giovedì 1 giugno 2017

Il recinto dell'io

Siamo tutti prigionieri del nostro passato – fatto di famiglie, affetti, amori, delusioni, illusioni, vittorie e tante sconfitte. Fatto di tante microscopiche cose che, chissà perché, ci sembrano così importanti. Ma siamo rinchiusi in un piccolo recinto dal quale non usciamo mai – come la rana che vive nel pozzo.

Purtroppo, non riusciamo a non essere noi stessi. Anzi, riteniamo che essere noi stessi sia una grande meta, anziché ciò che è realmente: il nostro principale limite.

Il popolo bue e il popolo sovrano

Siamo al punto che il popolo bue vorrebbe essere un popolo sovrano. E allora si affida al populista di turno, il quale gli farà le promesse che il popolo bue vorrebbe sentirsi dire.
Così, invece di assumersi le proprie responsabilità e farsi vero protagonista della politica, il popolo bue rimarrà la solita mandria di buoi che si farà condurre al macello dall’ipocrita allevatore.
Se vuoi far parte di un popolo sovrano, devi agire in prima persona, renderti autonomo e non affidarti al sensale di buoi.
Questo vale sia in politica sia in campo spirituale.

In campo spirituale, i sensali si sono organizzati in religioni e, più che di buoi, trattano di pecore e si fanno chiamare “pastori”.

mercoledì 31 maggio 2017

Trovare l'anima oltre le apparenze

Se la caratteristica delle filosofie orientali è scoprire che tutto è apparenza, anche la nostra civiltà occidentale ha raggiunto la stessa conclusione – ma con conseguenze opposte.
Mentre in Oriente scoprire che tutto è apparenza porta a sminuire l’importanza e lo stress delle vicende umane, e a far emergere la centralità della consapevolezza spirituale, in Occidente è esattamente il contrario: l’apparire vuol conferire ancora più importanza alle piccole faccende umane e svuota l’individuo di ogni autenticità, quindi di ogni spiritualità.
Che non è la spiritualità di un’anima, di una sostanza eterna, ma lo svuotamento di tutto ciò che è falso e artificiale.

Ora, l’anima, per definizione, è ciò che sta nella più profonda interiorità, ed è quindi raggiungibile togliendo ad una ad una le sfoglie, gli strati esterni, le apparenze.

L'anima come attività

Anima significa animare - un’attività, non uno stato, non un nucleo immobile.
Spiritualità è essere consapevoli senza interferenze mentali. È il processo stesso dell’essere consapevoli che è importante, non il permanere di qualche struttura fissa, come quella dell’io.
Le strutture si trasformano tutte, ma ciò che le anima è la consapevolezza.
Può dunque scomparire la struttura dell’io, ma la consapevolezza che anima può permanere.
Quando la mente consapevole viene privata dai suoi oggetti, realizza la forza latente in sé e accresce i suoi poteri di visione.
Questa lucidità è già un successo, una realizzazione, fondamentale anche nella vita pratica.
Gli uomini che non sono consapevoli procedono meccanicamente, in modo del tutto condizionato e accrescono la loro luminosità e la loro spiritualità solo a prezzo di grandi sofferenze.

Essere consapevoli abbrevia il percorso evolutivo.

martedì 30 maggio 2017

La mente rispettosa

Le cose non hanno bisogno delle nostre parole per esistere. Anzi, quando smettiamo di nominarle, incominciamo a vederle nella loro oggettività.
Ciò che non troviamo, lo avevamo fin dall’inizio. Ma lo abbiamo perduto pensandolo, inquadrandolo, definendolo.
La mente costruisce, la mente condiziona, la mente distrugge.
Ma come possiamo conoscere senza pensare? Evidentemente, dobbiamo cercare di conoscere nella consapevolezza che stiamo influenzando ciò che vogliamo conoscere.

Questa particolare condizione si chiama non-mente – una mente molto rispettosa, al punto di tirarsi da parte proprio nel momento in cui cerca di conoscere.

Il modello tedesco

Adesso ci siamo messi a imitare i tedeschi, perché hanno un’economia e una politica che funzionano. Così scegliamo un sistema elettorale “alla tedesca”, il che significa che prendiamo alcune cose e ne tralasciamo altre,  e quindi costruiamo un modello confuso e abborracciato che non è detto che funzioni. A noi non piacciono né la chiarezza né l’ordine. E soprattutto noi vogliamo i privilegi dei potenti, per esempio quelli dei parlamentari che con solo cinque anni di contributi hanno un vitalizio - un vitalizio ingiustificato e immeritato, di fronte alle persone comuni che devono lavorare quarant’anni.
Ciò che non riusciamo a imitare è il comportamento civico dei tedeschi e il loro senso dell’organizzazione e dello Stato. Rimaniamo italioti che agiscono per bande, che sono divisi su tutto e che mirano sempre all’interesse personale e familiare.
Il senso dello Stato se l’è mangiato la Chiesa, maestra nell’ottenere privilegi e nessuna responsabilità
Il futuro vedrà dunque un impero tedesco, favorito anche dal fatto che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti si stanno isolando e ritirando dall’Europa. Bravi fessi.

