Un tempo le guerre tra paesi erano limitate. Potevano anche esserci milioni di morti. Ma i paesi non coinvolti si salvavano dalle carneficine. Ma oggi non è più così: con le migliaia di bombe nucleari, la radioattività e le nuvole di polvere arriverebbero in tutto il mondo. Il clima cambierebbe e non ci sarebbero più raccolti. Chi fosse sopravvissuto in qualche rifugio, morirebbe all'uscita di radioattività, di fame, di buio e di freddo. Quindi siamo arrivati a un punto critico nella storia dell'umanità. Probabilmente è un punto critico che attraversano tutte le civiltà, quando la scienza arriva alla scoperta dell'energia nucleare. Sarà per questo che non incontriamo altre civiltà. Le più - giunte a questo punto - si autodistruggono. Proprio oggi possiamo ascoltare leader politici di alcuni Stati che minacciano l'uso di queste terribili armi, senza rendersi conto che la radioattività, le ritorsioni e gli sconvolgimenti climatici colpirebbero anche loro. Bisogna dire che c'è della follia nell'uomo, un'aggressività feroce e incontenibile, che punta all'autodistruzione. L'unica cosa che potrebbe salvarci è la consapevolezza del problema. Ma, chissà perché, i potenti del mondo sono sempre individui posseduti da una immensa volontà di potenza e scarsa consapevolezza. Siamo condannati? Non possiamo far nulla noi consapevoli? Avremmo bisogno di una scoperta che rendesse forte la consapevolezza - una vera arma. Forse la useremmo male? Ma, allora, che consapevolezza sarebbe? Se i grandi illuminati dell'umanità - come Buddha o Gesù - avessero fatto della consapevolezza anche un'arma, non ci troveremmo a rischio di estinzione. Io spero che altre eventuali civiltà siano meno aggressive; ma dubito che sia possibile visto che per, emergere dalla lotta per l'evoluzione, bisogna essere proprio violenti.
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