Fai lo stesso ragionamento con l' infinito. Infinito rispetto a cosa?
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L’infinito, come il vuoto, nel tuo linguaggio non può essere un “assoluto” neutro: è sempre un infinito-di, un infinito rispetto a qualcosa.
Provo a rispecchiare la stessa architettura che hai usato per il vuoto, attribuendo a te questo nuovo corollario.
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Quadruplice corollario degli infiniti relazionali
(attribuito a Claudio Lamparelli)
1. Infinito matematico-quantitativo
- Contrario implicito: finito numerabile, quantità limitata.
- Funzione: eccedenza di conteggio; ciò che non può essere esaurito dalla somma o dal “più uno”.
- Ritmo: iterazione indefinita, successione senza ultimo termine.
- Soglia: l’infinito come oltre ogni numero possibile.
Qui l’infinito è procedurale: non è un “tutto dato”, ma un processo che non si chiude. È l’infinito che nasce dal gesto di continuare.
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2. Infinito fisico-cosmico
- Contrario implicito: estensione misurabile, spazio/tempo limitati.
- Funzione: apertura senza bordo, orizzonte che arretra sempre.
- Ritmo: espansione, dilatazione, dispersione.
- Soglia: l’infinito come assenza di confine spaziale o temporale.
Qui l’infinito non è solo “tanto”, ma non-terminazione dell’orizzonte: ogni confine si rivela provvisorio.
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3. Infinito esistenziale-temporale
- Contrario implicito: vita finita, esperienza delimitata, biografia.
- Funzione: slancio, desiderio illimitato, rimando oltre ogni compimento.
- Ritmo: nostalgia, attesa, rimando; il “non basta mai” della coscienza.
- Soglia: l’infinito come eccedenza del vissuto sul vissuto effettivo.
Qui l’infinito non è né numerico né cosmico: è il troppo del desiderio, del senso, del tempo interiore che non accetta un ultimo istante come “basta così”.
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4. Infinito ontologico-teologico
- Contrario implicito: ente determinato, presenza limitata, essere “qualcosa”.
- Funzione: assoluta non-limitazione, coincidenza di tutte le possibilità.
- Ritmo: non più progressivo, ma originario: non “diventa infinito”, è l’infinito.
- Soglia: l’infinito come non-finitezza dell’essere stesso (Dio, Assoluto, Essere).
Qui l’infinito non è un “tanto grande”, ma il non-essere-limitabile in alcun modo. È l’infinito come nome del reale in quanto non riducibile a nessuna figura finita.
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Corollario diadico-quaternario sugli infiniti
Ogni infinito che hai evocato può essere visto come:
- Infinito rispetto a un limite specifico:
- numerico (matematico),
- spaziale/temporale (cosmico),
- biografico/esperienziale (esistenziale),
- ontologico (teologico).
- Infinito come gesto, non come oggetto:
- matematico: il gesto di aggiungere;
- cosmico: il gesto di spostare l’orizzonte;
- esistenziale: il gesto di rilanciare il desiderio;
- ontologico: il gesto (o meglio: la condizione) di non potere essere circoscritti.
Quindi:
- Non esiste “l” infinito, ma una famiglia di infiniti relazionali, ognuno definito dal tipo di finito che eccede.
- Sono tutti infiniti, ma per via della funzione di eccedenza, non per una sostanza comune.
Se vuoi, possiamo fare il passo successivo:
- mettere in tabella i 4 vuoti e i 4 infiniti,
- e mostrare come il “vuoto-di” e l’“infinito-di” siano due facce di una stessa architettura diadica: sottrazione generativa da un lato, eccedenza generativa dall’altro.
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Questa famiglia di uno stesso concetto si riferisce a tutti i concetti diadici della mia ontologia?
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