Così i tedeschi realizzeranno quel loro dominio sull’Europa che non erano riusciti a costruire con le guerre.

I potenti della Terra

A Taormina si sono riuniti i potenti della Terra, quasi tutti individui brutti, volgari e più o meno ignoranti, ma capaci di intercettare il voto degli elettori.
Uno squallore.
Quando poi, il più potente di loro, propugna una politica di isolazionismo e di protezionismo, e non è minimamente interessato agli altri paesi e alle sorti del mondo, lo squallore diventa sconforto.

Come succede spesso nella storia, basta che arrivi al potere un individuo tarato, mediocre ed egocentrico per bloccare l’evoluzione mondiale e riportarci indietro.
Purtroppo, per la scelta dei potenti della Terra, non sono previste né un’analisi psicologica né un’analisi delle competenze. L’unico criterio è la loro capacità di fare promesse, che non manterranno.

lunedì 29 maggio 2017

L'insegnamento zen

Quando un discepolo domandò ad un maestro zen in che cosa consistesse il suo insegnamento, lui spiegò: “Quando ho fame mangio e quando ho sonno dormo”.
“Ma questo lo fanno tutti!” replicò il discepolo.
“Non è vero: chi non segue questo insegnamento, quando mangia, pensa ad altre cose e non si sazia mai, e, quando dorme, continua a sognare e a pensare.”
Questo è il punto. Gli uomini ordinari sono raramente presenti in ciò che fanno e inseguono sempre desideri e pensieri. Fanno una cosa e ne pensano mille altre. Sono sempre divisi dalla realtà da un velo di pensieri che li portano altrove.

Chi segue invece la via dello zen, quando mangia, mangia; quando dorme, dorme…e quando è seduto sta seduto, senza l’interferenza di pensieri estranei. O, almeno, ci prova.

In sostanza, quando stiamo seduti e pensiamo (o ricordiamo), non stiamo meditando.

domenica 28 maggio 2017

Il "Signore"

Pensiamo a quanto sia superata l’idea di un “Signore” cosmico, come se il mondo avesse bisogno di un padrone o di un monarca. Un’idea nata in epoche barbariche, quando i Signori, i Padroni, i Padri avevano diritto di vita e di morte sui loro sudditi.
Se poi questo “Signore” fosse così potente e perfetto, avremmo un mondo perfetto, non questa baracca di eventi cataclismatici, sempre in pericolo di autodistruggersi.
È chiaro che il mondo è nato a poco a poco e che si è fatto da solo, in base al principio del “proviamo un po’ e vediamo se funziona.”

E spesso non funziona.

Camicie di forza

Quando si giudica la realtà in base a ideologie o idee preconcette, si sbaglia di sicuro.
Le ideologie (politiche, religiose, economiche, filosofiche, ecc.) sono camicie di forza che gli uomini mettono alla realtà.

Ma la realtà non porta camicie di forza. Non sa neppure che cosa siano.

La relatività del bene

Il nuovo presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, dichiara che tutti i valori sono irrinunciabili, e aggiunge: “Se dovessi dirne uno, è il bene”.
Già, fare il bene e non il male: chi non è d’accordo?
Ma anche i terroristi musulmani che uccidono e si fanno saltare in aria sono convinti di fare il bene e di meritarsi il paradiso.
Dunque, questioni di punti di vista. Se però dovessimo chiarire che cosa sia il bene, non saremmo più d’accordo.

Allora meglio non usare parole che sono ambigue fin dalla loro nascita. Anzi, meglio stare zitti.

sabato 27 maggio 2017

La sete di acquisizioni

In una vignetta di Altan, un tizio dice: “È un mondo senza futuro”. E un altro ribatte: “Finalmente possiamo rilassarci”.
Proprio così. Qualcuno ci ha messo in testa, fin dall’infanzia, che abbiamo delle mete, che dobbiamo ottenere dei risultati, che dobbiamo mettere a frutto la nostra esistenza, che dobbiamo guadagnarci il paradiso, che non possiamo sprecare l’occasione… e di conseguenza siamo tutti tesi e stressati, perché ci sembra di non conseguire, di non raggiungere, di non essere all’altezza, di non conquistare, di non accaparrare, di non acquisire.
Non ci gustiamo il presente, perché siamo protesi verso il futuro.
D’altronde, anche i ricchi e i potenti sono così: vogliono sempre qualcos’altro, qualcosa di più.

Non sappiamo rilassarci. Per ottenere qualcosa che non abbiamo, perdiamo ciò che abbiamo.

