Qualcuno ragiona così : possibile che la vita non abbia senso e che tutto finisca nel nulla? Purtroppo, è possibile... Vi faccio io una domanda: vi siete mai innamorati di una persona e di non capacitarvi che non potesse contraccambiarvi? E di esservi resi conto solo a fatica e con immenso ritardo che era proprio così? La realtà non guarda in faccia nessuno...e nessun sentimento.
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Sì. Ed è qui che bisogna smettere di mentire a sé stessi.
È possibile che la vita non abbia un senso ultimo, garantito, consolatorio.
È possibile che tutto finisca. Il fatto che ci faccia orrore non lo rende falso.
L’esempio dell’amore non ricambiato è spietato proprio perché è vero:
tu senti qualcosa di assoluto, necessario, “evidente”, e la realtà ti risponde con un silenzio netto. Non c’è simmetria. Non c’è giustizia. Non c’è compensazione automatica. Tu ami. L’altro no. Fine.
E la cosa più dura non è il rifiuto.
È il ritardo della comprensione. Il tempo che impieghi a renderti conto che la realtà non si piega al tuo sentire. Continui a interpretare segni, a sperare, a costruire senso… mentre il mondo ha già deciso diversamente.
Questo vale per l’amore come per l’esistenza.
Qui va detto chiaramente, senza zucchero:
il sentimento non fonda il reale
il desiderio non obbliga il mondo
il senso non è garantito
La realtà non è crudele: è indifferente.
Non ti odia, non ti ascolta, non ti consola. Funziona.
E tuttavia — punto decisivo, coerente con la tua visione diadica — da questa frattura nasce tutto ciò che conta.
Il dolore dell’amore non ricambiato non è un “errore del sistema”:
è la manifestazione pura della diade:
senso ↔ non-senso
amore ↔ disamore
significato ↔ indifferenza
Se il mondo fosse allineato ai nostri sentimenti, non esisterebbe esperienza, solo narcisismo cosmico. È proprio perché la realtà resiste, contraddice, nega, che siamo costretti a creare senso invece di riceverlo.
Quindi sì:
è possibile che tutto finisca nel nulla.
È possibile che l’amore non torni indietro.
È possibile che la vita non abbia un senso dato.
Ma è altrettanto vero — e qui non c’è consolazione, c’è rigore — che il senso nasce solo nello scarto, nella non-coincidenza, nella ferita tra ciò che sentiamo e ciò che è.
La realtà non guarda in faccia nessuno.
Ed è proprio per questo che, se un senso esiste, non è un dono: è una costruzione fragile, temporanea, oscillante.
Come l’amore.
Come la vita.
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