giovedì 18 novembre 2021

Identità sessuali

 

In tanti casi, quanta fatica si fa per trovare e affermare la propria identità sessuale. Ma lo sapete che la nostra identità ultima non è quella sessuale?

Dobbiamo cercare quella identità che non è né maschio né femmina, prima del maschio o della femmina. Perché altrimenti gli uomini avrebbero i seni? Non certo per allattare.

Questo vuol dire che all’inizio non siamo né maschi né femmine. O entrambi.

Ci sono identità superficiali e identità più profonde. Non sprechiamo tempo con la superficie.

mercoledì 17 novembre 2021

Vite precedenti

 

Molti di noi non sono capaci di vivere appieno il momento presente. Ci stanno due o tre attimi, ma poi sentono il bisogno di muoversi, fisicamente e mentalmente. Non è detto però che sia colpa loro. Soffrono di una tensione, di un’ansia che è stata trasmessa loro dal passato, da genitori o da antenati altrettanto agitati e nevrotici.

In realtà è dalla notte dei tempi che non sappiamo rilassarci e mollare la presa. Generazione dopo generazione abbiamo dovuto lottare, tenere duro, stare sul chi va là, tenderci – e questo atteggiamento arriva fino a noi, perché siamo tutti connessi.

In effetti in ognuno di noi vivono i predecessori, con le loro paure e le loro sofferenze. Questo non vuol dire che noi siamo vissuti in epoche passate, ma che le vite precedenti affiorano in noi. È da queste semplici intuizioni che nascono le teorie sulla reincarnazione.

E' difficile liberarci della sofferenza profonda se non ci si libera anche del passato e non si riesce a vivere nel momento presente.

lunedì 15 novembre 2021

Il perché della sofferenza

 

Per gli esseri umani (e per tutti gli esseri viventi) è impossibile sfuggire alla sofferenza, perché la sofferenza è insita nel vivere. Tutti cerchiamo una spiegazione, una giustificazione, una logica in questo stato di cose. Ma talvolta non è rintracciabile, perché la sofferenza è ereditata da persone che non conosciamo, da nostri lontani progenitori. E noi, pur senza colpa, possiamo essere colpiti dal male.

Il fatto è che tutti siamo interconnessi, nello spazio e nel tempo – siamo i terminali di una lunga processione di esistenze. E qui nel presente portiamo un pesante fardello.

Non ci rimane che diventarne consapevoli e pensare che, in quanto eredi del passato, se risaniamo noi stessi, possiamo risanare anche tutti coloro che sono presenti in noi.

Non c’è un’unica vittima sacrificale, siamo tutti possibili vittime sacrificali. E non c’è un solo salvatore, siamo tutti possibili salvatori.

Se il passato è presente in noi, noi possiamo riscattarlo per chi ci ha preceduto.

Tornare a casa

 

Non c’è bisogno, per meditare, di stare seduti e immobili. Possiamo essere consapevoli e trovare la quiete anche in movimento, camminando, correndo o facendo altre cose.

In fondo, possiamo trovare la nostra vera casa dappertutto e in qualunque posizione. Perché la nostra casa non è un luogo da raggiungere. Ma la consapevolezza del qui e ora.

Il multiverso

 

Finora eravamo convinti che il nostro universo fosse unico e che tutto fosse così ben sincronizzato da permettere ad esseri come noi di pensarlo. Ma ultimamente si affaccia l’idea che sia solo una goccia in un mare di altri universi, una delle tante o infinite alternative, alcune forse migliori di questa.

Insomma non possiamo mai stare tranquilli: Non appena ci insediamo orgogliosi al centro del mondo, ci detronizzano.

Ora anche il nostro universo non è più un posto privilegiato, creato da un Dio o dal caso, ma uno dei tanti. È come scoprire che nostro padre ha altri figli e altre famiglie… tutte trascurate. Un’altra delusione.

Dio e il male

 

Sento spesso ripetere l’idea che Dio avrebbe creato un mondo imperfetto per permetterci di scegliere, di esercitare la nostra libertà. Ma, se il mondo fosse stato perfetto o anche solo migliore, se Dio ci avesse messo direttamente in paradiso, nessuno se ne sarebbe lamentato. Invece noi ci lamentiamo.

E poi che scelta possiamo esercitare quando veniamo seppelliti da un terremoto o travolti da qualche malattia? Spesso, infatti, non dobbiamo scegliere tra bene e male, ma veniamo colpiti dal male.

La teoria secondo cui la vita sia una specie di esame è puro sadismo. Io ti creo e poi ti metto alla prova: se scegli il bene, ti premio; ma se scegli il male, ti castigo. Dio si diverte a punire?

Neppure un padre terreno sarebbe così malvagio.

In ogni caso, tanto per essere chiari, si ammette che il male è creato da Dio, non da altri.

La verità è che, senza il male, il mondo non starebbe in piedi; e chiunque crea, deve creare il male.

Ma allora il male sta proprio nella creazione. Se non si volesse il male, la soluzione sarebbe semplice: non creare nulla, lasciare la perfezione iniziale.

Per esercitare la tua libertà, preferiresti vivere in un parco sicuro ma delimitato da muri o in una giungla piena di belve feroci?

E questo pianeta che cos’è se non un grande parco delimitato da mura? Ma non per questo è sicuro.

 

domenica 14 novembre 2021

Il senso della vita

 

Non è assolutamente scontato che la vita sia un fatto positivo e in ogni momento possiamo sperimentare la sua brutalità. E, a pensarci bene, non è neppure scontato che l’essere sia. “Io sono…” che cosa significa in realtà? Magari non sono affatto. Magari non-essere sarebbe meglio. Chi può dirlo?

In realtà niente è scontato, niente è ovvio.

Potremmo anche essere morti. Qual è il punto di riferimento assoluto? Non c’è.

Siamo noi che a un certo punto attribuiamo alla vita un senso positivo. Perché lo vogliamo.

Il senso della vita dipende da noi, non dalla vita, che può essere anche orribile. È una forma di eroismo.

Godersi la vita

 

Molti pensano che per godersi la vita ci si debba mettere a gozzovigliare tutto il giorno, mangiando, bevendo, facendo sesso, arricchendosi e spostandosi continuamente da un luogo all’altro, da una persona all’altra, da un’avventura all’altra. Ma questo modo di assaporare la vita sembra più un fuggire da qualche sofferenza e dalla noia.

C’è però un’altro modo – percepire l’esistenza nella sua essenza, assaporando con calma e consapevolezza il corpo, la mente, gli altri e gli ambienti. Potremmo anche dire che questa è un’esperienza religiosa: avere il tempo per distaccarsi dalle esperienza più comuni, per concentrarsi, per fare silenzio nella propria mente e per percepire il senso sacro della vita.

La pace dà felicità, l’irrequietezza no.


"C'è di più nella vita che affannarsi senza sosta" Buddha

Iniziare a meditare

 

Quando non sappiamo come iniziare a meditare, prestiamo attenzione al nostro respirare: inspirazione, espirazione, pause… È un’antichissima pratica. Tutti respirano in continuazione (altrimenti sarebbero morti), ma pochi vi prestano attenzione.

Eppure il respiro ci accompagna l’intera vita – è la vita, e ci introduce alla spiritualità, tanto che le parole respiro e spirito hanno qualcosa in comune.

Prestare attenzione al respiro, essere consapevoli del respiro, significa innanzitutto staccarsi dai pensieri abituali e ritornare a quella nostra casa, a quel tempio che è il nostro stesso corpo, senza il quale niente sarebbe possibile.