Il ritorno delle religioni

Chi si lamentava dell’eclissi dell’elemento religioso nel mondo attuale, oggi si godrà lo spettacolo delle religioni che si fanno la guerra l’una contro l’altra.
Il fatto è che le religioni del dio, del profeta, del salvatore, del libro sacro, dei dogmi, dei sacerdoti e delle chiese, sono fatte secondo uno stesso modello e non riconoscono la loro volontà di predominio, ossia la loro stessa violenza.
Sono religioni dello squilibrio e del condizionamento. Vogliono aver ragione con le armi, con la guerra, con l’indottrinamento e con il denaro.

Predicano la pace, ma dentro di loro sono piene di aggressività, di competitività, di odio per chi la pensa diversamente. 
Fanno una gran brutta pubblicità al loro dio.

venerdì 26 maggio 2017

Uscire dalle illusioni

Tutti dicono che, quando ci si trova in punto di morte, ci si accorge che le cose più importanti della vita sono amare ed essere amati. Nel frattempo, però, tutti cercano denaro, potere, sesso e rinomanza.
L’amore è importante. Ma, se non si ha una mente lucida, può anche essere un’illusione.
La cosa più importante, dunque, è uscire dalle illusioni che deformano la nostra visione e il nostro giudizio. E veder chiaro.
Però proprio questo è il problema. Sembra che la maggioranza preferisca la torbidezza e la confusione. Com’è scritto ne La preziosa ghirlanda di Nagarjuna,

Come potrebbe questa suprema dottrina,
che è sottile e profonda,
immateriale e non manifesta,

apparire con facilità alla mente?”

giovedì 25 maggio 2017

La cultura del plagio

Quant’è facile plagiare la mente dei giovani (e anche quella dei meno giovani). Lo vediamo chiaramente nel terrorismo o in giochi criminali come Blu Whale in cui si spingono i giovani ad atti di autolesionismo e infine al suicidio.
Ma già nella vita normale è così. Molti giovani, con la loro ipersensibilità adolescenziale, scoprono che la vita è una tale sofferenza che è preferibile morire.
Purtroppo, queste persone prendono la vita tremendamente sul serio, non riconoscendo che si tratta di un gioco, un gioco cosmico, un teatrino delle apparenze.
Il fatto è che esistono mille culture del condizionamento, ma non una del decondizionamento.

Eppure abbiamo tutti bisogno di decondizionarci dalla cultura e dall’educazione che abbiamo ricevuto, anche quando ci sembrano buone. Perché siamo stati tutti plagiati.

La fede indiscussa degli uomini

La fede indiscussa degli uomini è che ci sia una mente che indaga, esplora e conosce il mondo esterno. Come se le menti e il mondo provenissero da realtà diverse e ad un certo punto si incontrassero.
Ma la mente e il mondo si appartengono già da prima. Il mondo non è estraneo alla mente; e la mente nasce dal mondo, non viene infusa da qualche dio.
Come volete che non s’incontrino? Sono fatti gli uni per gli altri, gli uni con gli altri e gli uni dagli altri.
Però, come i membri di una famiglia nascono tutti dallo stesso ambiente, ma poi qualcuno può differenziarsi, spiccare il volo e avere più successo, così la mente di qualcuno è in grado di uscire dall’ambiente comune e spiccare un suo volo particolare.
Tutto è in realtà sia interno alla mente sia interno al mondo.
Propriamente sono come le due estremità di un bastone o le due facce di una medaglia – loro come tutti gli opposti.
Non esiste un bastone senza due estremità o una medaglia senza due facce.

Siamo noi, esseri coscienti, che abbiamo la sensazione della differenza proprio perché abbiamo quella dell’unità, e la sensazione dell’unità proprio perché abbiamo quella della differenza.

mercoledì 24 maggio 2017

Sulla fortuna

In Oriente esiste una storia che è molto istruttiva. C’è un contadino cinese a cui è scappato il cavallo. I vicini vanno da lui per confortarlo e gli dicono che la perdita di quel cavallo è una grave sfortuna. “Forse” risponde il contadino. Il giorno dopo il cavallo torna portandosi dietro altri sette cavalli selvaggi. I vicini tornano dall’uomo e gli dicono che gli è capitata una gran fortuna. “Forse” lui risponde. Il giorno dopo il figlio del contadino si mette a domare uno dei cavalli selvaggi, cade a terra e si rompe una gamba. “Che sfortuna!” gli dicono i vicini. “Forse” lui risponde.
Il giorno dopo arrivano i militari a reclutare nuovi soldati per partecipare alla guerra. E lasciano a casa il ragazzo con la gamba rotta. “Che fortuna!” dicono i vicini. “Forse” risponde il saggio contadino…e così via.
Questa storia ci dice che le nostre idee sulla fortuna e sulla sfortuna, sul guadagno e sulla perdita, sul vantaggio e sullo svantaggio, sono semplici opinioni, giudizi soggettivi che nulla hanno a che fare con la realtà. E, soprattutto, che nulla ha un valore assoluto e stabile. Ogni fortuna o sfortuna può rapidamente trasformarsi nel suo contrario.

