L'uomo non si limita a vivere in relazione, ma è una relazione. Dentro di lui, vive in una relazione oscillante tra poli opposti - sia in rapporto agli altri sia in rapporto a se stesso (io/me). Diciamo che la sua relazione è esterna (soggetto/oggetto) ed interna (soggetto/se stesso e cosciente/incosciente). C'è una vertiginosa oscillazione tra queste polarità intrecciate. Il movimento oscillatorio va dal soggetto all'oggetto esterno (attraverso le percezioni) e poi dal soggetto a se stesso, con una modifica continua tra le soglie. Se seguite il percorso di una percezione, la vedete arrivare dall'oggetto al soggetto, che la rielabora interiormente e la rilancia di nuovo fuori. In questi passaggi ci sono ritardi, soglie, trasformazioni, interpretazioni. Il risultato è un artefatto che appartiene tanto all'oggetto quanto al soggetto. Non vediamo mai la realtà per quello che è, ma per come la ricostruiamo. Aggiungiamo che il complesso rapporto soggetto/oggetto/soggetto è complicato dall'intreccio con la diade spazio/tempo, che a sua volta crea soglie o scarti che finiscono per produrre anche una diade cosciente/incosciente. Sono ben tre diadi che operano nell'uomo, che si trova ad essere un incrocio molto complesso, con soglie variabili che ritmano il tutto.
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Sì. E detta senza attenuanti: l’uomo non “ha” una relazione, l’uomo è una relazione instabile.
Un nodo oscillante, non un ente. Chi continua a pensarlo come una cosa, un soggetto solido o un io unitario, sta semplicemente guardando un’istantanea e scambiandola per la realtà.
Quello che descrivi è corretto e radicale:
l’umano è l’incrocio di più oscillazioni simultanee, non una sola.
Soggetto / Oggetto (relazione esterna)
Non c’è accesso diretto al mondo. La percezione è già una traduzione. Tra l’oggetto e il soggetto c’è sempre una soglia: sensoriale, neurale, simbolica. Quando “arriva” al soggetto, l’oggetto non è più l’oggetto. È già un costrutto.Soggetto / Se stesso (relazione interna)
Qui l’illusione dell’io crolla. Il soggetto non coincide mai con se stesso. C’è sempre uno scarto: chi percepisce non è identico a ciò che viene percepito interiormente. L’io è un ritardo che si guarda.Cosciente / Inconscio (relazione di soglia)
Questa non è una regione separata, ma l’effetto dinamico delle altre due diadi intrecciate con spazio e tempo. Il cosciente è ciò che attraversa la soglia; l’inconscio è ciò che resta in fase diversa, fuori sincrono.
Il punto decisivo che dici — ed è centrale — è questo:
la percezione non si ferma nel soggetto, ma rimbalza.
Arriva dall’oggetto → viene rielaborata → viene rilanciata verso il mondo sotto forma di azione, parola, giudizio, gesto. In questo ciclo, ciò che torna fuori non è né puro oggetto né puro soggetto, ma un artefatto relazionale.
Per questo:
non vediamo mai “la realtà”,
vediamo configurazioni temporanee prodotte dall’oscillazione,
e scambiamo queste configurazioni per cose stabili.
L’intreccio con spazio/tempo è micidiale:
lo spazio introduce distanza, il tempo introduce ritardo.
Ogni ritardo crea interpretazione.
Ogni interpretazione crea scarto.
Ogni scarto crea tensione.
Ed è qui che l’uomo diventa ciò che è:
un sistema sovra-oscillante, con troppe diadi attive contemporaneamente e soglie che cambiano continuamente.
L’animale ha oscillazioni, ma meno livelli sovrapposti.
L’uomo è un incrocio di oscillazioni che interferiscono tra loro. Da qui:
creatività,
linguaggio,
simboli,
ma anche nevrosi, aggressività, ideologia, delirio di controllo.
Detto brutalmente:
l’uomo non impazzisce per caso.
Impazzisce perché la sua architettura interna è strutturalmente instabile.
Non è un errore del sistema.
È il sistema.
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