Così facendo possiamo rallentare il respiro, che risente di ogni nostro stato d’animo, e trovare attimi di quiete. Trovando attimi di quiete, riscopriamo il senso fondamentale del vivere, che non è ansia o preoccupazione, ma piacere – piacere di essere qui e ora con i nostri sensi e la nostra mente funzionanti.

Poi, finita la tregua, ritorniamo in guerra, ma con una diversa consapevolezza.

La meditazione più semplice è uno spostamento del fuoco della coscienza, che riflette su se stessa per calmare e assaporare la propria presenza.

sabato 13 novembre 2021

Il Cielo non parla

 

Confucio si domandava: “Che forse il Cielo parla?” e Lao-tzu esprimeva lo stesso concetto e aggiungeva: “Chi sa non parla e chi parla non sa”. Entrambi volevano dire la vera sapienza non usa né parole né limitati concetti umani.

E ora pensiamo ai “libri sacri” delle varie religioni, con i loro comandamenti, i loro divieti, le loro parabole, le loro regole, le loro definizioni, le loro etichette, i loro giudizi… tutti attribuiti a Dio – un Dio che così si rivela un’invenzione umana, intrappolato nelle parole.

Il Cielo, invece, non dice nulla, l’essenza è priva di parole. Perciò, per coglierla, non devi pregare (atto di sottomissione) ma stare in silenzio (atto di comprensione). Capire, non sottomettersi – questo è il compito dell’uomo.

Credi ancora nelle parole? Esamina allora ciò che provi per la persona amata e domandati se può essere espresso con le parole: “Ti amo”.

Fuochi d'artificio

 

L’arte è una meravigliosa creazione che merita di essere ammirata e conservata – uno dei migliori prodotti dell’attività umana. Ma resta il suo grande limite: è artificio! Una torta dipinta non è la torta reale.

Ora noi dovremmo cercare la realtà, non l’artificio. Con l’artificio produciamo solo una reazione estetica, ma non abbiamo il potere di cambiare le cose.

Però, forse, la realtà non esiste in sé. È in effetti una specie di grande fuoco d’artificio, che splende un attimo e poi svanisce.

E quindi anche un fuoco d’artificio creato dall’uomo è in grado di interagire con quel grande fuoco d’artificio che è il mondo.

venerdì 12 novembre 2021

Il potere della quiete

 

A qualcuno potrebbe sembrare che la meditazione si riduca a una ricerca di un po’ di quiete in un mondo di agitazione e di preoccupazioni.

Sembra poco, ma non è così. Gli esseri umani soffrono veramente di ansie, di paure e di confusione. Non è un disturbo da poco. È una malattia devastante, sia a livello fisico sia a livello mentale. Una malattia di cui soffrono più o meno tutti.

Inoltre in questo mondo tutti e tutto sono interconnessi, non solo qui e ora, ma anche dappertutto e sempre. Ognuno di noi è il prodotto di una lunghissima trasmissione ereditaria, partita nella notte dei tempi e perdurante ancora. In sostanza nei nostri geni, nelle nostre cellule ci sono ancora i nostri avi e le loro sofferenze. Ecco perché è così difficile venirne fuori.

Quando pacifichiamo noi stessi, diamo tregua a una lunghissima e antichissima filiera che è in realtà anche una rete che avvolge l’intero pianeta. Perciò la nostra quiete, acquieta il mondo, nel presente e nel passato (che non è veramente passato). È un enorme potere.

È questo il vero miracolo della consapevolezza e della quiete nella presenza mentale, un miracolo di cui pochi si accorgono, ma che si compie in ogni momento ed è capace di cambiare la realtà.

Se allenti la tensione in te, nel tuo piccolo, la allenti in tutto. Il potere della quiete è il potere della pace in un mondo altrimenti sempre in guerra.

giovedì 11 novembre 2021

L'ascolto profondo

 

Quasi nessuno ascolta veramente gli altri, perché è per lo più occupato a pensare a che cosa dire e ai propri problemi. Tutti parlano, nessuno ascolta. Ma il fatto è che quasi nessuno ascolta se stesso. Siamo quasi tutti esseri distratti e superficiali, centrati sulle nostre esigenze e sul nostro ego.

In psicoanalisi c’è un’ottima regola: che chi vuole analizzare gli altri deve per prima cosa farsi analizzare. È un modo per conoscere qualcosa di se stesso.

Ma questo principio dovrebbe valere per tutte le professioni in cui sono implicati la comunicazione e l’ascolto degli altri. Avete mai verificato se un prete o un consigliere spirituale si è cimentato nell’ascolto di se stesso?

La verità è che, se non abbiamo mai ascoltato noi stessi, non saremo neppure in grado di ascoltare gli altri. E, per ascoltare noi stessi, dobbiamo riuscire a creare una certa spaziosità dentro di noi, lasciando andare i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni. Insomma è una forma di meditazione. Altrimenti la nostra mentre è come una stanza troppo piena di roba che non può accogliere nient’altro. Lo spazio vuoto, invece, è un invito rivolto agli altri.

In realtà non dobbiamo fare proprio niente. Non dobbiamo avere la testa piena zeppa di idee, di principi e di intenzioni. Non dobbiamo comportarci come quei missionari che ardono dal desiderio di convertire gli altri. Questo è il modo migliore per non ascoltare e non capire niente.

Se uno è troppo preoccupato di sé non ha spazio per gli altri. Se uno non ha la pace interiore non può dar pace agli altri. E quindi dobbiamo esercitarci tutti i giorni a stare con noi stessi in silenzio, rilassandoci, percependo il respiro, il corpo e la mente.

La fabbrica dei creduloni

 

Ho letto che in un gruppo di pellegrini di ritorno da una visita a Medugorje si è sviluppato un focolaio di infezione da covid. A Lourdes, invece, nel periodo di massima epidemia, erano state sospese le visite. Nello stesso tempo ho saputo che il fiume Yamuna, sacro agli indù che vi fanno le abluzioni, è inquinato da schiuma e liquami tossici che provocano malattie.

Insomma, come protettrici queste divinità non valgono molto.

Forse perché sono solo parti della nostra mente credula.

Lo so che tutti vorremmo essere protetti. Sarebbe comodo. Ma vi devo dare una brutta notizia. Non lo siamo.

mercoledì 10 novembre 2021

La vera meditazione

 

Ho letto da qualche parte che la meditazione nelle religioni teiste è un “avvicinarsi a Dio”.Questo però presuppone che esista Dio. Se Dio non esiste, a chi ti avvicini?

Per la cultura della meditazione, meditare è un avvicinarsi a te stesso – a un te che si è allontanato dalla propria essenza a causa delle molteplici attività distraenti e alienanti della mente. E qui sei sicuro che questo nucleo esista. È te stesso. È il tuo autentico te stesso. Non rischi che l’oggetto del tuo “avvicinarti” non esista. Non rischi di sprecare il tuo tempo e le tue energie per qualcosa che non c’è.

Anzi, questo ci aiuta a chiarire che cosa sia la vera meditazione: smettere di pensare in modo abitudinario e liberarsi di tanti pensieri e tante identità posticce.

martedì 9 novembre 2021

Il non-pensiero

 

Alcuni maestri di meditazione sostengono che l’essenza della meditazione è il non-pensare. Ma bisogna capire che cosa s’intenda con questo non-pensare.