Il racconto ci insegna a non giudicare, a non attaccare etichette ai fatti, a sospendere le nostre opinioni, a non guardare gli avvenimenti in maniera soggettiva, a non credere alla stabilità delle cose, a diffidare del nostro stesso pensiero e ad osservare tutto con distacco e imparzialità.

Terroristi religiosi

Li vediamo in azione questi fanatici religiosi che sono disposti a uccidere se stessi e gli altri per obbedire ad un loro Dio immaginario.

Già questo dimostra la superiorità degli atei.

L'età dell'innocenza

Quando eravamo bambini e i nostri genitori ci proteggevano e si assumevano ogni responsabilità, eravamo leggeri e (forse) felici. Ma poi, crescendo, ci siamo assunti noi la responsabilità di noi stessi e siamo caduti dal paradiso terrestre al pantano terrestre.
Lo stesso avvenne in tempi preistorici quando nell’ominide si sviluppò la prima coscienza, si distaccò dal regno degli animali e nacquero la riflessione,i giudizi e la repressione degli istinti. Allora nacquero le preoccupazioni e le ansie.
Oggi abbiamo perso quell’antica leggerezza. Oggi ci sentiamo gravati da pesi di ogni genere. Siamo individui sociali e civili, abbiamo responsabilità, sviluppiamo un pensiero degli obblighi e dei legami, il passato ci opprime, il futuro ci preoccupa, il domani è un’incognita e il presente è incerto e insoddisfacente.
E così abbiamo perduto l’età dell’innocenza. Al senso dell’armonia è subentrato il senso della colpa, dei doveri e delle preoccupazioni.
Adesso tornare indietro è difficile. Ma la strada che noi seguiamo è appunto quella della liberazione, quella dell’uscita dall’oppressione e dal condizionamento.



Se non siamo neppure noi stessi, se il senso dell’io è un concetto come tutti gli altri e se siamo comunque aggregati di tante persone, di che cosa ci preoccupiamo? Sta’ a vedere che qualcuno si angoscia ancora per procurarsi un buon posto in paradiso e per ottenere buoni voti nell’aldilà o una buona rinascita. L’arrivismo, l’ambizione e la mentalità dell’oppressione e dell’apprensione non ci abbandona mai.

martedì 23 maggio 2017

L'arte di nuotare

Se ci gettiamo in un fiume, possiamo anche nuotare controcorrente, ma lo sforzo durerà poco e, in ogni caso, sarà il fiume a farci andare dove vuole.
Molto più intelligente è imparare a sfruttare la corrente per arrivare là dove vogliamo.
La Terra, anzi il divenire, sono proprio un simile fiume, che è troppo forte per poter essere contrastato. Molto meglio adattarsi tenendo presente il nostro obiettivo, se ce ne abbiamo uno.

Il fiume ci porterebbe là dove vuole lui, ma noi possiamo sfruttare la sua stessa forza, le correnti, per andare là dove vogliamo noi.

Interno ed esterno

La soluzione non verrà da un ragionamento concettuale, ma sarà uno stato d’animo.
Non dobbiamo farci un’idea, ma entrare in contatto diretto.
Detto così, sembra che ci siano un soggetto e un oggetto, un interno ed un esterno. Ma il mondo esterno non è diverso da ciò che percepiamo, e ciò che percepiamo è già al nostro interno, fa parte del nostro sistema nervoso.

Tutta la conoscenza è conoscenza di noi stessi. Perché noi siamo il mondo e il mondo è noi.

L'autonomia della mente

In realtà, spesso, non siamo noi che pensiamo; è il pensiero che si presenta e si dispiega al di fuori della nostra volontà. Lo stesso avviene per sentimenti, emozioni, sensazioni, percezioni, ecc. Si tratta di processi per lo più autonomi che accadono anche senza il nostro controllo.
Inutile cercare il pensatore, ossia il soggetto che pensa. È come il piovere. Se dico che “piove”, chi è il soggetto?
Sono io che penso? No, si pensa: il pensiero accade da solo, almeno nella maggior parte dei casi. Sono cose che accadono senza che ci sia un soggetto che decide e controlla tutto.
Non sono cose che accadono a noi. Noi siamo ciò che accade.
Di questo dobbiamo essere consapevoli. Non dobbiamo illuderci di essere noi a controllare tutto, solo perché la grammatica di impone di usare il pronome “io”.
Non sono io che penso; il pensiero avviene spontaneamente. L’io è un pensiero come tutti gli altri.
Dobbiamo ridimensionare la nostra pretesa di essere soggetti di tutto ciò che accade. Noi siamo parte di quell’accadere.


