martedì 9 novembre 2021

Il non-pensiero

 

Alcuni maestri di meditazione sostengono che l’essenza della meditazione è il non-pensare. Ma bisogna capire che cosa s’intenda con questo non-pensare.

Il pensiero è in realtà una facoltà prodigiosa della mente umana che ci ha permesso quel po’ di progresso che abbiamo avuto e non va certo demonizzato. Quello che si vuole eliminare è il pensiero compulsivo, ossia l’attività mentale abitudinale che va avanti ininterrottamente a produrre fantasie, immagini, ricordi, previsioni, rabbia, desideri, brama, disprezzo, odio, autocommiserazione, ecc. È un chiacchiericcio mentale che surriscalda la mente e la porta a uno stato di continua sofferenza e spreco di energie. Qui è il caso di dire che non siamo noi che pensiamo, ma che siamo pensati. Il che significa che i pensieri e gli impulsi si susseguono senza alcun controllo da parte nostra. Siamo vittime del pensiero incontrollato.

Il primo passo per fermare tale dannosa proliferazione è rendersene conto, vedere quando si verifica questo stato.

In sostanza dobbiamo mettere un po’ di distanza tra noi e il nostro pensiero, spostando l’attenzione sull’attività mentale meccanica, non voluta.

Mettiamoci in osservazione di noi stessi, Già questo atteggiamento fa emergere il Testimone, un centro di esplorazione che ci mette al di fuori dell’io abituale.

In una parola, diventiamo consapevoli.

L’auto-consapevolezza è una funzione superiore che ci permette “uscire” dall’immedesimazione con il solito io condizionato, mettendoci in una posizione “esterna” che già fa fermare la proliferazione incontrollata. Il problema è di applicare a questo punto una vera e propria meditazione, capace di mettere tra parentesi l’attività mentale distraente e di mantenerci il più possibile calmi e distaccati. Ne trarremo un beneficio enorme per la qualità della nostra vita e del nostro stesso pensiero.

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