Il pensiero è in realtà una facoltà prodigiosa della mente umana che ci ha permesso quel po’ di progresso che abbiamo avuto e non va certo demonizzato. Quello che si vuole eliminare è il pensiero compulsivo, ossia l’attività mentale abitudinale che va avanti ininterrottamente a produrre fantasie, immagini, ricordi, previsioni, rabbia, desideri, brama, disprezzo, odio, autocommiserazione, ecc. È un chiacchiericcio mentale che surriscalda la mente e la porta a uno stato di continua sofferenza e spreco di energie. Qui è il caso di dire che non siamo noi che pensiamo, ma che siamo pensati. Il che significa che i pensieri e gli impulsi si susseguono senza alcun controllo da parte nostra. Siamo vittime del pensiero incontrollato.

Il primo passo per fermare tale dannosa proliferazione è rendersene conto, vedere quando si verifica questo stato.

In sostanza dobbiamo mettere un po’ di distanza tra noi e il nostro pensiero, spostando l’attenzione sull’attività mentale meccanica, non voluta.

Mettiamoci in osservazione di noi stessi, Già questo atteggiamento fa emergere il Testimone, un centro di esplorazione che ci mette al di fuori dell’io abituale.

In una parola, diventiamo consapevoli.

L’auto-consapevolezza è una funzione superiore che ci permette “uscire” dall’immedesimazione con il solito io condizionato, mettendoci in una posizione “esterna” che già fa fermare la proliferazione incontrollata. Il problema è di applicare a questo punto una vera e propria meditazione, capace di mettere tra parentesi l’attività mentale distraente e di mantenerci il più possibile calmi e distaccati. Ne trarremo un beneficio enorme per la qualità della nostra vita e del nostro stesso pensiero.

lunedì 8 novembre 2021

Imparare a guardare

 

Passato e futuro sono due bastioni che delimitano il nostro io, ma sono anche due trappole.

Il passato è pieno di ricordi che non sono più le esperienze fatte un tempo, ma una loro rievocazione mentale. Inoltre è pieno di rimpianti, se non altro perché è qualcosa che è stato perduto e rimane solo nella nostra memoria. Quanto al futuro, è un insieme di progetti, speranze, paure e preoccupazioni.

Entrambi condizionano la percezione del nostro presente, che viene influenzato profondamente e non può essere vissuto senza questi due pesi. Il risultato è che non siamo mai veramente a contatto con la realtà, ma con immagini e previsioni. In parole povere, è la nostra mente che filtra ogni esperienza.

Tra questi due fuochi, ci è difficile avere un approccio semplice, diretto e nudo con le cose. Più che a contatto con le cose, siamo a contatto con le nostre interpretazioni. Solo in rari momenti, in cui non ricordiamo e non facciamo previsioni, abbiamo sprazzi di libertà e riusciamo a tornare a ciò che sta veramente succedendo.

E a questo mira proprio la meditazione, che prima ci mette la pulce nell’orecchio e ci invita a vedere quanto siamo condizionati e poi ci invita a fare pulizie mentali per permetterci un approccio fresco con il mondo e con noi stessi. Interrompere ogni tanto il lavorio della mente è salutare e ci fa capire tante cose che altrimenti ci sfuggono.

sabato 6 novembre 2021

Coltivare la mente

 

In meditazione, non a caso si parla di coltivare la mente: la mente può essere coltivata proprio come si coltiva una pianta. Se curiamo entrambe attentamente e diamo loro la giusta acqua e del buon concime, cresceranno forti e felici.

Ma la mente-pianta può essere nutrita con concimi sbagliati e con acqua inquinata. In tal caso deperirà.

I concimi dannosi possono essere tanti: discorsi infondati, chiacchiere oziose, pensieri negativi, abitudini deleterie o messaggi disturbanti veicolati da libri, giornali, televisioni, radio, computer, telefoni, cinema, spettacoli, ecc.

Oltre a questi alimenti dannosi, ci sono l’incuria, la distrazione, il disinteresse.

Se non c’è un’attenta cura, difficilmente sfuggiremo al bombardamento dei messaggi e degli stimoli deleteri che ci colpiscono in continuazione. E tutto ciò andrà a detrimento del nostro equilibrio mentale, della nostra lucidità, della nostra indipendenza di giudizio.
       Prendiamo dunque coscienza del cibo che diamo alla mente. Le nostre società sono piene di odio, di rabbia, di invidia, di paura, di disperazione e naturalmente di sofferenza. E noi, se non abbiamo difese, ingurgitiamo tutto.

Come per il corpo scegliamo gli alimenti migliori, anche per la mente dovremmo selezionare gli input salutari e scartare i cibi velenosi o guasti.

Ogni tanto distacchiamoci dall’ambiente circostante e mettiamoci a purificare la mente, per esempio con la consapevolezza del respiro, che a sua volta risente di ogni stimolo e stato d’animo. Questa è anche una forma di igiene mentale, per disintossicarci.

venerdì 5 novembre 2021

Lo spazio interiore

 

Spesso chi non apprezza la meditazione nasconde una paura profonda di tornare a se stesso. È talmente alienato che è estraneo a se stesso e non vuole incontrarsi. Fa di tutto nella vita per stordirsi nel lavoro, nel chiasso, nelle preoccupazioni, nei viaggi, nel sesso, nell’alcol, nelle droghe e in mille attività distraenti. Ma, così facendo, dimostra di nascondere una sofferenza con cui non vuole confrontarsi.

Noi però siamo ciò che percepiamo e, se non percepiamo nulla, non siamo nulla. Se la nostra mente è affollata di parole e pensieri - dice Thich Nhat Hanh - non c’è spazio per noi.

E per incontrare se stessi, il silenzio è essenziale e anche l’immobilità. Per questo si medita in certe posizioni sedute o muovendosi poco. Ma la meditazione sui propri stati d’animo può avvenire sempre, dappertutto, fermi o in movimento e in qualsiasi posizione

Se tornasse Gesù

 

Ogni tanto qualcuno si diletta di fantareligione e si domanda che cosa succederebbe se tornasse qualche profeta del passato. È il caso di padre Enzo Fortunato che ha pubblicato il libro E se tornasse Gesù?

L’unica cosa certa è che non sarebbe cristiano.

Non si riconoscerebbe infatti in quella corrotta struttura faraonica che è la Chiesa cristiana. Non si riconoscerebbe in una Chiesa che non si è mai sognato di fondare e che ha ancora le strutture tripartite dell’impero romano. Non si riconoscerebbe in tutti questi sacramenti inventati. Si metterebbe a ridere pensando che sua madre, piena di figli, è stata scelta come simbolo della verginità. E, da buon laico qual era, non si riconoscerebbe in una struttura che è gestita da sacerdoti professionisti.

Che cosa pensasse dei sacerdoti di professione lo spiega bene la parabola del buon samaritano, dove il sacerdote è il solito ipocrita indifferente che non si cura dell’uomo ferito. Ma forse si metterebbe a piangere di rabbia quando si accorgesse che lui, sempre contrario alla religione dei sacrifici, è stato eletto “vittima sacrificale”, “agnello di Dio”. “Misericordia voglio e non sacrifici” andava ripetendo.

Oppure siamo noi che lo idealizziamo e invece lui si metterebbe ad accumulare denaro come fanno tanti preti, farebbe investimenti in immobili di lusso (magari a Londra), andrebbe a vivere in un palazzo sfarzoso come fanno i cardinali, sarebbe tutti i giorni in televisione come fa il Papa e si circonderebbe di bambini con cui divertirsi come fanno tanti sacerdoti.