lunedì 22 maggio 2017

L'intimità velleitaria

La nostra vita è molto meno nostra di quanto si pensi. A noi sembra di vivere esperienze uniche e assolutamente personali. Ma da migliaia di anni tutti ripetono le stesse cose: amori, gelosie, nascite, morti, speranze, paure, desideri… sempre le stesse esperienze declinate in tutti i modi possibili.
Non si può dire che la vita sia tanto creativa e originale. Piuttosto le piace la ripetizione: miliardi di margherite, migliaia di api, miliardi di uomini… E anche noi siamo dei ripetitori.
Difficilissimo inventarsi qualcosa di nuovo.
Ma è incredibile la nostra presunzione di vivere esperienze solo nostre – un’altra inferenza arbitraria.
Se potessimo vederci dall’alto, ci accorgeremmo che siamo tutti uguali e che facciamo le stesse cose e proviamo gli stessi sentimenti e le stesse emozioni. Per capire qualcosa del mondo e per ottenere una certa saggezza, dovremmo acquisire questo sguardo universale e ridimensionare le nostre velleità di unicità.

Siamo dei cloni.

Mondo, mente e grammatica

Siamo abituati a pensare che se c’è un’azione o un processo, c’è qualcuno che lo compie. Per esempio, se c’è un verbo, ci dev’essere un soggetto. Se c’è una vita, c’è qualcuno che la vive. Se c’è un io, c’è qualcuno che ne è il proprietario. Se c’è un universo, c’è qualcuno che lo ha creato…
Ma la verità è un’altra: ci sono solo azioni e processi. Quanto ai soggetti, si tratta di semplici inferenze concettuali di una mente abituata a dividere, a distinguere e a contrapporre – e ad attribuire sempre un soggetto.
In un primo momento c’è l’azione; subito dopo deduciamo che c’è il soggetto.

Ma si tratta di una questione di regole grammaticali che, erroneamente, scambiamo per realtà. Il mondo non segue le regole della nostra mente.

domenica 21 maggio 2017

Tensione e rilassamento

Il senso di essere un io nasce in corrispondenza di una tensione o di una contrazione dolorosa. E più siamo coscienti di essere un io, più ci restringiamo, ci delimitiamo, ci concentriamo e fatichiamo.
È come stringere la mano in un pugno: è solo quando stringiamo con forza che abbiamo una coscienza precisa della mano. Ma, se la apriamo, quella contrazione muscolare si distende e la mano può muoversi liberamente, svolgendo le sue varie funzioni.
Lo stesso avviene con il senso dell’io. Quando lo accentuiamo, si contrae e si concentra lo stato dell’essere e noi proviamo tensione e sofferenza.
La distensione corrisponde al rilassamento, all’allentamento dell’egocentrismo ossessivo e claustrofobico, e finalmente possiamo liberare le energie contratte e compresse.

Il rilassamento corrisponde all’apertura, alla liberazione, alla fluidità, al sollievo.

sabato 20 maggio 2017

Lo schermo mentale

Le parole sono nate per esprimere messaggi, idee, emozioni, concetti, ecc. Ma troppo spesso incontriamo persone che usano le parole per nascondere, per confondere, per ingannare e, sostanzialmente, per non comunicare.
In ogni caso, ciò che esprimono è pur sempre una gabbia da cui non possiamo uscire… se non con il silenzio.
Però, non basta un silenzio di parole; ci vuole anche un silenzio di pensieri.

Perché anche i pensieri seguono lo stesso percorso: nati per esprimere, finiscono per mascherare e confondere.

La legge fondamentale della vita

La legge fondamentale della vita fu enunciata da Antoine-Laurent de Lavoisier, in accordo con le intuizioni di Eraclito:

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.


Non si tratta di una filosofia o di una religione, ma di una legge scientifica. E voi non  volete neppure credere al fondatore della chimica moderna?

venerdì 19 maggio 2017

La liberazione dell'amore

In fondo l’amore è così piacevole e salutare perché ci permette di uscire, finalmente, dai confini dell’ego.

Un mezzo semplice (?) e naturale per liberarsi di un enorme peso.

La grande falciatrice

La liberazione ha un prezzo molto alto, perché alla fine bisogna liberarsi anche di se stessi.
E, questo, pochi sono disposti a farlo.

Ma, per fortuna, ci pensa la morte.

La lotta interiore

Se avanziamo sul cammino della meditazione, ci troviamo prima o poi di fronte ad un grande ostacolo: la nostra mente che non vuole fermarsi e che, forse, non può fermarsi. Ci sono infatti tanti pensieri, impulsi, meccanismi e moti dell’animo di cui non siamo neppure consapevoli.
Allora saremo investiti da una montagna di spazzatura… tutta quella che è dentro di noi.

