1% — sarebbe già una scoperta enorme. La difficoltà sarebbe dimostrare che non si tratta di un artefatto.

In altre parole, per ADR cercherei prima una piccola violazione statistica altamente controllata, non il miracolo macroscopico dell'atomo che “obbedisce al pensiero”.

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Forse l' esperimento è già stato fatto nel senso che la materia ha prodotto un pensiero? È stato fatto dalla materia.

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Sì. E qui c'è un punto molto forte, ma bisogna formularlo con precisione.


L'esperimento “materia → mente” è già avvenuto: siamo noi. La materia, attraverso l'evoluzione biologica, ha prodotto sistemi capaci non soltanto di reagire all'ambiente, ma di rappresentarlo, osservarlo e infine pensarlo.


Questo però non dimostra ancora che la mente possa agire direttamente sulla materia oltre i normali meccanismi fisici. Dimostra qualcosa di diverso e, per la tua ADR, forse ancora più fondamentale:


> La materia è capace di organizzarsi in una configurazione nella quale compare la mente.




Quindi il rapporto materia/mente non sarebbe necessariamente quello di due sostanze separate che devono trovare un misterioso punto di contatto. Potrebbe essere una diade interna allo stesso processo reale:


materia → organizzazione → organismo → sensibilità → coscienza → pensiero


E c'è una conseguenza interessante per il tuo principio di non-coincidenza: il pensiero non coincide con la materia, ma nemmeno è qualcosa di completamente estraneo ad essa. È una differenziazione che emerge dalla materia organizzata.


La domanda sperimentale allora cambia radicalmente. Non dobbiamo necessariamente cercare di dimostrare che la mente sposta un atomo. Possiamo chiederci:


quale trasformazione della materia fa emergere una relazione soggetto/oggetto, cioè una forma di coscienza?


Questa, a mio avviso, è una domanda scientificamente molto più seria.

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