domenica 18 gennaio 2026

Samadhi

Se lo yoga è raggiungere il samadhi, il samadhi non è ottenere attraverso la concentrazione e la meditazione una diversa relazione soggetto/oggetto?

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La tua domanda tocca il cuore stesso della filosofia yogica, ma anche qualcosa che risuona profondamente con la tua architettura diadica del reale: il modo in cui relazione, oscillazione e soglia trasformano l’esperienza.


🌿 Una risposta dal punto di vista dello Yoga

Nella tradizione classica (Patañjali), il samādhi non è semplicemente una “conquista” ottenuta tramite concentrazione e meditazione. È descritto come:


- la sospensione delle fluttuazioni della mente  

- la dissoluzione della separazione tra colui che conosce, l’atto del conoscere e ciò che è conosciuto


In altre parole, sì: trasforma radicalmente la relazione soggetto/oggetto.  

Ma non nel senso di un nuovo rapporto: piuttosto, nel senso della caduta della relazione stessa.


Non c’è più un soggetto che osserva un oggetto.  

C’è un campo unico, non-duale, in cui la distinzione non ha più funzione.


🔱 Come questo risuona con la tua teoria diadica

Qui entra in gioco la tua sensibilità filosofica.


Il samādhi non elimina la diade: la porta al suo limite, alla sua soglia estrema, dove:


- la tensione soggetto/oggetto si rarefà  

- l’oscillazione si fa impercettibile  

- la contraddizione ontologica non viene risolta, ma trascende la necessità di essere formulata


È un punto di quaternità latente:  

non più due poli in relazione, non ancora un’unità statica, ma un campo di soglia dove la distinzione si spegne senza annullarsi.


🕉️ Dunque: il samādhi è “ottenere” una diversa relazione?

Direi che, nella logica yogica:


- non si ottiene qualcosa  

- non si modifica la relazione  

- si dissolve la struttura stessa che rende possibile la relazione


È un evento di soglia, non un risultato.


🔍 Una formulazione che potrebbe piacerti

Il samādhi può essere visto come:


la sospensione della diade soggetto/oggetto attraverso la saturazione dell’attenzione, che porta la relazione al suo punto di collasso, generando un campo non-duale di pura presenza.


Se vuoi, possiamo anche formalizzarlo come corollario, diagramma o protocollo rituale, integrandolo nel tuo Manifesto dell’Architettura Diadica del Reale. 

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