Ecco perché la lotta consiste nel mantenere la mente il più possibile vuota.

giovedì 18 maggio 2017

Le visioni della Madonna

Io non vedo la Madonna, e forse neanche voi.
Ma, se ci pensiamo un po’, tutti possiamo immaginarcela: una donna vestita di bianco, magari con un mantello celeste, splendente. Non ci vuole molto ad immaginarla. Ci sono tanti quadri e tanti santini che la raffigurano così.
Che ci vuole a immaginarla? Possiamo immaginare tante cose e tante persone, reali o irreali. La mente umana può vedere tutto, dentro di sé.
Ma si tratta, appunto, di visioni – visioni interiori.
Visioni, non apparizioni.

Solo se la vedessero tutti, sarebbero apparizioni. Ma non è mai così.

Mosaici

Siamo noi e siamo anche gli altri.

Per questo, quando ci cerchiamo, troviamo solo frammenti sparsi, mai l’intero.

Proprietà temporanee

Noi crediamo che l’io sia nostro, una nostra proprietà. Eppure non l’abbiamo costruito noi, né lo abbiamo comprato.
Ci è stato dato da altri, senza i quali non potrebbe esistere. Prima dai genitori, poi dagli avi e infine dall’universo intero.
Dunque, almeno è una proprietà condivisa, è qualcosa di temporaneamente nostro. Come tutto, del resto: case, mogli, mariti, figli, denaro, gioielli…

Siamo temporaneamente noi. Foglie al vento.

Far riposare la mente

Al di là della ricerca dell’illuminazione, se vogliamo vedere più chiaramente noi stessi, gli altri o il mondo, rimaniamo per un po’ di tempo seduti, immobili, senza pensare a nulla. Deviamo ogni pensiero, non guardiamo nulla di preciso, non ci concentriamo su nulla di particolare. Non ricordiamo, non speriamo, non progettiamo. Rimaniamo lì nell’attimo presente.
Svuotare la mente è come far riposare un motore arroventato.

Quando poi usciremo da questo stato, il motore funzionerà meglio: la nostra mente sarà più lucida e più acuta.

Droghe religiose

È verissimo che le religioni possono essere l’ “oppio dei popoli”.
Sono droghe così potenti che, per esempio nei casi di fanatici islamici, possono cancellare il senso della vita e indurre a suicidarsi.

Quante droghe agiscono allo stesso modo!
Solo la meditazione cerca non di istupidire la mente, ma di renderla lucida.

mercoledì 17 maggio 2017

L'osservazione di sé

Perché in meditazione è così importante l’auto-osservazione? Perché ti permette di cambiare stato d’animo.
Se per esempio stai soffrendo per qualche motivo, nel momento in cui diventi l’osservatore della tua stessa sofferenza, non stai più soffrendo. La parte che osservi soffre, ma tu che osservi non soffri più.
Compi questo spostamento di mira in continuazione. E, a poco a poco, uscirai o ti disidentificherai dall’ego che sta male.

Ma devi approdare ad una visione diversa di te stesso e dei tuoi rapporti con il mondo. Più serena, più pacifica, più naturale, più saggia.

Lavorare sugli stati mentali

Se ci troviamo in una condizione continua di malessere psichico, e non riusciamo a uscirne, dobbiamo rivolgerci ad uno psicologo, il quale cercherà di capire quale sia la causa e cercherà di sostituire ad uno stato di sofferenza uno stato di accettazione o di piacevolezza.
Lo stesso intento ce l’ha la meditazione: sostituire ad uno stato di infelicità uno stato di soddisfazione. Ma con una differenza: i saggi della meditazione sanno che lo stato di normalità o di integrazione sociale è comunque una condizione di sofferenza.
Non si può uscire dalla tensione della vita se non cambiando il nostro modo di vedere. Infatti, il nostro modo di vedere abituale è comunque patologico, dal momento che è pieno di sogni, illusioni, attaccamenti, ambizioni, contrapposizioni arbitrarie e competitività.

Se non ci liberiamo da tutti questi chiodi, e non approdiamo ad una visione serena e pacificata della vita, ad un distacco dalle ambizioni mondane, saremo sempre crocifissi.

martedì 16 maggio 2017

L'affare dell'immigrazione

Il Papa predica la misericordia e subito risponde la Misericordia di Isola Capo Rizzuto, l’organizzazione cattolica che gestisce il grande campo profughi e che, d’accordo con la n’drangheta locale, ha rubato almeno trenta milioni di euro che il governo e l’Europa hanno stanziato per gli immigrati. Normale amministrazione per gli standard etici degli italioti e delle organizzazioni cattoliche. Infatti, già oggi non se ne parla più.

