giovedì 14 aprile 2016

La consapevolezza della chiara visione

Ne Il libro tibetano dei sei lumi (a cura di Giuseppe Baroetto, Ubaldini Editore, 2002), un testo risalente all’8° secolo, vengono indicate alcune tecniche che in realtà appartengono a varie tradizioni contemplative.
Lo scopo è ritrovare lo stato primordiale della consapevolezza, quella coscienza iniziale che si palesa quando si fanno tacere i vari pensieri ed emerge uno stato spazioso in cui si riconosce la base universale di tutto.
Mettendosi nella postura seduta con la schiena dritta si dirigono gli occhi verso l’alto, verso la zona fra la sopracciglia. Mantenendo lo sguardo fisso, e ripetendo l’esercizio più volte, si fermano i pensieri e si accede ad una più chiara visione.
La seconda tecnica consiste nel guardare i raggi del sole, senza fissare però mai il sole stesso (cosa che sarebbe pericolosa per la vista). Si socchiudono gli occhi, si lasciano filtrare i raggi solari senza muovere gli occhi e si vedono apparire immagini simili a tele di ragno o a catenelle piene di cerchi o di perle luminose. Si può anche eseguire l'esercizio davanti ad una lampada elettrica.
La terza tecnica prevede la meditazione in un posto buio o di notte. Si tratta di appoggiare le mani sugli occhi chiusi e di premere delicatamente, trattenendo il respiro, fino a far emergere vere e proprie luci psichiche, che possono diventare oggetti su cui concentrare l’attenzione. Oppure si può guardare lo spazio vuoto del cielo, dando le spalle al sole, la mattina o al tramonto, senza muovere gli occhi.
La visione di queste luci sta a indicare e a rappresentare la chiarezza o la luminosità di fondo, quella da cui ha avuto origine ogni cosa.
La quarta tecnica si rivolge ai suoni: bisogna tener chiuse con le dita le orecchie, gli occhi e le narici, in modo da udire il suono fondamentale dell’universo, quello che altre tradizioni chiamano OM o AUM.
Questi metodi sono utili per capire che la realtà è un specie di film cosmico che viene proiettato dalla nostra stessa mente. È questa comprensione che alla fine ci permetterà di liberarci dalle illusioni, la prima delle quali è che il mondo abbia una natura “oggettiva” e che il nostro stesso sé sia qualcosa di separato dal tutto.


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