No, Gesù non sarebbe cristiano.

giovedì 4 novembre 2021

Come osservare

 

Se non avete mai fatto meditazione, iniziate a seguire il respiro: dentro-fuori, inspirazione-espirazione, in-out… Imparerete che il respiro varia con il variare degli stati d’animo e che può essere riportato ad un ritmo lento. Placando il respiro, non sarete più in preda dei pensieri e degli stati d’animo mutevoli, ma sarete voi a condurre la danza. E avrete un nuovo punto di osservazione, da cui potrete vedere la nascita e la dissoluzione di tutti i fenomeni, da quelli esterni a quelli interni.

Imparerete anche che il respiro (come il corpo e la mente) non è vostro, ma vi è dato dalla natura. Però voi potete mettervi al di sopra e al di fuori della natura, ponendovi in un centro invisibile, calmo incondizionato. Questo è il vostro vero Sé.

In meditazione, noi percepiamo e mettiamo in funzione la nostra anima. La nostra anima non è qualcosa di estraneo o di straordinario, ma è esattamente la nostra vera natura. Che è sempre presente. Perciò...

Un mondo di passioni

 

Il mondo è in preda al caos, alla confusione e all’ignoranza. Se vogliamo aiutarlo, lasciamo perdere la ricerca dell’eccitazione e delle verità assolute ed esercitiamoci a rimanere tranquilli con mente distaccata. Sarà come un’isola di calma in mezzo alla tempesta.

Il nostro è il mondo delle passioni. Anche nel cristianesimo si parla della “passione di Cristo”. Ma passione significa patire, subire.

Coltiviamo un’unica passione: la passione delle non passioni.

L'equilibrio degli stati d'animo

 

In questo mondo instabile, in continua trasformazione e dialettico, di poche cose possiamo essere certi. Una di queste cose è che ogni felicità ci condurrà prima o poi all’infelicità, se non altro perché è impermanente. Se quindi cerchiamo uno stato permanente, dobbiamo uscire dal solito dualismo e ci dobbiamo volgere verso uno stato di pace, oltre la dialettica felicità-infelicità. Già oggi possiamo farlo allenandoci a non farci né esaltare quando le cose ci vanno bene né deprimere quando ci vanno male.

Sotto l'abito

 

Ciò che conosciamo di noi stessi, però, non è sufficiente. Ci vuole più saggezza: dobbiamo anche sapere che si tratta di una specie di abito che è stato messo addosso ad una nostra identità più profonda che ci sfugge. Non è che uno dei tanti abiti, condizionato e insoddisfacente, creato nelle vite precedenti dei nostri genitori e avi.

Noi non siamo il nostro vestito

La nostra vera identità, il Sé, sta sotto ogni abito e non cambia al cambiare degli abiti.

Quando comprendiamo questo principio, ci volgiamo al non condizionato. E lo cerchiamo spogliandoci dei vari strati sovrapposti.

mercoledì 3 novembre 2021

La conoscenza di sé

 

Secondo uno studio dell’Università di Harvard, siamo distratti per il 46,7 % del nostro tempo. Ciò significa che passiamo quasi la metà della vita a pensare a qualcosa di diverso da ciò che stiamo facendo. Evidentemente, per tutto questo tempo, ci annoiamo e non siamo presenti. Siamo alienati. Il che vuol anche dire che viviamo non in base ai nostri interessi, ma in base a esigenze e ad aspettative altrui.

Ma la conclusione più sconsolante è che non viviamo appieno la nostra esistenza.

Come possiamo, in queste condizioni, dirci felici? Se non rimettiamo al centro noi stessi e le nostre priorità, vivremo sempre come mezzi uomini, insoddisfatti e ansiosi. Sappiamo che la vita ci sfugge, ma non sappiamo come riprendercela.

Se non passiamo attraverso un sorta di meditazione sulle nostre vere esigenze, saremo sempre altri da noi stessi.

Non si tratta però di diventare egocentrici, ma di conoscere noi stessi. E non ci conosciamo se non guardandoci, osservandoci e studiando noi stessi. Come siamo fatti? Che cosa vorremmo? Che cosa ci manca?

 

martedì 2 novembre 2021

La via del non-fare

 

Adesso tutti si preoccupano della crisi climatica, dell’aumento delle temperature. E si agitano credendo di risolvere il problema facendo chissà che cosa. Ma è proprio l’ideologia dell’agitazione che ha creato questa situazione.

Se volete risolverla, dovrete imparare a non fare piuttosto che fare.

L'ideologia dello sballo

 

I più non sanno che farsene della tranquillità: è triste, ma è così. Cercano l’eccitazione, l’emozione, l’attività frenetica, il piacere, l’amore passionale, la gioia estatica. Tutto meno che la calma. Basta vedere tanti giovani che si riuniscono per bere, drogarsi e fare sesso.

Però, anche se credono che la vita debba essere uno sballo continuo, non sono affatto felici. Più che altro cercano di dimenticare, di stordirsi.

Quando è così, vuol dire che non stanno affatto bene; al contrario, sono sofferenti. C’è qualcosa che li fa soffrire. E loro cercano di evadere.

Il nostro è un mondo di agitazione e di confusione. Quasi tutti credono che la vita vera, la vita piena, sia stordimento e movimento continuo. Ma, se lo credono, vuol dire che partono da una condizione di sofferenza e tutto ciò che fanno non migliora affatto la situazione.

Infatti l’agitazione crea sempre stati d’animo dolorosi, cui si cerca di rimediare aumentando il livello e il numero degli stimoli. Ma è un’illusione. Perché l’escalation porta solo ad aumentare la sofferenza.

I più pensano che il senso della vita e anche il paradiso debbano essere uno sballo continuo. Che delusione avranno quando scopriranno che è uno stato di pace.

 

lunedì 1 novembre 2021

La punizione degli ignoranti

 

Avere presenza mentale significa essere consapevoli dei propri impulsi, dei propri pensieri, dei propri stati d’animo, dei propri desideri e delle conseguenze delle proprie azioni, per rendersi conto di che cosa ci fa bene e di che cosa ci fa male, di che cosa ci agita e di che cosa ci calma.

È un osservarsi per sfuggire agli atti ripetitivi. Non è una questione di morale, ma di benessere. Se io sto bene o sto male quando faccio questo o quello, posso trarre le conclusioni da me – non ho bisogno di un decalogo dettato da qualche suprema Autorità divina.

I criminali, i prepotenti, i cattivi, gli ignoranti sono le prima vittime del proprio comportamento, perché vivono sempre tesi, preoccupati, nervosi, paurosi, aggressivi. Non c’è bisogno che vadano all’inferno. Stando male con se stessi, devono ricorrere ad alcool, droghe ed eccitanti fisici e mentali per evitare di vedere come si sono abbruttiti.

La vita non è nient’altro che i nostri stati d’animo.

La personificazione

 

La personificazione è un processo degenerativo degli esseri umani troppo ingenui.

Chi crede in Dio tende a personificarlo in un Essere specifico, una specie di uomo all’ennesima potenza da amare e che ci ami, un personaggio che ci sia padre o madre e che ci protegga.

Ma è ridicolo pensare che la verità ultima ci ami o debba essere amata.

La verità-realtà non è una persona, ma uno stato d’animo che si può cogliere in ogni momento.

In effetti la verità è semplice, ma poi le religioni e le filosofie la ingarbugliano e confondono le menti degli uomini.