Naturalmente non poteva mancare il parroco che ha intascato a sua volta una barca di soldi per la sua preziosissima opera. Non si possono lasciare i profughi senza l' "assistenza spirituale” dei nostri ineffabili preti.

Compiere scelte

Etica fa rima con autentica, non con convenzionale. Per compiere un’azione etica, per essere individui etici, ci devono essere una presa di coscienza e una scelta personale. Se invece procediamo sui binari del convenzionale, del sociale o del legale, che autenticità e che etica possono esserci?
Se seguiamo il gregge, il “così fan tutti”, il “così me lo ordina la legge, il mio superiore o l’autorità”, potremmo clamorosamente sbagliare.
Le leggi dello Sato o della religione, teoricamente valide per tutti, sgravano forse la coscienza, ma non portano ad un’azione etica. Uniformandoci, cadiamo tutti nel precipizio.
Solo se siamo consapevoli e scegliamo, siamo etici. Le leggi, anche se accettate da tutti, possono essere sbagliate e indurci a comportamenti non etici. Pensiamo a cosa succede quando le leggi sono stabilite da un dittatore sanguinario o da una religione che induce a perseguitare e ad uccidere.

Non appena si codifica il vitale, nasce il conformismo. E muore l’etica, che non può che essere individuale. L’etica nasce dall’interiorità dell’uomo che interroga se stesso, non da regole o dogmi imposti da qualcuno.

lunedì 15 maggio 2017

Il processo educativo

In fondo il processo educativo in senso lato non è che un processo di inquadramento e di condizionamento, al termine del quale il bambino naturale e spontaneo deve lasciare il passo al giovane ormai formato, deformato e integrato.
A quel punto è molto difficile tornare indietro, ritrovare la nostra natura originale, non ancora “manipolata” o “educata”. Abbiamo perso la verginità. Eppure, come dicevano i mistici, è proprio alla natura infantile, o a quella di “legno grezzo”, che dobbiamo tornare per ritrovare Dio, il Tao o il Tutto.

Purtroppo non esistono nelle nostre società strutture per la “destrutturazione” e la liberazione dalle distorsioni subite. Come diceva Alan W.Watts, abbiamo identificato le nostre convenzioni sociali e morali – che sono sovrastrutture – con la volontà di dio, ossia con la realtà ultima. Un errore disastroso.

"Hypotheses non fingo"

Questa è la famosa espressione di Newton, il quale diceva che è impossibile andare al di là della descrizione dei fenomeni per cercarne la causa.
Applicando questo concetto alla Causa Prima, si scopre che non è che Dio non esista, ma che non è necessario ipotizzarlo. Si può spiegare l’origine del cosmo senza ricorrere all’idea di Dio, ossia di un Creatore esterno.
In che modo?
Escludendo l’idea di origine.
Né origine né fine. In effetti, noi non riusciamo mai a cogliere né un’origine né una fine delle cose: si tratta di idee della mente. Quello che noi vediamo è che le cose nascono da altre cause e che si trasformano fino a scomparire dalla vista, ma continuano ad esistere sotto altre forme.
Se tutto nasce da altre cause, non può esistere una causa prima. Le cause si rimandano l’una all’altra all’infinito, senza mai giungere ad un’origine di tutto. E questo rimando all’infinito è la natura del tutto.

Ipotizzando che Dio sia la causa prima di tutto, dovremmo concludere che il cosmo è l’insieme dei suoi giochi. Ma anche noi cerchiamo di giocarlo.
Se lui ci fa vivere per un tempo limitato su questa Terra, noi lavoriamo per restarci il più possibile.

La verità è che non ci fidiamo dell’aldilà. E facciamo bene. Perché tutto è sempre qua.

domenica 14 maggio 2017

La Madre divina

Se abbiamo una Madre in cielo, come dice Bergoglio, dev’essere ormai invecchiata e perdere la memoria. Perché tanti figli se li dimentica.

Il Dio interiore

Di Dio si possono avere tante idee. Ma, tra le tante, esiste una differenza di fondo: il Dio che è esterno alla natura e il Dio che è anche la natura.
Il primo è un Essere a sé stante che crea se stesso e che può o non può creare il cosmo, il secondo è l’Essere del cosmo e di tutto. Il primo resta il “totalmente Altro”; il secondo nasce con il tutto ed è il tutto. Il primo è autosufficiente e resta estraneo; il secondo emerge dall’interno.
Il primo è già auto-creato; il secondo crea se stesso e il mondo – si evolve con il tutto e non ha ancora finito. Il primo resta un estraneo inattingibile; il secondo è nell’essere profondo di ogni cosa e di ogni essere. Guarda sotto una foglia e lo troverai, guarda in te stesso e lo troverai.

Se vuoi farti aiutare dal primo, devi pregarlo. Se vuoi farti aiutare dal secondo, medita.

