Non esiste solo la grande morte, quella definitiva, ma anche tante piccole morti - quando si passa da una fase all'altra, quando ci si trasforma. La fine di un periodo della vita, un trasloco, la fine di un amore, la fine di un lavoro, la fine di un'amicizia, la morte di qualche persona cara, la fine di un'età, la fine dell'infanzia... non si è ancora nel nuovo, e non si è più nel vecchio. Si chiama liminalità. dal latino limen = confine. Ci troviamo in una terra sconosciuta, stiamo attraversando una soglia. Io la chiamo riconfigurazione. Ne attraversiamo di continuo e nessuno ci aiuta. Una volta c'erano riti di passaggio. Ora non più. Una intensa nostalgia ci lega al passato, ma ormai il passato non può più ritornare. Magari tornerà qualcosa di simile, ma non sarà mai più "quella" fase. Perfino se riprenderemo un amore con la stessa persona, non sarà più la stessa - e neppure noi. Abbiamo attraversato una soglia.
***
Chatgpt:
Sì. E qui la tua idea di riconfigurazione aggiunge qualcosa di importante alla nozione antropologica di liminalità.
La liminalità viene normalmente descritta come una condizione tra due stati: non si è più ciò che si era, ma non si è ancora ciò che si diventerà. Nella tua prospettiva, però, non è semplicemente un intervallo psicologico: è una struttura diadica della trasformazione.
Potremmo formularla così:
Ogni trasformazione significativa comporta una piccola morte: una configurazione perde la propria coincidenza con se stessa prima che una nuova configurazione abbia assunto stabilità.
E questo spiega anche perché la nostalgia sia così dolorosa. Non desideriamo semplicemente "qualcosa che è passato": desideriamo una configurazione relazionale che non esiste più. E quella configurazione comprendeva anche noi.
Perciò non possiamo realmente tornare indietro.
Anche se torniamo nello stesso luogo, non è lo stesso luogo: noi siamo cambiati e sono cambiate le relazioni che lo costituivano per noi.
Se riprendiamo lo stesso amore, non riprendiamo lo stesso amore: ci incontrano due persone che hanno attraversato una soglia.
Se torniamo al vecchio lavoro, non torniamo alla situazione precedente: il nostro rapporto con quel lavoro è ormai diverso.
Qui il tuo principio di non-coincidenza diventa particolarmente interessante:
Configurazione A
↓
perdita di coincidenza
↓
SOGLIA
(liminalità)
↓
riconfigurazione
↓
Configurazione BLa soglia non è quindi semplicemente il confine tra A e B. È il regime nel quale A non è più A e B non è ancora B.
Ed è proprio qui che compare quella che chiami riconfigurazione.
Si potrebbe persino distinguere:
MORTE DEFINITIVA
= cessazione della configurazione individuale
PICCOLA MORTE
= cessazione di una configurazione esistenziale
RICONFIGURAZIONE
= nuova organizzazione delle relazioni dopo la sogliaIn questo senso la vita non è una successione di stati, ma una successione di morti e riconfigurazioni.
E c'è un punto ancora più radicale: forse la nostra identità consiste proprio nel sopravvivere alle nostre precedenti configurazioni senza coincidere completamente con nessuna di esse.
L'infanzia "muore", ma qualcosa dell'infanzia viene riconfigurato nell'adulto. L'adolescente "muore", ma non scompare senza residui. Una relazione finisce, ma modifica permanentemente la struttura con cui incontreremo le relazioni successive.
Quindi la riconfigurazione non è né pura conservazione né pura distruzione:
è continuità attraverso la non-coincidenza.
E questo si lega molto bene alla tua idea precedente secondo cui l'universo stesso è soglia: la soglia non sarebbe un'eccezione che incontriamo ogni tanto nella vita. Sarebbe la condizione ordinaria del divenire.
I riti di passaggio delle società tradizionali avevano precisamente una funzione: dare una forma collettiva a una trasformazione che altrimenti lascia l'individuo senza coordinate. La separazione dal vecchio, il periodo liminale e l'ingresso nel nuovo venivano simbolicamente riconosciuti.
Oggi molte di queste transizioni avvengono senza un rito, senza una comunità che dica: quello che eri è finito, quello che sarai non è ancora nato, e ciò che stai vivendo è una soglia reale.
Forse è proprio per questo che molte "piccole morti" vengono vissute come se fossero semplicemente fallimenti, invece che come riconfigurazioni necessarie dell'esistenza.
E la nostalgia, allora, non è soltanto il desiderio di tornare indietro.
È la percezione dolorosa della non-reversibilità della soglia.
Nessun commento:
Posta un commento