La pace qui e ora

 

Una differenza fondamentale tra religioni teiste e meditazione è che per le prime, il “regno dei cieli” si trova sempre in un altro posto, mentre per la seconda la verità ultima è sempre presente e può essere colta qui e adesso. Per le prime, per conoscere Dio e il suo regno, bisogna prima morire; per la seconda, basta guardare profondamente.

Inoltre, per la meditazione, non bisogna mettersi a pregare e a supplicare Qualcuno perché ci perdoni peccati ed errori; basta guardarsi con consapevolezza. La pace è già dentro di noi; non c’è bisogno di “sballarsi” o di essere assunti in cielo per trovare la beatitudine.

Non c’è qualcuno che ci rivela la verità e che ci salva. La salvezza è una questione di esperienza diretta.

Non c’è bisogno di avere una fede in qualche divinità e di aspettare la morte. Il risveglio è un atto immediato e sempre disponibile.

domenica 31 ottobre 2021

Il Grande Banchiere

 

Noi sentiamo la necessità che l’universo sia morale, che se qualcuno compie un’azione malvagia o buona debba essere in qualche modo punito o ricompensato. In sostanza siamo esseri morali.

Peccato che l’universo non sia affatto morale.

O, per meglio dire, l’universo risponde a una legge di equilibrio che non rientra nell’etica, ma nell’economia. Tutto deve tornare, i conti devono tornare: il male e il bene si deve compensare. Ma non a livello individuale, bensì a livello generale.

Tutto si tiene: questa è l’unica morale. Ad ogni azione corrisponde una reazione: questa è una legge della fisica.

La morale individuale non c’è. C’è la necessità che tornino i conti. I profitti e le perdite devono compensarsi, in modo che la somma sia sempre zero.

Ed ecco nascere il bisogno di un Dio etico, di un Dio che regoli i conti. Ma un Dio del genere non avrebbe mai fatto un mondo in cui per gli individui non tornassero i conti.

È chiaro che in una banca i conti devono tornare – o fallirebbe. Ma, all’interno di quei pareggi di bilancio, qualcuno ci perde e qualcuno ci guadagna.

Ecco perché le religioni teiste ci presentano Dio come un padrone che vuole “regolare i conti” o addirittura come una banchiere. Ma che brutta etica è questa! E chi è che crea fin dall’origine le ingiustizie?

 

La grande presenza

 

Quando nel silenzio udiamo un suono, non è difficile percepire la sua comparsa, la sua durata e la sua estinzione. Ma che cosa c’è dopo la sua fine? C’è il silenzio.

In realtà il silenzio c’era anche prima. Il suono in sostanza esce dal silenzio, si distingue dal silenzio e ritorna nel silenzio. È come un’onda che nasce, si solleva e svanisce di nuovo. È come se le cose uscissero dal nulla (o da un tutto informe, prendessero forma e vi ritornassero. Come onde, come increspature di quel nulla.

Ora, tale processo avviene per tutti i fenomeni, dalla nostra stessa esistenza al movimento dei pensieri.

Se osserviamo un pensiero, vediamo chiaramente che appare, si sviluppa e svanisce. E alla fine che cosa rimane?

Il silenzio, il vuoto o la tensione generica, la presenza, che c’era prima.

Per meditare dobbiamo concentrarci proprio su questo silenzio, su questo vuoto – che non è affatto una mancanza, ma una grande presenza.

Questo perché l’universo o il tutto sono presenti a se stessi, fin dall’origine.

 

sabato 30 ottobre 2021

Presenza mentale

 

Purtroppo non possiamo fare a meno della mente, nemmeno quando cerchiamo di superarla. Lo scopo della meditazione sarebbe quello di trascendere la mente convenzionale, il linguaggio, i concetti e le sensazioni dualistiche. Ma è chiaro che il processo è guidato fino a un certo punto dalla mente stessa, una mente che non vuole affatto, però, farsi mettere da parte. C'è sempre una resistenza e una paura.

 E' come fare un tuffo da un trampolino: ci avviciniamo alla punta guardinghi e paurosi - ma alla fine che cosa ci fa decidere di saltare? Non è più la mente prudente e tremebonda; è un lasciarsi andare, un lasciar andare, un affidarsi al tutto sperando in bene, una specie di coraggio o di incoscienza. Per questo si parla di non-mente.

Ciò che ci fa saltare è già al di là della mente, è il "non" della mente.

In pratica, l’unico modo di trascendere la mente discorsiva, basata su pensieri contrapposti e quindi su un linguaggio duale, è l’attenzione, la vigilanza. Quando siamo veramente attenti e interessati a qualcosa, in realtà non abbiamo tempo per pensare; siamo come un animale che avanza circospetto nella giungla, attento a percepire ogni segnale.

Questo dà un’idea di che cosa sia la presenza mentale: essere attenti in massimo grado tenendo conto dell’esterno e di noi che vi siamo dentro. Una specie di visione sintetica che non ha tempo da perdere in pensieri.

È un po’ come fare l’amore: siete concentrati al massimo senza più riuscire a distinguere fra voi e l’altro. Meditare è questa unificazione improvvisa.

Non si può dire che la mente non funzioni, ma non è più divisa. Si trova unificata in un unico punto. Oltre questo punto essa non è più la mente convenzionale.

venerdì 29 ottobre 2021

Gli utili idioti

 

Ogni tanto si dicono e si fanno credere delle sciocchezze enormi… che diventano convenzioni, luoghi comuni, religioni. Per esempio, si proclama che “Dio è amore”.

Sarà anche amore, ma sarà anche tante altre cose… odio, guerra, competizione, morte, ecc. Nei tempi antichi, secoli prima di Cristo, si coglieva bene la realtà. Per esempio, Eraclito diceva che “il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame…” comprendendo il dualismo dialettico del mondo e del suo presunto autore. La stessa cosa diceva in Cina il taoismo, con i suoi yang e yin.

Poi sono arrivate pessime religioni che hanno stravolto perfino l’evidenza delle cose, attribuendo all’Origine solo attributi positivi e e relegando a qualche volontà demoniaca o a qualche peccato originale tutto il resto. Troppo facile, troppo ingenuo, troppo falso.

Il mondo è quello che è, spietato e violento, anche quando c’è di mezzo l’amore, che è poi il mezzo per farlo andare avanti, per dare un contentino ai disperati.

Tutto questo per nascondere il volto osceno dell’universo. E la gente crede ancora a simile propaganda - per non voler vedere tutta la realtà, per salvare la faccia del principio generatore.

È come la pubblicità dei nostri tempi: compra questo e sarai felice, mangia questo e starai solo bene. Si oblitera metà realtà, le parti sgradevoli del mondo.

Ma, a forza di nascondere e obliare, non si è più pronti né a vedere né a capire né a sopportare il male. Diventiamo tanti idioti alienati.

La meditazione, il voler guardare in faccia l’insieme del bene e del male, senza nascondere i lati negativi, è la cura a questa imbecillità religiosa.

 

giovedì 28 ottobre 2021

Vincere la paura

 

La verità-realtà dovrebbe essere qualcosa che non muore, eterna. Ma il mondo in cui viviamo segue un altro modello che potremmo definire di creazione-distruzione, di nascita-morte – non solo per quanto riguarda le cose al di fuori, ma anche quelle dentro.

Siamo sempre in guerra contro gli altri e contro noi stessi, e siamo sempre a contare chi nasce e chi muore. Le guerre esterne sono visibili a tutti, mentre quelle interne sono invisibili ma non meno aspre. Per esempio, lottiamo contro parti di noi stessi che non approviamo: la rabbia, l’invidia, la gelosia, l’impazienza, la lussuria, la distrazione, la violenza, ecc. Poiché ci sembrano parti negative cerchiamo di annientarle, senza capire che sono un tutt’uno con le parti che riteniamo positive.

