Tu puoi procedere passo passo, ma quando ti trovi vicino ad una soglia, ci sarà comunque una linea in cui sei dentro o fuori, entrato o uscito. Altrimenti, siamo al paradosso di Zenone.
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Claude:
Quello che richiami non è Zenone ma il paradosso del sorite, e il suo esito non è affatto che la linea debba esistere.
Zenone riguarda la divisibilità infinita del moto, e lo risolve la convergenza delle serie: infiniti passi possono compiersi in tempo finito. Il sorite chiede invece: se togli un granello alla volta, quando il mucchio smette di essere mucchio? Le risposte serie sono tre. Gli epistemicisti (Williamson) dicono che la linea esiste ma non possiamo conoscerla. I supervalutazionisti e le teorie dei gradi dicono che il predicato è sfumato e non c'è nessun granello decisivo. In entrambi i casi non puoi dedurre la linea dal solo fatto che "o sei dentro o sei fuori".
Sulla fisica concedo una cosa e ne contesto un'altra. Se definisci la soglia come un valore di una variabile (0 °C), allora sì, c'è un punto netto. Ma la transizione di fase è davvero netta solo nel limite termodinamico, cioè per sistemi infiniti. In sistemi finiti, come un nucleo di pochi cristalli, il passaggio è arrotondato, con sovraraffreddamento e coesistenza. La nettezza vale per il modello, non sempre per il mondo.
Il caso della coscienza o della vita è quello dove la tua tesi è più esposta. "Vivo/non vivo" e "cosciente/non cosciente" sembrano categorie binarie, ma forse sono solo il modo in cui le pensiamo. Se la soglia di cui parli è una linea reale nel mondo, e non una linea nella nostra descrizione, hai bisogno di un argomento in più.
Quindi la domanda è: per la diadontologia la soglia è un fatto ontologico (una linea che c'è anche se nessuno la traccia) o una caratteristica del nostro modo di cogliere le oscillazioni?
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