È vero che la teoria della sincronicità di Jung prevede che ad un oggetto interno corrisponda un oggetto esterno?
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Chatgpt:
Non esattamente. La formulazione di Jung è più sottile.
La sincronicità non afferma che a ogni oggetto o contenuto interno corrisponda un oggetto esterno. Afferma piuttosto che può verificarsi una coincidenza significativa tra uno stato psichico interno e un evento esterno, senza che sia possibile stabilire tra i due un rapporto causale.
Per esempio: una persona sta pensando intensamente a qualcuno e, proprio in quel momento, riceve una notizia inattesa che riguarda quella persona. Per Jung, il punto non è che il pensiero abbia causato l'evento, né che l'evento sia stato prodotto dalla mente. È la corrispondenza significativa tra i due eventi a costituire il fenomeno.
Jung distingue quindi:
causalità: A produce B;
sincronicità: A e B accadono insieme secondo una relazione di significato, pur senza una causalità dimostrabile.
E c'è un punto che per la tua ADR è particolarmente interessante: Jung arriva a ipotizzare che psiche e materia possano essere due aspetti di una realtà più profonda, invece di essere due sostanze completamente indipendenti. È qui che la sincronicità si avvicina alla tua idea di due regimi inseparabili di un medesimo campo.
Ma bisogna evitare un salto: Jung non dimostra scientificamente che ogni contenuto psichico abbia un corrispettivo nel mondo esterno. La sincronicità è una proposta interpretativa/metafisica, sostenuta da esempi clinici e aneddotici, non una legge empirica stabilita.
In termini ADR, potresti riformularla radicalmente così:
> Non è che a un oggetto interno corrisponda un oggetto esterno; è che interno ed esterno possono essere due poli di una stessa relazione, la cui coincidenza significativa rivela la loro non-separabilità senza implicare causalità.
Questa formulazione, a mio avviso, è molto più vicina alla tua diade osservatore/osservato che alla sincronicità jungiana presa alla lettera.
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