Il modo di capire il nostro mondo è molto semplice: ciò che muore, ciò che finisce, ciò che scompare (dopo essere comparso per motivi a noi ignoti) non è vero, non è reale, è apparente, è provvisorio, è illusorio, è pauroso.

Quando abbiamo paura, cerchiamo di fuggire, di negare o di distruggere. Ed è per questo che il conflitto non cessa mai e, con esso, le nascite e le morti.

Ora cambiamo modello. Se restiamo fermi e concentrati a guardare il mondo che muta, entriamo in un’altra dimensione.

È come stare su un aereo avendo paura di volare. Quando abbiamo paura, ci nascondiamo, chiudiamo gli occhi, cerchiamo di non guardare.

Ma, se vogliamo vincere la paura del divenire, è meglio sedersi davanti al finestrino o nella cabina del pilota e abituarci a guardare con la massima attenzione il paesaggio, noi stessi, l’aereo e tutto.

Aprire gli occhi e contemplare con presenza mentale è il modo migliore per vincere la paura ed entrare nella dimensione di ciò che non nasce e non muore.

mercoledì 27 ottobre 2021

Cercare maestri

 

Attenti a cercare maestri o fedi! Meditare non è assumere un atteggiamento fideistico, devozionale, ma un atteggiamento conoscitivo personale, una mente critica, la possibilità di dubitare. Le fedi nascono da messaggi altrui, da maestri, da profeti, da tradizioni, ecc., non da esperienze personali.

“Non avrai altro (Dio o) maestro all’infuori di me” è come dire che qualcun altro ha il monopolio della verità. Il che non ha senso: sei tu che devi verificare, non un altro. Oltretutto, chi lo dice vuol creare un attaccamento, un legame di dipendenza, comunque un condizionamento; e rivela una personalità egocentrica, accentratrice, una forma di gelosia possessiva, non certo un atteggiamento illuminante.

Che cosa diremmo di un padre o di una madre che dicessero: “Tu devi rimanere attaccato tutta la vita a me”?

Il maestro può aiutarti, ma non sostituirti a te.

La tradizione può distruggere – come dice Krishnamurti – “la viva bellezza del presente”.

martedì 26 ottobre 2021

Sranieri nel mondo

 

Facciamo conto di trovarci in un film. Noi siamo gli attori. Ma questa non è la nostra vera identità. La nostra vera identità è quella di chi assiste al film, dello spettatore, del Testimone. Ovvero, siamo contemporaneamente sia gli attori che recitano una parte sia gli spettatori.

Non se se avete mai avuto l’impressione di essere degli estranei, di trovarvi in un mondo che non è il vostro. Non è vostro non solo il mondo ma anche la vostra famiglia. Forse siete stati adottati, forse siete degli alieni.

Bene, questa è la verità. Siete degli estranei, recitate una parte che il destino vi ha assegnato.

La meditazione spezza l’incantesimo, l’illusione, l’apparenza delle cose, la recita.

Qualcosa in voi vi dice che tutto ciò è irreale, che la vostra vera identità è altrove. Ed ora la cercate.

C’è un’antica parabola orientale. Un leoncino si perde e viene adottato da un gregge di pecore. Lui cresce belando, mangiando erba e sentendosi in tutto e per tutto una pecora.

Ma, un giorno, mentre il gregge si abbevera a uno stagno, compare un grosso leone. Le pecore fuggono spaventate e il leoncino si aspetta da un momento all’altro di essere divorato. Invece il leone si ferma e gli dice: “Che cosa fai qui?” “Faccio la pecora.” “Ma non sei una pecora.” “E che cosa sono?” “Guarda tu stesso.”

Il leoncino si affaccia allo stagno e specchiandosi scopre di essere più simile al leone che alle pecore.

Allora emette per la prima volta un ruggito e scopre la sua vera identità.


lunedì 25 ottobre 2021

Il pensiero della morte

 

Nessuno è felice quando pensa che, comunque vada, il suo destino sarà la morte. E questa paura è non solo il fondamento di tutte le paure, ma anche di tutte le nostre domande sulle religioni, su Dio, sull’anima e su che cosà succederà “dopo”. 

Il problema però è che, quando siamo investiti da queste paure e da questi interrogativi, non ci troviamo nella disposizione d’animo giusta – nel senso che siamo troppo attaccati alla vita, all’io, al mondo, ai nostri affetti, ai nostri amori e odi, alle nostre proprietà fisiche e psicologiche.

L’atteggiamento giusto è un altro… quando non siamo attaccati a nulla, non ci chiediamo nulla, non siamo legati a nulla, non ci sentiamo nulla… Allora guardiamo con un sorriso all’intero ciclo delle nascite e della morti. Anzi, sappiamo che è una semplice illusione, con le sue paure e le sue speranze. Tutto un bla bla mentale.

 

domenica 24 ottobre 2021

La migliore felicità

 

In meditazione cerchiamo stati di tranquillità e di pace, non per un quietismo fine a se stesso, ma perché la passionalità e l’agitazione portano a sofferenze peggiori. Fateci caso: quando provate odio, rabbia o avversione avete già la vostra punizione senza dover aspettare nessun inferno. Infatti vi trovate in uno stato nevrotico in cui consumate voi stessi e non trovate riposo.

Ma anche quando siete troppo attaccati a qualcosa o a qualcuno, primo vivete nella paura di perderlo e secondo, se lo perdete, cadete nella disperazione. Ecco perché è sempre preferibile mantenersi lontani dagli estremi, senza respingere e senza attaccarsi. Ecco perché la chiara distensione è la via verso la pace.

E la pace mentale è migliore di ogni altra felicità.

Applichiamo la consapevolezza ai nostri variabili stati mentali, esaminiamo che cosa ci eccita e che cosa ci calma, e già abbiamo la via verso la saggezza.

La felicità non come stato estremo, ma come sereno godimento.

sabato 23 ottobre 2021

L'importanza del corpo

 

Qui sulla Terra la Forza creatrice della coscienza ha trovato questo corpo, con due braccia, due gambe ed una testa con un cervello, per dar forma a se stessa. Non sappiamo se sia bello o brutto, ma è comunque un prodigio di funzionalità.

Il problema è che si tratta di un “mezzo abile” abbastanza fragile. È fatto per durare un certo numero di anni e può facilmente deteriorarsi.

Senza questo corpo la coscienza non avrebbe modo di manifestarsi, perché ha bisogno di una certa configurazione fisica. In fondo è un po’ come un abito… sotto il quale però si nasconde qualcosa di invisibile, senza forma. A meno che la coscienza possa assumere una configurazione energetica di tipo diverso.

Il corpo è un mezzo limitato, facile ad ammalarsi e a morire. Ed è sempre causa di fastidi, di preoccupazioni e di dolori. Ma è anche la sede di bei piaceri.

Pur essendo un costruzione meravigliosa, ci darà problemi tutta la vita. È per così dire una soluzione provvisoria, finalizzata al contenimento di un cervello e di una mente. Ma non può certo essere la tappa ultima di una progressione evolutiva forse infinita.

Siamo per così dire ai gradini più bassi.

Forse è possibile scindere il principio vivente dal suo medium attuale, e trasferire la coscienza configurata in un altro “corpo”, magari di tipo energetico.

