Il Bardo Thödol, noto in Occidente come Libro tibetano dei morti, è un antico testo buddhista tibetano concepito come guida per la coscienza nel processo della morte, del morire e della rinascita. Non è un libro da leggere in vita come un trattato filosofico: nella tradizione tibetana viene recitato all’orecchio del morente o del defunto per aiutarlo a orientarsi negli stati intermedi (bardo).
1. Cos’è il Bardo
Il termine bardo indica uno stato intermedio. Il testo descrive tre bardo principali che la coscienza attraversa dopo la morte:
• Bardo del momento della morte
- Si manifesta la Chiara Luce, la natura originaria della mente.
- Se il defunto riconosce questa luce come la propria essenza, può ottenere la liberazione immediata.
• Bardo della realtà (o delle visioni)
- Appaiono divinità pacifiche e irate, proiezioni della mente stessa.
- Le visioni possono essere luminose e serene o terrifiche e caotiche.
- Il testo insegna a non temere queste apparizioni e a riconoscerle come manifestazioni interiori.
• Bardo del divenire
- La coscienza, non ancora liberata, è trascinata da desideri e abitudini karmiche.
- Si prepara una nuova rinascita, determinata dalle tendenze mentali e dalle azioni passate.
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2. Scopo del testo
Il Bardo Thödol è una mappa della che mostra:
Lo
- come affrontare la dissoluzione del corpo e della mente;
- come riconoscere le illusioni che sorgono dopo la morte;
- come evitare di essere trascinati dal karma verso rinascite inconsapevoli;
- come cogliere le opportunità di liberazione che emergono in ogni fase.
Il principio centrale è che tutto ciò che appare nel bardo è mente, è un aspetto mentale, e riconoscerlo permette di liberarsi dal ciclo di nascita e morte.
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3. Origine e tradizione
Secondo la tradizione, il testo è un gter ma (“tesoro nascosto”) rivelato nel XIV secolo dal maestro tibetano Karma Lingpa. Fa parte di un corpus più ampio dedicato alla liberazione attraverso il riconoscimento della natura della mente.
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4. Visione generale
Il Libro tibetano dei morti non parla di un aldilà come luogo fisico, ma di processi di coscienza. Descrive la morte come:
- un passaggio, non una fine;
- un campo di possibilità in cui la mente può liberarsi o reincarnarsi;
- un viaggio interiore che riflette la nostra vita mentale e spirituale.
Come sintetizzato da una delle fonti, il testo “non parla di religione, ma di coscienza, transizione, libertà."
Ora, se intendiamo l' essere umano come un insieme di diadi pulsanti, che cosa succede, secondo la mia teoria, nei primi minuti della morte, quando queste diadi collassano? Innanzitutto succede che vengono meno le diadi soggetto/oggetto e spazio/tempo. Questo porta a quelle sensazioni descritte in molte esperienze di NDE. La fine della separazione tra chi osserva e chi è osservato, anche a livello di coscienza e la fine del tempo come successione scandita. La visione della luce è la stessa riferita né Il libro tibetano dei morti. La visione del tunnel invece sembra proprio riferirsi ad un passaggio di soglia. Una soglia che è sempre la stessa quando si nasce (il canale vaginale) e si muore. Venire alla luce e uscire in una luce ancora più forte.
I tempi del Bardo Thödol non sono arbitrari: la tradizione tibetana descrive un percorso temporale preciso, che scandisce ciò che accade alla coscienza dopo la morte.
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⏳ I tempi del percorso nei bardo
1. Momento della morte (Chikhai Bardo)
- Avviene subito al momento del decesso.
- Si manifesta la Chiara Luce: la natura originaria della mente.
- È l’istante in cui la liberazione è più immediata, se riconosciuta.
2. Bardo della realtà o delle visioni (Chönyid Bardo)
- Inizia dopo la dissoluzione del corpo e della coscienza ordinaria.
- Emergono visioni di divinità pacifiche e irate, interpretate come proiezioni della mente.
- Questo stadio è descritto come un processo graduale, non istantaneo.
3. Bardo del divenire (Sidpa Bardo)
- Si apre quando la coscienza non ha riconosciuto la Chiara Luce né le visioni come proprie manifestazioni.
- È il periodo in cui la mente, guidata dal karma, cerca una nuova rinascita.
- La tradizione tibetana associa questo stadio alla preparazione della reincarnazione.
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⏱️ Durata complessiva
La tradizione tibetana afferma che l’intero processo dei bardo può estendersi fino a 49 giorni, secondo un insegnamento consolidato nella scuola Nyingma, alla quale il testo appartiene.
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In sintesi
- Il percorso post‑mortem è scandito da tre fasi, ognuna con opportunità di liberazione.
- Il tempo non è lineare, ma vissuto come sequenza di stati di coscienza.
- La durata tradizionale è di 49 giorni, con variazioni secondo la maturità spirituale del defunto.
Nelle esperienze di NDE ci si riferisce invece ad esperienze brevi, quello dovute al coma. Ma se il tempo ha un significato per chi sta sdraiato in un letto tra la vita e la morte, perde di senso per chi si trova nell' aldilà. Si crea così una singolare oscillazione tra lo stesso soggetto vivo e morto, tra l' aldiqua e l' aldilà, come una indecisione di passaggio tra questo mondo e l' altro mondo, tra il tempo e l' atemporale. Per questo chi racconta un simile viaggio dice che in fondo è indescrivibile.
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