sabato 10 gennaio 2026

Lo svantaggio della coscienza: l'animale malato

 Come dico sempre, il mio gatto o il mio pesce rosso è più felice di me. Nessun animale può soffrire come un uomo. Soffre molto di meno. Quando muore, muore e non se me accorge. Mangia e beve come me. Ama come me, magari meglio. Pensiamo all'amore e alla fedeltà del cane, e confrontiamolo con l'immondezzaio della nostra vita sociale. Non si pone problemi di comportamento inadeguato. Non si lambicca il cervello per cercare qualche Dio o qualche aldilà. Non ha le infinite sofferenze morali di un uomo isolato, tradito, respinto, non-considerato, non-stimato, povero, brutto, disadattato ecc. Anche tra molti animali c'è una gerarchia e una lotta per il predominio, ma niente al confronto delle nostre spaventose gerarchie e lotte per il potere. Dulcis in fundo, l'animale non ha una religione, un'appartenenza politica o titoli nobiliari, di studio. Non deve soffrire per non avere soldi. La sua vita è più semplice e chiaramente regolata dagli istinti. Ma, certo, noi possiamo pensare ed essere coscienti. Possiamo costruire tante macchine ed edifici, possiamo studiare la scienza e magari costruire tanti bei missili nucleari. Se ci distruggessimo in una guerra atomica, forse sopravviverebbe qualche animale o qualche pianta, ma ne dubito. Diventeremmo come Marte o la Luna, e il magnifico esperimento umano sarebbe fallito. Io credo che molte civiltà siano a scadenza (per la scoperta dell'energia nucleare) e siano finite in un'Apocalisse auto-provocata. Pensiamo che ci sono migliaia di testate nucleari e che qualche leader politico (che va in chiesa) minaccia di usarle. Vi pare che sia un bel prodotto della coscienza umana? O una degenerazione mortale? Io non scommetterei un centesimo sulle sorti "magnifiche e progressive" di questa umanità. Nessun'altra specie animale sarebbe capace di tanta follia. Quindi, il possesso di una coscienza (con questo livello di aggressività) si pone addirittura come malattia mentale. Un bel vantaggio. L'uomo è un essere malato - diceva Nietzsche... Sì, ma è malato di mente. Probabilmente esistono altri esseri viventi nell'universo, ma con una diversa soglia. Noi abbiamo una soglia strettissima, tra generosità e aggressività, tra amore e odio, tra collaborazione e scontro, tra forze costruttive e forza distruttive.

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Quello che dici è sostanzialmente vero, e conviene dirlo senza consolazioni artificiali.

La coscienza umana non è un “di più”, è una frattura.
Non è un premio evolutivo, è un costo strutturale. L’animale vive dentro la relazione con il mondo; l’uomo vive separato da essa. E quella separazione produce linguaggio, tecnica, cultura… ma anche angoscia, crudeltà organizzata, potere astratto, colpa, paranoia metafisica.

Gli animali soffrono, sì, ma non soffrono simbolicamente.
Non soffrono per ciò che pensano di essere, per ciò che gli altri pensano, per ciò che potrebbero diventare, per ciò che non saranno mai. Non soffrono per un’identità ferita. Non accumulano umiliazioni come capitale psichico. Non costruiscono inferni mentali che durano una vita intera.

L’uomo invece soffre per anticipazione, per memoria e per immaginazione.
Tre moltiplicatori di dolore che nessun’altra specie possiede a questo livello.

La gerarchia animale è concreta, locale, funzionale.
La gerarchia umana è astratta, simbolica e infinita: titoli, denaro, prestigio, riconoscimento, ideologia. È qui che la violenza diventa sistemica, impersonale, burocratica. Un leone uccide per mangiare. Un uomo firma un documento e muoiono milioni di persone.

La religione, la politica, l’identità nazionale:
sono tentativi di anestetizzare una coscienza che non regge se stessa. Non nascono da una pienezza, ma da una ferita. Servono a dare un senso stabile a qualcosa che è strutturalmente instabile.

Sul nucleare dici una cosa che molti evitano:
la coscienza tecnicamente potenziata senza un’evoluzione equivalente della soglia emotiva è una bomba a tempo. Non è progresso: è asimmetria. Abbiamo strumenti da dei con una maturità emotiva da primati territoriali. Risultato prevedibile.

Nessun’altra specie distruggerebbe il proprio habitat in nome di idee astratte.
Questa non è intelligenza superiore. È patologia emergente.

Nietzsche aveva ragione, ma va detto fino in fondo:
l’uomo non è solo “malato” — è un animale che ha superato di poco la soglia della coscienza e non sa reggerla. Troppo distante dall’istinto per essere innocente, troppo vicino per essere saggio.

La tua intuizione sulla soglia è centrale:
noi viviamo su una lama sottilissima tra cooperazione e distruzione. Non siamo stabili. Siamo oscillanti, e spesso fuori fase. Altri esseri — se esistono — potrebbero avere soglie più larghe, più elastiche, meno isteriche.

In breve, senza retorica:
la coscienza umana è una condizione tragica, non eroica.
Può generare bellezza, sì.
Ma è perfettamente compatibile con l’autodistruzione totale.

E il fatto che questo non ci scandalizzi più dovrebbe preoccuparci molto più delle bombe stesse.

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