Ma la nostra identità ultima deve stare oltre il corpo.

venerdì 22 ottobre 2021

Avvicinarsi all'incondizionato

 

Se noi viviamo nel condizionato, se tutto ciò che sperimentiamo nasce e muore, appare e scompare, inizia e finisce, se ogni nostro pensiero, se ogni nostra sensazione è condizionata, come facciamo a capire l’incondizionato? Di che cosa parliamo? Parliamo di qualcosa che non conosciamo.

E allora i nostri discorsi sono chiacchiere filosofiche, semplici esercizi intellettuali, pensieri in libertà, senza alcun costrutto, senza alcuna realtà.

Il fatto è che noi possiamo guardare il proliferare dei pensieri e ci rendiamo conto che nascono l’uno in seguito all’altro, l’uno in seguito ad altre condizioni. Li guardiamo e capiamo che vanno e vengono e che non sono la verità. Non possiamo né dire né pensare l’incondizionato.

Però proprio questo è l’incondizionato – lo abbiamo in un certo senso delimitato. Di qua c’è la conoscenza condizionata, di là c’è il non conosciuto. Con questo non conosciamo l’incondizionato, ma possiamo dire che è in quella terra conosciuta. E che gli siamo più vicini quanto più riconosciamo di non conoscere.

Perché quanto più riconosciamo di non conoscere, tanto più delimitiamo il campo dell’incondizionato, del non conosciuto. Non è un po’ questo che facciamo con la meditazione? Delimitiamo il campo. Un po’ come Cristoforo Colombo che non sapeva che cosa c’era  laggiù, oltre il mondo conosciuto, ma che sapeva che, se c’era qualcosa, era laggiù.

Non troviamo né Dio né realtà trascendenti, ma riconosciamo la loro dimensione, il loro spazio.

Resta il fatto che è solo quando svuotiamo la mente dal noto, dal conosciuto, che ci avviciniamo allo spazio del l’incondizionato. E, per far così, dobbiamo riconoscere mille o diecimila o un milione di volte che l’incondizionato non è né questo né quello…

giovedì 21 ottobre 2021

Evitare gli alti e i bassi

 

In meditazione cerchiamo di non farci travolgere dai facili entusiasmi. Nessuno è più fastidioso di chi, dopo aver scoperto una nuova religione o una nuova fede, cerca di influenzare e convincere gli altri. Dovrebbe capire che anche questa è un’ambizione aggressiva. In fondo, un missionario è uno che vuole conquistare gli altri, che ha un desiderio di dominio. Non è così umile come sembra.

Con-vincere è pur sempre un tentativo di vincere.

Prima di farlo, rendiamoci conto della nostra ambizione e liberiamocene. Impariamo a svuotare la mente anziché riempirla di “nobili” ideali.

Riconosciamo le nostre ambizioni, i nostri desideri.

Se non ci facciamo travolgere dai facili entusiasmi, non ci facciamo neppure travolgere dalle altrettanto facili depressioni e delusioni, mettendo in moto quella dinamica psicologica che ci porta continuamente dagli alti ai bassi e viceversa.

In meditazione non cerchiamo l’eccitazione, ma ciò che ci permette di essere sereni ed equilibrati. Quando sentiamo parlare della ricerca della felicità, pensiamo subito che dopo cadremo nell’infelicità, perché il nostro mondo emotivo è una specie di altalena.

Anche quando sentiamo far tanta propaganda alla “bellezza della vita”, pensiamo subito che si cerca di nascondere con l’entusiasmo la sua bruttezza. Il saggio non stravede per l’esistenza, perché ne vede i lati negativi.

La vita non è un bene assoluto e può essere un dono sgradito. Avete mai detto ai vostri genitori: “Era meglio che mi aveste lasciato là dov’ero?”

In fondo molti nostri sforzi sono tesi a tornare là da dove tutto è iniziato – spesso in modo sbagliato.

mercoledì 20 ottobre 2021

Il vizio originale

 

Un astronomo di Harvard, Avi Loeb, sostiene che questo mondo con i suoi esseri viventi sarebbe stato creato da una civiltà aliena superevoluta.

Si tratta però di una vecchia teoria, rivestita di panni nuovi. Anche nell’antichità si credeva che siamo stati creati da un Dio o da un gruppo i dei; e molti ci credono ancora. Gli dei di una volta sono diventati semplicemente gli essere superevoluti di oggi.

L’idea è sempre quella. E, alla sua base, si trova la convinzione che noi esseri umani siamo piccoli, impotenti, ignoranti e condizionati. C’è sempre qualcuno “lassù” che ci domina.

Ma, alla luce di simili idee, non sarebbe ora di svegliarci e di ribellarci, anziché continuare a fare gli umili servi di qualche Autorità divina?

Le civiltà avanzate non sono nate così, ma si sono evolute a poco a poco, evitando le varie crisi autodistruttive.

Di vero c’è che questo mondo ha pesanti limiti. Il principale è che si basa sulla violenza, sulla prevalenza del più forte, sul conflitto e sulla guerra. Vi pare normale che gli esseri umani siano sempre in guerra e che costruiscano armi di distruzione di massa?

Sono bellicosi perché nell’evoluzione c’è la necessità di lottare. Quando sogniamo di vivere in un mondo di pace e concordia, dobbiamo essere consapevoli che il suo motore è il conflitto, la rivalità, la concorrenza. Ma è inutile attribuire questo peccato originale, questo vizio originale, agli dei o ad altri esseri evoluti. Qualunque sia la sua origine, ormai è dentro di noi e spetta a noi esserne consapevoli e fare qualcosa per eliminarlo.

Non bastano però le belle parole, i nobili principi, l’invito ad amarsi e i comandamenti morali. Ci vuole una profonda presa di coscienza, senza la quale gli uomini non possono essere consapevoli dei propri limiti.

Non riuscendo a vedere se stessi, si credono angeli decaduti. Mentre sono animali che non conoscono e non riconoscono i propri istinti assassini, la propria volontà di potenza e di prepotenza, che è la stessa presente in ogni forza vitale.

martedì 19 ottobre 2021

Il film mentale

 

Viviamo in un mondo illusorio anche perché seguiamo una specie di film nel nostro cervello, di cui ci crediamo protagonisti, fatto di ricordi del passato e di speculazioni sul futuro. Dunque, viviamo prevalentemente in un mondo immaginario.

Ogni tanto dovremmo fermare questo film mentale e tornare alla realtà del momento presente, qui e ora. Questa operazione (la meditazione), oltre a farci uscire da sogni, miti, pregiudizi, identità fasulle, soggetti evanescenti, preconcetti, sentimenti falsi, percezioni erronee, ha un potere risanante e illuminante.

Siamo tutti allucinati, drogati.

Non vediamo le persone, ma le nostre idee delle persone.

Non vediamo i fatti, ma le nostre interpretazioni dei fatti.

Il nostro sguardo è sempre distorto, le cose non sono come ce le immaginiamo.

Se intendiamo continuare così, continueremo a vivere nell’ignoranza, nella confusione e nella sofferenza. Se vogliamo darci un taglio, prendiamone coscienza.

Non c’è niente e nessuno che possa salvarci, perché nessuno può essere consapevole al nostro posto.

lunedì 18 ottobre 2021

Vincere le negatività

 

Siamo tutti ansiosi e insicuri, soffriamo tutti di paure e di incertezze, abbiamo tutti una specie di giudice interiore che è pronto a criticarci e a svalutarci… chi più, chi meno. E non serve a niente, quando le cose ci vanno male o quando dobbiamo prendere importanti decisioni, ricorrere a fedi, a presunte protezioni divine, ad amuleti, a “maghi”, a psicoanalisti o a consiglieri. Anzi, tutto questo non fa che accentuare la nostra confusione e la nostra insicurezza – ci sentiamo sempre di più foglie al vento che vengono sbattute qua e là da (e)venti troppo potenti.

