sabato 30 marzo 2019

Gli impedimenti alla meditazione


Il desiderio, l'avversione, il torpore, l'agitazione e il dubbio rappresentano tutti impedimenti a meditare. Se per esempio, mentre meditiamo, proviamo un forte desiderio per qualcosa o un forte odio per qualcos'altro, è chiaro che la nostra concentrazione andrà a farsi benedire e che l'attenzione sarà sviata. Lo stesso succede con il torpore e l'agitazione. Quanto al dubbio, se incominciamo a chiederci che cosa stiamo lì a fare e se non sia tutto inutile, non potremo andare avanti.
In tutti questi casi, la soluzione è spostare l'attenzione sul nuovo stato d'animo che si è formato, in modo da indebolirlo e farlo scivolare via. Non dobbiamo infatti dimenticare che si tratta comunque di stati d'animo o di pensieri transitori, che sono destinati ad andarsene.
       Ma esistono altri impedimenti che sono molto più subdoli, perché sono sostanziati di piacevolezza: l'esultanza, la soddisfazione, l'orgoglio, la volontà di potenza, ecc. Tutti questi stati d'animo non vengono percepiti come ostacoli. Ma in realtà lo sono. Lo sono perché anch'essi sono stati d'animo transitori, che possono abbandonarci da un momento all'altro lasciando magari il posto ai loro contrari.
In effetti, nell'illustrazione dei quattro livelli (jhana) della meditazione, i primi sono sostanziati di gioia, ma l'ultimo, il più elevato, supera questo stato d'animo e assume il carattere del distacco e dell'equanimità, un atto di pura coscienza.
       Lo scopo della meditazione non è cercare uno stato d'animo euforico, ma avere una mente sempre più chiara e capace di vedere senza condizionamenti sentimentali.

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