I limiti dell'intelligenza

Se la mia intelligenza è limitata, avrò un’idea limitata non solo delle cose e degli altri, ma anche di me stesso.
Perciò chi si sopravvaluta, chi si crede superiore agli altri, già dimostra i propri limiti: non può sapere che è uno stupido.
Tuttavia, come ha dimostrato la recente psicologia, avere un’alta opinione di sé (anche se infondata), è utile ad affrontare la vita senza complessi di inferiorità, con sicurezza.
Il che spiega come ci siano tanti stupidi che arrivano a posizioni di potere e di comando.

Spesso, non è il più meritevole che arriva in alto, ma il più inconsapevole dei propri limiti.

sabato 13 maggio 2017

Il Principe delle droghe

Esaminando tanti percorsi evolutivi degli esseri viventi, ci accorgiamo quanto la natura sia crudele – una potente forza che vuole affermarsi ad ogni costo servendosi degli individui come di animali da sperimentazione. Un vero film horror.
Chi mitizza il Principio creativo come un Dio soltanto dell’amore e della bontà nega la realtà. Se vogliamo essere obiettivi, dobbiamo riconoscere che questo Principio non è né solo né solo cattivo, ma entrambe le cose o al di là di entrambe le cose.
Per far accettare agli esseri senzienti la parte dolorosa della vita è necessario drogarli. E questo avviene attraverso le droghe naturali, per esempio gli ormoni.

Il più grande atto rivoluzionario ed evoluzionistico è mantenersi lucidi in un universo di drogati.

La speranza fallace

Sembra che il primo imperativo dell’individuo sia sopravvivere il più a lungo possibile, il che significa durare nel tempo. Naturalmente svolgere questo compito comporta fatica e ansia. In tal modo proiettiamo la nostra felicità sempre in futuro, e il presente è divorato dal duro lavoro.

Così molti, quando raggiungeremo gli ultimi istanti di vita, si accorgeranno che, per inseguire un miraggio, hanno perduto ciò che avevano a portata di mano.

I fideisti

Se noi sposiamo ardentemente un’ideologia, una parte, una fede, un tifo o una religione non facciamo che irrigidire l’io.

Dunque, non siamo più capaci di vedere qualcosa di nuovo e blocchiamo la nostra stessa crescita. Solo la disillusione a quel punto può essere un atto di apertura.

venerdì 12 maggio 2017

Il mondo presente

A noi sembra di andare da qualche parte, ci sembra di avere uno scopo e una meta, seppur oscure. Ma “parte”, “scopo” e “meta” sono concetti della mente.
In realtà, sarebbe più esatto dire che non andiamo da nessuna parte, che non abbiamo nessuno scopo e che siamo sempre qui. Né andati né venuti, né nati né morti: siamo sempre in questo posto e sempre ora.
Il linguaggio e il pensiero vivono ed esprimono il mondo relativo, il mondo del divenire e del cambiare.
Ancora una volta tutto dipende da quanto siamo concentrati. Se riuscissimo ad essere concentrati al massimo, ci troveremmo in un tempo che è sempre adesso e in uno spazio che è sempre qui.
Ma noi non lo siamo mai, non siamo mai concentrati e centrati.

La vita si regge sulla distrazione.

giovedì 11 maggio 2017

Il senso del tempo

Tutti facciamo continuamente le esperienze di un tempo che non passa mai e di un tempo che fugge. È il nostro stato d’animo che ci dà queste impressioni. Come diceva Shakespeare, “non c’è nulla che sia veloce o lento, solo il pensiero lo rende tale.”
Tuttavia, se l’esperienza del tempo è soggettiva, gli orologi ci danno una misura che sembra oggettiva.
Esistono comunque momenti di particolare concentrazione, piacere e bellezza che sembrano contrarre il nostro senso del tempo, fin quasi ad annullarlo.

Questi momenti di estasi (ex-stasis = star fuori di sé) non sono così rari e non sono solo appannaggio dei mistici. Basta anche un po’ di meditazione. Sembrano “buchi neri” in cui precipita la nostra mente e ci fanno esperire concretamente che cosa significhi uscire dal divenire per rimanere nel solo essere.

mercoledì 10 maggio 2017

Speculare

Un sinonimo di contemplazione è speculazione, una parola che viene dal latino speculum, “specchio”.
Lo specchio è uno strumento per riflettere le cose. Però contemplare dovrebbe essere qualcosa di più: non pensare, ma riempirsi l’animo di vastità, spaziosità e bellezza.
È molto importante ciò che ci mettiamo davanti agli occhi, ciò che riflettiamo. Perché da esso saremo colorati e influenzati.

Se ci mettiamo davanti agli occhi una cosa brutta, saremo invasi dalla bruttezza. Se ci mettiamo qualcosa di bello, ci riempiremo di bellezza.