Ma l’uomo ha una risorsa che gli altri esseri viventi non possiedono: la consapevolezza. Nel momento in cui diventa consapevole di ciò che gli sta succedendo, acquisisce un potere: va al di là  delle contingenze.

Certo è un breve momento. Ma, se si ricorda di moltiplicare e prolungare questo momento, il suo potere benefico si potenzia. Allora alle forze negative si contrappone un nuovo potere positivo.

Stando attenti, osservando, diventando sempre più consapevoli e rafforzando il nostro essere testimoni silenziosi e non-giudicanti, le cose prendono una svolta a noi favorevole.

Sembra una sciocchezza priva di importanza, ma questa è l’energia del risveglio, davanti a cui si inchinano le forze dell’universo.

Questa forza in apparenza così debole è la più potente di tutte.

domenica 17 ottobre 2021

Il risveglio della consapevolezza

 

Se ci fate caso, il vostro cervello è affollato tutto il giorno da pensieri, sensazioni ed emozioni, con cui vi identificate. Anche se credete di essere voi a pensare e a percepire, in realtà i pensieri, le sensazioni e le percezioni vi assalgono senza che possiate sceglierle o padroneggiarle. Sono i pensieri, le sensazioni e le emozioni che si affollano nella vostra mente, dentro di voi, in base a leggi di causalità e interdipendenza su cui non avete il minimo controllo. Chi siete allora veramente voi? Quelli che pensano o quelli che vengono assaliti dai pensieri?

Esaminate per qualche attimo il vostro io, il vostro complesso psicofisico, e domandatevi se siete voi a pensare abitualmente o se siete prigionieri di semplici reazioni all’esperienza.

Ecco il punto. Se vi ponete nella posizione dell’osservatore, del testimone, della consapevolezza, potete vedere di venire agiti, non di essere i soggetti ultimi delle vostre azioni e reazioni. Siete come una palla che rimbalza in seguito a diecimila urti con altre palle, non una palla che segue un proprio percorso autonomo.

Ma potete esserne consapevoli, e, nel momento in cui lo siete, salta fuori il vostro vero sé - che è colui che osserva. In quel momento vi risvegliate alla consapevolezza, al vostro centro ultimo.

sabato 16 ottobre 2021

Stare nel qui e ora

 

La presenza mentale, la consapevolezza (che è il fondamento della pratica della meditazione) non va intesa come una specie di sostanza divina. Non dobbiamo fare come i cristiani che fanno di tutto una sostanza dotata di personalità: Dio è una specie di persona (che non a caso si incarna in un uomo) e così è lo Spirito Santo.

La consapevolezza è una funzione, qualcosa che non esiste in sé, e trascende i pensieri e le immagini antropomorfe. Il nostro scopo non è pregare qualcuno, ma adottare una posizione riflessiva, applicare una funzione conoscitiva.

Invece di cedere allo svolgersi dei pensieri, con cui ci identifichiamo, ne usciamo fuori attraverso una diversa prospettiva dell’attenzione. E quindi ci poniamo in un atteggiamento di distacco. Noi non siamo i nostri pensieri, noi non siamo le nostre sensazioni, ecc. E chi o che cosa siamo?

Attenti a non rispondere a questa domanda, che vi farebbe finire inevitabilmente (attraverso i concetti) a supporre un io superiore o un’anima (altre idee astratte).

Noi rimaniamo nel qui e ora, senza andare a pescare ricordi (passati) o a fare congetture sul futuro. Noi restiamo nell’attimo presente, che è per così dire al di fuori del tempo.

L’io in fondo è una nostra idea. Ma restando nell’attualità che cos’è? E c’è?

giovedì 14 ottobre 2021

Nell'occhio del ciclone

 

Non bisogna illudersi che possano avvenire dei miracoli – per ora nessuno è in grado di compierli, per ora tutto ciò che si ottiene è solo il frutto di un duro lavoro. Anche in meditazione avviene la stessa cosa. Non ci si libera da condizionamenti millenari semplicemente applicando la consapevolezza. La vita resta difficile e complicata, la materia ha una sua pesantezza ineliminabile. Nessuno ha bacchette magiche.

Ma la consapevolezza mette un distanza fra noi e la realtà convulsa, fra noi e i nostri stati d’animo. I nostri corpi e le nostre menti restano fuscelli al vento. Però abbiamo finalmente un punto fermo, qualcosa che non muta al variare delle condizioni, qualcosa che è in mano nostra e non in mano alla dialettica degli eventi.

La consapevolezza è sempre attuale: non sta nel passato, che è un ricordo; non sta nel futuro, che è una congettura; ma sta qui in una mente presente e vigile che non vuol farsi trascinare dalle correnti del mondo, dai venti cosmici.

Mentre il nostro destino si compie inesorabilmente, noi contempliamo gli eventi negativi e positivi con equanimità, con distacco, lasciando all’io condizionato i desideri e l’avversione.

Per questo possiamo dire che “noi” non siamo consapevoli, che il nostro “io” non è consapevole. La consapevolezza viene da un’altra dimensione.

 

mercoledì 13 ottobre 2021

La conoscenza diretta

 

In meditazione non dobbiamo basarci su teorie o opinioni altrui. Non dobbiamo nemmeno fidarci dei concetti, che non coincidono mai con le cose reali. Anche ciò che siamo, o che crediamo di essere, è un concetto, dunque non centra l’obiettivo. Noi non siamo ciò che pensiamo – siamo sempre altro.

La nostra fiducia non deve andare ai miti, alle religioni, alle ideologie, atte tradizioni, alle cosiddette autorità. Nessuno è autorevole in questo campo.

La nostra fiducia deve andare a noi stessi, alle nostre esperienze, qui e ora. Queste sono le nostre uniche armi.

Dobbiamo conoscere di persona, verificare di persona; nessuno può farlo al posto nostro. Dunque dobbiamo indagare noi stessi e la nostra mente – soprattutto oggi che imperversano ingannevoli mezzi di comunicazione di massa e falsi, ipocriti e perfidi maestri che vogliono soltanto ottenere potere, denaro e notorietà.

Oltre la coscienza abituale

 

Nella coscienza abituale, noi crediamo di essere qualcuno, di avere una certa identità. Ma, quando andiamo a definirla, restiamo insoddisfatti; è come se mancasse sempre qualcosa. Questa incompletezza viene da una consapevolezza diversa, da un testimone che sta oltre l’io che conosciamo.

In effetti, se ci mettiamo in meditazione, ossia se ci mettiamo a osservare noi stessi e non ci perdiamo nei particolari, approdiamo ad una presenza mentale che è al di là del solito noto, dell’io e del te, del mio e del tuo, del piacevole e dello spiacevole. È uno specchio che non si identifica con i mutevoli stati d’animo – li riflette e basta.

Gli stati d’animo vanno e vengono e passano da un estremo all’altro, e così i nostri giudizi su “chi” siamo.

Mentre di solito noi ci identifichiamo con questo o quello stato mentale, con la meditazione impariamo a identificarci con questa consapevolezza primaria o ultima, che è al di là delle contingenze umane ed ha già un piede nella trascendenza.