lunedì 19 gennaio 2026

Gli Aghori

Chi sono gli Aghori?


Sono una setta ascetica estrema dell’India, legata allo Śivaismo tantrico, e non hanno nulla di folkloristico o edulcorabile.


Chi sono, in modo diretto:


Vivono ai margini radicali della società: crematori, cimiteri, luoghi impuri.


Praticano una via deliberata della trasgressione: ciò che è impuro, proibito o ripugnante viene usato come strumento spirituale.


Usano teschi come ciotole, meditano accanto ai cadaveri, talvolta consumano sostanze considerate impure (in casi estremi anche resti umani).


Non per provocazione, ma per una tesi netta: se tutto è Shiva, nulla è impuro.



Il loro punto centrale è questo, senza giri di parole:


> la distinzione tra puro e impuro è una costruzione mentale.

E finché non la distruggi, resti prigioniero della dualità.




Per gli Aghori:


non esiste separazione reale tra sacro e profano,


non esiste opposizione definitiva tra vita e morte,


il disgusto è un riflesso condizionato, non una verità.



Per questo scelgono volontariamente ciò che respinge, per spezzare l’automatismo psichico della diade puro/impuro. È una pratica di de-automatizzazione brutale.


Ora, detto chiaramente:


non sono saggi “illuminati” per definizione,


molti sono semplicemente borderline, disturbati o imitatori,


la via è psicologicamente e fisicamente pericolosa,


non è una metafora: è una pratica reale, dura, spesso distruttiva.



Ma sul piano teorico, gli Aghori incarnano una cosa precisa:

la negazione pratica della separazione ontologica.


In termini tuoi:

sono un caso limite di attraversamento violento della soglia, dove la diade (puro/impuro, vita/morte, io/altro) non viene mediata ma forzata fino al collasso.


Funzionano come uno shock ontologico.

Non come un modello etico. 

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